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Kael 04-12-2008 01.18.36

La Lingua degli uccelli
 
3 Allegato/i
La lingua degli uccelli, o cabala ermetica, è quel mitico linguaggio universale che esisteva prima della torre di Babele, da cui poi conseguì la diversificazione di tutte le lingue.
Si narra che quando Dio ordinò ad Adamo di imporre i nomi più adatti alle cose create, che sapessero definire perfettamente le loro intime caratteristiche, egli abbia "parlato" con la lingua degli uccelli. Abbia cioè usato la fonetica perfetta per condensare in una sola "parola" tutto l'essere di ogni cosa creata.
In questo senso, il significato dei libri sacri non sarebbe per nulla letterale, ma si baserebbe sulla fonetica, sull'importanza di ritrovare lo spirito attraverso il suono e sulla sua interpretazione cabalistica. Questo, per chi Cerca, appare uno dei più grossi ostacoli quando ci si trova ad avere a che fare con una traduzione anzichè col testo scritto nella lingua originale.

C'è un bel passo di De Cyrano Bergerac dove riporta il suo fantastico incontro con un abitante di un mondo prossimo al sole. Egli dice che questi gli parlò per tre ore servendosi di una lingua che non aveva mai udito, ma che capiva meglio della sua stessa lingua natia. Quando gli chiese spiegazione per quel fatto straordinario, l'essere gli rispose: "Esiste un Vero, fuori dal quale si è anche lontani dal facile. E quanto più una lingua si allontana da questo Vero, tanto più essa diventa di difficile comprensione e si rivela al di sotto del concetto che vuole esprimere.
"Lo stesso accade per la musica, quando si incontra questo Vero, l'anima si dirige verso di esso ciecamente. E quando questo accade con le lingue, quando si trova la verità delle lettere, non si può mai esprimersi cadendo al di sotto dei propri concetti. Si parla allo stesso livello dei propri pensieri.
"Questo idioma è l'istinto o la voce della natura. Se lo comprendete, potretre comunicare i vostri pensieri agli animali, e ascoltarne i loro. E' la lingua stessa della Natura.
"Quindi non meravigliatevi. Quando io parlo, la vostra anima incontra quel Vero ch'essa cerca a tentoni da sempre. E sebbene la vostra ragione non lo comprenda, per voi mai parole sono state più chiare."


E' qui inutile ricordare che San Francesco è famoso proprio perchè sapeva parlare con gli animali, fatto questo che deve portare a riflettere... Alcuni studiosi riconoscono questo idioma nel greco antico, sostengono che la lingua degli uccelli (il cui nome si deve al fatto che si parla in alto, in cielo... quindi la lingua dello spirito) si basa sulla fonetica e sul significato antico di parole greche. Ma gli animali non hanno linguaggio, non almeno nel senso grammaticale che siamo soliti attribuirgli... Ne consegue che la lingua degli uccelli in realtà comprende tutte le altre lingue, o meglio, è da essa stessa che discendono tutte le altre lingue, tutte le forme di linguaggio, dal tipo gestuale a quello grammaticale, dal modo che hanno gli animali di capirsi con semplici sguardi a quello più complesso (e limitante) che abbiamo noi uomini.
E' una sorta di lingua senza lingua, gli animali che parlavano a San Francesco di certo non usavano parole come le nostre, eppure lui li comprendeva...
La lingua degli uccelli è dunque la lingua della Natura, la lingua di quel Vero da cui discende ogni cosa creata. E' la lingua con cui nel suo pronfondo parla l'anima. Non si basa su nessun mezzo ma può manifestarsi attraverso tutti i mezzi. Se è Vero, un corvo col suo gracchiare può intendersi col belare d'una pecora... Siamo noi uomini che, allontanatici da quel Vero, non ci intendiamo più. E questo rientra ancora una volta in quel sapersi mostrare all'Universo per quello che si è, senza menzogna, senza falsità. La Natura è se stessa sempre, sia nella meraviglia di un tramonto che nell'atrocità di un assalto di un leone contro una gazzella... Essa conserva ancora quel Vero da cui noi uomini, da Babele in poi, ci siamo allontanati sempre più...

Ruggero Bacone, nel XIII secolo, conosceva una moltitudine di lingue quali il greco, l'arabo, il latino e l'ebraico, avendo così la possibilità di spaziare fra queste grammatiche fino ad elevarsi da esse e giungere alla "teoria generale del linguaggio", la cui sorgente era la stessa comprensione umana. In questo modo egli potè studiare e cercare i rapporti della lingua col pensiero, e misurare l'influenza che il carattere, le forme e i movimenti del discorso esercitano sulle abitudini dei popoli. Giunse così all'origine di tutte le nozioni semplici e complesse, arrivò a questa grammatica universale che gli sembrò l'unica vera logica e la migliore filosofia. La riteneva talmente efficace che attraverso di essa si riteneva capace di insegnare il greco o il latino in soli tre giorni...

Dice Michelet "Folgorante rapidità dell'educazione basata sul buon senso. Strana potenza è quella che estrae, come una scintilla, la scienza pre-esistente al cervello umano"

Uno 07-12-2008 19.19.14

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