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Vecchio 19-01-2008, 23.27.56   #10
Shanti
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Originalmente inviato da Grey Owl
Un mio conoscente ha tentato il suicidio ed oggi non ricorda più perchè fece quell'insano gesto. La malattia mentale è difficile da identificare, spesso i malati non gravi vengono tenuti nella penombra della famiglia, tenuti nascosti per vergogna. Mi riferisco a questo mio conoscente che oggi, dopo le cure ospedaliere è di nuovo a casa. Mi domando se il suo gesto fù dettato dalla depressione oppure da quale percorso mentale?
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Originalmente inviato da Grey Owl Visualizza messaggio
Per dovere di cronaca e perchè ne sono rimasto colpito...
Questa mattina Roberto (questo il suo nome) è stato trovato impiccato al ramo di un albero di ciliegio che lui amava coltivare nella campagna in cui per molto tempo ha dedicato il suo tempo e le sue fatiche. Giusto il tempo di guarire dalle ferite fisiche dal primo tentativo di darsi la morte, oggi è riuscito nel suo "insano gesto" utilizzando una corda ed un ramo più robusto.
Perchè togliersi la vita, quale percorso mentale lo ha portato a questo? Provo amarezza e sconcerto, in una mattina fredda ed umida una persona sola ha dato un calcio alla scala ed alla sua vita.
Colpisce molto anche me, non focalizzo precisamente il motivo e quindi provo a riflettere considerando il tema dell'intera discussione... Questo tuo conoscente una volta uscito dall'ospedale non ricordava più che cosa lo aveva portato a tentare il suicidio, poi non solo lo ha ricordato ma ha portato a compimento quello che non era riuscito a fare quella volta... Se la chiamiamo malattia mentale non era guarito, o forse ha avuto una ricaduta. Quale immensa sofferenza lo ha portato a far sì che la paura di vivere superasse quella di morire solo lui può saperlo... ma anche se parlo con ignoranza di questo argomento, non mi sento di chiamare questa sofferenza "malattia mentale", c'è molto molto di più, tutto l'essere è coinvolto, è l'Anima che soffre oltre alla psiche e poi al corpo, che sembra consumarsi giorno dopo giorno.

La legge Basaglia certamente ha portato un grande cambiamento, da quello che ho potuto capire non solo per le persone che una volta venivano internate ma soprattutto per tutte quelle (molte di più penso) che non sarebbero diventate pazienti (o utenti) visto che le istituzioni psichiatriche, i centri di sanità mentale, ancora non erano territorializzati prima della legge 180. Dicevo che certamente ha portato un grande cambiamento, ma immagino quanta strada giustamente ci sia ancora da fare. Ripeto, ignoro molte cose, le considerazioni che mi vengono sono il semplice frutto delle impressioni che ho raccolto affacciandomi appena in quella realtà. E da quando ho visto quello che ho visto mi sto domandando se davvero si può guarire da una depressione, o un disturbo bipolare tanto per fare due esempi, narcotizzando la persona che ne soffre con uno psicofarmaco (anzi cerebrofarmaco come mi sembra si chiami ora). E' davvero guarito o è soltanto addormentato, sedato? Che cosa succederà quando e se smetterà di prenderli? Ho conosciuto persone che piuttosto di affrontare la sofferenza, piuttosto di provare anche solo a tentare di capire che cosa in loro sta gridando aiuto, ne sono talmente spaventate da essere disposte a prendere la pillola ogni giorno per tutta la loro vita. Ma è vita quella o piuttosto una dolce morte?
Shanti non è connesso