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Vecchio 05-11-2008, 16.39.09   #1
nikelise
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Predefinito Il Nome Come Un'impronta

Ho letto qualcosa da qualche parte ma a prescindere ,
ho questa sensazione :
il mio nome e cognome non mi sembra abbia o assuma significato particolare qui dove sono nato io .
Del tutto diverso se '' colloco '' lo stesso nome e cognome nell'ambiente sociale in cui e' nato mio padre molto lontano da qui .
Ha un senso o e' solo una mia impressione , sensazione .
Il nome e il cognome e' qualcosa di piu' che non la nostra identificazione e' un'impronta , un marchio , il solco del nostro destino ?
O e' un po' troppo ?
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Vecchio 05-11-2008, 17.05.06   #2
turaz
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a mio parere è sicuramente un marchio (come di fabbrica)
ma vale solo come "partenza" e come "beneaugurio".

soprattutto il nome più del cognome.

una branca della numerologia si basa proprio su questo (mi pare)
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Vecchio 05-11-2008, 17.18.03   #3
griselda
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Me lo sono posta anche io questo quesito, a cui, però non avendo basi su cui poggiare è sempre rimasto senza risposte.
Il cognome lo vedo come qualcosa legato alla genetica, qualcosa che ereditiamo, mentre il nome ci condiziona, lo vedrei legato all'anima o al carattere.
Il fatto di sentirci chiamare ogni giorno della nostra vita ed in modo particolare da quando nasciamo direi che in qualche modo ci condiziona, come non lo so, ma ho questo sospetto, sì.
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Vecchio 05-11-2008, 18.43.00   #4
Sole
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Ho letto qualcosa da qualche parte ma a prescindere ,
ho questa sensazione :
il mio nome e cognome non mi sembra abbia o assuma significato particolare qui dove sono nato io .
Del tutto diverso se '' colloco '' lo stesso nome e cognome nell'ambiente sociale in cui e' nato mio padre molto lontano da qui .
Ha un senso o e' solo una mia impressione , sensazione .
Il nome e il cognome e' qualcosa di piu' che non la nostra identificazione e' un'impronta , un marchio , il solco del nostro destino ?
O e' un po' troppo ?
Io sono sicura che ci condiziona.
Se provi anche solo a ripetere il tuo nome per qualche secondo ascoltandoti, diventa come un mantra ma non ho mai capito cosa effettivamente accada.
Gli Indiani un tempo sceglievano il nome con dei segni che apparivano alla nascita del bambino, proprio perchè indicava il suo scopo, destino e questo nei popoli si è anche tramandato, infatti i nomi (lo vediamo nella discussione sul significa dei nomi) hanno tutti una derivazione che vuol dire qualcosa, un qualcosa condensato e ristretto in un suono, in un nome, in un.. ermetico suono direi.
Sentirci chiamare ci fa risuonare a quel suono. Per questo la scelta del nome per un genitore dovrebbe essere qualcosa che viene dal profondo, un augurio.
Tutto questo resta vero finchè non ci si svegllia abbastanza per far risuonare il nome con l'essere e non l'essere con il nome, ma significa essere Svegli.
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Se non sarò me stesso chi lo sarà per me? E se non ora, quando?
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Vecchio 05-11-2008, 19.03.41   #5
nikelise
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Io sono sicura che ci condiziona.
Se provi anche solo a ripetere il tuo nome per qualche secondo ascoltandoti, diventa come un mantra ma non ho mai capito cosa effettivamente accada.
Gli Indiani un tempo sceglievano il nome con dei segni che apparivano alla nascita del bambino, proprio perchè indicava il suo scopo, destino e questo nei popoli si è anche tramandato, infatti i nomi (lo vediamo nella discussione sul significa dei nomi) hanno tutti una derivazione che vuol dire qualcosa, un qualcosa condensato e ristretto in un suono, in un nome, in un.. ermetico suono direi.
Sentirci chiamare ci fa risuonare a quel suono. Per questo la scelta del nome per un genitore dovrebbe essere qualcosa che viene dal profondo, un augurio.
Tutto questo resta vero finchè non ci si svegllia abbastanza per far risuonare il nome con l'essere e non l'essere con il nome, ma significa essere Svegli.
Una volta chiamare il figlio col nome del nonno era una tradizione che ora va scemando.
Si diceva che per il genitore chiamare il figlio col nome del proprio padre significava ogni volta ricordarlo.
Ma forse non e' solo questo , non e' solo un'attenzione nei confronti del genitore da parte del padre e' qualcosa di piu' .
E' mantenere un filo tra le generazioni assegnando un preciso compito alle generazioni che vengono dopo .
E' una traccia che aiuta e pesa allo stesso tempo .
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Vecchio 05-11-2008, 19.26.33   #6
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Una volta chiamare il figlio col nome del nonno era una tradizione che ora va scemando.
Si diceva che per il genitore chiamare il figlio col nome del proprio padre significava ogni volta ricordarlo.
Ma forse non e' solo questo , non e' solo un'attenzione nei confronti del genitore da parte del padre e' qualcosa di piu' .
E' mantenere un filo tra le generazioni assegnando un preciso compito alle generazioni che vengono dopo .
E' una traccia che aiuta e pesa allo stesso tempo .
Secondo me questo non è un bene, ci pensa il cognome a mantenere il filo conduttore, ma il nome del nonno che a sua volta aveva quello del nonno è come rievocare la vita di qualcun'altro, come far nascere qualcuno nell'idenità di un altro.

Ad esempio io non mi chiamo come mia nonna, ma da sempre mici hanno chiamato i parenti ed è come abituarsi ad essere un altro. Non ci si identifica con un nuovo individuo, quasi si prendono le colpe dei nonni... già abbiamo quelle dei padri con il cognome.. pensa raddoppiarle con il nome.

No, non mi piace come tradizione.
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Vecchio 05-11-2008, 19.47.00   #7
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Secondo me questo non è un bene, ci pensa il cognome a mantenere il filo conduttore, ma il nome del nonno che a sua volta aveva quello del nonno è come rievocare la vita di qualcun'altro, come far nascere qualcuno nell'idenità di un altro.

Ad esempio io non mi chiamo come mia nonna, ma da sempre mici hanno chiamato i parenti ed è come abituarsi ad essere un altro. Non ci si identifica con un nuovo individuo, quasi si prendono le colpe dei nonni... già abbiamo quelle dei padri con il cognome.. pensa raddoppiarle con il nome.

No, non mi piace come tradizione.
Puo' non piacere ma credo sia cosi' : noi siamo nel bene e nel male il prodotto di quella catena generazionale .
Ci si puo' scostare ma e' molto difficile .
Ogni catena generazionale ha i suoi archetipi di cui e' schiavo e da cui provengono gioie e dolori .
L'ambito sociale in cui si ''colloca '' il nome ed il cognome richiama piu' facilmente questi archetipi che disegnano il nostro destino perche' in quell'ambito quegli archetipi sono maggiormente sentiti .
Forse e' questa la sensazione che avevo.
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Vecchio 05-11-2008, 22.27.26   #8
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No, non mi piace come tradizione.
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Puo' non piacere ma credo sia cosi'
Chiedo scusa, sono stata troppo categorica.
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Vecchio 06-11-2008, 00.24.52   #9
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Chiedo scusa, sono stata troppo categorica.
Non c'e' problema , non piace neanche a me ma non ci posso fare niente.
Mi piacerebbe poter dire di essere libero di decidere il mio destino , di inventarmi il futuro ma cosi' non e' pare.
Ma io non vedo la cosa in modo solo negativo.
Se consideri il tuo nome e il tuo cognome e la trama a cui rimanda ( ammesso che sia cosi', che ci sia questa trama generazionale ) allora ti accorgi che tutto va a posto :
le cose che hai realizzato e quelle che non c'e' verso di realizzare , tutte trovano giustificazione, un senso.
E' un po' come tornare a casa , trovare le proprie radici.
Ammesso che sia cosi'.
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Vecchio 06-11-2008, 00.56.17   #10
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Verrebbe da aprire anche un tread sull'origine dei cognomi... la maggior parte dei cognomi parlano proprio dell'origine del ceppo familiare o dell'individuo, oppure descrivono una sua caratteristica tanto marcata da diventare generazionale. E' il caso dei cognomi "mestiere" per esempio.
Oppure riportano al nome, tipo i cognomi che significano "figlio di...". Considerando che il nome di cui si è figli ha un significato e descrive una serie di caratteristiche/tendenze, ecco che si tramandano.
Più lateralmente ma vale anche per i cognomi "geografici", dove la provenienza si riferisce comunque ad una serie di caratteristiche più o meno comuni ad una zona o città o quel che è.
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Vecchio 12-11-2008, 11.09.00   #11
Uno
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Il cognome una volta era appannaggio solo dei nobili, parliamo dei tempi dei tempi, con il cognome si passa la tradizione di famiglia, la genetica come è stato detto.
La famosa linea di sangue.
Nella gente comune si inizia a sentirne l'esigenza pratica con l'allargamento delle cittadine, se un Leonardo da Vinci si riconosceva perchè a Vinci in quel periodo non c'erano altri Leonardo della stessa importanza, un Romoletto da Roma non è più distinguibile di un'altro Romoletto dalla stessa Roma. Quindi a livello popolare i cognomi iniziano a prendere forma in diversi modi che però gira gira sono tutti riconducibili inizialmente al sopranome.
Ancor oggi, soprattutto nei paesi più piccoli si usa a volte "Mario il falegname", o come detto Ray "Caio figlio di Tizio" etc....

Il fatto che esteriormente l'inizio del cognome plebeo coincida con l'allargamento delle comunità non nega all'occhio attento che però ben altri processi entrano in gioco negli stessi periodi, dl resto l'esteriorità segue l'interiorità e viceversa, sono legate a doppio filo.
Cosa cambia allora nella gente comune? Cambia il fatto che i genitori possono imprimere in maniera più rilevante sulla genetica della discendenza, non si limitano più a tratti fisici e a semplici caratteristiche caratteriali, soprattutto il passaggio di memorie per quanto ancora inconsapevole possiamo dire che è un pò più marcato.
L'altra cosa interessante che è uscita dal 3d è che sebbene i genitori trasmettono più direttamente caratteristiche che potremmo definire genetiche, ci sono sempre delle cose molto importanti che prendiamo direttamente da uno dei nonni (ma anche da una generazione precedente) "saltando" i genitori che in questo caso si comportano un pò da portatori sani.
Questa era il senso dell'usanza del mettere il nome di uno dei nonni, presa sempre dai nobili... che però ne conoscevano il senso reale (ed il modo di applicarlo) solo prima della caduta della vera nobiltà.

Mi fermo un momento, ma ho altro da aggiungere
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Vecchio 12-11-2008, 19.44.32   #12
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Il cognome una volta era appannaggio solo dei nobili, parliamo dei tempi dei tempi, con il cognome si passa la tradizione di famiglia, la genetica come è stato detto.
La famosa linea di sangue.
Nella gente comune si inizia a sentirne l'esigenza pratica con l'allargamento delle cittadine, se un Leonardo da Vinci si riconosceva perchè a Vinci in quel periodo non c'erano altri Leonardo della stessa importanza, un Romoletto da Roma non è più distinguibile di un'altro Romoletto dalla stessa Roma. Quindi a livello popolare i cognomi iniziano a prendere forma in diversi modi che però gira gira sono tutti riconducibili inizialmente al sopranome.
Ancor oggi, soprattutto nei paesi più piccoli si usa a volte "Mario il falegname", o come detto Ray "Caio figlio di Tizio" etc....

Il fatto che esteriormente l'inizio del cognome plebeo coincida con l'allargamento delle comunità non nega all'occhio attento che però ben altri processi entrano in gioco negli stessi periodi, dl resto l'esteriorità segue l'interiorità e viceversa, sono legate a doppio filo.
Cosa cambia allora nella gente comune? Cambia il fatto che i genitori possono imprimere in maniera più rilevante sulla genetica della discendenza, non si limitano più a tratti fisici e a semplici caratteristiche caratteriali, soprattutto il passaggio di memorie per quanto ancora inconsapevole possiamo dire che è un pò più marcato.
L'altra cosa interessante che è uscita dal 3d è che sebbene i genitori trasmettono più direttamente caratteristiche che potremmo definire genetiche, ci sono sempre delle cose molto importanti che prendiamo direttamente da uno dei nonni (ma anche da una generazione precedente) "saltando" i genitori che in questo caso si comportano un pò da portatori sani.
Questa era il senso dell'usanza del mettere il nome di uno dei nonni, presa sempre dai nobili... che però ne conoscevano il senso reale (ed il modo di applicarlo) solo prima della caduta della vera nobiltà.

Mi fermo un momento, ma ho altro da aggiungere
Il cognome riporta dunque alle caratteristiche e alla considerazione degli avi nell'ambiente sociale mentre il nome alle loro caratteristiche piu' intime ?

E per la donna che non tiene il cognome paterno ma ne acquisisce uno nuovo si puo' dire che c'e' il dovere di aprirsi , di accogliere il nuovo che viene dalle caratteristiche dello sposo allo scopo di arricchire e modificare quelle d'origine?
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Vecchio 12-11-2008, 20.32.57   #13
Astral
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Chissà come funzionerà oggi, che in certi paesi si può scegliere sia il cognome del padre che della madre.

In ogni caso tornando al nome, condiziona eccome, certi nomi strani possono creare dei veri e propri complessi psicologici ai bambini.

Io ad esempio ho uno dei nomi più comuni d'Italia, ma la cosa paradossale che da piccolo ho rifiutato il mio nome, mi sembrava un nome da vecchio e fino all'inizio delle scuole superiori ho utilizzato un diminutivo.
La cosa curiosa poi che io ho nome, cognome, e segno zodiale di mio nonno (mai conosciuto) ed in certi casi mi sono sentito veramente padre di mio padre, oltre che figlio.

Penso che oggi si fa poca attenzione alla scelta del nome.
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Vecchio 13-11-2008, 03.11.34   #14
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L'altra cosa interessante che è uscita dal 3d è che sebbene i genitori trasmettono più direttamente caratteristiche che potremmo definire genetiche, ci sono sempre delle cose molto importanti che prendiamo direttamente da uno dei nonni (ma anche da una generazione precedente) "saltando" i genitori che in questo caso si comportano un pò da portatori sani.
Questa era il senso dell'usanza del mettere il nome di uno dei nonni, presa sempre dai nobili... che però ne conoscevano il senso reale (ed il modo di applicarlo) solo prima della caduta della vera nobiltà.

Mi fermo un momento, ma ho altro da aggiungere
Seguendo il ragionamento di Nike, nella domanda che ha posto precedentemente, si potrebbe dire che il nome attribuito ad un figlio dai genitori e che è quello del nonno appunto del figlio, " richiama" quelle caratteristiche le quali, inevitabilmente incidono " gia" su chi porta quel nome specifico?
In questo contesto allora si potrebbe dire che quelle caratteristiche contenute e trasmesse - un po estrema come cosa ma spero che passi quel che voglio dire - dal nome rivivono in chi quel nome lo porta ( di nuovo ) ?
Nel medesimo contesto la collimazione tra cognome e nome, riproposta nel figlio ha gia in se quelle caratteristiche per il passaggio del contenuto e dunque per l'attribuzione di capacità e/o facoltà ad ampio spettro ( comportamentali, intime, etc )?
In sostanza si "piglia" ciò che di buono o brutto, o entrambi, quel nome [ ora ] contiene ed ha acquisito?
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“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 13-11-2008, 09.25.41   #15
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La moglie acquisisce il cognome secondo me perchè si sposa per avere dei figli, quando una donna ha un figlio in se mischia il sangue con quello del marito a creare la nuova vita, quindi il cognome che acquisisce sta a segnalare questo, qualcosa in lei cambia mentre nell'uomo rimane immutato e viene trasmesso al figlio per cognome e per sangue, quindi eredità. L'eredità poi alla fine era quella che portava a dare il nome del nonno, infatti si dava al primogenito, anche in passato era lui che ereditava, che fosse il trono o altro, il nome del nonno era l'eredità che si perpetuava. Tra l'altro ci sono malattie genetiche o anche solo problemi ora non ricordo quali che saltano una generazione per passare a quella successiva, ovvero l'aveva il nonno, non l'hai il figlio ma l'avrà il nipote, non conosco le cause.
Mi viene anche in mente che i figli di solito vanno in contrapposizione ai genitori, quindi il nipote è probabile che riporti alla origini, difficilmente un figlio eguaglia il padre ma è probabile che lo faccia il nipote, questa è pura illazione.

Inoltre ricordo famiglie di una volta che al primo figlio davano il nome del nonno e poi per gli altri non mancava la fantasia e come dice giustamente Astral i figli si ritrovavano ad avere un peso con cui convivere da bambini non indifferente.

A molte persone non piace il proprio nome, a me il mio non è mai piaciuto, l'ho sempre vissuto come qualcosa che mi condizionasse la vita. Infatti mi capita di ritrovare in alcune persone, con lo stesso nome, caratteristiche analoghe.
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Vecchio 13-11-2008, 11.24.12   #16
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il mio primo nome proviene da uno dei fratelli di mio padre il secondo dal padre di mia madre e come se non bastasse mia madre ha avuto la brillante idea di darmi anche il nome di suo fratello.La cosa non mi da fastidio per quanto riguarda i nomi,sinceramente sono tre nomi importanti,ciò che mi turba è che a detta di tutti assomiglio a tutti e tre,sia nell'aspetto che nel carattere e più passa il tempo e più la cosa si accentua.
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Vecchio 14-11-2008, 19.53.38   #17
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Il cognome riporta dunque alle caratteristiche e alla considerazione degli avi nell'ambiente sociale mentre il nome alle loro caratteristiche piu' intime ?

E per la donna che non tiene il cognome paterno ma ne acquisisce uno nuovo si puo' dire che c'e' il dovere di aprirsi , di accogliere il nuovo che viene dalle caratteristiche dello sposo allo scopo di arricchire e modificare quelle d'origine?
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Seguendo il ragionamento di Nike, nella domanda che ha posto precedentemente, si potrebbe dire che il nome attribuito ad un figlio dai genitori e che è quello del nonno appunto del figlio, " richiama" quelle caratteristiche le quali, inevitabilmente incidono " gia" su chi porta quel nome specifico?
In questo contesto allora si potrebbe dire che quelle caratteristiche contenute e trasmesse - un po estrema come cosa ma spero che passi quel che voglio dire - dal nome rivivono in chi quel nome lo porta ( di nuovo ) ?
Nel medesimo contesto la collimazione tra cognome e nome, riproposta nel figlio ha gia in se quelle caratteristiche per il passaggio del contenuto e dunque per l'attribuzione di capacità e/o facoltà ad ampio spettro ( comportamentali, intime, etc )?
In sostanza si "piglia" ciò che di buono o brutto, o entrambi, quel nome [ ora ] contiene ed ha acquisito?
In un certo senso si potrebbe dire che come nella chirologia (mano destra e sinistra) il cognome è il passato e il nome il futuro... con l'usanza di riprendere anche il nome dell'avo si cerca di rafforzare alcune caratteristiche che si vorrebbero tenere nella memoria genetica della famiglia, questo ovviamente posto che il passaggio di nome sia una cosa consapevole, cosa che oggi non è più.
Se ci fate caso c'è anche una gran moda della ricerca del nome strano o esotico/straniero, un'inconscio desiderio di spezzare le catene e le tradizioni della famiglia, senza sapere che così non si spezza nulla, si perde solo la forza.

La moglie che si sposa era si l'accoglimento e nuova linfa che però capita/capitava alla famiglia dell'uomo, cioè la possibilità che sotto lo stesso cognome si innestino nuovi ceppi genetici e di potenziali risorse.
Per questo una volta (ancor oggi in certi paesi) i matrimoni erano attentamente pianificati, il discorso economico è ciò che rimane oggi ma c'erano altri parametri in origine.
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Vecchio 17-11-2008, 19.34.08   #18
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In un certo senso si potrebbe dire che come nella chirologia (mano destra e sinistra) il cognome è il passato e il nome il futuro... con l'usanza di riprendere anche il nome dell'avo si cerca di rafforzare alcune caratteristiche che si vorrebbero tenere nella memoria genetica della famiglia, questo ovviamente posto che il passaggio di nome sia una cosa consapevole, cosa che oggi non è più.
Se ci fate caso c'è anche una gran moda della ricerca del nome strano o esotico/straniero, un'inconscio desiderio di spezzare le catene e le tradizioni della famiglia, senza sapere che così non si spezza nulla, si perde solo la forza.
Sarà anche per questo che i Papi cambiano nome e scelgono quello di un Papa che hanno stimato o che hanno scelto per caratteristiche particoli. E' una bellissima usanza però allora il doppio nome le varie Maria-qualcosa dovrebbero significare ancora di più il passato rafforzato e il futuro, dove il primo nome è il nonno e il secondo il proprio nuovo nome.

Una teoria che portava Jodorowsky sui nomi dei nonni diceva proprio che nel dare il nome del nonno si condannava il piccolo a rivevere lo stesso destino in una maniera o in un'altra. La cosa mi pare eccessiva, ma aspetto anche la vostra opinione, in ogni caso l'unica cosa che posso vederci di vero è che sicuramente l'inconscio -in questo caso possiamo parlare di Eggregore della famiglia?- della famiglia individua nel giovane l'erede psciologico del nonno e così facendo gli trasmette una serie di condizionamenti che sarà "costretto" a realizzare, cosa che magari nel passato, essendo consapevoli di quello che facevano, non accadeva, erano attenti a non condizionare pur immettendo un ricordo tradizionale.
Può essere così?
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Vecchio 18-11-2008, 19.23.15   #19
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Una teoria che portava Jodorowsky sui nomi dei nonni diceva proprio che nel dare il nome del nonno si condannava il piccolo a rivevere lo stesso destino in una maniera o in un'altra. La cosa mi pare eccessiva, ma aspetto anche la vostra opinione, in ogni caso l'unica cosa che posso vederci di vero è che sicuramente l'inconscio -in questo caso possiamo parlare di Eggregore della famiglia?- della famiglia individua nel giovane l'erede psciologico del nonno e così facendo gli trasmette una serie di condizionamenti che sarà "costretto" a realizzare, cosa che magari nel passato, essendo consapevoli di quello che facevano, non accadeva, erano attenti a non condizionare pur immettendo un ricordo tradizionale.
Può essere così?
Il piccolo in qualche maniera vive un destino simile (non inteso con fare le stesse cose, ma affrontare gli stessi punti.. che poi sono quelli che mancano al "ramo") a quello del nonno (o altro parente)
Condannare forse spaventa un pò, sembra un pò forte, ma riprende il discorso colpa, altra parola che spaventa e che è travisata... e riprende anche il " le colpe dei padri ricadranno........."

In ogni caso (in pratica riprendo quello che ho scritto ieri in altro 3d in forma leggermente diversa) dal nostro innesto nella realtà in una determinata situazione (che per comodità qui possiamo chiamare famiglia, ma è ben più complessa la cosa), ci sono delle cose che dobbiamo fare per liberarci da catene e condizionamenti.... oppure prima ci liberiamo e poi dobbiamo fare queste cose, non si scappa. Chi pensa di essere libero non avendo fatto nulla prima e non facendo nulla dopo in realtà non è libero, vuole credere di esserlo... e questo è uno dei condizionamenti del suo innesto.
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Vecchio 18-11-2008, 21.51.21   #20
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Il piccolo in qualche maniera vive un destino simile (non inteso con fare le stesse cose, ma affrontare gli stessi punti.. che poi sono quelli che mancano al "ramo") a quello del nonno (o altro parente)
Condannare forse spaventa un pò, sembra un pò forte, ma riprende il discorso colpa, altra parola che spaventa e che è travisata... e riprende anche il " le colpe dei padri ricadranno........."

In ogni caso (in pratica riprendo quello che ho scritto ieri in altro 3d in forma leggermente diversa) dal nostro innesto nella realtà in una determinata situazione (che per comodità qui possiamo chiamare famiglia, ma è ben più complessa la cosa), ci sono delle cose che dobbiamo fare per liberarci da catene e condizionamenti.... oppure prima ci liberiamo e poi dobbiamo fare queste cose, non si scappa. Chi pensa di essere libero non avendo fatto nulla prima e non facendo nulla dopo in realtà non è libero, vuole credere di esserlo... e questo è uno dei condizionamenti del suo innesto.
Come si concilia tutto questo discorso ,peraltro da me introdotto , con quel proverbio o massima secondo cui
una generazione crea , una consolida e la terza distrugge ? Ammesso che sia vero .
Sembra che la terza generazione sia piu' libera della seconda e possa rinnovarsi distruggendo quello , di materiale credo , che le altre 2 hanno costruito .
E' cosi ?

Cosa si deve fare per liberarci dalle catene generazionali se e' possibile , cosa che io non credo .
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Vecchio 19-11-2008, 02.19.46   #21
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Il piccolo in qualche maniera vive un destino simile (non inteso con fare le stesse cose, ma affrontare gli stessi punti.. che poi sono quelli che mancano al "ramo") a quello del nonno (o altro parente)
Condannare forse spaventa un pò, sembra un pò forte, ma riprende il discorso colpa, altra parola che spaventa e che è travisata... e riprende anche il " le colpe dei padri ricadranno........."

In ogni caso (in pratica riprendo quello che ho scritto ieri in altro 3d in forma leggermente diversa) dal nostro innesto nella realtà in una determinata situazione (che per comodità qui possiamo chiamare famiglia, ma è ben più complessa la cosa),
ci sono delle cose che dobbiamo fare per liberarci da catene e condizionamenti.... oppure prima ci liberiamo e poi dobbiamo fare queste cose, non si scappa. Chi pensa di essere libero non avendo fatto nulla prima e non facendo nulla dopo in realtà non è libero, vuole credere di esserlo... e questo è uno dei condizionamenti del suo innesto.
Cerco di vedere se ho capito.
Preso il: " le colpe dei padri, ricadranno sui figli ", significa che io, Jez ( l'innesto nella " famiglia" in senso lato e quindi nel ramo, probabilmente a sto punto incompleto, a cui questa è connessa o se si vuole da cui questa dipende ), per il fatto che porto lo stesso nome di mio nonno devo risolvere quei punti - parli di " stessi punti" - che non sono stati risolti.
Da qua, anche si potrebbe dire, forse in maniera azzardata, " seconda possibilità" ( ? ).
Ora, oltre a quel che ho scritto, posto che più o meno ci abbia capito qualcosa, poiché non riesco a seguire la parte sottolineata nella citazione, si potrebbe avere un esempio?
Grazie
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Dr. Marc Haven
“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 19-11-2008, 15.34.10   #22
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Queste dal nostro innesto nella realtà in una determinata situazione (che per comodità qui possiamo chiamare famiglia, ma è ben più complessa la cosa), ci sono delle cose che dobbiamo fare per liberarci da catene e condizionamenti.... oppure prima ci liberiamo e poi dobbiamo fare queste cose, non si scappa. Chi pensa di essere libero non avendo fatto nulla prima e non facendo nulla dopo in realtà non è libero, vuole credere di esserlo... e questo è uno dei condizionamenti del suo innesto.
Per capire quali "cose"dobbiamo fare,dobbiamo fare un lavoro su se stessi?
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Vecchio 24-11-2008, 21.34.00   #23
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Come si concilia tutto questo discorso ,peraltro da me introdotto , con quel proverbio o massima secondo cui
una generazione crea , una consolida e la terza distrugge ? Ammesso che sia vero .
Sembra che la terza generazione sia piu' libera della seconda e possa rinnovarsi distruggendo quello , di materiale credo , che le altre 2 hanno costruito .
E' cosi ?

Cosa si deve fare per liberarci dalle catene generazionali se e' possibile , cosa che io non credo .
"Libera" è inteso nel senso che se c'è da fare un tot di cose sei libero solo quando le hai fatte, o puoi fare delle pause ma sempre poi in qualche modo devi farle.
Non è un liberarsi nel senso di evitare ciò che ereditiamo, quello è impossibile, qualcuno si illude di poterlo fare, qualcuno penso che sia sufficiente capire come stanno le cose, magari lavorarci psicologicamente... magari pensare che ci siano dei blocchi che possono essere rimossi, in realtà delle cose sono da fare, punto... non c'è altro mezzo.
E' come se il mio bisnonno abbia tirato su una parete, mio nonno la seconda parete, mio padre la terza ed io per avere la casa finita devo tirare su la quarta parete.
A quel punto potrei pensare che il mio bisnonno aveva idee strane sulle case etc... potrei mentalmente ribellarmi all'idea di dover finire la cosa, ma per quanto io mi sforzi se mi siedo e contemplo la parete mancante questa non crescerà da sola.
Certo posso prendere la mazza e buttare tutto giù, la cosiddetta ribellione, così mi ritroverò invece che con una parete da fare con tutte e 4 mancanti.

Se mi rimbocco le maniche e tiro su la quarta parete invece dopo posso decidere che a me quella casa non serve più... e posso decidere di buttarla giù, o più semplicemente andare a fare altre cose e lasciare quella casa li per usi futuri.

Poi nel discorso bisogna ricordare che come io sono il nipote di mio nonno, sono il nonno di mio nipote......

Il detto sulle tre generazioni racchiude e nasconde un principio più profondo (il 3 non è casuale ma ora è O.T.), il principio per cui per distruggere realmente una cosa questa deve essere matura, altrimenti potrai danneggiarla finchè vuoi, ma non la distruggi, come non puoi creare realmente se non hai il nulla in mano.
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Vecchio 24-11-2008, 21.37.36   #24
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Cerco di vedere se ho capito.
Preso il: " le colpe dei padri, ricadranno sui figli ", significa che io, Jez ( l'innesto nella " famiglia" in senso lato e quindi nel ramo, probabilmente a sto punto incompleto, a cui questa è connessa o se si vuole da cui questa dipende ), per il fatto che porto lo stesso nome di mio nonno devo risolvere quei punti - parli di " stessi punti" - che non sono stati risolti.
Da qua, anche si potrebbe dire, forse in maniera azzardata, " seconda possibilità" ( ? ).
Ora, oltre a quel che ho scritto, posto che più o meno ci abbia capito qualcosa, poiché non riesco a seguire la parte sottolineata nella citazione, si potrebbe avere un esempio?
Grazie
L'innesto è inteso come il preciso punto dell'universo in cui sei collegato, nel micro la famiglia. Questo ti da determinate possibilità ma anche determinati limiti, la libertà totale è quando poi riuscirai a tagliare ogni radice, ma per far questo le radici vanno conosciute prima.
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Vecchio 24-11-2008, 21.39.56   #25
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Per capire quali "cose"dobbiamo fare,dobbiamo fare un lavoro su se stessi?
Per forza, se non ci conosciamo non sappiamo neanche cosa dobbiamo fare... e viceversa, il che rende la cosa un pò complicata.
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