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Ray 08-05-2010 01.49.16

La Divina Commedia, poema iniziatico
 
5 Allegato/i
Prendo spunto dall'argomento apparso recentemente in forum e dall'interesse che ne emerso per provare ad impostare un discorso di base, da approfondire magari in seguito.
Anche se qualche accenno sarà indispensabile, non parlerò qui di quello che hanno detto importanti autori legati in qualche modo all'esoterismo occidentale, per altro estremamente interessante ed utile, ma che renderebbe questo articoletto troppo lungo oltre che ripetitivo di tanti altri che si trovano facilmente anche in rete. Rimando questo lavoro al forum, o a successivi interventi, se saranno necessari. Mi limiterò invece a porre l'accento su un punto che mi pare nessun autore abbia specificatamente sviluppato e che, a mio avviso, pone lo studio della Divina Commedia in un'ottica particolare, e cioè la natura iniziatica del poema stesso.


Dire che la Divina Commedia è un poema iniziatico non significa solo che, come per altro molti affermano, narri di un viaggio iniziatico, significa molto di più.
Equivale a dire che è stato scritto da un Iniziato, che parla dell'Iniziazione, che contiene precise indicazioni, dottrinali e pratiche, a suo riguardo e che ha un funzionamento iniziatico, ossia di suo agevola il Ricercatore che ne fruisce. Un po' come certe musiche sacre, che hanno il potere di agevolare certe esperienze. Agevolare, beninteso, non significa produrre... così come una pedana elastica non produce il salto, ma rappresenta solamente una condizione favorevole ad ottenere un certo risultato.




A questo punto, almeno due paroline sull'Iniziazione tocca metterle. Per il lettore occasionale, segnalo che in questa sezione sono presenti altri articoli che ne parlano diffusamente e specificatamente e che, inoltre, sul forum ci sono molti tread di approfondimento e discussione su questo tema, così importante e centrale negli argomenti esoterici.
Mi limiterò quindi ad inquadrare brevemente la questione. Noterete che ho usato il termine Iniziazione con la maiuscola. Infatti qualsiasi “prima esperienza” di qualche ambito può essere considerata un'iniziazione e chi me la fa fare un'iniziatore. Ma la parola usata genericamente, in realtà origina da quella che ho usato con la maiuscola e che si riferisce all'esperienza che si ottiene al termine di una Via Iniziatica e che potremmo sinteticamente descrivere con “comunione con Dio”... che poi è esattamente quello che Dante descrive al termine del suo viaggio.
E' importante qui sottolineare che la parola descrive appunto un inizio e non una fine. L'iniziato, come il Dante della Commedia, avuta l'esperienza torna sulla Terra, non riesce a reggere lo stato se non per pochissimo. Ma l'esperienza lo ha cambiato per sempre, egli adesso sa e ricorda e qui inizia il suo vero viaggio, quello che avrà lo scopo di trasformare un'esperienza in uno stato permanente dell'essere.


E' importante anche fare una brevissima digressione con lo scopo di fugare eventuali fraintendimenti. Spesso si sente dire che taluno è iniziato a quella o quell'altra organizzazione o pratica. E' un modo di esprimersi che indica altro dall'esperienza di cui ho appena parlato, si tratta di iniziazioni con la minuscola e che comunque hanno, o dovrebbero avere, la caratteristica di trasmettere all'adepto la stessa influenza spirituale che condividono gli appartenenti a quell'organizzazione: influenza che ha lo scopo anch'essa di agevolare lungo il cammino verso l'Iniziazione vera.




Quando dico, quindi, che Dante era un Iniziato, faccio riferimento all'esperienza finale del cammino. D'altra parte, solo un Iniziato può parlare con cognizione di causa, come fa Dante, di tutto quel che concerne l'Iniziazione. E che può descriverla... anche se tutti quelli che ne hanno parlato concordano nel definirla indescrivibile e nel definire il linguaggio uno strumento inadatto a parlarne. Anche Dante, alla fine della terza cantica, dice qualcosa di molto simile, pur restando a mio avviso il suo linguaggio poetico uno dei migliori riferimenti di cui possiamo disporre.


Oltre ad essere un Iniziato, Dante era anche affiliato ad un Ordine Iniziatico, una Fratellanza. Non mi soffermerò su questo argomento, esistendo vari e interessanti volumi (che magari citerò alla fine, per chi volesse delle indicazioni bibliografiche) che ne parlano diffusamente. Mi limito a dar notizia che Dante faceva parte di un'Organizzazione chiamata i Fedeli d'Amore, che questa organizzazione era probabilmente già antica ai suoi tempi e che tramandava una tradizione legata all'utilizzo della poesia come veicolo della dottrina esoterica. Di questo si trovano moltissime indicazioni in tutta l'opera di Dante, non solo nella Commedia. Pare inoltre praticamente certo che questa organizzazione fosse legata ad altre analoghe operanti all'epoca, sia simili, sia basate su altre metodologie e conservanti altre forme tradizionali... tutte comunque ortodosse, ossia derivanti dalla Tradizione Unica. Tra queste organizzazioni, la più famosa è certamente quella dell'Ordine dei Cavalieri del Tempio. Il fatto che Dante scelga come sua ultima guida proprio San Bernardo è una chiara indicazione in merito.




O voi ch'avete li 'ntelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto il velame de li versi strani.
(Inf, IX, 61-63)

Questi versi sono citati praticamente da tutti gli autori che si sono occupati dell'esoterismo dantesco a controprova di quanto affermano. In effetti suonano in modo molto chiaro. Dante fa riferimento alla presenza di una dottrina nascosta e invita a prestarvi attenzione. Su chi siano specificatamente gli “intelletti sani” è dedicato un intero capitolo di un bel libro recente di Carlo Signore, che citerò alla fine. Non mi dilungherò qui sulla questione, rimandando al forum un eventuale momento di approfondimento e mi limito a dire che, per quanto riguarda gli scopi di questo articoletto, Dante si riferisce ai Ricercatori. Sarebbe interessante anche soffermarsi sulla parola “mirate”, che può esser letta sia come ammirare che come prender la mira, ma riflessioni sull'uso che Dante fa delle parole possono essere foriere di interessanti intuizioni praticamente con qualsiasi verso. Quel che qui conta guardare un po' meglio è la dottrina.
Come si sa Dante era cristiano e in seno al cristianesimo scriveva. Tutta la Commedia è intrisa della dottrina cristiana, esposta e meditata ai massimi livelli filosofici e teologici. Tuttavia essa non è certo nascosta, e quindi non è specificatamente alla dottrina cristiana essoterica che Dante fa riferimento in questi versi.
Va anche detto che Dante è stato spesso accusato di paganesimo, per via di una tutta particolare mescolanza di elementi cristiani ed elementi provenienti da altre dottrine sacre, prevalentemente quella greca, presente in tutto il poema. Sono anche state accertate delle somiglianze non da poco con elementi della cultura araba e dell'esoterismo islamico in genere.
Questo però non deve far credere che Dante abbia preso a prestito elementi vari di culture sparse per produrre un qualche sincretismo o perlomeno una simbologia narrativamente efficace. Tutt'altro: egli semplicemente riporta la Dottrina Perenne, che veste della forma che gli è necessaria al suo scopo. Le somiglianze di espressioni e concetti con le altre culture mostrano solo l'unità dei principi di tutte le Tradizioni ortodosse, indipendentemente quale forma abbiano assunto per adattarsi a tempi e luoghi.
E' quindi questa Dottrina Universale che Dante invita a “mirare” e che conduce, attraverso i Mondi, alla sommità del Cielo.




Sulla struttura della Commedia sono stati scritti innumerevoli saggi e non mi riuscirà di rendere adeguatamente in poche righe la sua portata. Quindi mi limiterò a pochi accenni, cercando di dare solo una vaga idea.
Come credo tutti sappiano, la Commedia è composta da cento canti, suddivisi in tre cantiche da trentatre canti l'uno più uno iniziale introduttivo che tradizionalmente di pone all'inizio della prima cantica, l'Inferno. Seguono Purgatorio e Paradiso, per un totale di 14233 versi, tutti di undici sillabe e tutti rigorosamente in rima secondo una sequenza che è sempre quella in tutta l'opera. Se si legge un qualsiasi commentario si scoprono altre sorprendenti qualità, come ad esempio che tutte e tre le cantiche terminano con la stessa parola, che le parole vengono ripetute secondo certe regole eccetera. Ma forse è più interessante qui accennare ad altre proprietà, la cui scoperta si deve sempre a Carlo Signore, che ho già citato: il numero aureo (phi = 1,618), legato a doppio filo con molti esoterismi, salta fuori un po' dappertutto nella Commedia, addirittura il verso nr. 1618 casca al tredicesimo verso del tredicesimo canto. I versi che ho citato in precedenza (o voi ch'avete...) si trovano al 1143, 1144 e 1145 posto (1144 è un numero notevole, perchè è multiplo di 143 e del suo doppio) e al verso 5715 (ossia 1143 x 5) si trovano i versi seguenti:
Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,
che 'l velo è ora ben tanto sottile,
certo che 'l trapassar dentro è leggero.
ossia un altro chiarissimo avviso del tutto simile al precedente.
Il numero di versi del purgatorio è uguale al numero dei primi sei libri dell'Eneide... scritta da Virgilio che guida Dante fino in cima proprio al Purgatorio.
Questi sono solo semplici esempi, se ne potrebbero portare moltissimi altri e probabilmente molte caratteristiche più o meno interessanti non sono ancora state scoperte. Quello che volevo far intravedere è la perizia necessaria ad un'opera del genere, che sembra costruita in ogni suo dettaglio tenendo conto di una geometria generale... un po' come una cattedrale.
Va ovviamente anche detto che tutti questi versi, così ben razionalmente incastrati, sono tutti ad un livello poetico probabilmente mai toccato sia prima che dopo da chicchessia e moltissimi passaggi sono di una bellezza, di una potenza e di un'efficacia tale da avere la capacità di muovere sentimenti e sensazioni come ben poche opere possono fare... come ad esempio può fare una cattedrale (non una qualunque a dire il vero).
Non mancano ovviamente le corrispondenze con le varie dottrine e scienze tradizionali, sia per via dell'unità dei Principi, come ho già detto, sia per qualche attenzione particolare che Dante ha voluto porre. Ed ecco che la Commedia può essere letta in chiave alchemica, le tre cantiche rappresenterebbero quindi le tre opere e, ad esempio, il passaggio di Dante sul corpo di Lucifero al centro della Terra, dove c'è l'inversione di gravità e direzione rappresenterebbe il famoso “rectificare” del vitriol. In altra chiave le prime due cantiche rappresenterebbero i piccoli misteri e la terza i grandi misteri, con il raggiungimento della “condizione adamitica” al paradiso terrestre alla fine del purgatorio... condizione che Gurdijeff chiamerebbe “Uomo5” e così via. Essendo un'opera iniziatica può essere letta con qualsiasi chiave tradizionale.
Ma la parte più importante riguarda l'affermazione che ho fatto all'inizio riguardo il suo funzionamento. La struttura della Commedia, frutto di una scienza tradizionale antichissima che lega Poeti Iniziati di ogni tempo e analoga a quella che potrebbe essere una scienza dei “costruttori” è tale da influenzare direttamente l'umano che la legge, la studia, la medita... insomma si sofferma in essa. La potenza/bellezza/efficacia dei versi per il cuore, il loro ritmo per il corpo, la dottrina misteriosa per l'intelletto sono composti in modo tale da agire direttamente sul Ricercatore, da fargli da “ambiente favorevole”... come una cattedrale.
E' questa, alla fin fine, la grande importanza dell'opera.




Come promesso concludo riportando una minuscola bibliografia per chi fosse interessato ad approfondire da se il tema dell'esoterismo in Dante e nella Divina Commedia. Ovviamente la lista di volumi potrebbe essere molto più ampia, ma io mi limito a riportare i testi che, tra quelli che ho letto, ho trovato utili.
Spero siano tutti reperibili senza troppe difficoltà.


L'argomento che ho cercato di introdurre è enormemente ampio e le possibilità di sviluppo di interessanti ed utili discorsi pressochè illimitata. Invito quindi gli interessati all'argomento a seguire il forum, dove nasceranno, spero, tread di discussione e approfondimento e dai quali, se sarà opportuno, nasceranno altri articoli più specifici.




Bibliografia

Renè Guenon - “L'esoterismo di Dante” - Adelphi 2001 Compralo su Webster QUI e aiuterai Ermopoli
Carlo Signore - “Nei segreti di Dante” - Archè 2007 Compralo su Webster QUI e aiuterai Ermopoli
Luigi Valli - “il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore - Firenzelibri 2008 (ultima edizione) Compralo su Webster QUI e aiuterai Ermopoli
LuigiValli - “Il segreto della Croce e dell'Aquila nella Divina Commedia” - Luni 1996 Compralo su Webster QUI e aiuterai Ermopoli
Luigi Valli - “Lo schema segreto del poema sacro” - Bastogi 1998 (nuova edizione) Compralo su Webster QUI e aiuterai Ermopoli
Mario Alessandrini - “Dante Fedele d'Amore” - Atanor

Edera 04-06-2010 12.10.13

Grazie Ray, ho letto solo oggi questo interessante articolo sulla Divina Commedia, l' argomento mi sta appassionando moltissimo.


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