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Vecchio 29-06-2009, 00.12.41   #1
dafne
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Predefinito Sconosciuto fattore magico...

Che cosa fa di una vita una vita vissuta, sensata, invece di un grumo di tempo, tenuto insieme dall'incrocio dei venti delle esperienze?
Che cos'è che ci aiuta a camminare per le strade che portano alla realizzazione, a quel posto fantàsico che è il nostro posto nel mondo?
Che cosa riesce a fare di un gruppo di persone una vera famiglia e quando, nella vita, riusciamo a sentire di essere finalmente arrivati all'essenza, di poterne godere e di poterne far godere chi ci stà vicino?

La forza che scaturisce è forse quell'alone di energia meragliosa che circonda le persone che per tutta la loro vita sono riuscite a trovare coesione ed aderenza, a percorrere una strada magari durissima e irta ma che era la loro e che a loro ha permesso di raggiungere confini che, quando ancora non mettevano di fila cinque passi, sembravano impossibili?

La noia è forse quel malefico "nulla" che dilagava e distruggeva Fantàsia? E quel nuovo nome dato dal bambino della storia era forse la nascita di una nuova idea? Ogni storia trae origne da un'idea.

E se uno si è perso il nome della propria storia che fà? Dove lo trova un romanzo che lo riporti all'inizio e glielo faccia riconoscere e gridare?
E se uno lo sà, lo conosce, ma non riesce a credere che sia possibile, che sia vero, che sia realizzabile..
In un tempo dove Infante Imperatrici e Vecchi della Montagna sono spariti e in cui Cavalieri e Draghi si sono estinti chi può ridarci la forza per osare?

Sapere? Conoscersi? Credere?

Ridatemi le favole, rivoglio le mie favole, rivoglio i maghi e gli incantesimi, rivoglio indietro i tempi in cui i miracoli erano possibili e le bacchette trasformavano i rospi.
Adesso so perchè dicevano che le Fate si fanno vedere solo da chi non ha passato la porta della pubertà, solo agli occhi dell'innocenza, quando tutto questo, tutto questo spazio magico è a portata di dito.

Peccato che piccole dita non sappiano poi rendere reale la magia, trasformarla in qualcosa di terreno, di quotidiano, ci tocca di crescere e forse dimentichiamo qual'è la porta e io stasera mi sento come se fossi in una grande cucina, con i fornelli accesi e i frigoriferi colmi e una sala di gente in attesa di essere sfamata..ma come se avessi saltato le lezioni di cucina e fossi persino sprovvista di qualsiasi ricetta.
Eppure è proprio lì che devo essere.....

E continuo a chiedermi che cosa, che cosa fà scattare quell'interruttore che trasforma una vita di sequenze temporali di fatti in un'avventura unica e straordinaria.
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Vecchio 29-06-2009, 00.35.02   #2
Ray
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E continuo a chiedermi che cosa, che cosa fà scattare quell'interruttore che trasforma una vita di sequenze temporali di fatti in un'avventura unica e straordinaria.
Il senso?
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Vecchio 29-06-2009, 00.49.27   #3
dafne
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il senso...in che senso? (ghghgh scusa il gioco di parole)
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Vecchio 29-06-2009, 09.31.22   #4
nikelise
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Che cosa fa di una vita una vita vissuta, sensata, invece di un grumo di tempo, tenuto insieme dall'incrocio dei venti delle esperienze?
Che cos'è che ci aiuta a camminare per le strade che portano alla realizzazione, a quel posto fantàsico che è il nostro posto nel mondo?
Che cosa riesce a fare di un gruppo di persone una vera famiglia e quando, nella vita, riusciamo a sentire di essere finalmente arrivati all'essenza, di poterne godere e di poterne far godere chi ci stà vicino?

La forza che scaturisce è forse quell'alone di energia meragliosa che circonda le persone che per tutta la loro vita sono riuscite a trovare coesione ed aderenza, a percorrere una strada magari durissima e irta ma che era la loro e che a loro ha permesso di raggiungere confini che, quando ancora non mettevano di fila cinque passi, sembravano impossibili?

La noia è forse quel malefico "nulla" che dilagava e distruggeva Fantàsia? E quel nuovo nome dato dal bambino della storia era forse la nascita di una nuova idea? Ogni storia trae origne da un'idea.

E se uno si è perso il nome della propria storia che fà? Dove lo trova un romanzo che lo riporti all'inizio e glielo faccia riconoscere e gridare?
E se uno lo sà, lo conosce, ma non riesce a credere che sia possibile, che sia vero, che sia realizzabile..
In un tempo dove Infante Imperatrici e Vecchi della Montagna sono spariti e in cui Cavalieri e Draghi si sono estinti chi può ridarci la forza per osare?

Sapere? Conoscersi? Credere?

Ridatemi le favole, rivoglio le mie favole, rivoglio i maghi e gli incantesimi, rivoglio indietro i tempi in cui i miracoli erano possibili e le bacchette trasformavano i rospi.
Adesso so perchè dicevano che le Fate si fanno vedere solo da chi non ha passato la porta della pubertà, solo agli occhi dell'innocenza, quando tutto questo, tutto questo spazio magico è a portata di dito.

Peccato che piccole dita non sappiano poi rendere reale la magia, trasformarla in qualcosa di terreno, di quotidiano, ci tocca di crescere e forse dimentichiamo qual'è la porta e io stasera mi sento come se fossi in una grande cucina, con i fornelli accesi e i frigoriferi colmi e una sala di gente in attesa di essere sfamata..ma come se avessi saltato le lezioni di cucina e fossi persino sprovvista di qualsiasi ricetta.
Eppure è proprio lì che devo essere.....

E continuo a chiedermi che cosa, che cosa fà scattare quell'interruttore che trasforma una vita di sequenze temporali di fatti in un'avventura unica e straordinaria.
Uno per me fra tutti i requisiti e' il piu' importante :
il coraggio.
Alberoni definisce il coraggio la forza o la voglia di ricominciare.
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Vecchio 29-06-2009, 09.46.18   #5
Edera
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E continuo a chiedermi che cosa, che cosa fà scattare quell'interruttore che trasforma una vita di sequenze temporali di fatti in un'avventura unica e straordinaria.
Secondo me come il coraggio di cambiare, la capacità di navigare senza certezze e l'accettazione reale di sè stessi.
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Vecchio 29-06-2009, 18.19.47   #6
dafne
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Secondo me come il coraggio di cambiare, la capacità di navigare senza certezze e l'accettazione reale di sè stessi.
Ma questo non viene DOPO?

Voglio dire, passata l'incoscienza della giovinezza (è tempo che smetto di raccontarmela non sono più una ragazzina, per quanto insista a comportarmi come tale) dove attingere il coraggio per cambiare, per navigare a vista, per accettare ciò che sei?

Ray parlava di senso,so che c'è in giro una discussione sul senso della vita e andrò a recuperarla ma trovare il senso della propria vita presuppone proprio che quel cavolo di fattore magico si sia già trovato, credo.
Ho fatto quel passo che mi mette nella posizione di utilizzare coraggio, tenacia volontà ecc ecc..

Scusate ragazzi, mi capisco poco anche io.

Forse è davvero il coragio, il coraggio di osare e sbagliare.
Non vorrei dire stupidate ma forse questo era il senso delle iniziazioni dei cavalieri o dei guerrieri o di chi, comunque, varcava il mondo degli adulti tramite una prova.
Al di là della prova in sè c'era l'acquisizione di una certa sicurezza, la percezione di aver superato un traguardo e di avere "superato il livello".

Ci sono persone che nascono sapendo cosa faranno da grandi, altre invece che non lo sanno neanche a 50 anni..è solo bagaglio genetico "scarso" o i secondi si sono persi qualcosa per strada?
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Vecchio 29-06-2009, 18.51.12   #7
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Ma questo non viene DOPO?

Voglio dire, passata l'incoscienza della giovinezza (è tempo che smetto di raccontarmela non sono più una ragazzina, per quanto insista a comportarmi come tale) dove attingere il coraggio per cambiare, per navigare a vista, per accettare ciò che sei?

Ray parlava di senso,so che c'è in giro una discussione sul senso della vita e andrò a recuperarla ma trovare il senso della propria vita presuppone proprio che quel cavolo di fattore magico si sia già trovato, credo.
Ho fatto quel passo che mi mette nella posizione di utilizzare coraggio, tenacia volontà ecc ecc..

Scusate ragazzi, mi capisco poco anche io.

Forse è davvero il coragio, il coraggio di osare e sbagliare.
Non vorrei dire stupidate ma forse questo era il senso delle iniziazioni dei cavalieri o dei guerrieri o di chi, comunque, varcava il mondo degli adulti tramite una prova.
Al di là della prova in sè c'era l'acquisizione di una certa sicurezza, la percezione di aver superato un traguardo e di avere "superato il livello".

Ci sono persone che nascono sapendo cosa faranno da grandi, altre invece che non lo sanno neanche a 50 anni..è solo bagaglio genetico "scarso" o i secondi si sono persi qualcosa per strada?
Io innanzitutto parto dal presupposto che ci sono molte persone che queste domande non se le sono mai poste, si accontentano di vivere come capita, scimmiottando il comportamento degli altri e così sia.Senti di far parte di quesa categoria?
Probabilmente no ed il fatto stesso che ti poni queste domande e fai di queste riflessioni è già un'indizio che la tua vita può avere ancora uno scopo ed un senso.

Se uno avverte una spinta verso qualcosa di diverso e più profondo, è probabile che già da ragazzino/a inizi a farsi un'idea di come dovrebe andare la propria vita, quali dovrebbero esserne le direttrici principali ecc.
Molti di questi sogni e desideri cadranno e svaniranno inevitabilmente e accettare questo, che qualcosa a cui tenevamo tantissimo è svanita nonostante i nostri sforzi è una bella botta.
Da quest botta puoi uscire completamente disfatto ed iniziare ad anestetizzarti in vari modi, oppure puoi cercare di venirne fuori , di tener duro di insistere, di sfruttare le esperienze accumulate sapendo che prima o poi qulache bel risultato arriverà, che qualcosa per cui si può dire di aver vissuto davvero ci sarà (ovviamente non vuol dire compiere imprese eroiche) e se anche così non fosse ne è valsa comunque la pena, l'imoprtante è fare quel che si poteva al meglio, visto che fare quel che si voleva è difficilmente realizzabile, vivere una vita meravigliosa e felice in toto non credo sia possibile per nessuno o quasi.
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Vecchio 29-06-2009, 19.08.38   #8
dafne
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eh..è su quel vivere che punterei il dito...vivere o lasciarsi vivere..forse questo è in parte il segreto del fattore fantàsico.

Non che si debba fare qualcosa di straordinario, per caità, a me è capitato di vedere un panettiere così felice per quello che faceva che irradiava..letteralmente.

Il problema che mi pongo è se ci si trova a non sapere che pesci prendere.
Quando ti rendi conto di non aver trovato la tua strada che fai?
Io sospetto che ci voglia qualcuno che in modo più o meno diretto ci indichi la via....

O forse ci siamo convinti che quella cosa non potremmo farla mai e vincere insicurezza e magari ostilità esterne è cosa ben dura. (tipo, genitori che vogliono un medico e il figlio che vuole fare il giardiniere)
Però così mi stò soffermando soltanto sul fattore lavoro mentre, penso, trovare il fattore magico influisce su tutto il nostro mondo, o sul modo di percepirlo.
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Vecchio 29-06-2009, 19.13.12   #9
stefano
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mi hai fatto venire in mente il famoso "genio della lampada" di Aladino.
chissà magari ha attinenze.
(lampada,strofinare, desiderio)
visto che si parla di "fattore magico"
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Vecchio 29-06-2009, 19.28.15   #10
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mi hai fatto venire in mente il famoso "genio della lampada" di Aladino.
chissà magari ha attinenze.
(lampada,strofinare, desiderio)
visto che si parla di "fattore magico"

beh no, se ci pensi, il genui realizza i nostri desideri senza che noi ne siamo minimamente partecipi.
Io invece parlo di una realizzazione che parte da una certezza interiore e ha solo come scopo ultimo la conquista. A meno che il genio non lo intendi come quella parte di noi capace di superare le difficoltà, di trovare risorse ed energia senza posa...........
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Vecchio 29-06-2009, 19.53.59   #11
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Quando ti rendi conto di non aver trovato la tua strada che fai?
Io sospetto che ci voglia qualcuno che in modo più o meno diretto ci indichi la via....
Perchè cercare sempre tutto al di fuori di se? secondo me le risposte sono già tutte dentro anche se spesso non abbiamo il coraggio di farci le domande.
Cosa significa la propria strada? Chiunque sta già vivendo e sta già facendo del bene e del male. Forse potrebbe fare di più ed in questo una insoddisfazione mi sta bene, ma siamo nati per essere tutti condottieri o santi?
__________________
Ogni tecnologia sufficientemente avanzata e' indistinguibile dalla magia.
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Vecchio 29-06-2009, 20.19.09   #12
dafne
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Perchè cercare sempre tutto al di fuori di se? secondo me le risposte sono già tutte dentro anche se spesso non abbiamo il coraggio di farci le domande.
Cosa significa la propria strada? Chiunque sta già vivendo e sta già facendo del bene e del male. Forse potrebbe fare di più ed in questo una insoddisfazione mi sta bene, ma siamo nati per essere tutti condottieri o santi?

No, certo, magrari se torni su e rileggi vedi che ho scritto la stessa cosa, non è questione di essere importanti ma di essere "giusti".
Non so più chi diceva che è meglio un pianista stonato che segua la sua missione nel mondo piuttosto di un fantastico primario che doveva invece fare il pianista..non so se rende.
Non si tratta di ottenere dei risultati e delle gratifiche ma di essere nel posto e nel momento giusto.

Mentre scrivevo questa cosa pensavo di nuovo a quel "non credo di potercela fare" e m'è venuta in mente una storiella letta nell'Alchimista.
Un mercante arabo non era ancora andato in pellegrinaggio alla città Santa come almeno una volta nella vita era richiesto ad ogni fedele.
Parlando col pastore questo mercante disse che forse non gli riusciva di partire perchè quel viaggio era il sogno e il traguardo di tutta una vita e che finchè non lo faceva aveva qualcosa da sognare, su cui fantasticare, su cui credere ma una volta fatto, che cosa gli sarebbe successo? Cosa gli sarebbe rimasto?

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Vecchio 29-06-2009, 20.34.34   #13
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eh..è su quel vivere che punterei il dito...vivere o lasciarsi vivere..forse questo è in parte il segreto del fattore fantàsico.

Non che si debba fare qualcosa di straordinario, per caità, a me è capitato di vedere un panettiere così felice per quello che faceva che irradiava..letteralmente.

Il problema che mi pongo è se ci si trova a non sapere che pesci prendere.
Quando ti rendi conto di non aver trovato la tua strada che fai?
Io sospetto che ci voglia qualcuno che in modo più o meno diretto ci indichi la via....

O forse ci siamo convinti che quella cosa non potremmo farla mai e vincere insicurezza e magari ostilità esterne è cosa ben dura. (tipo, genitori che vogliono un medico e il figlio che vuole fare il giardiniere)
Però così mi stò soffermando soltanto sul fattore lavoro mentre, penso, trovare il fattore magico influisce su tutto il nostro mondo, o sul modo di percepirlo.
Certo se si parte dal presupposto che una sola modalità di esistenza è quella giusta per noi e tutte le altre sono da buttare via e rappresentano fallimenti certo la vedo dura...
Trovare simultaneamente la ragazza/o giusta per noi , il lavoro giusto, gli amici giusti e così via è difficile come vincere trenta volte di fila al superenalotto, anche perchè gli ostacoli, i blocchi di vario tipo e la necessaria presenza di tutta una serie di circostanze favorevoli rendono il tutto praticamente irrealizzabile;

Può invece, a mio avviso, esistere una modalità di essere, una essenza giusta e adatta a noi, la quale poi di conseguenza ci permette di percorrere qualunque tipo di strada nel modo giusto. Che poi trovare e far venir fuori la nostra vera essenza è comunque difficile siamo d'accordo, però è una cosa possibile sempre, mentre la strada che ci interessa può essere chiusa, franata, non più percorribile o può non darci i risultati che ci aspettavamo, costringendoci, come spesso avviene, a dirci "era quello che volevo", mentre in realtà sappiamo benissimo che non è così.
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Vecchio 29-06-2009, 20.41.00   #14
Kael
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E continuo a chiedermi che cosa, che cosa fà scattare quell'interruttore che trasforma una vita di sequenze temporali di fatti in un'avventura unica e straordinaria.
L'Amore?

Amore per la vita, per se stessi, per gli altri, per quello che facciamo, per le piccole cose di ogni giorno... Quando perdiamo amore per quello che facciamo il senso inizia a vuotarsi, la magia si spezza e torniamo a vivere una vita fatta di sterili sequenze temporali...


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Vecchio 29-06-2009, 22.45.33   #15
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dove attingere il coraggio per cambiare, per navigare a vista, per accettare ciò che sei?
Credo si trovi dentro di noi e salti fuori nei casi in cui veramente non ce la facciamo più. Fin tanto che rimaniamo in una condizione anche se non ci piace significa che in qualche modo quella condizione ci va bene, ci offre dei vantaggi ... Però è un punto di vista drastico me ne rendo conto. Direi anche come è già stato scritto che non serve diventare chissà chi o fare grandi imprese, basta trovare da qualche parte la passione per quello che facciamo sia il fornaio o il meccanico, forse l'ingrediente x è proprio questo, la passione, qualcosa che coinvolga tutto il nostro essere. Parlo così ma mica sono brava a metterlo in pratica, noto dentro di me la tendenza a ricalcare quegli schemi (cambiano i nomi, i luoghi ma la sostanza è la stessa )che mi stavano tanto stretti, come se ci fosse una forza contraria che trascina indietro...
Dov'è quella forza? Dov'è il genio della lampada? A volte vorrei saperlo anch'io, l'unica cosa che ho testato sulla mia pelle è che essere in grado di desiderare davvero muove l'universo, il problema è che spesso non ne siamo in grado, siamo confusi e il grado di forza è proporzionale a questo... Difetto nel corredo genetico? Boh..
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Vecchio 29-06-2009, 23.52.32   #16
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Ci sono i momenti dei bilanci, si fa un pò il resoconto di quel che abbiamo realizzato e può capitare di restare delusi guardando indietro...eppure dipende dai momenti interiori, si può vedere in negativo ma a volte anche in positivo, se cambi la prospettiva il paesaggio si trasforma! Secondo la mia esperienza siamo proprio influenzabili dal nostro apporto fisiologico, una persona ha in corredo tanti ormoni da spaccare il mondo, è carico di energia, poi...gli ormoni diminuiscono per un qualsiasi accidente e l'umore cambia, la perosna diventa depressa! E, allora, che cosa valgono i nostri sforzi, le nostre elucubrazioni, i nostri panegirici se tutto si riduce ad un fatto fisico?!
Ho imparato a godere il presente, ogni mattina penso che il giorno mi porterà qualcosa di buono, ogni sera sono contenta di rintanarmi nella pace della casa, della famiglia, e penso di essere fortunata ad avere qualcuno che mi ama e che amo e scelgo di essere serena, se non felice, non significa lasciarsi vivere, significa volersi bene, non tormentarsi con inutili amarezze!
E' utile anche continuare a sognare, i sogni ci fanno restare bambini, si trasformano con l'età ma sono sempre dolci e fanno bene all'animo come un lenimento, si possono sognare piccole o grandi cose, l'importante è trovare il sogno che ci solletica e ci spinge ad agire...tante volte penso che la vita sia tutta un sogno, è saggio non trasformarla in incubo! (ho riletto quello che ho scritto e mi sembra di essere un guru o un vecchio saggio della montagna! mah?)
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Vecchio 30-06-2009, 07.29.41   #17
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E continuo a chiedermi che cosa, che cosa fà scattare quell'interruttore che trasforma una vita di sequenze temporali di fatti in un'avventura unica e straordinaria.
Gli archetipi che sono le fonti di energia psichica .
Questo argomento ci fa capira meglio cosa sono .
E questo dimostra che finche' non si da' un taglio pratico ai discorsi spesso si parla a vuoto.
Gli archetipi sono immagini primordiali che ci offrono la forza per vivere una vita vera.
Ci possono anche affondare , come sempre accade ma anche salvare .
Pensa all'archetipo della madre che protegge i suoi figli e vedi quanta forza di andare avanti te ne viene da questa immagine .
Bisogna scoprire i nostri , ciascuno ha i suoi e farsi guidare attingendo alla loro energia.
Come si tratttasse di una centrale nucleare a disposizione.
Quindi meglio del coraggio e' il tuo achetipo la risposta alla domanda originaria.
Il coraggio ne e' un effetto.

Ultima modifica di nikelise : 30-06-2009 alle ore 07.36.27.
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Vecchio 30-06-2009, 10.06.21   #18
stefano
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Gli archetipi che sono le fonti di energia psichica .
Questo argomento ci fa capira meglio cosa sono .
E questo dimostra che finche' non si da' un taglio pratico ai discorsi spesso si parla a vuoto.
Gli archetipi sono immagini primordiali che ci offrono la forza per vivere una vita vera.
Ci possono anche affondare , come sempre accade ma anche salvare .
Pensa all'archetipo della madre che protegge i suoi figli e vedi quanta forza di andare avanti te ne viene da questa immagine .
Bisogna scoprire i nostri , ciascuno ha i suoi e farsi guidare attingendo alla loro energia.
Come si tratttasse di una centrale nucleare a disposizione.
Quindi meglio del coraggio e' il tuo achetipo la risposta alla domanda originaria.
Il coraggio ne e' un effetto.
nella analisi del tuo cammino sei riuscito a capire quale è il tuo?
non so mi viene questa domanda da bastian contrario:
non è che si rischia di essere dipendenti anche dall'archetipo?
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Vecchio 30-06-2009, 10.40.09   #19
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nella analisi del tuo cammino sei riuscito a capire quale è il tuo?
non so mi viene questa domanda da bastian contrario:
non è che si rischia di essere dipendenti anche dall'archetipo?

Credo di si ma non e' difficile trovarli .
Sono immagini che commuovono o emozionano fino a farti piangere.
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Vecchio 30-06-2009, 11.02.08   #20
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non è che si rischia di essere dipendenti anche dall'archetipo?
Non è che si rischia, lo sei fin dalla nascita, la nascita stessa è dare forma ad un archetipo.


Tornando al tema principale:
Daf dice: "E continuo a chiedermi che cosa, che cosa fà scattare quell'interruttore che trasforma una vita di sequenze temporali di fatti in un'avventura unica e straordinaria"

Bisogna prima approfondire casualità e causalità, quando la visione passa dalla prima alla seconda già un primo passo è fatto ma poi bisogna tornare indietro portando con se, in se, la visione e percezione della casualità senza togliersi la magia dell'imperscrutabilità dei piani superiori.

Lo so che sono stato criptico, ma se avessi scritto diversamente non sarebbe stato meglio, per esempio avrei potuto scrivere che......
l'umano medio normale pensa che gran parte della vita è caso
Alcuni si affrancano da questa visione e iniziano a vedere le cause, le cercano, le studiano etc... quelli che rimangono bloccati li diventano scienziati secondo la concezione moderna di scienza. Non grandi scienziati però.
Da questa condizione alcuni "tornano" indietro e ricominciano a vedere la poesia dell'Universo, ma se tornano senza la comprensione delle cause (o lasciando indietro questa) diventano Spirituali bigotti, che in varie forme si affidano ad un Dio anche quando dicono che non esiste.
Solo quelli che tornano, con la visione delle cause, ad apprezzare il caso riconoscendolo per quello che è realmente, possono realmente percepire il continuum della vita e coglierne la magia anche quando stanno rivolgendo lo sguardo a cosa banali.

Il sognatore concreto lo definirei, non il fantasticante, non il meccanizzato.
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Vecchio 30-06-2009, 12.03.59   #21
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Non è che si rischia, lo sei fin dalla nascita, la nascita stessa è dare forma ad un archetipo.


Tornando al tema principale:
Daf dice: "E continuo a chiedermi che cosa, che cosa fà scattare quell'interruttore che trasforma una vita di sequenze temporali di fatti in un'avventura unica e straordinaria"

Bisogna prima approfondire casualità e causalità, quando la visione passa dalla prima alla seconda già un primo passo è fatto ma poi bisogna tornare indietro portando con se, in se, la visione e percezione della casualità senza togliersi la magia dell'imperscrutabilità dei piani superiori.

Lo so che sono stato criptico, ma se avessi scritto diversamente non sarebbe stato meglio, per esempio avrei potuto scrivere che......
l'umano medio normale pensa che gran parte della vita è caso
Alcuni si affrancano da questa visione e iniziano a vedere le cause, le cercano, le studiano etc... quelli che rimangono bloccati li diventano scienziati secondo la concezione moderna di scienza. Non grandi scienziati però.
Da questa condizione alcuni "tornano" indietro e ricominciano a vedere la poesia dell'Universo, ma se tornano senza la comprensione delle cause (o lasciando indietro questa) diventano Spirituali bigotti, che in varie forme si affidano ad un Dio anche quando dicono che non esiste.
Solo quelli che tornano, con la visione delle cause, ad apprezzare il caso riconoscendolo per quello che è realmente, possono realmente percepire il continuum della vita e coglierne la magia anche quando stanno rivolgendo lo sguardo a cosa banali.

Il sognatore concreto lo definirei, non il fantasticante, non il meccanizzato.
Vero quello che dici : la scienza e' talmente immersa nello studio delle cause che le confonde con i fini.
Anche , pero' , certe interpretazioni biologiche non sono lontane dal metodo scientifico.
Oggi su sky degli scienziati affermavano che l'amore , la fedelta' ed un rapporto duraturo di coppia e' frutto del lavoro della dopamina, dell'ossitocina e della vasopressina .
Come campione prendevano il topo delle praterie uno dei pochi mammiferi fedeli alla compagna per tutta la vita perche'.... emette vasopressina cosi' l'uomo..
Ti pare che si possa spiegare in questi termini un fenomeno trascendente!!!
Potremmo approfondire quel ritorno dalle cause indietro fino ai fini ...cosi' importante.

Ultima modifica di nikelise : 30-06-2009 alle ore 12.06.27.
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Vecchio 30-06-2009, 12.18.46   #22
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Vero quello che dici : la scienza e' talmente immersa nello studio delle cause che le confonde con i fini.
Anche , pero' , certe interpretazioni biologiche non sono lontane dal metodo scientifico.
Oggi su sky degli scienziati affermavano che l'amore , la fedelta' ed un rapporto duraturo di coppia e' frutto del lavoro della dopamina, dell'ossitocina e della vasopressina .
Come campione prendevano il topo delle praterie uno dei pochi mammiferi fedeli alla compagnia per tutta la vita perche'.... emette vasopressina cosi' l'uomo..
Ti pare che si possa spiegare in questi termini un fenomeno trascendente!!!
Potremmo approfondire quel ritorno dalle cause indietro fino ai fini ...cosi' importante.
Anche se l'uomo lo emette ci sono coppie che scoppiano. Secondo me è proprio triste confrontare un uomo ad un topo visto che la coscienza di un topo è talmente relativa. E' come dire che l'uomo è incapace di crescere perchè il suo fattore emotivo è solo questione di ormoni e odori, invece per fortuna non è così.

So che la risposta la vuoi da Uno, ma intanto partecipo a mettere qualcosa.
Si può tornare indietro coscienti delle cause che generano gli eventi della vita ed essere arrabbiati ed incapaci di cavalcarle quando le si vede, così si cerca di trovare un ragionamento che fili, tipo la religione dell'ateo o la scienza dei topi, che possa sopperire alla sofferenza di non essere capaci di cavalcare la propria vita. Ci vuole tanta forza e coraggio. Poi invece c'è chi torna indietro dopo aver osservato come si formano gli eventi e quando nota un caso lo segue per esplorare la causa ed indagare se stesso attraverso l'evento. Cioè non si oppone ma vive guardando la realtà da un punto di vista differente.
La vedo come una spirale dove ad ogni giro ti trovi sopra il via, indietro, ma con una visuale diversa. Si può scegliere di andare a fare un altro giro oppure fermarsi lì.
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Vecchio 30-06-2009, 12.27.15   #23
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Anche se l'uomo lo emette ci sono coppie che scoppiano. Secondo me è proprio triste confrontare un uomo ad un topo visto che la coscienza di un topo è talmente relativa. E' come dire che l'uomo è incapace di crescere perchè il suo fattore emotivo è solo questione di ormoni e odori, invece per fortuna non è così.

So che la risposta la vuoi da Uno, ma intanto partecipo a mettere qualcosa.
Si può tornare indietro coscienti delle cause che generano gli eventi della vita ed essere arrabbiati ed incapaci di cavalcarle quando le si vede, così si cerca di trovare un ragionamento che fili, tipo la religione dell'ateo o la scienza dei topi, che possa sopperire alla sofferenza di non essere capaci di cavalcare la propria vita. Ci vuole tanta forza e coraggio. Poi invece c'è chi torna indietro dopo aver osservato come si formano gli eventi e quando nota un caso lo segue per esplorare la causa ed indagare se stesso attraverso l'evento. Cioè non si oppone ma vive guardando la realtà da un punto di vista differente.
La vedo come una spirale dove ad ogni giro ti trovi sopra il via, indietro, ma con una visuale diversa. Si può scegliere di andare a fare un altro giro oppure fermarsi lì.
Non e' vero una risposta e' una risposta contano solo i contenuti .
Adesso leggo .
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Vecchio 30-06-2009, 12.50.04   #24
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Anche se l'uomo lo emette ci sono coppie che scoppiano. Secondo me è proprio triste confrontare un uomo ad un topo visto che la coscienza di un topo è talmente relativa. E' come dire che l'uomo è incapace di crescere perchè il suo fattore emotivo è solo questione di ormoni e odori, invece per fortuna non è così.

So che la risposta la vuoi da Uno, ma intanto partecipo a mettere qualcosa.
Si può tornare indietro coscienti delle cause che generano gli eventi della vita ed essere arrabbiati ed incapaci di cavalcarle quando le si vede, così si cerca di trovare un ragionamento che fili, tipo la religione dell'ateo o la scienza dei topi, che possa sopperire alla sofferenza di non essere capaci di cavalcare la propria vita. Ci vuole tanta forza e coraggio. Poi invece c'è chi torna indietro dopo aver osservato come si formano gli eventi e quando nota un caso lo segue per esplorare la causa ed indagare se stesso attraverso l'evento. Cioè non si oppone ma vive guardando la realtà da un punto di vista differente.
La vedo come una spirale dove ad ogni giro ti trovi sopra il via, indietro, ma con una visuale diversa. Si può scegliere di andare a fare un altro giro oppure fermarsi lì.
Si e' cosi' credo anch'io sia una questione di comprensione : da prendere insieme .
Non bisogna lasciare nulla indietro anche quelle cose che il metodo scientifico non consente di esplorare .
Il fatto e' che lo scienziato nega l'esistenza di quello che non sa sottomettere a leggi scientifiche .
E' il limite della logica : una sola cosa e' vera mentre per il metodo psicologico vale anche il suo contrario : posso essere libero in galera?
Per lo scienziato no per lo psicologo si .
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Vecchio 30-06-2009, 13.34.05   #25
stefano
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quindi vediamo ricapitolando un pò
testa al cielo arrivando a conoscere le Cause che muovono determinati eventi.
capire di essere parte integrante di ciò.
tenere i piedi a terra in un certo senso vivendo "gustando" l'armonia del creatore e fluendo in essa?
sta qui il gusto magico della vita.
il sognatore concreto nella sostanza.
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