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Kael 15-11-2009 15.44.07

Zolfo Sale e Mercurio in chiave chimico-alchemica
 
Come penso molti di voi sappiate, lo Zolfo, il Sale e il Mercurio alchemici non hanno niente a che vedere con gli elementi chimici omonimi. Perchè allora dargli proprio questi nomi, anche se evidentemente si tratta solo di metafore? Un senso ci dev'essere, così sono andato a farmi una piccola ricerca sulle sostanze "volgari" e ho scoperto cose interessanti, che ho deciso di mettere in questo articolo, che può offrire spunti di riflessione a qualcuno.
Intanto, dirò che gli autori antichi parlavano solo di Zolfo e Mercurio (Solve et Coagula), basando l'intera Alchimia su questi due Principii opposti/complementari, successivamente è stato aggiunto il Sale come terzo aspetto della stessa materia.

Dunque, lo Zolfo è un "non metallo" (che insieme ai metalli ed ai semimetalli formano le tre grandi categorie in cui si suddividono gli elementi chimici), vale a dire che ha una spiccata proprietà elettronegativa. Che significa questo? Che guadagna elettroni di valenza da altri atomi più facilmente di quanti ne ceda. In sostanza ha una proprietà attrattiva, e questo ben si sposa col concetto alchemico per cui lo Zolfo è il Principio fisso, responsabile di ogni coagulazione/fissazione. Attira, assorbe, elettroni dagli altri atomi...
L'elemento chimico dello Zolfo si presenta quindi un non metallo inodore, insapore (il caratteristico odore di uova marce deriva dal legame con l'idrogeno) generalmente nella sua forma cristallina di colore giallo. E' un elemento essenziale per la vita di ogni essere vivente, dove si trova in molti amminoacidi e di conseguenza in quasi tutte le proteine. E' insolubile in acqua...

In Sanscrito lo Zolfo era chiamato "sulvere" (da cui poi il latino "sulfur") e la cosa è interessante se si pensa a quanto questo termine sia vicino a quello di "solvere", caratteristica di suo "fratello" Mercurio e ben contraria al suo coagulare/fissare... Lascio a chi vuole la possibilità di meditare sulla cosa.

Ma veniamo adesso proprio al Mercurio. Si tratta di un metallo di transizione pesante, di color argenteo. E', insieme al bromo, l'unico metallo ad essere liquido a temperatura ambiente (esistono altri elementi che possono liquefarsi a temperature ambientali particolari, ma sono solidi se consideriamo la temperatura ambiente standard, convenuta a 25°)
Avendo due soli elettroni sull'ultimo orbitale, questi hanno la proprietà di delocalizzarsi e viaggiare liberamente attraverso la matrice metallica, formando una nube di elettroni. Questa è proprio la qualità volatile del Mercurio alchemico, come anche rappresentato dal dio Ermes che aveva sia le calzature che l'elmetto alato, chiamato anche il "fuggitivo" o il "viaggiatore"...
In laboratorio, quasi tutti gli strumenti che finiscono per "metro" (barometro, termometro, etc..) sfruttano appunto la caratteristica liquida di questo metallo che scorre da un estremo all'altro di scale prestabilite.
A differenza dello zolfo, è un elemento raro nella crosta terrestre (come raro appunto secondo gli autori è riuscire ad acchiapparlo..)

Solve et coagula dunque, lo Zolfo elettronegativo attira/condensa, mentre il Mercurio fugge/transita. Ma veniamo adesso al Sale che è particolarmente interessante..


Il Sale, a differenza di Zolfo e Mercurio è un composto. Vale a dire che è formato da più elementi insieme. E' un composto ionico, elettricamente neutro e generalmente sotto forma cristallina.
Un composto ionico è formato generalmente, guarda caso, da un metallo e da un non metallo, dove il metallo cede di solito alcuni elettroni al non metallo, caricandosi positivamente.
Dunque abbiamo un Sale che generalmente è formato da un metallo (come lo è il Mercurio) e da un non metallo (come lo è lo Zolfo).

Ora non voglio screditare la simbologia che vuole il Sale riferito al corpo, il Mercurio all'anima e lo Zolfo allo spirito, come molti di voi avranno già sentito. Un simbolo non sarebbe degno di questo nome se avesse una sola chiave di lettura. Quindi ne propongo un'altra. Il Sale è propriamente quel "mediatore" che mette d'accordo in se stesso le due nature opposte di Zolfo e Mercurio. Il Sale è particolarmente "amico" sia dell'acqua che del fuoco. Chi ha provato ad esempio a mettersi del sale su una scottatura sa bene quanto il sale assorba, attiri a se il fuoco, estirpandolo dalla pelle, così come lo fa anche con l'acqua, anticamente il sale infatti era usato per conservare i cibi, ne assorbiva l'acqua e li essicava... Nel Sale dunque (neutro) Zolfo e Mercurio trovano unione, il matrimonio perfetto che dà origine a una cosa sola...

Ma andiamo avanti ancora un po'. Gesù disse "sono il Sale del mondo", e come il sale da cucina rappresenta quella sostanza, quel "fuoco" che dà sapore alle cose, che le "colora", le vitalizza, tirandole fuori dall'insipidezza. Un cibo senza sale è un cibo senza sapore/sapere. E' il sale che dà il sapere. Non per niente un espressione tipica è quella di "mettere il sale in zucca"...
Il Sale dei Filosofi è un fuoco, dove non ci sono fiamme ovviamente, si tratta più che altro di un fuoco "salino" che attira, unisce e cuoce in se stesso le due nature contrarie di Zolfo e Mercurio. E' quel Vaso segreto, quell'uovo filosofico, nel quale l'alchimista cuoce e conduce alla massima perfezione il suo Rebis, la sua Pietra.


Per concludere questo breve articoletto, aggiungo ancora qualcosa a riguardo del piombo, altro elemento largamente menzionato dagli alchimisti i quali si porponevano di trasformare il piombo in oro.
Il piombo, metallo tenero e pesante, è nocivo alla vita. La cosa più interessante da notare è che per gli alchimisti rappresentava la più bassa forma di vita minerale, la più grezza e volgare. Oggigiorno, guarda caso, si presume che il piombo sia il decadimento totale dell'uranio, vale a dire che, quando questo metallo altamente radioattivo perde completamente la sua radioattività, si trasforma in piombo. Il piombo è dunque la manifestazione più bassa dell'uranio, la più morta.
La datazione radiometrica dei fossili si basa infatti su questa lenta ma inesorabile trasformazione dell'uranio in piombo, a seconda di quanto l'uranio è decaduto si può stabilirne l'età. Trasformazione comunque che avviene in tempi lunghissimi, siamo nell'ordine di circa 4 miliardi e mezzo di anni.


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