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Kael 27-04-2011 01.50.47

Agricoltura Celeste
 
2 Allegato/i
Uno dei tanti nomi dell'Alchimia è quello di Agricoltura Celeste, poichè essa mostra, con le sue leggi e le sue condizioni, un rapporto strettissimo con l'agricoltura terrestre, e del resto è sul piano agricolo che tanti autori hanno posto i loro termini: rugiada di maggio, vigna dei filosofi, giardino delle Esperidi, albero della scienza.. per non parlare del fatto che l'alchimista stesso è, prima di tutto, un aratore.
Sempre su questo piano diversi autori hanno creato i loro pseudonimi, Agricola od Hortolanus tanto per citarne due fra i più conosciuti.
Ma, sopra ogni altra cosa, l'Alchimia è conosciuta come la "Via della Natura", e il fondamento base è proprio quello di seguire la Natura. L'alchimista, del resto, fin dai primi passi impara che il più grande dei laboratori è il mondo che lo circonda, il pianeta in cui vive, il giardino di casa sua, e che la prima alchimista è la Natura stessa. Le trasmutazioni che avvengono nelle viscere della terra, lo sbocciare dei fiori, le corti amorose degli animali in primavera...

Ma torniamo a noi. Gli antichi osservarono che tutto ciò che esiste ha un seme, e che pertanto anche i minerali e i metalli dovevano averne uno, e che tale seme, posto nella sua propria terra, cresce e si moltiplica in maniera esponenziale rispetto alle dimensioni che aveva in origine. Niente in questo mondo è statico, tutto cresce o decresce, evolve od involve. Se la Natura dunque produce oro, perchè non avrebbero potuto farlo anche loro?
Pertanto, secondo queste intenzioni, tutta l'Alchimia si riduce a trovare lo sperma, o zolfo metallico, ed a seminarlo in una terra appropriata, o mercurio, ed a somministrargli il grado di calore richiesto come fa il sole durante le quattro stagioni dell'anno. Mercurio che, in pronuncia francese, equivale a" mère cœur", ossia cuore di madre. Non è forse quella Madre Terra da cui noi proveniamo, quella terra vergine e sempre feconda?
Il vero perno dell'Arte, come lo chiama Filalete, consiste nel saper estrarre dal metallo questo primo sperma, o seme invisibile, o sale centrale come lo chiama il Cosmopolita, oro puro o scintilla divina che la fiamma non può vincere.
Ma, qualsiasi seme capace di crescere e di portar frutti, richiede un terreno adatto, ed anche l'alchimista ha bisogno di un terreno adatto per il seme che ha appena ottenuto. Guardando da vicino il lavoro di un contadino, ci accorgeremo di come questo lavoro gli richiederà molto più tempo e fatica del primo. Se la semina si compie prontamente e senza sforzo, la preparazione del terreno richiede al contrario una grossa mole di sforzi e sacrifici. Il contadino ara per buona parte della primavera, la terra va "aperta", smossa ed aerata di frequente, col sudore della fronte, migliorando l'humus con l'aggiunta dei giusti composti organici, letame, etc.. Tutto il segreto sta solo nel terreno, perchè poi la Natura porterà a termine il resto quasi da sola, e le differenze fra due terreni vicini staranno solo in chi avrà curato meglio il terreno. Il contadino ara dunque fino alla perfetta preparazione del terreno, finchè questo "vaso di Natura" non sarà pronto a ricevere il suo prezioso seme.

Se la condizione iniziale è la palude, come abbiamo già avuto modo di parlarne in forum, l'Opera al Nero è il mettere le mani nella nera terra, lavorarla con il sudore della fronte, sporcarsi il corpo e i vestiti. Lavorare la terra per ottenere un piccolo e delimitato campo coltivato, che non sarà immune dalla palude fino alla fine della Grande Opera, ma che comunque, fatto il grosso del lavoro, sarà più agevole da curare e tener pulito, togliendo di volta in volta le erbacce che tenteranno di invadere il campo..
Ottenuto il campo, l'alchimista ha fatto la maggior parte del lavoro e può lasciare la natura operare le sue meraviglie. Non per niente l'ultima fase dei lavori, o cottura, viene definita lavoro di donne o gioco di bambini, per sottolineare come, superate le fatiche iniziali, la Natura faccia il suo corso con l'alchimista che si limita a vegliare pazientemente il processo, sempre pronto a intervenire in caso di bisogno. Anche qui, le corrispondenze con l'agricoltura terrestre sono pressochè identiche: dopo gli sforzi primaverili, il contadino si riposa all'ombra del solleone e lascia che la Natura faccia il suo corso per offrirgli, al finire dell'estate e all'inizio dell'autunno, i suoi preziosi frutti.
La Natura crea, l'alchimista la aiuta dove l'accidente si frappone o dove i tempi naturali sarebbero troppo lunghi per una normale esistenza umana.

E' sempre preferibile procedere dal noto verso l'ignoto che viceversa, e per capire l'Agricoltura Celeste è utile partire da quella terrestre, osservarne i principi e le leggi, sfruttarne quante più analogie possibili. Dove si trova ad esempio il seme, nei frutti, se non nascosto all'interno? E non è forse vero che, dal punto di vista umano, dopo aver mangiato la polpa del frutto, tale seme viene solitamente rigettato come scarto?


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