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Vecchio 26-01-2009, 16.43.22   #1
stella
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Predefinito Morti bianche - incidenti sul lavoro

Sull'eco dell'altra discussione sulla violenza alle donne, c'è un'altra piaga nel nostro paese che non si riesce a sanare, sono tutti quegli operai che perdono la vita sul lavoro, proprio l'Italia ha questo triste primato.
Solo la prima settimana di gennaio ne sono morti 7, e questi incidenti accadono un po' dappertutto, al nord come al sud, anche nella mia regione e nella città dove lavoro ne sono morti due nel giro di sei mesi.
Si fa tanto parlare di sicurezza sul lavoro, ma sentendo gli addetti ai lavori questa presunta "sicurezza" è anche un business, conosco il titolare di un'impresa edile che ha in magazzino un grosso quantitativo di armature che servono per fare le impalcature che non può usare perchè fuori legge....
Ma nonostante ciò gli incidenti sul lavoro continuano a succedere, e gli operai continuano a morire.
Certamente qualche volta si tratta di imprudenze commesse dagli stessi operai, ma il più delle volte è che si dà per scontata una sicurezza che non c'è, o per via dei controlli che non vengono fatti, o perchè si fanno turni troppo pressanti.
Nonostante l'ostentata crisi.


Ultima modifica di stella : 26-01-2009 alle ore 17.03.42.
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Vecchio 26-01-2009, 20.25.55   #2
Uno
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In parte avevamo già parlato della cosa, ma forse (non ricordo) non in maniera esclusiva su questo tema.

Sono d'accordo su questa cosa

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Originalmente inviato da stella Visualizza messaggio
Si fa tanto parlare di sicurezza sul lavoro, ma sentendo gli addetti ai lavori questa presunta "sicurezza" è anche un business, conosco il titolare di un'impresa edile che ha in magazzino un grosso quantitativo di armature che servono per fare le impalcature che non può usare perchè fuori legge....
per me è quasi solo un business*, tant'è che 30 anni fa non moriva più gente (o non si sentiva... booh...), ma le normative sono fatte quasi solo per il consumismo.
Ti faccio un esempio, molte attrezzature prima di una certa data avevano un tasto di accensione e spegnimento con una lucina rossa.
Beh dopo una certa data (che non ricordo, ma saranno passati almeno 10 anni) gli strumenti non potevano più avere il tasto di accensione rosso perchè questo doveva essere destinato solo per pericolo, quando poi alla fin fine i tasti di pericolo sono sempre interruttori per lo spegnimento dell'attrezzatura.
In quella data, chiunque avesse dipendenti ha dovuto cambiare tutte quelle attrezzature con i tasti rossi, in pochissimi casi (praticamente zero) era possibile cambiare la lucina nel tasto, è stata consentita una deroga solo a chi non avesse dipendenti e quindi usava per proprio conto l'attrezzatura.

*= in realtà non sono neanche così certo che al legislatore interessi promuovere uno o un'altro business, semplicemente se ne fregano dei problemi reali di chi lavora, spesso non hanno proprio idea di quanto con una leggina mettano in ginocchio molte realtà senza poi ottenere chissà che vantaggi per la collettività, solo per inseguire il meglio astratto ma non ancora raggiungibile materialmente.
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Vecchio 26-01-2009, 23.29.27   #3
jezebelius
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*= in realtà non sono neanche così certo che al legislatore interessi promuovere uno o un'altro business, semplicemente se ne fregano dei problemi reali di chi lavora, spesso non hanno proprio idea di quanto con una leggina mettano in ginocchio molte realtà senza poi ottenere chissà che vantaggi per la collettività, solo per inseguire il meglio astratto ma non ancora raggiungibile materialmente.
Il problema della legge fatta tanto per...inseguire il meglio astratto è proprio la parte più importante, secondo me.
In definitiva, prima di strutturare o destrutturare un meccanismo, in questo caso ad esempio le normative sulla sicurezza che hanno comportato grandi modifiche, le quali son servite -e dovrebbero servire - per finalità onorevoli, si dovrebbe studiare nello specifico che tipo di impatto, quali costi e quali benefici, graverebbero sulla collettività.
A mio avviso, però, il problema non è fatto solo di mancanza di competenza, o meglio di una presenza di competenza astratta più che pratica, quanto a ciò bisogna aggiungere che questo lato virtuale della legge nella fattispecie non considera il rispetto di chi lavora - sia esso dipendente o libero professionista -, la valutazione dei lavoratori da un punto di vista meritocratico, la considerazione pratica e totale dei lavori identificandoli di bassa, media, alta ed altissima pericolosità e conseguente catalogazione ( è stata fatta per alcuni ma altri ancora aspettano ).
Se a ciò poi aggiungiamo pure una " fittizia " normativa sulla sicurezza ne segue che oltre ad essere questa un grosso business è anche, al contempo, una presa per i fondelli sia per chi deve adeguarsi, quindi gli imprenditori, e sia per chi è " diretto " interessato, ossia il lavoratore.
Ci sono tantissimi aspetti che andrebbero quanto meno rivisti, ma a quanto pare è meglio parlare più che attivarsi per un effettivo controllo.
Di più, direi che in questo clima di virtuale presenza -ci sono ma non ci sono - delle leggi inerenti la sicurezza sul lavoro ed il gran vociare che si fa quando ci scappa il morto, il latitare dell'ispettorato del lavoro, il poco quanto non sufficiente controllo della Guardia di Finanza o del personale delle ASL, sugli orari, sul rispetto delle normative " in tutti " i luoghi di lavoro, completa il quadro di lassismo in questo ampio, enorme settore dell'economia.
__________________
Dr. Marc Haven
“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 10-04-2011, 10.16.15   #4
Astral
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Il business c'è io stesso lavoravo per un azienda che faceva manuali e videocorsi per la sicurezza sul lavoro, e spiegava le varie regole.
E' anche vero che per esperienza la sicurezza sul lavoro spesso manca sopratutto in quei lavori manuali e antichi.

30 anni fa certe cose non si sentivano perchè sicuramente c'era meno informazione di oggi, ma accadevano eccome... il problema è che se accadono oggi con i mezzi che ci sono potrebbe essere evitate tante morti bianchi.
In ogni caso senza le dovute precauzioni, è anche il dipendente che si dovrebbe rifiutare di fare certe mansioni. Perchè anche se il datore verrà multato, lui non sarà li a vederlo...
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Vecchio 10-04-2011, 15.36.00   #5
Uno
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Spesso sono i dipendenti che rifiutano le protezioni perchè "danno fastidio", "sono scomode"... poi c'è pigrizia etc...
Non ho mai lavorato in fabbrica ma conosco chi ci lavora e mi racconta, ho invece visto personalmente cantieri edili.
L'operaio in catena di montaggio deve mettere le mani sul macchinone che si è incastrato? Lo spinge il "fungo rosso" (un tastone che blocca tutto) prima? No per diversi motivi. A volte perchè è anni che fa quella cosa e ormai si sente esperto: a lui non succederà mai. A volte perchè poi non vuole aspettare che riparte la macchina perchè se non perde tempo può andare 10 minuti in più a fumare... e simili.

Il casco e le imbracature sulle impalcature danno fastidio, si fa più fatica a muoversi per fare le stesse cose, quindi tanti non li mettono. Bisogna anche dire che spesso certe protezioni sono studiate da chi sta seduto su una scrivania e non ha la minima alba del lavoro.
Quando ho chiesto all'antennista che mi ha rifatto l'impianto se non si legasse mai per sicurezza (al terzo piano solo con una scala), mi ha detto che si sente più in pericolo legato. Gli è successo di impigliarsi nella fune e di rischiare di cadere battendo la testa.

30 anni fa la gente si spaccava la schiena di più ma aveva meno a che fare con macchinari infernali. Se togliamo le città più grandi raramente c'erano case con più di 2 o 3 piani. C'era pure meno fretta...
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Vecchio 11-04-2011, 12.55.58   #6
Edera
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Spesso sono i dipendenti che rifiutano le protezioni perchè "danno fastidio", "sono scomode"... poi c'è pigrizia etc...
Non ho mai lavorato in fabbrica ma conosco chi ci lavora e mi racconta, ho invece visto personalmente cantieri edili.
L'operaio in catena di montaggio deve mettere le mani sul macchinone che si è incastrato? Lo spinge il "fungo rosso" (un tastone che blocca tutto) prima? No per diversi motivi. A volte perchè è anni che fa quella cosa e ormai si sente esperto: a lui non succederà mai. A volte perchè poi non vuole aspettare che riparte la macchina perchè se non perde tempo può andare 10 minuti in più a fumare... e simili.
.
E' uno dei motivo di lite tra me e mio padre. Mio padre è de-responsabilizzato in merito e i dipendenti lo sono di conseguenza, le attrezzature di sicurezza ci sono ma alcuni li usano, altri non ne vogliono sapere.
Io sarei per il metodo duro cioè non vuoi mettere le protezioni? Mi firmi una lettera in cui dichiari di non volerle usare.. Ma niente non mi sente..
Attrezzature delle macchine: noi abbiamo presse piegatrici, con le cellule di sicurezza rallentano enormemente il tempo di lavoro e diventa impossibile stare dentro ai prezzi del mercato.
I dipendenti stessi non le vogliono usare perchè la macchina si fermerebbe spesso durante il lavoro.
In ogni caso sono dell'idea che un'azienda dovrebbe lavorare nel massimo rispetto delle norme ma non vedo posti dove le cose funzionino veramente così perchè la pratica e la teoria non riescono a coniugarsi.
Poi negli ultimi anni dalla legge 626 in poi il datore di lavoro è obbligato a tenere una serie di corsi (a proprie spese): antincendio, pronto soccorso, guida del carrello elevatore.. A questi si sono aggiunti i corsi per gli apprendisti: in pratica due giorni alla settimana devono andare nella sede dell'ente organizzatrice del corso a seguire delle lezioni teoriche che dovrebbero formarli al lavoro.
Dico dovrebbero perchè in realtà il contenuto di quei corsi è generico, spesso in italiano ( e loro sono stranieri) e c'entra poco con la loro effettiva mansione. Alcuni ci vanno, altri si rifiutano perchè sostengono che se volevano studiare lo facevano per conto loro. Uno si è lincenziato perchè non aveva voglia di seguirli.
Insomma non è per niente facile coniugare le esigenze dell'azienda, con quelle della sicurezza, con quelle del lavoratore..
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Vecchio 11-04-2011, 14.58.38   #7
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Da me i collaboratori indipendentemente dal tipo di contratto firmano nel contratto stesso la clausola di essere a conoscenza delle norme di sicurezza, di aver ricevuto ausili di lavoro e sono a conoscenza del fatto che devono usarli. I corsi li facciamo ogni anno e ad ogni nuovo progetto. E' vero che alcuni dispositivi rallentano il lavoro ma la sicurezza è preferibile alla velocità.
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Vecchio 11-04-2011, 15.32.45   #8
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Nell'azienda in cui lavoravo prima vendevamo questi manuali e videocorsi, che facevano risparmiare l'onere al datore di fare corsi esterni. E come dice Edera erano sulla sicurezza in Ufficio, in cantiere, pronto soccorso, pulizia. Molte ditte ci ordinavano pacchi o videocorsi. In questo modo si facevano dei corsi collettivi e si risparmiava tempo. Ogni lavoratore poi era destinato un modulo che prevedeva l'aver letto questo programma e che quindi poi esonerava il datore dalle responsabilità.

Credo che in certi casi anche il dipendente ha delle responsabilità se mette a rischio altro dipendenti.
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Vecchio 12-04-2011, 00.19.57   #9
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Io progetto macchine automatiche nell'ambito dell'editoria. Vi sono rotative alte 3 piani, grandi come un piccolo quartiere con rulli e motori grandi come un'utilitaria, tunnel di retrazione a 300 gradi grandi come una cabina al mare. Ci sono confezionatrici velocissime che viaggiano a 15.000 pezzi/ora, impilatori che hanno espulsori pneumatici che possono spostare un'automobile, paletizzatori antropomorfi che muovono pallet di libri. Ci sono trilaterali che tagliano brossure spesse 10cm ad una velocità di 100 libri al minuto.
Se non ci fossero sportelli e protezioni adatte, una taglierina di siffatta capacità nel caso ci finisse in mezzo un'arto umano, questa non lo sentirebbe affatto.

Quello che voglio dire è che l'industria moderna ha portato le macchine automatiche a prestazioni elevate e queste sono per l'uomo una grande fonte di pericolo. In molti casi anche con funghi di emergenza, barriere fotoelettriche, sportelli e qualt'altro il rischio residuo rimane ed a volte è oneroso.
Incidenti non mortali (dita troncate e cauterizzate causa un saldatore trasversale a 300gradi con profilo tagliente) sono accaduti perchè le protezioni erano state by-passate o perchè alcuni sportelli erano stati asportati.

Ma come detto prima in molti casi il rischio residuo è presente ed in quel caso vi sono fior fiore di cartelli indicatori del pericolo.

Il primo DPI (dispositivo di protezione individuale) è la procedura, il procedimento adatto ad intervenire sulla macchina. Se si opera secondo disposizione, difficilmente si mette in pericolo la salute dell'operatore. Poi in ambienti particolari servono DPI specifici, nel mio ambito sono importanti le scarpe antinfortunistiche, i tappi per le orecchie ed il camiche.

Gli incidenti sul lavoro avvengono principalmente per mancata osservazione delle procedure e per manomissione delle protezioni (compreso il non indossare i DPI quando è necessario).
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Vecchio 12-04-2011, 13.48.42   #10
Faltea
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Sul pos (piano operativo della sicurezza) come soluzione a tanti problemi ci sono delle banalità che fanno impressione...
Spesso mi sento stupida a darlo ai ragazzi prima di andare sul cantiere e dirgli di leggerlo..

Per quando tagliano c'è scritto di usare idoeni dispositivi di sicurezza (occhiali)... quando usano gru di stare attenti ai carichi sospesi, tenersi lontani dagli organi in manovra..
Tenersi lontano dalle macchina in movimento...

Niente di nuovo si direbbe.. eppure hanno dovuto scriverlo...
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