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Vecchio 06-06-2008, 10.02.55   #1
Uno
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Predefinito Ancora sulle regole, implicazioni, concetti

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Delle regole, mi dispiace ma credo che in alcuni casi occorre liberarsene, sta a noi riconoscere quali si e quali no, poichè qualcosa che andava bene per un mio genitore non è detto che per me va bene.
Tuttavia occorre tenere anche il lato positivo: io sono contento che nella mia famiglia mi è stato insegnato in modo corretto a non bere, a non fumare, a non bestemmiare o altro.
Oggi scelgo queste cose non perchè mi sono state inculcate, ma perchè la mia consapevolezza mi dice che hanno fatto bene a darmi questa educazione.
Prendo spunto da questo periodo scritto da Astral su altro 3d per iniziare un nuovo discorso.
Non sono d'accordo, delle regole non c'è mai bisogno di liberarsene, può essere che diveniamo talmente preparati che non ci occorre più osservarle (vederle, farci caso etc..)
nell'esempio fatto da lui oggi Astral non beve esageratamente etc... non perchè sta a pensare ai genitori che lo sgridano, perchè sa che farebbe il suo male, non ha eliminato le regole, non ha più bisogno della loro codificazione ma comunque il suo comportamento può essere definito coerente con quelle originali regole.

Se ci sono regole dal quale liberarsi vuol dire che non erano regole o che la funzione a cui queste tendevano è per noi (non più/non è mai stata) interessante

Credo che come inizio di discorso sia sufficiente...
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Vecchio 06-06-2008, 10.17.33   #2
turaz
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ci sarebbe da discutere per giorni su cosa è una regola e cosa un condizionamento magari fittiziamente basato su di essa (e su sue distorsioni interpretative).
In effetti visto in quest'ottica il tuo discorso non fa una piega.
Una regola di suo nasce a mio modo di vedere da un'esperienza vissuta e compresa.
successivamente le persone la "interpretano" a loro modo (vedasi i genitori ad esempio) e cercano di applicarla distortamente.
penso che il cammino in questa vita sia anche rivolto a riportare alla "luce "il reale significato di esse e nel possibile metterle in pratica in se stessi.
cosa non facile dato la confusione notevole di questi tempi e soprattutto lo "spurio" che si nota in giro
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Vecchio 06-06-2008, 10.30.30   #3
Kael
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Sono d'accordo con Uno, trascendere una regola non significa liberarsene... semmai comprenderla. Ad esempio, se una regola è dormire almeno 5 ore per notte, dormirne meno non gioverà mai alla mia salute. Se invece arrivo ad un livello di preparazione tale che mi consente di dormire 2 ore come se ne dormissi 5, non mi libero della regola ma la trascendo. Sono cioè capace di "condensare" in 2 ore quelle che per altri sarebbero 5, quindi direi che le regole sono una forma che può essere sì trascesa, ma solo quando l' "essenza" di quella forma sarà sublimata in noi tanto da diventarne parte integrante del nostro essere.

Ultima modifica di Kael : 06-06-2008 alle ore 10.32.53.
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Vecchio 06-06-2008, 10.32.18   #4
Astral
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Grazie Uno,
probabilmente non so se mi sono spiegato male, magari intendevo regole imposte, o comunque possiamo chiamarli imposizioni.

Tuttavia alcune cosa cambiano, ed io non so con quale terminologia dovrei definirli:

Ad esempio se prima era una "regola" rientra a mezzanotte a casa, adesso per me non è più cosi, tuttavia magari in quel contesto poteva starci bene.

In ogni caso non significa che adesso uno conduce uno stile di vita anarchico. Ovviamente è giusto avere le proprie regole, la propria etica, il proprio regolamento, ma a mio avviso appunto si rispettano più quelle che vengono dallo sviluppo della coscienza, che quella che avvengono solamente per tradizione e' stato sempre cosi e sarà sempre cosi).

In realtà l'argomento potrebbe prospettarsi più complicato di quanto sembra, perchè se seguo ciecamente una tradizione potrei fossilizzarmi sulle regole, se cerco di liberarmente potrei navigare tranquillamente nel caos, che non porta a nulla.

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Vecchio 06-06-2008, 13.25.37   #5
Ray
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, se cerco di liberarmente potrei navigare tranquillamente nel caos, che non porta a nulla.

Si concordo. Sentendo parlare di sta cosa (anche in altri tread) ho avuto la sensazione che si faccia un po' tutt'uno di liberarsi delle regole e trasgredirle. La prima non ha senso, la seconda a volte può essere utile come esperienza nel cammino che si dovrebbe fare di interiorizzazione di una regola... dal subirla al deciderla quindi (coi relativi adattamenti consoni al singolo, una regola non è necessariamente rigida).

Il concetto di regola non è a mio avviso tanto complicato: si tratta del modo corretto di fare una certa cosa (regola originariamente rimanda il concetto di linea retta, mentre regolo di misura). Gli esempi si sprecano... dal eseguire un lavoro magari artigianale "secondo regola" o "a regola d'arte" alle clessiche regole del gioco che stabiliscono, per esempio, da che distanza si deve battere un rigore o quel che è. La regola è impersonale ed ha la funzione di far funzionare qualcosa al meglio, o almeno di farlo funzionare... per questo la trasgressione alcune volte può aiutare... aiutare a vedere che la regola serve.

La sua eliminazione invece porta al non funzionamento... decidere di vivere senza regole è decidere di limitarsi a sopravvivere (sempre se si seguono le regole di base della sopravvivenza però).
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Vecchio 06-06-2008, 17.16.54   #6
Astral
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Un esempio lo ritroviamo nel topic del cibo, ed in effetti mi ci fate riflettere.

Sulle diete per esempio, mettersi delle regole rigide e non trasgredirle mai può essere negativo, trasgredire ci permette di ridimensionare qualche regola.

Eliminare definitivamente le regole, significa poi mangiare a sbafo quando ci pare, in fin dei conti, non ci sono regole.

Stessa cosa sul libertinaggio, è perchè in genere non vi è una regola. Se però magari posso mettere in conto che sono libero, ma questo non significhi non avere un partner stabile, è gia una regola che mi sto dando.

Se poi decido a propri che deve essere per forza italiano/a allora mi sto mettendo altre regole.

In ogni caso io ho visto la regole e le leggi come un antitesi alla creatività. Ma ho visto anche che alla fine non darsele proprio, non permette a questa creatività di darsi una forma.

Esempio un cantante non può ricordarsi tutte le regole mentre si esibisce, altrimenti perderà spontaneità. Tuttavia se non ha metabolizzato determinate regole ( respirazione, articolazione, etc.) la sua performancè ne risentirà e la sua artisticità comunque non uscirebbe fuori lo stesso.

E col percorso spirituale come funziona?

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Vecchio 06-06-2008, 18.23.51   #7
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E col percorso spirituale come funziona?

Uguale direi. La regola è il come, il metodo (da ricordare che la regola non è solo "non fare così", ma anche e soprattutto "fai colì")... basti pensare alla Regola dettata da Bernardo per l'Ordine dei Cavalieri del Tempio, o qualsiasi altra.
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Vecchio 06-06-2008, 19.16.15   #8
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Un esempio lo ritroviamo nel topic del cibo, ed in effetti mi ci fate riflettere.

Sulle diete per esempio, mettersi delle regole rigide e non trasgredirle mai può essere negativo, trasgredire ci permette di ridimensionare qualche regola.

Eliminare definitivamente le regole, significa poi mangiare a sbafo quando ci pare, in fin dei conti, non ci sono regole.

Stessa cosa sul libertinaggio, è perchè in genere non vi è una regola. Se però magari posso mettere in conto che sono libero, ma questo non significhi non avere un partner stabile, è gia una regola che mi sto dando.

Se poi decido a propri che deve essere per forza italiano/a allora mi sto mettendo altre regole.

In ogni caso io ho visto la regole e le leggi come un antitesi alla creatività. Ma ho visto anche che alla fine non darsele proprio, non permette a questa creatività di darsi una forma.

Esempio un cantante non può ricordarsi tutte le regole mentre si esibisce, altrimenti perderà spontaneità. Tuttavia se non ha metabolizzato determinate regole ( respirazione, articolazione, etc.) la sua performancè ne risentirà e la sua artisticità comunque non uscirebbe fuori lo stesso.

E col percorso spirituale come funziona?


allo stesso modo funziona.
per questo serve costanza e volontà di applicazione, comprensione e cuore puro.
a questo servono i metodi che uno ci sta dando (come ad esempio il T.A.) e altro.
più ti ci applichi e li comprendi più li metti in atto in situazioni di vita variegate.
l'optimum è riuscire a farlo sempre e cmq in ogni situazione (li mi sa che si tratta di Maestri)
Meno sei abituato ad applicarli meno li metabolizzi in te.
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Vecchio 06-06-2008, 20.05.07   #9
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Il problema si tratta di quali regole? Ad esempio se sei cattolico è facile perchè devi seguirle per filo e per segno ma se non sei daccordo, devi anche qui sviluppare la coscienza.

Ma parlando proprio di un rapporto spirituale, anche la preghiera, la divinazione, la meditazione hanno le sue regole da dover apprendere e seguire.
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Vecchio 06-06-2008, 20.06.53   #10
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Il discorso regole si potrebbe anche inquadrare nelle 4 fasi di W. Reich che grosso modo assomigliano a quelle di un motore a scoppio e per comodità così possiamo definirle: aspirazione, compressione, scoppio e scarico.

Ci sono regole mi permettono di aspirare, di seguire un metodo che mi fa incamerare materia (non definiamo ora, comunque possono essere impressioni, conoscenze, vicende etc) il lavoro che ne deriva (esempio trasformare le vicende in esperienze) mi fa comprimere , poi con lo scoppio ho la possibilità di muovermi (però le regole sono ancora li, immaginiamo il cilindro del motore, se allo scoppio si frantumasse oltre che saltare in aria con tutto il sedile non ci sarebbe movimento), trasformare materia in energia, creare movimento... alla fine rilascio (scarico) tutto il materiale lavorato*
Questo mi sembra che renda bene, le regole sono la struttura fisica del motore, i cilindri non spariscono mai, si muovono al limite, però all'interno c'è il periodo di compressione e di scoppio... l'errore che si fa in tante rivoluzioni è che allo scoppio si fanno saltare i pistoni, quindi oltre che non muoversi più di tanto poi bisogna costruire nuovi pistoni.



*= E' O.T. ma visto che l'esempio mi ispira, proviamo ad immaginare se in motore dentro i cilindri rimanessero un residuo dei vecchi gas, quando vado per aspirare il nuovo giro qualcosa non va, qualcosa di simile all'ingolfo... la stessa cosa facciamo con il passato
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Vecchio 06-06-2008, 21.50.21   #11
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Si concordo. Sentendo parlare di sta cosa (anche in altri tread) ho avuto la sensazione che si faccia un po' tutt'uno di liberarsi delle regole e trasgredirle. La prima non ha senso, la seconda a volte può essere utile come esperienza nel cammino che si dovrebbe fare di interiorizzazione di una regola... dal subirla al deciderla quindi (coi relativi adattamenti consoni al singolo, una regola non è necessariamente rigida).

Il concetto di regola non è a mio avviso tanto complicato: si tratta del modo corretto di fare una certa cosa (regola originariamente rimanda il concetto di linea retta, mentre regolo di misura). Gli esempi si sprecano... dal eseguire un lavoro magari artigianale "secondo regola" o "a regola d'arte" alle clessiche regole del gioco che stabiliscono, per esempio, da che distanza si deve battere un rigore o quel che è. La regola è impersonale ed ha la funzione di far funzionare qualcosa al meglio, o almeno di farlo funzionare... per questo la trasgressione alcune volte può aiutare... aiutare a vedere che la regola serve.

La sua eliminazione invece porta al non funzionamento... decidere di vivere senza regole è decidere di limitarsi a sopravvivere (sempre se si seguono le regole di base della sopravvivenza però).
prendo spunto da qui perchè con i motori a scoppio ci faccio a botte...comunque anch'io non vedo sempre male le regole...per dirne una ogni confraternita ha una sua regola..i francescani i benedettini o chi volete voi...avranno regole diverse no? altrimenti sarebbero semplicemente frati...in questo caso rispettare la regola vuol dire aver accettato di seguire un certo percorso....per dirne un' altra...anche il carcere ha le sue regole ...tuttavia nessuno decide volontariamente di farsi carcerare...ma è obbligato a rispettarle...non sceglie gli sono imposte...se poi il tal sig. ladrodigalline decide di sfruttare in qualche modo le costrizioni..che so...magari prendendo una laurea..in questo caso usato bene cio che in partenza non lo era affatto... si?
__________________
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la serenità di accettare
le cose che non posso cambiare
il coraggio di cambiare
quelle che posso cambiare
e la saggezza
di distinguere tra le une e le altre
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Vecchio 06-06-2008, 23.55.48   #12
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Il discorso regole si potrebbe anche inquadrare nelle 4 fasi di W. Reich che grosso modo assomigliano a quelle di un motore a scoppio e per comodità così possiamo definirle: aspirazione, compressione, scoppio e scarico.

Ci sono regole mi permettono di aspirare, di seguire un metodo che mi fa incamerare materia (non definiamo ora, comunque possono essere impressioni, conoscenze, vicende etc) il lavoro che ne deriva (esempio trasformare le vicende in esperienze) mi fa comprimere , poi con lo scoppio ho la possibilità di muovermi (però le regole sono ancora li, immaginiamo il cilindro del motore, se allo scoppio si frantumasse oltre che saltare in aria con tutto il sedile non ci sarebbe movimento), trasformare materia in energia, creare movimento... alla fine rilascio (scarico) tutto il materiale lavorato*
Questo mi sembra che renda bene, le regole sono la struttura fisica del motore, i cilindri non spariscono mai, si muovono al limite, però all'interno c'è il periodo di compressione e di scoppio... l'errore che si fa in tante rivoluzioni è che allo scoppio si fanno saltare i pistoni, quindi oltre che non muoversi più di tanto poi bisogna costruire nuovi pistoni.



*= E' O.T. ma visto che l'esempio mi ispira, proviamo ad immaginare se in motore dentro i cilindri rimanessero un residuo dei vecchi gas, quando vado per aspirare il nuovo giro qualcosa non va, qualcosa di simile all'ingolfo... la stessa cosa facciamo con il passato
Queto apre ad una serie di considerazioni. Dato il motore a scoppio e il suo funzionamento, la regola (per esempio quella di tenermi sempre entro un certo range di numero di giri) dovrebbe servire allo scopo, ovvero farmi muovere senza distruggere il motore.
Certo che se dovesse insinuarsi una regola (che forse non è più tale) che mi obbliga a tenere il motore spento o anche solo a non arrivare mai ad un certo numero di giri tollerabile...
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Vecchio 07-06-2008, 11.48.10   #13
griselda
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Stamattina mi sono svegliata non molto in forma e piuttosto irritata e mi è venuto questo post.

Le regole le vedo come qualcosa su cui parametrarci e per non raccontarcela e conoscerci.
Se io metto una regola o aderisco ad un regola e mi osservo posso vedere quanto questa regola mi sta stretta e cercare di scoprire cosa in me fa si che sia stretta. Cosa non facile. Posso anche trovare i miei demoni o le mie tentazione.
Senza una regola esiste solo la legge dell’istinto quella che ti porta ovunque senza mai capire un bel niente.
Se esiste una regola la prima cosa che vedrò è che sono tentato, la seconda è che non esisto solo io ma anche chi mi tenta. Nell’osservazione di questo possiamo vedere quanto poco ci conosciamo. E quanto siamo arroganti e poco umili nel tentare di morire per una regola. Tanto da incattivirci e diventare sterili. La regola esiste ma esiste anche la possibilità di attenercisi con tutti se stessi, ma anche arrivare a vedere i nostri limiti.
Se il limite non l’ho allargato e mi cerco di estendermici a forza senza comprensione posso arrivare a strapparmi. Mi da l’idea di un lavoro lungo di estensione e che prima della rottura si debba per forza fermarsi con umiltà.
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Vecchio 07-06-2008, 12.25.21   #14
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Queto apre ad una serie di considerazioni. Dato il motore a scoppio e il suo funzionamento, la regola (per esempio quella di tenermi sempre entro un certo range di numero di giri) dovrebbe servire allo scopo, ovvero farmi muovere senza distruggere il motore.
Certo che se dovesse insinuarsi una regola (che forse non è più tale) che mi obbliga a tenere il motore spento o anche solo a non arrivare mai ad un certo numero di giri tollerabile...
veramente nella metafora del motore le pareti del cilindri sono le regole, cioè quello che contiene il potere, il poter fare.
In un via, anche non metaforicamente le regole sono come le protezioni laterali delle autrostrade, ti fanno incanalare per andare nella giusta direzione, per non farti andare fuori strada. Se ci fosse un pò di nebbia e non avessimo le strisce e le barriere laterali sarebbe facile andare per campi, in pieno giorno sarebbe già più facile andare su una strada senza strisce (anche se... se ci avete provato...) ma togliamo anche il colore più scuro dell'asfalto, se togliamo anche la terra battuta rispetto al verde... etc...
Cioè intendo che proporzionalmente più togliamo regole e riferimenti e più siamo apparentemente liberi (possiamo andare in ogni direzione, non siamo co-stretti sulla via) ma più non abbiamo meta.
Trovo assurdo voler fare gli esploratori andando fuori strada sulla circonvallazione... diverso può essere se arrivo fino in Guatemala seguendo le strade, vie e poi entro a esplorare la giungla in zone dove l'uomo non è mai stato.
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Vecchio 07-06-2008, 14.22.20   #15
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A parlare di regole mi viene in mente una frase del Vangelo:
Marco 2:27 E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!
Sostituendo al "sabato" la parola "regola" si capisce la filosofia di questo discorso:
La regola è stata fatta per favorire l'uomo, ma se l'uomo stravisa la regola facendola troppo stretta in qualche modo per il troppo rispettarla la trasgredisce, cioè capovolge lo spirito con cui è stata originata la regola, e si rende schiavo di una schiavitù che si è dato da solo....

E' come procedere su un'autostrada con le barriere laterali e le strisce bianche ma in più con il paraocchi, di modo che non posso guardare nè a destra nè a sinistra ma solo dritto, in questo caso mi perdo il panorama e per seguire la regola alla lettera magari finisco per intralciare il traffico....
La strada segnata è necessaria, ma senza uscire dal suo range si può viaggiare rilassati e divertendosi, oppure tesi a controllare di non trasgredire e controllare che pure gli altri non lo facciano, perchè capita anche di arrabbiarsi per questo, si pensa io sto tanto attento e guarda quelli, così non si gode per nulla la corsa in autostrada, perchè nessuno si sognerebbe per arrivare prima di scavalcare le barriere... visto che si suppone che tutti ci tengono ad arrivare alla meta sani e salvi, quindi per arrivare a quel fine si sa quali regole bisogna rispettare.
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Vecchio 07-06-2008, 19.22.42   #16
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.................
Cioè intendo che proporzionalmente più togliamo regole e riferimenti e più siamo apparentemente liberi (possiamo andare in ogni direzione, non siamo co-stretti sulla via) ma più non abbiamo meta.
Trovo assurdo voler fare gli esploratori andando fuori strada sulla circonvallazione... diverso può essere se arrivo fino in Guatemala seguendo le strade, vie e poi entro a esplorare la giungla in zone dove l'uomo non è mai stato.
Questa parte mi ricorda molto il discorso sulla mente a righe, quadretti etc dove nel tuo esempio, vedo le righe e i quadretti come le regole, o le strisce della strada del tuo esempio, il foglio bianco come l'assenza di regole.. ecco nel foglio bianco posso scrivere ovunque, in qualsiasi direzione, senza dover rispettare dei limiti, ma se non sono in grado di scrivere diritto per esempio avrò bisogno della riga, se non so mantenere le proporzioni in un disegno avrò bisogno dei quadretti per riuscire... poi man mano che avrò fatte mie le regole, trascese ha scritto Kael all'inizio del thread e sono d'accordo con lui, potrò anche usare il foglio bianco avendo in me le regole, ma anche questo non significa che le avrò eliminate.. semplicemente faranno parte di me.

Ho provato a guidare in una strada dove non c'erano le righe, e siccome grandinava non vedevo i lati della strada, non vedevo dove finiva. E' come essere ciechi, senza nessun riferimento, e anche se vai pianissimo anche a 10 all'ora è veramente difficile muoversi, e sinceramente io non riesco a vedere oggi niente di male nelle regole, anzi, ben venga se c'è chi me le sa dare al momento giusto, perchè ne ho bisogno, ne ho avute poche nella vita, salvo poi dei restringimenti educativi inutili (che non erano regole erano paranoie dei miei ed è diverso da una sana regola).

Un ultimo esempio che mi viene facile visto che l'ho sperimentato, quando mi sono imposta di non mangiare la pasta per un periodo la sera, all'inizio l'ho vissuto come un sacrificio, ma penso di poter dire che era una regola che mi sono autoimposta.. bene , dopo un po' di tempo, la regola non mi è più servita, nel senso che ho smesso di vivere la cosa come un sacrificio, ma è diventato norma-le non mangiare la pasta la sera. La regola c'è esiste ancora, ma penso di non aver più bisogno di ricordarla in qualche modo, se una volta ogni tanto mi va la pasta, non la vivo più come una trasgressione, ma come qualcosa che posso concedermi perchè poi sto attenta... il che si incastra bene anche con il discorso che facevamo tempo fa sulle abitudini.. per vincere quelle cattive bisogna sostituire con altre abitudini migliori e per farlo.. credo che l'unico modo sia seguire delle regole..
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