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Sole 25-08-2008 20.40.14

Pitagora (seconda parte): l'insegnamento e il metodo pitagorico
 
2 Allegato/i
Rientro a casa


Quando Pitagora tornò in patria si accorse presto del degrado e della perdita di Virtù che avvolgevano le città e gli stati. Decise così di riattivare la Luce recandosi nel Tempio di Delfo dove trovò i Sacerdoti persi in superstizioni e credenze ormai prive di fondamento e gli Oracoli poco portati per il compito a loro affidato, privi di ogni guida.
Qui il racconto si mischia alla leggenda.
Pitagora incontrò una giovanissima donna che per ereditarietà familiare era stata educata a diventare una Pitonessa (la pitonessa era il massimo esponente tra gli oracoli del Tempio), la sua anima era leggera e candida, non aveva macchia di desiderio materiale ma il suo spirito era insoddisfatto perché non trovava in nessun sacerdote la spinta e la soluzione che le aprisse le porte del Cielo. Quando Pitagora incontrò Teoclea finalmente ella riconobbe il suo maestro che avrebbe potuto innalzarla e far rivivere il Tempio dell'antico Fuoco.
Il Maestro iniziò a parlare ai Sacerdoti risvegliando in loro la Luce e Forza da tempo sopiti e fece partecipare anche Teoclea alle lezioni. Mentre i Sacerdoti risvegliavano gli antichi doveri e prendevano coscienza del ruolo che avevano, Teoclea apriva le Porte conoscendo l'unione con l'Universo, si fondeva ed espandeva oltre i confini del suo corpo fino a cadere in estasi e profetizzare. Alla fine di un anno di insegnamenti Teoclea era pronta a ciò per cui era nata e i Sacerdoti avevano riscoperto il loro ruolo, cioè quello di tenere accese le Luci degli uomini affinché ognuno potesse trovare la via.
Fatto questo, riaccesa la Fiamma del Tempio, Pitagora si diresse verso Crotone, nella punta sud dell'Italia per cominciare la sua opera di divulgazione di ciò che aveva tanto dato a lui e che era certo avrebbe concesso all'umanità la liberazione.
Scelse Crotone perché le città greche erano troppo orgogliose e piene di dogmi per poter accettare la rivoluzione che Pitagora intendeva portare a tutto il sistema. Egli infatti riteneva che un insegnamento non dovesse limitarsi nelle scuole ma doveva essere espanso al governo stesso dello Stato, doveva essere vissuto dentro e fuori dell'individuo. L'educazione che egli intendeva dare doveva essere generalizzata a tutti gli affari della vita e quindi non escludeva anche il sociale. Educando i giovani la società stessa si sarebbe trasformata, pensiero ripreso anche da Platone, ma fare questo nelle città greche sarebbe risultato sovversivo dell'ordine pubblico per cui scelse Crotone.
Iniziò “arruolando” i giovani del Tempio di Apollo per strapparli al vizio e le giovani dal Tempio di Giunone insegnando loro che le vesti di cui erano adornate dovevano essere l'esempio della loro virtù, dell'abbandono delle vanità.
Cominciò a parlare nelle piazze affascinando la gente, convincendola della perdita delle virtù e della possibilità di recuperarla. Si racconta che il suo fascino e il suo carisma fossero così potenti da avvolgere chi lo ascoltava come rapito. La sua eloquenza, la bellezza dei suoi lineamenti, la delicatezza dei suoi movimenti ne facevano una specie di divinità. La sua fama arrivò fino al Senato che lo convocò preoccupato che potesse incoraggiare le folle a qualche atto sovversivo. Invece quando si presentò al Senato espose tutti i suoi piani con una tale nobiltà e chiarezza d'animo che gli fu concesso di aprire una Scuola che permettesse l'educazione dei giovani affinché lo stesso Stato ne traesse vantaggio futuro.


Ha inizio così la Scuola Pitagorica e durò molti anni prima che cadesse sotto il fuoco della menzogna.
Pitagora riuscì in breve tempo a costituire un consiglio al di sopra del consiglio stesso di Crotone e ancora di più si allargò nelle vicinanze, conquistando con saggezza ed eloquenza gran parte del territorio. All'epoca esisteva un sistema oligarchico a capo del quale c'era il così detto “consiglio dei mille”, Egli istituì il “consiglio dei trecento” che vegliava e consigliava su quello dei mille. Era formato da persone che Pitagora stesso sceglieva per doti e virtù proprie e a capo del consiglio di poneva egli stesso. Per anni regnò l'ordine e i Pitagorici iniziavano a diffondersi anche nel consiglio del mille.
Un solo Uomo riuscì a creare una società ideale (Se qualcuno leggendo avesse la tentazione di dire che è solo utopico e che un uomo del genere esiste solo nelle fiabe, possiamo pensare a un altro uomo che con il suo carisma usato in maniera nefasta e distruttiva ha trascinato con se verso il suo ideale un popolo intero verso la guerra e la distruzione. Di esempi in negativo di questi grandi carismi ne abbiamo ma ci colpisce il senso della leggenda quando è in positivo.). Ma come sempre l'uomo comune vive di potere e di brama per cui la storia volle che dopo l'invasione persiana e la loro sconfitta i greci, forti della vittoria, cominciassero a pensare di potersi ribellare al sistema pitagorico. Dopo aver dato libero sfogo al guerriero, nella difesa della loro terra, si era risvegliata la brama di conquista e di potere. Fu su questo che un altro uomo che in precedenza aveva tentato di entrare nella scuola e rifiutato ne divenne il più ostinato nemico, premette per porre fine ad un governo giusto e ritornare al vecchio rischiando di distruggere anche la memoria di ciò che fu.
Trafugò uno scritto di Pitagora e lo lesse reinterpretandolo a proprio piacimento al Senato, facendo passare Pitagora come un despota, un celato tiranno al quale ognuno obbediva, aizzando gli animi contro il Maestro. Fu così che in una notte in cui Pitagora e i suoi più vicini discepoli si erano riuniti insieme, fu dato fuoco alla casa e solo due si salvarono. Pitagora, vuole la storia, morì li. Morto lui iniziarono le persecuzioni ai pitagorici che furono costretti a disperdersi ma non si lasciarono mai nella memoria, uniti dal senso di fratellanza e amicizia.
Uno di loro salvatosi dall'incendio e dalle persecuzioni, affinché il messaggio del Maestro non andasse perduto per sempre raccolse per iscritto le massime che ogni giorno ascoltava e così sono giunti a noi i Versi Aurei.
Qualcuno ha scritto che l'uomo non tollera la felicità, io aggiungo che se così non fosse altri uomini non potrebbero evolvere.




L'edificio che accoglieva la scuola era circondato da un muro oltre il quale non si vedeva nulla delle attività che i giovani svolgevano, ma il cancello d'ingresso durante il giorno rimaneva sempre aperto affinché chiunque avesse desiderato entrare potesse chiederlo. Non tutti però venivano accolti e a scegliere chi era adatto o meno era proprio Pitagora.
Chi veniva ammesso si trasferiva a vivere nella cittadina Scuola con tutti gli altri scolari e doveva lasciare ad un curatore tutti i suoi averi, che però poteva recuperare come e quando voleva. Indossavano vesti bianche e l'accesso era aperto sia ad uomini che donne con la sola differenza che l'iniziazione per le donne era adattata per permettere loro di poterla affrontare, probabilmente per le differenze fisiche che esistono tra i sessi.
Questo fu un edificio di educazione, dove si rendevano gli uomini (e le donne) liberi, era un accademia scientifica e una cittadina modello.
La Scuola Pitagorica fu il primo esempio occidentale, probabilmente il più importante, di iniziazione laica ai misteri dell'Uomo, del Cielo e della Terra.
Era posta sotto la protezione simbolica di due importanti divinità: Apollo e Cerere. Il primo conteneva i misteri dell'Uomo e del Cielo, mentre la seconda della Donna e della Terra.
Sull'ingresso presso il cancello era posta una statua di Ermete ed una scritta:



“Eskate Bèbelai”
-lungi i profani-.

Non tutti potevano accedere perchè il Maestro sapeva riconoscere la struttura psicofica di ognuno e riconosceva chi era in grado di percorrere un certo percorso e come, Egli diceva: “non tutti i legni sono adatti per farne un Mercurio”
Secondo alcuni studiosi Pitagora è l'inventore della Fisiognomica. Egli studiava le movenze dei suoi allievi, la loro struttura fisica e come si atteggiava il loro viso nelle varie circostanze e da quello otteneva molte informazioni, a quanto pare un precursore della PNL. Così sapeva sempre chi era adatto e chi no allo studio, alla pratica, al silenzio e alla divulgazione.
L'ammissione alla Scuola avveniva attraverso una piccola iniziazione che si rifaceva a quella del Tempio di Menfi ma di molto variata ed adattata alla cultura greca che la voleva un po' meno cruenta.
Il richiedente che fosse ammesso alle prove doveva passare una notte intera in una grotta al buio e in solitudine profonda, vittima della propria paura nella profondità e nel buio della terra.. Se fosse fuggito o avesse rifiutato di entrare sarebbe stato scartato subito. Superata questa prova ve ne era una seconda. Il giovane veniva chiuso per 12 ore in una stanza piccola, fredda e umida con acqua e pane, con lui una lavagna e il compito di risolvere un problema elaborato dallo stesso Maestro che intenzionalmente era irrisolvibili se non alla conclusione degli studi all'interno della Scuola, come ad esempio: ” che cosa significa il triangolo inscritto nel cerchio?” oppure: “perché il dodecaedro compreso nella sfera è il simbolo dell'universo?” Trascorso il tempo, il giovane veniva fatto uscire e gli scolari avevano l'ordine di deriderlo e canzonarlo a seconda delle risposte che avrebbe dato, sia giuste che sbagliate, umiliandolo e di scoraggiarlo. A seconda della reazione che avrebbe avuto l'iniziando, se di ironia verso se stesso oppure di chiusura e offesa, sarebbe apparso il Maestro a dirgli se il suo amor proprio aveva superato la prova oppure l'orgoglio e la presunzione lo avevano escluso. Infatti per Pitagora il principio primo su cui si basava tutto era la condivisione e l'Amicizia, e non la mera conoscenza teorica.

Era dedicata tanta cura al corpo, il Maestro riteneva infatti che chi non avesse cura di esso e non lo mantenesse in armonia non poteva essere neppure in armonia con l'Universo.
Una giornata tipo dello scolaro Pitagorico si svolgeva alzandosi la mattina ascoltando i Versi Aurei del proprio grado di apprendimento e i canti ad Apollo, le abluzioni quotidiane per poi recarsi alle lezioni che si svolgevano o nel portico della scuola o nei boschi vicini, seduti sulla terra. Nel pomeriggio ci si dedicava agli esercizi fisici, allo studio e alla meditazioni sugli argomenti trattati, al dialogo con gli amici e agli scambi tra tutti. Pitagora chiedeva ai novizi di scegliere un amico particolare, di formare coppie, e questa scelta doveva cadere su quella persona che si riteneva avesse le caratteristiche che si desiderava raggiungere, così che funzionasse sempre come una memoria vivente. Alla fine della giornata si cenava tutti insieme e si finiva con leggere qualche verso e commentarlo insieme.
Si festeggiavano tutte le feste annuali con danze e canti, si celebravano matrimoni, ma solo dopo essere arrivati al secondo grado di apprendimento, prima era richiesto al novizio un periodo di castità.





La preparazione

La scuola era organizzata in modo tale da sviluppare nell'uomo che la frequentava un profondo sentimento per il Cosmo.
L'iniziando aveva accesso alle lezioni di primo grado nel silenzio, non poteva fare domande, non poteva contraddire il maestro che insegnava e parlava, non poteva dare una sua opinione sulle cose. Questo silenzio durava dai due ai cinque anni. Egli poteva però parlare di tutto con i compagni di diversi livelli di apprendimento. Poteva conversare di tutto con i suoi amici fuori nel cortile. Questo metodo serviva per sviluppare nell'ascoltatore giovane ed irruento un senso emozionale di vicinanza al Cosmo attraverso un rapporto di corrispondenza con il nostro cosmo interiore, dapprima non era cosciente questa scoperta ma nel seguire degli anni e delle comprensioni si arrivava a sentire se stessi come un piccolo universo. Questo costringere al silenzio imponeva l'iniziando a trattenere le parole, le opinioni, le congetture affinché non si ritrovasse sempre proiettato all'esterno ma imparasse a trovare il “suo” universo interiore.
Pitagora riteneva che se avesse insegnato loro razionalmente e con la dialettica essi probabilmente si sarebbero sviluppati a livello mentale rimanendo vuoti. Con il suo metodo intendeva più di ogni cosa sviluppare in loro la capacità dell'uomo di Intuire.
In questo primo grado non dava molte informazioni di carattere scientifico ma parlava loro dell'uguaglianza delle religioni che puntano tutte in unico grande fulcro: il Dio unico, l'Uno e che da esso tutto deriva. Spiegava che non esistevano differenze di divinità nelle religioni ma che tutte sono la manifestazione dei Principi Maschile e Femminile di cui il tutto si compone, del suo ascendere e discendere al cielo e alla terra continuamente. Per l'epoca questi concetti erano straordinari e rivoluzionari e se noi possiamo goderne come cose certe per il nostro sentire è anche grazie alla sua divulgazione che ha immesso nella memoria dell'uomo e dell'umanità queste informazioni.
Ogni giorno tutti gli scolari ascoltavano al mattino e alla sera i Versi Aurei, massime studiate da Pitagora per immettere nella memoria e nella coscienza di tutti loro il messaggio che voleva dargli.
Per ogni grado c'erano le massime adatte e tutte conducevano al riconoscimento di un Dio Unico e supremo.
Questo primo grado era detto di preparazione.

Diceva:
i numeri contengono il segreto delle cose, e Dio è l'Armonia Universale”


La purificazione

Il secondo grado era detto di purificazione.
Il giorno in cui un novizio entrava nella casa di Pitagora era quello in cui veniva accolto definitivamente tra i suoi discepoli ed acquisiva la facoltà di parlare e dialogare con i maestri
Entravano nei cortili più interni della scuola ed accedevano ad una conoscenza più sottile e articolata del mondo. Prendevano il nome di esoterici (quelli interni) per differenziarsi da essoterici (quelli esterni).
Qui studiavano la scienza dei numeri a cui Pitagora dava un valore ed una importanza particolare attribuendo ad ogni numero una legge universale.
Chiamò i suoi discepoli “matematici” proprio perché imparavano la disciplina dei numeri, attraverso la quale egli cercava di far penetrare il mistero dell'universo lasciando conoscere il micro attraverso il macro e il macro attraverso il micro, avvicinandosi il più possibile alla legge delle corrispondenze, egli infatti diceva agli scolari che l'universo interno umano è la corrispondenza dell'Universo che cerchiamo di penetrare. Insegnava la via verso la conoscenza del se attraverso la comprensione dei numeri e delle leggi fondamentali della scienza sacra. Insegnava a purificarsi il più possibile affinché si potesse percepire il più sottilmente che si poteva le trasmissioni del Cosmo, avvicinarsi il più possibile a confondersi con Dio mantenendosi qui.
Cercava di avvicinare i matematici a comprendere la Diade Sacra, in cui Dio è l'Uno e da esso discende il principio Femminile e Maschile in Esso compresi. Si spingeva oltre con la Triade Sacra, o legge del ternario, dicendo che ogni cosa è composta da corpo, anima e spirito, dal più piccolo al più grande ed insegnava loro a riconoscerle.
Attraverso i sui insegnamenti e tecniche di purificazione egli aiutava a costruirsi quel veicolo sottile per potersi riunire all'Universo nel trapasso, quando ci si distacca dal corpo. Senza quel veicolo non c'è salvezza. L'Anima, per Pitagora è il manto dello Spirito, il suo veicolo.
Questa legge del ternario è stata prima di lui e dopo di lui importante per moltissime dottrine esoteriche:

Il numero tre regna ovunque nell'Universo e la Monade è il suo principio: Zoroastro

Il grandissimo merito di Pitagora sta nell'aver saputo trasportare in una sola dottrina chiara e trasformante la cultura occidentale e orientale (Egitto e Persia) di modo da rendere comprensibili mondi apparentemente tanto diversi.

La perfezione
Il terzo grado a cui uno scolaro accedeva era la Perfezione ottenibile attraverso un grande e costante lavoro di penetrazione dei misteri della natura e del cosmo.
Scendendo dentro i misteri occulti dell'animo umano, insegnava la psicologia e le energie che dominano l'uomo per poterle poi usare e trasformare.
Quello che in tanti anni Pitagora aveva imparato di astronomia e Scienza Sacra nei tempi egizi lo insegnava ora agli scolari andando contro ogni convenzione dell'epoca e dichiarando che il Sole era al centro della galassia e la terra girava intorno. Spiegava loro che ruolo avessero i Pianeti rispetto al Sole e quale era lo scopo dell'uomo evoluto. All'esterno della scuola però insegnava loro a non divulgare queste verità ma ad usare come simbolico il sistema Tolemaico. La Terra infatti diventava il fulcro centrale del lavoro dell'uomo nel suo microcosmo essendo il luogo dove tale lavoro si svolgeva sia fisicamente che simbolicamente. Così essi non mentivano ma conoscevano la verità.
Ciò che scoprivano dalle parole del Maestro era che ogni pianeta ha una sua anima che evolve insieme all'anima degli uomini, ogni Sole ha in se una parte dello Spirito e che tutto nel cosmo risuonava dell'armonia celeste di Dio.

Nella sua teoria evoluzionistica Pitagora riteneva che ogni volta che fosse il momento giusto un'Anima superiore ed evoluta si incarnasse per poter far compiere un passo evoluzionistico al pianeta e all'umanità. Queste qualità superiori di un'Anima erano date dalle millenarie esperienze compiute dalla sua Monade nel corso dell'esistenza dell'universo.
Questa evoluzione delle Anime prendeva poi il nome di Metempsicosi o Trasmigrazione delle Anime. Egli riteneva che le anime migrassero da un corpo all'altro per compiere esperienze e che tutte le azioni di un uomo fossero impressionate sulla vita successiva. Attraverso l'evoluzione delle vite l'uomo si liberava. L'anima per Pitagora nasceva ad un livello minerale e rimaneva ad esperire la materia più grezza per tanto tempo, fin tanto che un evento la facesse divenire pianta e poi animale, dal quale però il passaggio diventava più difficile, la trasformazione qualitativa della sua anima aveva bisogno di una spinta verso l'alto da parte un essere umano evoluto che impressionasse nell'animale, nella piccola coscienza di questi, un sentimento di amore puro, non l'amore bisognoso che diamo ai nostri animali domestici ma vero amore, una vera spinta.
Sosteneva inoltre che il nostro pianeta rappresenta solo l'ultimo e più basso elemento della discesa prima di poter finalmente risalire verso la riunione all'Universo. Solo così un uomo acquista e conquista una Coscienza.

L'Epifania
Forse non tutti sanno che esisteva anche un quarto grado della scuola pitagorica e veniva chiamato Epifania. Questo termine vuol dire: visione dall'alto.
Davvero difficile spiegare o immaginare cosa insegnasse loro visto che già i precedenti sebbene sembrino il lavoro di ogni giorno inducono ad una visione della vita ben diversa dalla comune. In questa visione dall'alto egli li avvicinava ad essere totalmente integrati come uomini, li faceva diventare Uomini, Iniziati.

Tutto questo insegnava Pitagora ai suoi scolari e molto altro ma qui è solo un piccolo sunto di un sunto, sarebbe impossibile in un articolo poter condensare ciò che era materia di insegnamento di anni di comprensione e in fondo abbiamo il forum di Ermopoli che ci aiuta per questo. La tradizione Pitagorica è presente in quasi tutti gli insegnamenti tradizionali successivi e precedenti perché dalla Tradizione deriva e prosegue.









Uno 26-08-2008 09.36.44

la prima parte http://ermopoli.it/portale/showthread.php?p=57907


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