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Vecchio 08-08-2008, 18.05.59   #1
griselda
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Non ne so assolutamente niente, so solo che pare di questi tempi giri in rete che accordare gli strumenti a questa frequenza dia come risultato una musica che riequilibra gli squlibrii fisici. Si racconta che cantare su queste frequenze faccia vibrare l'interno in modo da espandere le capacità espressive e che agisca a livello emozionale...
La cosa mi incuriosisce non credo agli elisir... però un tempo la musica, un tipo di musica riusciva anche ad abbattare muri, quindi non chiudo mai porte. ( )
Però conosco la musica di Mozart e il potere che hanno alcuni brani di acquitare la mia mente... quindi sarei curiosa di saperne di più. Qualcuno ha delle info in merito?
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Vecchio 09-08-2008, 16.24.21   #2
Ray
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Il discorso dell'accordatura è un po' complesso (pian piano si può fare) e coinvolge quella materia che in musica si chiama "armonia".

In ogni caso adesso, con il sistema temperato, si accorda a 440 Hz. 440 è la frequenza del LA... il LA successivo è a 880 e in mezzo l'ottava viene divisa in dodici semitoni equidistanti.
Tuttavia non era sempre così e la frequenza di accordatura nel tempo si è alzata. Mozart, per dire, accordava a 415, che è l'accordatura barocca che si usa ancora nei conceti di musica, appunto, barocca. Comunque ance la divisione in dodici semitoni equidistanti è relativamete recente (ed è fondamentalmente stonato)... le cose anticamente stavano un po' diversamente. Entreremo nella fattispecie se serve.

Non saprei dire se 432 sia proprio proprio IL suono... però è probabile che si avvicini di parecchio all'accordatura antica, basata su certi strumenti. Sappiamo dalla Tradizione che il tentativo di certi strumenti era la riproduzione di certi suoni connessi a determinati "misteri", dando orgine alla Musica Sacra.
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Vecchio 11-08-2008, 17.39.14   #3
griselda
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Ho letto qualcosa ma non so se sono in grado di riportarla per pare che Keplero già ai suoi tempi avesse parlato dell'armonia dell'unverso collegata alla musica, li si parlava del Do 256 Hz e della spirale logartimica quindi della Geometria Sacra.
Il nostro sistema solare è basato su questa geometria e che si paragona anche alla musica e i suoi spazi e il suo registro di sistema. insomma che se il sistema solare non rimanesse su corrispettivo di Do 265 Hz il tutto salterebbe in aria. Il Do 265 corrisponderebbe al La tra 427 e 432, per cui il 440 usato ora paragonato al nostro sistema solare non parebbe idoneo perchè sballerebbe l'armonia tra la musica e le leggi dell'Universo.
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Vecchio 02-03-2010, 12.31.51   #4
'ayn soph
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Una domanda se posso, il nome delle note non lo abbiamo dato noi? Cioè può avere senso parlare i frequenze di diapason e metterci in mezzo il nome?
Faccio un esempio: che io suoni delle note che vibrano a frequenza 265 quindi 280 e 320 (ho messo dei numeri a caso) e che le stesse le chiami do, re e fa oppure sol, la e do cosa cambierebbe in sostanza?
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Vecchio 03-03-2010, 00.36.31   #5
Ray
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Una domanda se posso, il nome delle note non lo abbiamo dato noi? Cioè può avere senso parlare i frequenze di diapason e metterci in mezzo il nome?
Faccio un esempio: che io suoni delle note che vibrano a frequenza 265 quindi 280 e 320 (ho messo dei numeri a caso) e che le stesse le chiami do, re e fa oppure sol, la e do cosa cambierebbe in sostanza?
Non sono certo di inquadrare la tua domanda... a me sembrano due: una che riguarda la scelta delle frequenze e l'altra la scelta di dare questo o quel nome ad una data frequenza. Intendevi questo?

In ogni caso butto là due informazioni, se non c'entrano fa nulla, se c'entrano approfondiamo.
Come ho detto prima la frequenza da associare alla nota di partenza, il La, è cambiata nel tempo, ma in realtà non è cambiata di granchè se consideriamo lo spettro sonoro. Ma allora da dove deriva? Da tempi antichissimi, su questo c'è certezza. Pare che Pitagora avesse stabilito l'esatta lunghezza e spessore della corda che genera la base di riferimento e pare che egli abbia arguito la notizia da conoscenze ancora più antiche, in parte orientali, e forse ci ha messo del suo. Se volessimo dare uno sguardo esoterico alla cosa non sarebbe difficile immaginare la quantificazione di un qualche Suono Basilare, anche se riferito all'orecchio umano e all'umana voce... in ogni caso la nota centrale sulla voce è basata: pare sia emissibile da tutti i timbri.

I nomi delle note sono invece molto successivi e frutto di una convenzione. Quando si è reso necessario aggiungere una notazione letterale a quella musicale si è partiti dalla nota centrale (il nostro La) e la si è chiamata A e di seguito le altre note in cui è divisa un'ottava (B, C, ecc). Questa notazione è ancora largamente usata in molti paesi.
Nel medioevo - e forse qui c'è qualche altro zampino esoterico - si sono dati dei nomi latini alle note: ut, re, mi, fa, sol, la, si. Dobbiamo questi nomi a Guido d'Arezzo e rappresentano la prima sillaba dei primi versetti di un inno. Nel XVII secolo la prima nota fu cambiata in do a causa forse della difficoltà di pronuncia.
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Vecchio 03-03-2010, 01.33.30   #6
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Non sono certo di inquadrare la tua domanda... a me sembrano due: una che riguarda la scelta delle frequenze e l'altra la scelta di dare questo o quel nome ad una data frequenza. Intendevi questo?

In ogni caso butto là due informazioni, se non c'entrano fa nulla, se c'entrano approfondiamo.
Come ho detto prima la frequenza da associare alla nota di partenza, il La, è cambiata nel tempo, ma in realtà non è cambiata di granchè se consideriamo lo spettro sonoro. Ma allora da dove deriva? Da tempi antichissimi, su questo c'è certezza. Pare che Pitagora avesse stabilito l'esatta lunghezza e spessore della corda che genera la base di riferimento e pare che egli abbia arguito la notizia da conoscenze ancora più antiche, in parte orientali, e forse ci ha messo del suo. Se volessimo dare uno sguardo esoterico alla cosa non sarebbe difficile immaginare la quantificazione di un qualche Suono Basilare, anche se riferito all'orecchio umano e all'umana voce... in ogni caso la nota centrale sulla voce è basata: pare sia emissibile da tutti i timbri.

I nomi delle note sono invece molto successivi e frutto di una convenzione. Quando si è reso necessario aggiungere una notazione letterale a quella musicale si è partiti dalla nota centrale (il nostro La) e la si è chiamata A e di seguito le altre note in cui è divisa un'ottava (B, C, ecc). Questa notazione è ancora largamente usata in molti paesi.
Nel medioevo - e forse qui c'è qualche altro zampino esoterico - si sono dati dei nomi latini alle note: ut, re, mi, fa, sol, la, si. Dobbiamo questi nomi a Guido d'Arezzo e rappresentano la prima sillaba dei primi versetti di un inno. Nel XVII secolo la prima nota fu cambiata in do a causa forse della difficoltà di pronuncia.
Hai dato una super spiegazione inquadrando tutto il sistema se non erro hai accennato anche all'Armonia delle Sfere o suono Creatore (qualcosa del genere ora non mi viene). Però mi chiedevo forse una cosa più semplice ossia, i compositori di ogni epoca non hanno scritto soltanto in una determinata scala dove siano presenti soltanto quei suoni ma venivano come vengono usate gamme di suoni atte a strumenti e/o voci che interpreteranno tali brani.
Quindi mi chiedevo dove sta la differenza del cambio diapason se oggi posso scrivere anche in quelle tonalità o vibrazioni? forse nel nostro sistema temperato manca il terzo semitono dato che la ripartizione non è più sui quarti ma sui semitoni (poi lasciamo ora il fatto di diatonico o cromatico) ma forse è soltanto attribuibile a questo fatto e non tanto al cambiamento del diapason o ragiono male?
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Vecchio 03-03-2010, 20.43.49   #7
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Però mi chiedevo forse una cosa più semplice ossia, i compositori di ogni epoca non hanno scritto soltanto in una determinata scala dove siano presenti soltanto quei suoni ma venivano come vengono usate gamme di suoni atte a strumenti e/o voci che interpreteranno tali brani.
Quindi mi chiedevo dove sta la differenza del cambio diapason se oggi posso scrivere anche in quelle tonalità o vibrazioni? forse nel nostro sistema temperato manca il terzo semitono dato che la ripartizione non è più sui quarti ma sui semitoni (poi lasciamo ora il fatto di diatonico o cromatico) ma forse è soltanto attribuibile a questo fatto e non tanto al cambiamento del diapason o ragiono male?
Ho letto varie volte e non credo di aver capito quello che dici. Quando dici che puoi scrivere in altre tonalità intendi che puoi riferirti ad altre frequenze? Cosa intendi esattamente quando dici che manca il terzo semitono?
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Vecchio 03-03-2010, 23.41.09   #8
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Ho letto varie volte e non credo di aver capito quello che dici. Quando dici che puoi scrivere in altre tonalità intendi che puoi riferirti ad altre frequenze? Cosa intendi esattamente quando dici che manca il terzo semitono?
E' stato un errore mi odi valutazione allora provo a spiegare.
Prima del nostro sistema "moderno" detto temperato, al tempo di Bach come saprai (o forse no) vi era un sistema a quarti di tono, un esempio pratico.
Oggi abbiamo una successione centesimale che in semitoni è la seguente:
do-do#-re-re#mi, prima di questo sistema avremmo avuto:
do-do#-reb-re-re#-mib-mi quindi 6 quarti di tono (o insomma pressappoco) contro i 4 semitoni di oggi, ma a prescindere dai numeri quello che ci interessa sono le vibrazioni delle frequenze, il contrasto o se vogliamo la parte mancante sarebbe stata la diversa concezione e soprattutto i diversi rapporti intercorrenti fra le note stesse e dentro un intervallo di ottava.
Non so se ho spiegato meglio o ho peggiorato
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Vecchio 04-03-2010, 02.21.39   #9
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E' stato un errore mi odi valutazione allora provo a spiegare.
Prima del nostro sistema "moderno" detto temperato, al tempo di Bach come saprai (o forse no) vi era un sistema a quarti di tono, un esempio pratico.
Oggi abbiamo una successione centesimale che in semitoni è la seguente:
do-do#-re-re#mi, prima di questo sistema avremmo avuto:
do-do#-reb-re-re#-mib-mi quindi 6 quarti di tono (o insomma pressappoco) contro i 4 semitoni di oggi, ma a prescindere dai numeri quello che ci interessa sono le vibrazioni delle frequenze, il contrasto o se vogliamo la parte mancante sarebbe stata la diversa concezione e soprattutto i diversi rapporti intercorrenti fra le note stesse e dentro un intervallo di ottava.
Non so se ho spiegato meglio o ho peggiorato
Beh hai spiegato meglio. Però ancora mi sfugge il punto. Ok, con il sistema temperato l'ottava è divisa in dodici semitoni uguali e questo incasina alcuni intervalli, tipo la terza. (Per altro, ma forse non c'entra, se non sbaglio il sistema pitagorico era più vicino a quello temperato che a quello a cui fai riferimento tu). Ma il sistema di suddivisione dell'ottava come incide sul punto di partenza dell'ottava, ossia la frequenza della nota di riferimento?
Può darsi benissimo che non sto vedendo una cosa ovvia, le mie conoscenze musicali sono molto superficiali, quindi se mi spieghi bene te ne sarò grato.
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Vecchio 04-03-2010, 09.49.35   #10
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Forse sto complicando le cose e allora ci riprovo: il sistema pitagorico che era quello originale era impostato su determinati canoni o anche armoniche che invece si sono dimostrati non coerenti con il nostro sistema attuale di suddivisione scientifico in 12 semitoni. Vi erano delle discrepanze fra i rapporti delle frequenze delle stesse note in ottave differenti. Anche il sistema Zarliniano (successivo al Pitagorico) presentava delle piccole differenze tra note omofone.
Insomma per farla breve il fatto dell'intonazione del La a 432 Hertz o a 440 non farebbe la differenza sostanziale infatti oggi si possono accordare gli strumenti anche a 432 (dove è possibile) o tagliarli all'origine (per quelli a fiato o per il piano, credo) invece la sostanza è (per quello che ho capito) che nei sistemi precedenti a non funzionare erano i rapporti interni che si creavano tra intervalli e intervalli o addirittura nelle ottave successive.
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Vecchio 04-03-2010, 10.32.02   #11
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Qui lo dico e qui lo nego (anche perchè non ho tempo voglia di fare e scrivere tutti i calcoli) le note musicali terrestri del momento sono il rapporto tra la situazione cosmologica del momento e la frequenza della terra (che è a sua volta il rapporto tra la situazione cosmologica e la vita in essa).
Quindi per usare termini terra terra, la stessa identica musica (frequenze) che magari 3000 anni fa poteva suscitare determinati effetti, dall'umore delle persone a veri e propri effetti tangibili sulla materia etc..., oggi non ha gli stessi effetti, tranne che, parzialmente, su persone non accordate con i tempi.
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Vecchio 04-03-2010, 11.25.59   #12
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Qui lo dico e qui lo nego (anche perchè non ho tempo voglia di fare e scrivere tutti i calcoli) le note musicali terrestri del momento sono il rapporto tra la situazione cosmologica del momento e la frequenza della terra (che è a sua volta il rapporto tra la situazione cosmologica e la vita in essa).
Quindi per usare termini terra terra, la stessa identica musica (frequenze) che magari 3000 anni fa poteva suscitare determinati effetti, dall'umore delle persone a veri e propri effetti tangibili sulla materia etc..., oggi non ha gli stessi effetti, tranne che, parzialmente, su persone non accordate con i tempi.
Ho capito e mi permetto di sintetizzare: un corpo (diciamo l'Universo) ha una certa vibrazione e i sistemi sotto-stanti (che lo sostanziano) hanno delle vibrazioni in armonia con esso. Dato che quel Corpo anche'esso evolve grazie alle tante esperienze e ai tanti rami (che sondano sempre più e sempre meglio) è evidente che come in noi può avvenire un cambiamento di stato così avviene per lui e quindi si potrebbe dire che la frequenza vibratoria in evoluzione passa per livelli diversi di consapevolezza e quindi vibrazioni differenti. Tempi diversi-ritmi diversi-frequenze diverse-stati diversi
Sono lontano?
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Vecchio 21-05-2011, 19.22.37   #13
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Qui lo dico e qui lo nego (anche perchè non ho tempo voglia di fare e scrivere tutti i calcoli) le note musicali terrestri del momento sono il rapporto tra la situazione cosmologica del momento e la frequenza della terra (che è a sua volta il rapporto tra la situazione cosmologica e la vita in essa).
Quindi per usare termini terra terra, la stessa identica musica (frequenze) che magari 3000 anni fa poteva suscitare determinati effetti, dall'umore delle persone a veri e propri effetti tangibili sulla materia etc..., oggi non ha gli stessi effetti, tranne che, parzialmente, su persone non accordate con i tempi.
Sarebbe interessante riprenderlo questo. Quindi tu dici che la musica non ha effetto su nessuno, non suscita emozioni, sentimenti?
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Vecchio 26-08-2011, 12.45.38   #14
griselda
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A quanto ho capito si dice che gli 8 Hz sono la frequenza degli ultrasuoni che emottono i delfini e che l'orecchio umano non riesce a percepire ma che hanno comunque un effetto benefico sul cervello perchè pare mandi in sincronia gli emisferi creando le fatidiche onde alfa e theta e che migliorano lo stato psicofisico delle persone. Questo pare essere stato sperimentato da alcuni ricercatori.
Quindi essendo, il 432 un multiplo di 8 questa frequenza può essere usata per ottenere gli stessi effetti benefici.

Ma se Uno ha detto che bisognerebbe fare i calcoli tenendo conto di diversi fattori sempre in evoluzione tra loro direi che questa del 432 è una bufala essendo un numero fisso. Sempre se non ho capito male io eh.
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Vecchio 02-09-2011, 13.24.41   #15
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A quanto ho capito si dice che gli 8 Hz sono la frequenza degli ultrasuoni che emottono i delfini e che l'orecchio umano
Errata corrige non sono ultrasuoni ma infrasuoni.

Infrasuoni sono inferiori a 20 Hz (16 vibrazioni al secondo )
Mentre gli ultrasuoni che sono onde meccaniche sonore partono da 2MHz
Nel mezzo c'è il suono udibile
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Vecchio 29-09-2011, 11.00.10   #16
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Ho trovato il verso di Guido D'Arezzo, è un inno dedicato a San Giovanni Battista. Lo metto adesso, perchè mi è stato detto da un insegnante di teoria musicale questa cosa, e ora che leggo sta discussione mi rendo conto.

1.(UT) QUEANT LAXIS
2.(RE)SONARE FIBRIS
3.(MI)RA GESTORUM
4.(FA)MULI TUORUM
5.(SOL)VE POLLUTI
6.(LA)BII REATUM
7.(S)ANCTE (I)OANNES.

Da qui abbiamo la scala di Do. Poi Ut era il vecchio Do ma crea problemi, in musica lirica, perchè un vocalizza di un minuto con UT, era veramente cacofonico.
Sul perchè è stato sostituito con Do, c'è una diatriba.

Ecco la spiegazione, quello che è trovato "particolare" è che sia stato scelto un inno a S. Giovanni Battista, ma non sapreii se ci sono veri riferimenti esoterici.
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Vecchio 23-10-2011, 00.40.25   #17
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Ho trovato il verso di Guido D'Arezzo, è un inno dedicato a San Giovanni Battista. Lo metto adesso, perchè mi è stato detto da un insegnante di teoria musicale questa cosa, e ora che leggo sta discussione mi rendo conto.
Per correttezza ai di tempi di Guido D'Arezzo, 1100 circa il Si non era in uso, egli usava solo l'esacordo di tre tipi: naturale, molle e duro. Il naturale partiva dal Do o Ut naturale, il molle partiva dal Sol e il duro dal Fa.
Il Si fu introdotto nel 1600 circa dall'iniziale che citi dell'inno Sancte Ioannes.


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Poi Ut era il vecchio Do ma crea problemi, in musica lirica, perchè un vocalizza di un minuto con UT, era veramente cacofonico.
Non capisco cosa vuoi dire con un minuto di Ut lirico cacofonico...

Citazione:
Ecco la spiegazione, quello che è trovato "particolare" è che sia stato scelto un inno a S. Giovanni Battista, ma non sapreii se ci sono veri riferimenti esoterici.
Fu una coincidenza, l'inizio di ogni versetto saliva di un tono, in quanto l'inno già esisteva scritto musicalmente e decise di chiamare le prime sei note per i suoi esacordi con questi iniziali con cui veniva facile ricordare le note. Fino a quel momento non esisteva il nome delle note, esisteva il tetragramma, il pentagramma e l'esacordo con le linee su cui erano scritti i neomi che venivano intonati ma senza un nome.
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Significa che con la voce non puoi ripetere ut per un minuto con un vocalizzo, perchè non puoi tenere la T, non so se mi spiego.
Le vocali puoi tenerele quanto vuoi, le consonanti no.
Quindi se io canto un Do, la o finale posso tenerla anche per 3 minuti, con la T non lo posso fare. Questo Ut nei vocalizzi finali creava un sacco di problemi!

Invece mi domando come hanno scelto la distanza tra le varie note, visto che per esempio tra Mi e fa, non si sale di un tono ma di un semitono, e stessa cosa tra si e do.
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Vecchio 23-10-2011, 01.03.27   #19
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Significa che con la voce non puoi ripetere ut per un minuto con un vocalizzo, perchè non puoi tenere la T, non so se mi spiego.
Le vocali puoi tenerele quanto vuoi, le consonanti no.
Quindi se io canto un Do, la o finale posso tenerla anche per 3 minuti, con la T non lo posso fare. Questo Ut nei vocalizzi finali creava un sacco di problemi!

Invece mi domando come hanno scelto la distanza tra le varie note, visto che per esempio tra Mi e fa, non si sale di un tono ma di un semitono, e stessa cosa tra si e do.
Vedi un po' qui:
http://ermopoli.it/portale/showthrea...ell%27ottav a
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Vecchio 23-10-2011, 02.19.18   #20
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Quindi essendo, il 432 un multiplo di 8 questa frequenza può essere usata per ottenere gli stessi effetti benefici.
Anche 440 è un multiplo di 8 e fa 55, come i centimetri dei 40 cubiti sacri con cui è stato costruito il Tempio di Gerusalemme.
Non so cosa c'entra con il discorso ma mi è sembrata una curiosa coincidenza.
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Vecchio 23-10-2011, 02.28.01   #21
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Anche 440 è un multiplo di 8 e fa 55, come i centimetri dei 40 cubiti sacri con cui è stato costruito il Tempio di Gerusalemme.
Non so cosa c'entra con il discorso ma mi è sembrata una curiosa coincidenza.
Secondo me segue sempre tutto quell'otto delle Ottave di cui ho linkato prima
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Vecchio 23-10-2011, 02.28.42   #22
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Invece mi domando come hanno scelto la distanza tra le varie note, visto che per esempio tra Mi e fa, non si sale di un tono ma di un semitono, e stessa cosa tra si e do.
Si deve vedere le serie di Fibonacci. Il discorso è complesso, meriterebbe un 3d a parte cmq ti faccio notare solo che l'ottava può essere divisa a metà proprio con la quarta aumentata, ovvero do re mi fa# e la seconda quarta aumentata sol la si do#.
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Vecchio 23-10-2011, 11.23.20   #23
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Grazie Griselda per i link.

Diamantea, vedrò un attimo, di chiedere a qualcuno pure io.

In ogni caso l'ottava è composta da 12 semitoni, di cui 5 i tasti neri e 7 quelli bianchi.
Ritorna il sistema dei chakra che dicevate con Griselda, in quanto per alcuni i chakra sono 12, per altri sono 7.
Le affinità ci sono, certo poi bisogna magari approfondire meglio.
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Vecchio 23-10-2011, 11.51.43   #24
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Oggi abbiamo una successione centesimale che in semitoni è la seguente:
do-do#-re-re#mi, prima di questo sistema avremmo avuto:
do-do#-reb-re-re#-mib-mi quindi 6 quarti di tono (o insomma pressappoco) contro i 4 semitoni di oggi,
Riprendo questa cosa perchè è interessante. I quarti di tono continuano ad esserci anche oggi ma negli strumenti ad arco come i violini ma anche la voce umana che seguono la scala naturale, gli strumenti ad accordatura temperata non possono seguire i quarti di tono, seguono uno schema matematico che comprime nella stessa proporzione tutto dentro l'ottava, però è vero che un Reb non vale come un Do# anche se il suono sembra lo stesso.
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Vecchio 23-10-2011, 12.25.29   #25
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Sono andata a curiosare in giro per Web, ed ho trovato un sito in cui si parla dell'importanza di accordare a 432, il discorso iniziale di Gris.
Un piccolo calcolo matematico e la differenza con il 440 è di 8Hz, sempre un otto o un'ottava.
L'accordatura 432 si usava con il sistema dell'esacordo seguendo la scala naturale ma senza l'ottava, e per coincidenza finiva con il La che per convenzione è il suono diapason di riferimento.
In effetti la voce umana è facile calare di semitono rispetto l'intonazione dello strumento temperato, è uno dei pericoli maggiori per l'orecchio musicale.

Come ha detto Uno cambiano le frequenze della terra e del cosmo, e persone non accordate ai tempi si sentono disturbati da questa frequenza più acuta.

Ho visto che ci sono correnti di pensiero che accomunano un certo tipo di persone che poi che lanciano veri e propri appelli e a volte li ritroviamo anche qui in forum con tentativi di proselitismo di vario tipo.
diamantea non è connesso  
 


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