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Vecchio 14-09-2011, 18.11.17   #1
diamantea
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Predefinito Mal di vivere

Ho fatto caso in questi giorni specialmente che ho sempre un sottofondo di depressione che non mi lascia mai, semmai è coperto dagli stimoli estrerni o interni nuovi, che me lo fanno dimenticare. L'ho osservato per bene questa mattina svegliandomi presto. E' sempre uguale, è la lotta per la sopravvivenza o paura di morire. Lo sento forte in particolari momenti di stanchezza, in cui mi sento scoperta, senza difese, attaccabile dall'incertezza della vita. E' un senso di depressione che mi attanaglia forte, da tempo immemorabile, forse già da quanto ero ragazzina dodicenne e mi ammalai di tonsille. Con la mente cerco soluzioni, penso a quanti soldi potrei avere per sopravvivere, e se fossi malata o prigioniera quanto tempo mi ci vorrebbe per smettere di vivere.
A dirlo adesso, a mente fredda, con le mie piene forze mi sembra una sciocchezza frutto della mente, eppure è un'insidia sempre presente, in agguato alla mia serenità che a volte mi paralizza l'energia.
Gli stimoli esterni mi servono a rinvigorimi nel corpo e nello spirito, mi accorgo di quanta energia possiedo, di quanta forza mentale e fisica, di quanta resistenza ho alla fatica, di quanta forza di volontà impiego per ottenere quello che voglio. Poi il crollo, la stanchezza e questo senso di vacuità della vita, di depressione che mi fa vedere tutto in salita, tutto vano o inutile, come il vivere per non morire.
Eppure sento che in qualche modo io abbia rotto qualche membrana prottettiva, di quelle che proteggono la specie, non fanno pensare alla morte, fanno pensare solo alla vita, al futuro.
Sono momenti in cui mi rendo conto che il tutto il quotidiano dimenarmi altro non è che sfuggire alla morte, sopravvivere visto che ancora respiro. Sono momenti in cui si accorcia la distanza tra il minimo indispensabile per vivere oltre il respirare e il mangiare e quello che chiamiamo evoluzione, tra lussi, agi, tecnologia, viaggi sulla luna. Al momento della morte tutto scompare, la distanza tra il primo e l'ultimo respiro diventa minima.
E' questo il peggior momento in cui mi sento distante da Dio, dall'universo, il profondo abbandono a me stessa, il peso della vita che schiaccia. Mi metto davanti agli occhi chi muore di fame, di sete, di malattie, di solitudine, di violenze e sevizie varie. Nascono per soffrire in attesa di morire. Mi chiedo che senso ha tutto questo, ed è una realtà sotto gli occhi anche se faccio in modo di non vederli, di non sentirli, eppure sono dentro il mio inconscio ed ogni tanto vengono fuori con prepotenza. Avverto un dolore profondo per questa condizione umana che potrebbe toccare anche a me ma mi sento fortunata a non farne parte ancora e spero mai, a non vederla da vicino, eppure è dentro di me come se lo conoscessi o lo avessi conosciuto veramente. Poi dormo per un tempo sufficiente al pieno riposo finchè mi sveglio ed è solo pensiero.
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Franz kafka
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Vecchio 14-09-2011, 18.55.43   #2
Astral
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Mi dispiace, anche io avverto una sensazione di depressione di sottofondo, però non so se proviene da me, oppure si riesce a captare degli stati generali e delle energie che scorrono per la Terra, e spesso non sono nostre.

Un po' come quando senti la puzza di bruciato pensando che è casa tua, invece è fuori.
Secondo me comunque in questi momenti si riflette sul significato della vita, e ci viene tanta tristezza nel vedere che non dovrebbe essere cosi, come società potremmo essere meglio, che siamo destinate a cose migliori ed invece siamo schiavi delle solite routine.

In ogni caso la mente quando c'è scarso interesse per il presente comincia alimentare scenari non sempre molto belli.
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Vecchio 15-09-2011, 00.46.56   #3
diamantea
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Astral non saranno scenari molto belli ma appartengono alla realtà.
A me non viene la tristezza a pensarlo, sento l'angoscia della paura come se lo stessi vivendo in prima persona o come se dovesse accadermi da un momento all'altro. So che è una realtà, che esiste sul serio come pericolo, che altri lo vivono.
Anche ora lo so ma con la mente, senza sentirmene parte, lo avverto dall'esterno come qualcosa che non conosco malgrado so che esiste, invece in quei momenti è diverso...

Ci lavorerò un pò su se mi riesce.
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Vecchio 15-09-2011, 14.20.56   #4
Faltea
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In questo periodo sento anch'io qualcosa di.. triste. Non so spiegarmi bene cosa sia ma concordo con Astral nel dire che è un qualcosa che proviene da fuori, dall'esterno.
Come battuta mi hanno detto oggi che sento l'imminente avverarsi di un cataclisma...
Sono quelle battute che ti rimangono dentro, che lavorano e producono pensieri e quesiti.

Boh..
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Non ho bisogno di chi la pensa come me, ma di crescere aprendo la mente a diversi modi di vedere e di pensare.
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Vecchio 15-09-2011, 15.48.10   #5
Edera
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Ho fatto caso in questi giorni specialmente che ho sempre un sottofondo di depressione che non mi lascia mai, semmai è coperto dagli stimoli estrerni o interni nuovi, che me lo fanno dimenticare.

Anch'io ce l'ho Diam, credo di capire cosa provi. Lo avverto anche quando sono felice perchè una parte di me rimane consapevole della transitorietà della sensazione di gioia che sto provando in quel momento. A differenza delle emozioni (di gioia o tristezza) che vanno e vengono, quel sottofondo depresso di cui parli, rimane costante.

Citazione:

Sono momenti in cui mi rendo conto che il tutto il quotidiano dimenarmi altro non è che sfuggire alla morte, sopravvivere visto che ancora respiro. Sono momenti in cui si accorcia la distanza tra il minimo indispensabile per vivere oltre il respirare e il mangiare e quello che chiamiamo evoluzione, tra lussi, agi, tecnologia, viaggi sulla luna. Al momento della morte tutto scompare, la distanza tra il primo e l'ultimo respiro diventa minima.
E' questo il peggior momento in cui mi sento distante da Dio, dall'universo, il profondo abbandono a me stessa, il peso della vita che schiaccia.
Io credo sia realmente così, cioè quel sottofondo depresso che avvertiamo in realtà è come una spia sempre accesa che segnala sempre la stessa cosa: non stiamo vivendo ma stiamo sopravvivendo. Personalmente ho l'impressione che l'esistenza sia una specie di palcoscenico dove la protagonista sono io ma coperta ogni volta da una maschera diversa, me ne tolgo una e sotto ne spunta subito un'altra, senza arrivare mai all'originale. In realtà non so chi sono, mi limito ad intepretare delle parti, è questa non-identità, questa sensazione che tutto sia costantamente una messa in scena che mi provoca quel senso di depressione costante e latente.
Soprattutto in questi mesi, Dio per me rimane qualcosa di lontano, astratto e così tutto quello che a che fare con esso... Se la ricerca è animata dal fuoco, mi sa che qualcuno ci ha buttato sopra un secchio d'acqua Ma chi può dire se sia male o bene? Magari il mio percorso non è cambiare ma semplicemente accettare, me stessa prima di tutto, coi miei limiti e miei difetti. Magari tutto il mio dimenarmi per cercare soluzioni, nuove vie ecc non è altro che il costante rifiuto di ciò che sono in realtà.. Accettare di non piacermi, di non dormire, l'ansia, la difficoltà nel sostenere una relazione, il mio lavoro, il mio corpo, i miei famigliari e tutto quello a cui ruoto e che mi ruota intorno. Forse accettare davvero tutto questo, porterebbe a uno stato di quasi serenità, simile all'innocenza. Porterebbe pure al sonno profondo? Forse sì, non lo so.
Intanto il tempo passa e quel sottofondo è sempre lì.. Sembra il sottofondo di chi è sveglio con un occhio e con l'altro dorme. Allora penso, le cose sono due: o ci si sveglia o per pigrizia, incapacità, indolenza e quant'altro, si decide di dormire. La prima è una scelta, la seconda è una resa
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Vecchio 15-09-2011, 15.51.23   #6
diamantea
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Mah! A me come battute fanno: "a che giorno del ciclo sei?" "ma da quanto non metti l'auto in garage?" "hai troppo dalla vita e per questo ti lamenti!"... battute cattive e simpatiche allo stesso tempo che strappano un sorriso a volte.

Questo capello però lo voglio spaccare per bene lavorandoci a fondo, qualche intuizione c'è.
Per ora lo voglio correlare ai miei recenti sogni sul mio ex. Lo sto sognando un pò troppo spesso, e sempre con la mia richiesta di tornare insieme, ma lui rifiuta il più delle volte. Ora pare che abbiamo chiuso definitivamente, così almeno dice suby.
In coscienza io non voglio tornare con lui, ho fatto tanto per distaccarmene, ho un nuovo compagno quindi devo affrontare la cosa e vedere quale parte di me vuole tornare con la parte di lui che in qualche modo mi compensa.
Questi disagi interiori e i sogni sono correlati, quanto meno concomitanti.
Così ho fatto una prima ipotesi. Con quest'uomo è venuta fuori questa figura della fiammiferaia, quella della fiaba di cui ne ho ampiamente parlato in altro 3d. Questa bimba senza protezione che muore di stenti, di fame e di freddo.
In qualche modo la mia paura inconscia, della fame e del freddo, ovvero i bisogni primari dell'uomo, legato all'istinto della sopravvivenza.
Nel mio inconscio c'è forte questo istinto che sale alla coscienza, lo vivo, lo sento forte in certi momenti in cui le mie difese si abbassano.
Quest'uomo rappresentava per me la sicurezza, la sopravvivenza. Lui mi diceva spesso "finchè ci sono io non ti mancherà nulla". Era una frase rassicurante da un lato, era un uomo fattivo, concreto, con i piedi ben piantati per terra, la testa ben piantata sulle spalle ma quel "finchè" mi inquietava, non era un "per sempre".
Evidentemente dentro il mio inconscio vi è l'aspettativa di una sopravvivenza a lunga scadenza, fino all'ultimo respiro, infatti gli dicevo sempre "voglio morire prima di te" malgrado fossi 7 anni più giovane di lui, e lui scherzando mi rassicurava che mi avrebbe uccisa per la sicurezza di morire prima!
Quando ci siamo lasciati la fiammiferaia che era dentro di me pianse a lungo, molto a lungo, aveva paura di non farcela, di non sopravvivere. Avevo sviluppato una forte dipendenza dal quel suo lato rassicurante tanto che avevo deciso di stare con lui a qualunque costo, ma il costo stava diventando la mia salute, direi la mia vita visto che mi ero convinta di morire da lì a pochi anni.

Il discorso è lungo e lo voglio analizzare bene, credo che sia arrivata la resa dei conti. Dentro di me vi è la convinzione che da sola non posso farcela, ho bisogno di un uomo che mi garantisca la sopravvivenza. Invece in questi tre anni che sto con un uomo giovane che non è un punto di riferimento in tal senso ho riacquistato salute fisica, vigore, autonomia. Forse quel che devo vedere è che DA SOLA POSSO FARCELA.
Devo crederci, lavorarci, provarlo a me stessa, credere che questo corpo può contenere il divino, questa me può farcela a sopravvivere da sola, che questa me non è sola, scollegata dal Tutto, da Dio.
Dentro ci sarà ancora la vocina della fiammiferaia che grida aiuto, vuole quella parte di uomo che la rassicurava e suby la riporta alla coscienza ma poi decide nel sogno di rimanere come sono che è la soluzione migliore per me al momento.
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Vecchio 15-09-2011, 16.11.49   #7
Edera
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. Forse quel che devo vedere è che DA SOLA POSSO FARCELA.
Devo crederci, lavorarci, provarlo a me stessa, credere che questo corpo può contenere il divino, questa me può farcela a sopravvivere da sola, che questa me non è sola, scollegata dal Tutto, da Dio.
.
Penso che qualsiasi sia la situazione da cui uno parte, se ha veramente la volontà di farcela, ce la fa.
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Vecchio 15-09-2011, 16.23.29   #8
luke
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Penso che qualsiasi sia la situazione da cui uno parte, se ha veramente la volontà di farcela, ce la fa.
Istintivamente mi viene da rispondere "sempre che l'universo sia d'accordo"....

Poi allora mi domando se dobbiamo essere bravi noi a Volere ciò che l'universo ci presenta, però poi mi sembra di farci piacere per forza una cosa, forse non concepisco che piacere e volere non debbano per forza coesistere.
Poi mi domando dove comincia il Volere e dove finisce l'incaponirsi...
Tante domande nessuna risposta...

Vabbè s'è capito che il male di vivere non mi è estraneo, magari non in forma di depressione ma più in forma di tormento, insoddisfazione, rabbia progressivamente crescenti da tutta una vita .
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...cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

C'è una pace che si trova soltanto al di là della guerra. Se quella battaglia deve arrivare, io la combatterò.

Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo

Ultima modifica di luke : 15-09-2011 alle ore 16.31.39.
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Vecchio 15-09-2011, 17.02.09   #9
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Istintivamente mi viene da rispondere "sempre che l'universo sia d'accordo"....
Se l'universo è la ganascia del freno e l'Uomo il piede, la Volontà è il pedale.



Uhm, penso anche che valga con la valvola a farfalla... mah...
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Vecchio 15-09-2011, 17.22.57   #10
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Personalmente ho l'impressione che l'esistenza sia una specie di palcoscenico dove la protagonista sono io ma coperta ogni volta da una maschera diversa, me ne tolgo una e sotto ne spunta subito un'altra, senza arrivare mai all'originale.
Su questa cosa c'è molto da dire, ma in altra sede.
Per ora dico che c'è anche questa correlazione con il palcoscenico anche se nella fattispecie non riesco ancora ad elaborare tutto bene.
Ma andiamo ai fatti.
La notte dopo Tosca sogno di tornare con il mio ex. Tutta felice l'indomani c'è Traviata, mi avanzano due biglietti omaggio per il teatro antico, così gli mando un sms invitandolo alla serata. Lui accetta subito di buon grado, mi telefona congratulandosi per il successo, ricordandosi che negli passati era un mio sogno. Gli lascio i biglietti al botteghino in busta intestata, ci tengo che mi veda in quegli splendidi abiti da Via col vento. Mi manda un sms a fine serata con ancora grazie e complimenti. La stessa notte sogno la nostra rottura definitiva.
Ormai la racconto tutta. La mattina successiva stavo male, il mal di vivere è forte, la fiammiferaia spinge, chiamalo... sentilo... così lo chiamo ma non risponde, gli mando un sms con la scusa di chiedergli se ha fatto foto da mettere sul nostro sito. Mi risponde con un "non capisco cosa vuoi, non so chi sei". Mi gela il sangue, eppure il numero è suo, controllo nella memoria il suo numero è esatto ma nella chiamata e nell'sms è un 347 invece di un 348 con il suo nome, il resto dei numeri giusti. Stranezze della tecnologia, lo prendo come un segno, che cavolo sto combinando? a che gioco sto giocando? mi sto bevendo il cervello?
Non gli ho più chiamato, ma il mal di vivere si è esasperato facendomi stare davvero male, altro che film! ed eccomi qui, devo affrontare questa cosa o suby non mi lascerà in pace, l'ho già sperimentato.
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Vecchio 15-09-2011, 22.42.35   #11
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Il mio ex lo scelsi perchè possedeva delle caratteristiche che mi piacevano. Era separato con i figli in casa, più grande di me, una posizione economica agiata, la testa sulle spalle e un fare di uomo che mi piaceva. Non era il mio ideale di uomo come il rapace quindi non avrei perso l'essere dietro a lui. Per una volta volevo seguire la testa più che gli ormoni. Ma la cosa non ha funzionato, non poteva funzionare, troppo diversi. Eppure accanto a lui è uscita fuori questa paura della sopravvivenza. Quella parte di me si era sempre più convinta di non poter sopravvivere da sola, anche perchè nel frattempo mi ammalavo e sentivo la vita uscire da dentro di me, appassire ogni giorno di più, mentre lui rinvigoriva sempre di più. Sembrava che la mia energia l'assorbisse lui.
Si partiva e all'atterraggio ecco che mi bloccavo la schiena, subito mi imbottivo di antinfiammatori e tiravo le gambe in giro per le città a far finta di godere a far la turista tutta rigida. A volte dovevo rientrare in albergo perchè il dolore non lo sopportavo più. Una sera avevo deciso di farmi investire da qualche macchina in un incrocio a Parigi perchè non avevo più forza per tirare le gambe.
Malgrado ciò ho sofferto maledettamente il distacco da lui, ero diventata affettivamente molto dipendente da quest'uomo che sembrava prendersi cura di me.

Il mio attuale compagno non l'ho scelto, mi è capitato davanti. Non avevo certo intenzione di farmi una storia lunga e nemmeno breve, mi piaceva da morire ma era giovane ed io mi stavo separando, non volevo altri impegni sentimentali, non con uno più giovane.
Poi non possedeva caratteristiche che potevano rassicurare la fiammiferaia, anzi, con lui accanto mi sentivo totalmente abbandonata, scoperta.
Giovane figlio di famiglia abituato a badare solo a se stesso per me da un lato è stato un peso nel dovermi occupare di lui nel nostro rapporto, ma dall'altro lato è stato una palestra per allenarmi a diventare autonoma.
Forse è per questo che l'ho incontrato, per staccarmi dall'idea che ho bisogno di un uomo/padre, con il vantaggio di essere più grande e quindi più probabilmente di morire prima di lui, non reggo più alle separazioni, se non ci lasciamo prima naturalmente.
Lui non è per nulla rassicurante per questo credo inconsciamente lo voglio sempre lasciare. Una parte di me lo rifiuta, mi incita a guardare altrove o tornare indietro verso colui che mi proteggeva apparentemente.
Ma la spinta è quella di diventare un individuo, superare la paura della morte, forse... perchè gli uomini/padre alla fine li rifiuto e li allontano, oggi non lo sopporterei nemmeno un minuto accanto se dovessi presentarsi dal pulpito.

Non so se ho centrato il meccanismo del mal vivere ma di sicuro questo dentro di me c'è e va compreso e superato anche se ancora non so come e quando.
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Vecchio 15-09-2011, 22.47.12   #12
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Penso che qualsiasi sia la situazione da cui uno parte, se ha veramente la volontà di farcela, ce la fa.
Il punto sta a vedere in cosa dobbiamo/vogliamo farcela. A volte impieghiamo molta energia nella direzione sbagliata. Il fatto di usare la volontà non vuol dire che abbiamo imboccato la direzione giusta. Possiamo anche farcela a sbagliare con molta volontà. Eppoi ce ne vuole altrettanta per ricominciare nella speranza di fare giusto.
Io ad esempio con molta volontà ho sbagliato compagni più volte e forse sto continuando.
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Vecchio 16-09-2011, 10.47.04   #13
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Il punto sta a vedere in cosa dobbiamo/vogliamo farcela. A volte impieghiamo molta energia nella direzione sbagliata.
.
Si parlava del fondo depressivo e del tentativo che l'uomo può fare per uscirne. Intendevo che per quanto a un certo punto ci si possa sentire paralizzati, sfiniti, senza via d'uscita ecc.. Si può sempre decidere di usare la Volontà. Forse non basta per prendere la direzione giusta, per saltare fuori dalla depressione, per scegliere il compagno più adatto, il lavoro che fa per noi ecc ecc.. Pone solamente una forza contraria a quella che tenta di schiacciarci. L'importante credo sia questo, fare più resistenza possibile, con le armi che si possiedono.
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Vecchio 16-09-2011, 12.14.14   #14
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Si parlava del fondo depressivo e del tentativo che l'uomo può fare per uscirne. Intendevo che per quanto a un certo punto ci si possa sentire paralizzati, sfiniti, senza via d'uscita ecc.. Si può sempre decidere di usare la Volontà. Forse non basta per prendere la direzione giusta, per saltare fuori dalla depressione, per scegliere il compagno più adatto, il lavoro che fa per noi ecc ecc.. Pone solamente una forza contraria a quella che tenta di schiacciarci. L'importante credo sia questo, fare più resistenza possibile, con le armi che si possiedono.
Volonta' , ok ma prima in termini logici e temporali c'e' conoscenza e comprensione di se' e delle cose in senso piu lato .
Non puoi avere volonta' se non c'e' una motivazione che nasce da un atteggiamento diverso che a sua volta anch'esso proviene dalla conoscenza /comprensone .
Altra resistenza alla depressione e' la fede in qualcosa di piu' grande e di estraneo a noi , per chi ce l'ha.

Altrimenti quella volonta' non e' feconda , e' la volonta' dei tristi e degli ostinati , non e' la volonta' felice di chi sa dove deve andare e soprattutto non dura .

E se e' cosi' , domando , attraverso cosa si deve passare per comprendere e conoscere se stessi ?

Ultima modifica di nikelise : 16-09-2011 alle ore 12.33.54.
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Vecchio 16-09-2011, 13.59.48   #15
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Volonta' , ok ma prima in termini logici e temporali c'e' conoscenza e comprensione di se' e delle cose in senso piu lato .
Non puoi avere volonta' se non c'e' una motivazione che nasce da un atteggiamento diverso che a sua volta anch'esso proviene dalla conoscenza /comprensone .
Altra resistenza alla depressione e' la fede in qualcosa di piu' grande e di estraneo a noi , per chi ce l'ha.

Altrimenti quella volonta' non e' feconda , e' la volonta' dei tristi e degli ostinati , non e' la volonta' felice di chi sa dove deve andare e soprattutto non dura .

E se e' cosi' , domando , attraverso cosa si deve passare per comprendere e conoscere se stessi ?
Posso domandarti se hai mai sofferto di mal di vivere o se sei mai stato depresso? Intendo se ti ci sei mai trovato dentro
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Vecchio 16-09-2011, 14.23.03   #16
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Posso domandarti se hai mai sofferto di mal di vivere o se sei mai stato depresso? Intendo se ti ci sei mai trovato dentro
Certo che mi ci sono trovato , lo ricordo molto bene ed anche perche' mi ci sono trovato .
Ma ricordo anche la gran voglia che avevo di capire cosa stava succedendo , di dominare quello stato di immobilizzo della libido .
Ed e' noto anche chi mi ha aiutato altre al sottoscritto .
Oggi il problema e' come proseguire e se il proseguire rientra nelle mie possibilita' , nel mio destino ma quello che e' successo l'ho ben digerito .
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Vecchio 16-09-2011, 14.41.32   #17
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Volonta' , ok ma prima in termini logici e temporali c'e' conoscenza e comprensione di se' e delle cose in senso piu lato .
Sono d'accordo su questo, occorre comprendere per risolvere altrimenti si tira solo avanti in un continuo accomodare, rimandare fino alla prossima volta.
Lo vedo su di me, ho bisogno delle novità, di nuovi stimoli capaci di liberare energia, nuovo entusiasmo che mi spinge in avanti ma appena finisce la benzina mi fermo e il vuoto si fa sentire tanto forte quanto forte è stata la soddisfazione allo stimolo. Ho paura di non trovare ancora altra benzina per la soddisfazione, per il senso di pienezza che arriva dall'esterno perchè non sono capace di alimentarmela da sola, immagino...
E' la paura atavica di restare senza risorse, senza energia, senza riparo, la paura di non sopravvivere. Credo che alla base dell'egoismo ci sta anche questa paura, si è egoisti perchè non ci si sente abbastanza ricchi da spartire con gli altri, vi è la tendenza di risparmiarsi le forze per se stessi perchè non si ha contatto con la Fonte per ricaricarci, nutrirci in modo costante.
Prima di dare prendiamo, accaparriamo anche se non utilizziamo tutto e a volte sprechiamo.
Sentirsi separati dal Tutto vuol dire non avere contatto con la Fonte che ci sostiene nella continuità del tempo, da qui la paura della morte, di restare senza nutrimento.

Io non so se questo vale per tutti, se è un fattore costituzionale, ormonale, ma per quello che mi riguarda riesco a contattare questa parte inconscia con sempre maggiore lucidità. Qualcosa si sta ribellando dentro di me, mi sto scoprendo da sola, la notte dormo poco, stanotte ho gridato forte nel sonno più volte, Tina mi ha destata ma non ricordo cosa sognavo, le ho pure fatto piedino tutta la notte, quel bisogno di contatto per non sentirmi sola, abbandonata e paurosa, abbracciata al mio fido cuscino.
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E' la paura atavica di restare senza risorse, senza energia, senza riparo, la paura di non sopravvivere. Credo che alla base dell'egoismo ci sta anche questa paura, si è egoisti perchè non ci si sente abbastanza ricchi da spartire con gli altri, vi è la tendenza di risparmiarsi le forze per se stessi perchè non si ha contatto con la Fonte per ricaricarci, nutrirci in modo costante.
Fino a quando non ci si rende conto che funziona al contrario: non devo aspettare di avere in abbondanza per dare, devo dare per avere in abbondanza.
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Vecchio 16-09-2011, 15.34.50   #19
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.

Altrimenti quella volonta' non e' feconda , e' la volonta' dei tristi e degli ostinati , non e' la volonta' felice di chi sa dove deve andare e soprattutto non dura .
Certo sono d'accordo Nike. Tuttavia credo ci siano situazione in cui tra una non-volontà e una volontà triste e ostinata è meglio la seconda. Tu dici che prima della volontà in termini logici e temporali dev'esserci compresione e conoscenza.. Non ne sono certa, forse dipende dai casi: a volte si riesce a capire, analizzare e comprendere, altre bisogna solo premere forte, nel senso contrario alla forza schiacciante. Se stai cadendo l'importante è appendersi poi si trova il miglior modo di risalire, che ne pensi?
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Vecchio 16-09-2011, 15.44.09   #20
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Bisognerebbe avere la fiducia e provare per credere, ovvero affrontare e superare la paura della morte per scoprirlo, correre il rischio, difficile da fare per chi vuol andare a colpo sicuro come me.

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Se stai cadendo l'importante è appendersi poi si trova il miglior modo di risalire, che ne pensi?
Però dopo esserti salvata per evitare di ricadere devi comprendere perchè sei caduta, non sempre si può trovare l'appiglio per salvarsi.
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Vecchio 16-09-2011, 16.06.34   #21
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Però dopo esserti salvata per evitare di ricadere devi comprendere perchè sei caduta, non sempre si può trovare l'appiglio per salvarsi.
sì, altrimenti come dici sto sempre fermi lì
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Vecchio 16-09-2011, 16.11.14   #22
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Certo che mi ci sono trovato , lo ricordo molto bene ed anche perche' mi ci sono trovato .
Ma ricordo anche la gran voglia che avevo di capire cosa stava succedendo , di dominare quello stato di immobilizzo della libido .
Ed e' noto anche chi mi ha aiutato altre al sottoscritto .
Oggi il problema e' come proseguire e se il proseguire rientra nelle mie possibilita' , nel mio destino ma quello che e' successo l'ho ben digerito .
Inntendevo se avevi sperimentato entrabi, perchè per me i mal di vivere...ha potato poi la depressione nella mia vita, come conseguenza.
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Vecchio 16-09-2011, 16.13.06   #23
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, per il senso di pienezza che arriva dall'esterno perchè non sono capace di alimentarmela da sola, immagino...
E' la paura atavica di restare senza risorse, senza energia, senza riparo, la paura di non sopravvivere. Credo che alla base dell'egoismo ci sta anche questa paura, si è egoisti perchè non ci si sente abbastanza ricchi da spartire con gli altri, vi è la tendenza di risparmiarsi le forze per se stessi perchè non si ha contatto con la Fonte per ricaricarci, nutrirci in modo costante.
.
Ultimamente mi è venuto il pensiero che ciò che potrebbe cambiare tutto e spezzare questo circolo in modo definitivo, è prendere il cordone ombelicale che si cerca di attaccare in giro e attaccarlo a se stessi, una volta per tutte. Il che mi sembra abbastanza folle...Se sei in una situazione di secca totale, di paralisi, dove non vedi più in là del tuo naso, sembra davvero assurdo attaccarsi a sè, come si fa? Eppure, boh..Qualcosa mi dice che l'idea non è da scartare anche se rimane oscuro il modo
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Vecchio 16-09-2011, 17.32.04   #24
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Se stai cadendo l'importante è appendersi poi si trova il miglior modo di risalire, che ne pensi?
Non so , non e' che non si puo' fare ma e' come prendere in anlgesico per il mal di schiena senza cambiare la postura che lo provoca .
Anche perche' il mal di vivere e la depressione successiva hanno proprio l'effetto di assopire la libido , l'energia che rimane immobile senza applicarsi su niente .
Cioe' il male sta propria nell'assenza di volonta' ma tu per guarire ti appelli alla volonta' .
Mi pare un controsenso .
Lo stato di cui parli va vissuto proprio per capire dove sta quel momento della vita che ha assorbito tutte le energie e una volta rivisto scorgere il lato opposto che invece dona vitalita' .
Il lato opposto di quello nero che si e' vissuto............


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Ultimamente mi è venuto il pensiero che ciò che potrebbe cambiare tutto e spezzare questo circolo in modo definitivo, è prendere il cordone ombelicale che si cerca di attaccare in giro e attaccarlo a se stessi, una volta per tutte. Il che mi sembra abbastanza folle...Se sei in una situazione di secca totale, di paralisi, dove non vedi più in là del tuo naso, sembra davvero assurdo attaccarsi a sè, come si fa? Eppure, boh..Qualcosa mi dice che l'idea non è da scartare anche se rimane oscuro il modo
E invece e' proprio cosi' alla fine il cordone e' una proiezione veso l'esterno che va ritirata .
Ed e' cosi' proprio perche le potenzialita' che abbiamo sono molte , perche' in noi c'e' la scintilla del divino che da' senso a noi ed alle cose ed e' quella che va scovata dove si trova che va messa a nudo eliminando il velo che la copre .

Ultima modifica di nikelise : 16-09-2011 alle ore 18.17.38.
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Vecchio 16-09-2011, 18.31.30   #25
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Leggendo la discussione, il dubbio se lasciarsi cadere o attaccarsi ad un appiglio, mi è venuta in mente la frase di San Giovanni della Croce:

"Per giungere a ciò che non sei,
devi passare per dove ora non sei."

Magari se riusciamo a mantenere intatto o ancora presente qualcosa, una speranza, una scintilla dentro, possiamo anche transitare mezzo a lande desolate e lì troveremo qualcosa, qualcuno/a , noi stessi....

Mappa che poeta...

__________________
...cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

C'è una pace che si trova soltanto al di là della guerra. Se quella battaglia deve arrivare, io la combatterò.

Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo
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