Discussione: Parlare col bimbo
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Vecchio 17-08-2008, 02.23.58   #1
jezebelius
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Predefinito Parlare col bimbo

Forse un po vago, almeno nel ricordo.
Mi trovavo in una casa, per l'esattezza un'appartamento, all'interno del quale una famiglia teneva un bimbo autistico. Questo non comunicava con nessuno, tranne che con i suoi genitori ma pure limitatamente.
Insomma, arrivo io e cerco di capire il perchè questo bimbo di 5/6 anni non comunica. I genitori nel frattempo, capite le mie intenzioni, tendono a farmi desistere dalla possibilità di comunicare/dire qualcosa, aggiungendo che era inutile; che il bimbo con chi non conosce è restio a parlare.
" Sarà ", penso ed intanto inizio con chiedergli qualcosa, tanto per instaurare un canale, un qualche elemento di collegamento.
Questo bimbo era seduto su una sedia e mi guardava con i suoi occhioni grandi. Non parlava infatti, ma ascoltava. Sembrava ascoltasse con gli occhi tanto che erano spalancati ed allo stesso tempo erano fissi su di me e mi sorridevano.
I genitori iniziavano ad essere stupiti di come il loro figliolo mi guardava ed ascoltava. Alla fine talmente si fida di me che mi sorride, pur non parlando. E' come, però, aver detto contemporaneamente mille parole tutti insieme.

Passa il livello ( del sogno ) e mi ritrovo, con la mia ragazza innanzi ad uno schermo ( tipo quello di un cinema ) dove vedo scorrere alcune immagini. Per l'esattezza si tratta di una figura ( umana ) la quale, mediante un programma, un software - che la mia ragazza dice di essere usato, gia, nei tribunali e che non mi è possibile reperire al momento - per conoscere l'evoluzione, in tutti i sensi, di una persona.
Mi rendo conto che quelo che scorreva su quello schermo era la mia immagine che via via - ricordo solo questo - diveniva matura, grande, adulta.
Non ricordo null'altro, a parte il senso di completezza col quale mi son risvegliato al mattino.
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Credo che la prima parte, rappresenti una sorta di " costruzione" di un pone ( comunicativo ma anche altro forse ) con la parte di me - e non solo - che per troppo tempo è stata trattata superficialmente. Infatti senza andare in fondo ( i genitori che tendono a non farmi andare avanti con la possibilità di creare dialogo ) la potenzialità del bambino rimane inespressa. Parlando, costruendo mediante il dialogo ciò che manca, posso, forse, ricongiungermi con quella parte; creare un ponte ( privilegiato ) che passa tra me e lui, senza intermediari.

La seconda parte, probabile continuazione della prima, con l'utilizzo di questo programma a cui al momento non mi concesso di accedere, individua un percorso che al momento non riesco a vedere nella sua interezza ( infatti m irendo conto solo dopo che si tratta di me ) e completamente; mi mancano alcuni tasselli ovvero mi manca un programma che sia in grado di mettere tutto questo insieme ma probabilmente ci sto lavorando.

Non mi viene null'altro.
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Dr. Marc Haven
“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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