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Vecchio 16-10-2009, 15.47.32   #1
dafne
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Predefinito Il giudizio

Ho avuto l'occasione di riflettere in questi giorni, in varie e diverse occasioni, sul giudizio.

Non so da che parte cominciare lo ammetto per cui butto giù come viene (anche perchè sono già al terzo tentativo) e cerchiamo di uscirne insieme, se vi và.

Qualche giorno fà ho avuto un pessimo comportamento in forum perchè ho percepito un giudizio nei miei confronti sminuitivo e mi sono ingrugnata.
Come ho scritto in realtà era un giudizio che avevo io dentro di me e che ho visto, pardon, voluto vedere nelle parole di altri.
Qualcosa ha dato assonanza con il mio pensiero e non mi son nemmeno preoccupata di verificare ma l'ho dato per certo.

Il peggior giudice che abbiamo siamo noi stessi, recita un vecchio adagio e mi stò accorgendo che è proprio così.

Ma che significa giudicare? Io penso che sia avere delle etichette, una sorta di collezione di foto, in cui mettere qualsiasi gesto, comportamento e persona.
Io giudico gli altri in base alle mie esperienze e persino me stessa in base a un certo insieme di foto "giuste".

In buona sostanza c'è un insieme di partenza a cui posso assomigliare o non assomiglire e così gli altri.

Forse giudicare è quindi anche paragonare, paragonare una situazione con altre già vissute e con un punto di partenza assoluto.

Quando il giudizio degli altri su di me si scolla da quello che credo di essere, che vorrei essere ecco la crisi e la ricerca di altri paragoni per confermare che il giudizio esterno è sbagliato e io vado bene.

Se riceviamo indietro sempre che non siamo come dovremmo partono i sensi di colpa e i meccanismi di compensazione...ma viene dopo.

Il motivo per cui io riesco ad entrare in chiesa oggi arrabbiata ed uscirne serena è la percezione, interiore, dell'assenza di giudizio, dell'assenza di paragoni, assenza di classifiche. Il perdono è recepito come una cancellazione, non tanto di quello che è avvenuto ma quanto degli strascichi che si porta dietro. Giudizio e castigo..all'infinito...perchè il giudizio basato sui paragoni abita in me e purtroppo non c'è mai un paragone che sia abbastanza per emettere quello che sia un giudizio definitivo.

Su questo anche stò ancora ragionando perchè mi hanno parlato di un "falso sè" che si sarebbe creato raccogliendo i desideri, le direttive, i ritorni delle persona della famiglia. Quest'immagine da assumere per "essere a posto" però non è ciò che davvero siamo
Da lì, in teoria, nelle mie riflessioni, parte il nostro primo giudizio su noi stessi.

Si sono come mi vogliono (e a qualcuno basta e a qualcun altro no) no non sono come dovrei..con relative conseguenze.

Quando mi hanno detto che una persona che, come me, si sminuisce sempre in realtà ha dentro una grande immagine di se stessa ci son rimasta male. Ero incredula di fronte a questa cosa..ma come..mi considero un'inetta e mi dici che ho una visione di me che è perfettissima?

In effetti torna, torna se l'immagine a cui dovrei assomigliare è di una bravissima, torna se poi non mantengo lo standard e mi giudico per non avercela fatta, per aver deluso l'aspettativa, torna che il giudizio degli altri non è mai abbastanza se non collima in assoluto col mio..di essere pessima. che però non è reale ma poggiato su qualcosa di acquisito.
Il giudizio quindi impedisce anche di conoscersi, perchè ci spinge sempre a cercare delle comparazioni in cui risulti confermato..giusto?

Mi fermo, lo sò che è pasticciato ma non l'ho messo in esperienze per non relegare il discorso a un episodio.

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Vecchio 16-10-2009, 16.45.54   #2
stefano
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il giudizio "blocca" il tuo divenire o meglio ti allontana da esso.
in più , più cristallizzi opinioni non basate sulla tua esperienza ma su luoghi comuni e conoscenze di altri, più ti precludi la possibilità di osservare.
insomma è l'elemento bloccante in assoluto a mio avviso.
specie quello verso se stessi.
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Vecchio 16-10-2009, 17.08.14   #3
nikelise
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Ho avuto l'occasione di riflettere in questi giorni, in varie e diverse occasioni, sul giudizio.

Non so da che parte cominciare lo ammetto per cui butto giù come viene (anche perchè sono già al terzo tentativo) e cerchiamo di uscirne insieme, se vi và.

Qualche giorno fà ho avuto un pessimo comportamento in forum perchè ho percepito un giudizio nei miei confronti sminuitivo e mi sono ingrugnata.
Come ho scritto in realtà era un giudizio che avevo io dentro di me e che ho visto, pardon, voluto vedere nelle parole di altri.
Qualcosa ha dato assonanza con il mio pensiero e non mi son nemmeno preoccupata di verificare ma l'ho dato per certo.

Il peggior giudice che abbiamo siamo noi stessi, recita un vecchio adagio e mi stò accorgendo che è proprio così.

Ma che significa giudicare? Io penso che sia avere delle etichette, una sorta di collezione di foto, in cui mettere qualsiasi gesto, comportamento e persona.
Io giudico gli altri in base alle mie esperienze e persino me stessa in base a un certo insieme di foto "giuste".

In buona sostanza c'è un insieme di partenza a cui posso assomigliare o non assomiglire e così gli altri.

Forse giudicare è quindi anche paragonare, paragonare una situazione con altre già vissute e con un punto di partenza assoluto.

Quando il giudizio degli altri su di me si scolla da quello che credo di essere, che vorrei essere ecco la crisi e la ricerca di altri paragoni per confermare che il giudizio esterno è sbagliato e io vado bene.

Se riceviamo indietro sempre che non siamo come dovremmo partono i sensi di colpa e i meccanismi di compensazione...ma viene dopo.

Il motivo per cui io riesco ad entrare in chiesa oggi arrabbiata ed uscirne serena è la percezione, interiore, dell'assenza di giudizio, dell'assenza di paragoni, assenza di classifiche. Il perdono è recepito come una cancellazione, non tanto di quello che è avvenuto ma quanto degli strascichi che si porta dietro. Giudizio e castigo..all'infinito...perchè il giudizio basato sui paragoni abita in me e purtroppo non c'è mai un paragone che sia abbastanza per emettere quello che sia un giudizio definitivo.

Su questo anche stò ancora ragionando perchè mi hanno parlato di un "falso sè" che si sarebbe creato raccogliendo i desideri, le direttive, i ritorni delle persona della famiglia. Quest'immagine da assumere per "essere a posto" però non è ciò che davvero siamo
Da lì, in teoria, nelle mie riflessioni, parte il nostro primo giudizio su noi stessi.

Si sono come mi vogliono (e a qualcuno basta e a qualcun altro no) no non sono come dovrei..con relative conseguenze.

Quando mi hanno detto che una persona che, come me, si sminuisce sempre in realtà ha dentro una grande immagine di se stessa ci son rimasta male. Ero incredula di fronte a questa cosa..ma come..mi considero un'inetta e mi dici che ho una visione di me che è perfettissima?

In effetti torna, torna se l'immagine a cui dovrei assomigliare è di una bravissima, torna se poi non mantengo lo standard e mi giudico per non avercela fatta, per aver deluso l'aspettativa, torna che il giudizio degli altri non è mai abbastanza se non collima in assoluto col mio..di essere pessima. che però non è reale ma poggiato su qualcosa di acquisito.
Il giudizio quindi impedisce anche di conoscersi, perchè ci spinge sempre a cercare delle comparazioni in cui risulti confermato..giusto?

Mi fermo, lo sò che è pasticciato ma non l'ho messo in esperienze per non relegare il discorso a un episodio.

Piu' che il giudizio e' la colpa ed il senso di colpa quello che frena e che va combattuto .
Il giudizio da jus dicere e' necessario invece altrimenti come fai a capire cio' che devi o non devi fare?
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Vecchio 16-10-2009, 17.41.28   #4
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credo che il giudizio vada diviso tra quello che noi facciamo agli altri, quello che riceviamo dagli altri, e quello che rivolgiamo a noi stessi.
Per quanto riguarda il nostro verso gli altri dovremmo imparare a guardare quello che nell'altro ci infastidisce e ci fa venire voglia di giudicare perchè spesso è un lato nascosto di noi che non vogliamo vedere quindi dovremmo andarlo a scovare nei nostri atteggiamenti più nascosti, riconoscerlo e guardarlo attentantamente, quello degli altri verso noi secondo me dovremmo farne un prezioso contributo per rifletterci su senza mai offenderci (anche se punge) perchè a volte gli altri hanno occhi più limpidi dei nostri per vederci in quanto non devono giustificarci perchè spesso ci accettano più di noi con i nostri difetti di quanto facciamo noi, quello verso noi stessi diventa inutile se ci schiaccia e invece utile se riusciamo a guardare quell'atteggiamento che pensiamo non vada col famoso testimone, con distacco e lucidità riuscendo così a non farci del male ma allo stesso tempo cercare di correggerlo e trascenderlo... questo è quello che provo a fare io ogni volta che sento aria di giudizio anche se non sempre ci riesco e quando ci riesco non è detto che il tutto riesco a farlo bene, ma come sempre penso che la dose di buona volontà che ci metto prima o poi porterà dei risultati.
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Vecchio 16-10-2009, 17.50.04   #5
dafne
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Piu' che il giudizio e' la colpa ed il senso di colpa quello che frena e che va combattuto .
Il giudizio da jus dicere e' necessario invece altrimenti come fai a capire cio' che devi o non devi fare?
Spetta, io non ho scritto da nessuna parte nè volevo intendere che dobbiamo eliminare il giudizio.
Non credo sia possibile, almeno finchè non capiamo cos'è che chiamiamo giudizio e come ci muove.

Il senso di colpa da che cosa origina scusa? Non è forse la colpa il sentire che un'azione, un comportamento non sono andati come dovevano andare? Non è forse una mancanza?

Il giudizio penso possa essere solo uno mapi, perchè quello dagli altri verso di noi, per come lo descrivi, è più una considerazione, un suggerimento.

E' quello che noi pensiamo di noi che conta, è questo credo a cui dovrebbe portarci l'osservarci, a guardare anche ciò che non consideriamo perchè giudicato sbagliato e quindi "smollato" agli altri..
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Vecchio 16-10-2009, 18.10.32   #6
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io mi accorgo di non vedere spesso in me cose che chi mi sta vicino nota, ecco perchè dico che gli altri in fondo possono aiutarci, noi o almeno io troppo spesso vesto un atteggiamento di rosa per scusarmi con me stessa e continuare a piacermi, mentre chi mi sta accanto quel "difetto" e lo vede nudo e crudo, a volte me lo getta addosso come giudizio e mi ferisce perchè non mi ci riconosco subito ma poi se valuto con sincerità mi accorgo che spesso hanno ragione, così come quando a noi viene spontaneo fare un giudizio ad altri è sempre dentro noi che dobbiamo guardare perchè è anche quella una parte buia di me che ho colorato di rosa ed è per questo che mi infastidisce non riesco ad esserne indifferente.
Credo inoltre che noi dovremmo invece eliminare il giudizio, inteso come giudicare negativamente, dobbiamo imparare a guardare i nostri lati che non amiamo senza infierire su essi ma guardarli ed accoglierli come parte di noi che su cui lavorare, il famoso piombo da trasformare in oro.
(Spero di non aver travisato il giusto lavoro da fare, perchè è tanto tempo che cerco di lavorare su di me così, e se ho toppato me tocca ricomincià tutto da capo) speriam bene!
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Vecchio 16-10-2009, 18.37.20   #7
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Spetta, io non ho scritto da nessuna parte nè volevo intendere che dobbiamo eliminare il giudizio.
Non credo sia possibile, almeno finchè non capiamo cos'è che chiamiamo giudizio e come ci muove.

Il senso di colpa da che cosa origina scusa? Non è forse la colpa il sentire che un'azione, un comportamento non sono andati come dovevano andare? Non è forse una mancanza?

Il giudizio penso possa essere solo uno mapi, perchè quello dagli altri verso di noi, per come lo descrivi, è più una considerazione, un suggerimento.

E' quello che noi pensiamo di noi che conta, è questo credo a cui dovrebbe portarci l'osservarci, a guardare anche ciò che non consideriamo perchè giudicato sbagliato e quindi "smollato" agli altri..
Il senso di colpa nasce dal sentirsi inadeguati per giudizio proprio o altrui.
Non ti pare?
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Vecchio 16-10-2009, 18.45.11   #8
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Il senso di colpa nasce dal sentirsi inadeguati per giudizio proprio o altrui.
Non ti pare?
e il sentirsi inadeguati nasce dall'avere delle aspettative, quindi dal non conoscerci veramente o dal non accettarci completamente per quello che siamo
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Vecchio 16-10-2009, 18.49.53   #9
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ma infatti sta tutto li il punto.
l'essere spostati nel futuro (aspettative) o nel passato (ricordi negativi)
entrambe le cose succhiano energia e non fanno vivere il momento presente.
idem il pre-giudizio....
la troppa attenzione al giudizio... è per me fattore bloccante.
il giudizio andrebbe semplicemente preso per ciò che è.
Un' osservazione di un momento (come una fotografia scattata)
se si rimane sempre in quella fotografia si va contro l'esistenza (e contro l'infinità di se stessi) pensando a torto di essere solo e unicamente quell'immagine scattata.
caricato poi di peso emotivo ecco che causa proprio un loop
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Vecchio 16-10-2009, 18.51.56   #10
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E' quello che noi pensiamo di noi che conta, è questo credo a cui dovrebbe portarci l'osservarci, a guardare anche ciò che non consideriamo perchè giudicato sbagliato e quindi "smollato" agli altri..
quello che pensiamo di noi ci porta a giudicarci, invece noi dovremmo osservarci per conoscerci e accettarci senza giudizi di sorta, siamo quello che siamo, se emettiamo un giudizio entriamo nella dualità, la corretta visione l'abbiamo solo se ci poniamo sopra le parti buone/cattive, bello/brutto ecc. e osserviamo solo per conoscerci e saper fermare quella nostra macchina quando parte per una direzione che non è quella che porta al trascendere quello che vediamo
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Vecchio 16-10-2009, 18.56.03   #11
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Il senso di colpa nasce dal sentirsi inadeguati per giudizio proprio o altrui.
Non ti pare?
Per giudizio proprio direi.
Il giudizio degli altri ci scalfisce, ci genera sensi di colpa, quando dà voce a un nostro giudizio su qualcosa che non ci permettiamo di vedere.

Se tu mi giudichi sciocca ma io penso di non esserlo, ragionevolemte mi porrò comunque il dubbio ma poi la mia idea di me, se è mia, farà le opportune verifiche e formulerà un "giudizio di conformità" (ahaha) che non mi creerà strappi...se non sono stata sciocca ovviamente.

Bon ci stò ragionando su e non ho certezze...nessun giudizio sul giudizio ahahah quello che sò è che se ciò che mi crea ansia è un'immagine che ho di me di come dovrei essere che però non vedo perchè sono assorbita dal mio giudizio di non esserci riuscita (quindi soffro se la guardo) e quindi sono diversa e vado punita (sensi di colpa, quindi di conseguenza)

a parole è complicatissimo da spiegare
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Vecchio 16-10-2009, 19.03.24   #12
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quello che pensiamo di noi ci porta a giudicarci, invece noi dovremmo osservarci per conoscerci e accettarci senza giudizi di sorta, siamo quello che siamo, se emettiamo un giudizio entriamo nella dualità, la corretta visione l'abbiamo solo se ci poniamo sopra le parti buone/cattive, bello/brutto ecc. e osserviamo solo per conoscerci e saper fermare quella nostra macchina quando parte per una direzione che non è quella che porta al trascendere quello che vediamo
Ehlloso ma io non è che devo entrare nella dualità perchè già ci sguazzo...sarebbe già tanto riuscissi ad uscirne ogni tanto...

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Vecchio 16-10-2009, 19.07.06   #13
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Per giudizio proprio direi.
Il giudizio degli altri ci scalfisce, ci genera sensi di colpa, quando dà voce a un nostro giudizio su qualcosa che non ci permettiamo di vedere.

Se tu mi giudichi sciocca ma io penso di non esserlo, ragionevolemte mi porrò comunque il dubbio ma poi la mia idea di me, se è mia, farà le opportune verifiche e formulerà un "giudizio di conformità" (ahaha) che non mi creerà strappi...se non sono stata sciocca ovviamente.

Bon ci stò ragionando su e non ho certezze...nessun giudizio sul giudizio ahahah quello che sò è che se ciò che mi crea ansia è un'immagine che ho di me di come dovrei essere che però non vedo perchè sono assorbita dal mio giudizio di non esserci riuscita (quindi soffro se la guardo) e quindi sono diversa e vado punita (sensi di colpa, quindi di conseguenza)

a parole è complicatissimo da spiegare

vediamo se ho intuito cosa intendi dire.
il problema si pone quando l'immagine di te che hai non si sovrappone perfettamente a ciò che sei.

(non è che ha attinenze con quella famosa frase del vangelo di Tommaso che dice "quando al posto di una mano metterete una mano ecc. ecc."
secondo me si)

solo che sino a che non conosci ciò che sei e vedi ciò che sei tale problema persisterà e anzi sarà acuito dal tuo giudizio.
pertanto per conoscersi profondamente occorre osservarsi eliminando il giudizio (che non permette l'osservazione)

e la capacità a quel punto (conoscendosi) è saper poi prendere l'osservazione altrui come un'ulteriore spunto per sondare se stessi.
se invece si rimane fermi a rimuginare si crea solo uno stallo.
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Vecchio 16-10-2009, 19.10.12   #14
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quello che pensiamo di noi ci porta a giudicarci, invece noi dovremmo osservarci per conoscerci e accettarci senza giudizi di sorta, siamo quello che siamo, se emettiamo un giudizio entriamo nella dualità, la corretta visione l'abbiamo solo se ci poniamo sopra le parti buone/cattive, bello/brutto ecc. e osserviamo solo per conoscerci e saper fermare quella nostra macchina quando parte per una direzione che non è quella che porta al trascendere quello che vediamo

secondo me quanto hai detto è Verità perfetta.
giudicare ciò che siamo "prima" impedisce solamente di conoscersi profondamente.
ecco perchè è bloccante nell'evoluzione.
del giudizio detto chiaramente occorre "fregarsene" sino a che non si è in grado di vederlo come uno spunto per l'autoconoscenza.
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Vecchio 16-10-2009, 19.18.01   #15
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vediamo se ho intuito cosa intendi dire.
il problema si pone quando l'immagine di te che hai non si sovrappone perfettamente a ciò che sei.

(non è che ha attinenze con quella famosa frase del vangelo di Tommaso che dice "quando al posto di una mano metterete una mano ecc. ecc."
secondo me si)

solo che sino a che non conosci ciò che sei e vedi ciò che sei tale problema persisterà e anzi sarà acuito dal tuo giudizio.
pertanto per conoscersi profondamente occorre osservarsi eliminando il giudizio (che non permette l'osservazione)

e la capacità a quel punto (conoscendosi) è saper poi prendere l'osservazione altrui come un'ulteriore spunto per sondare se stessi.
se invece si rimane fermi a rimuginare si crea solo uno stallo.

Uhm continuo a pensare che eliminare il giudizio sia cosa per pochi.
Credo che invece dovrei iniziare a capire chi o quale parte di chi mi stà condizionando e giudicando.

Mi faccio schiava di un giudizio invece di farlo mio, se è mio posso anche direzionarlo, modificarlo...e arrivare a me perdavvero...mah
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Vecchio 16-10-2009, 19.21.21   #16
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Su questo anche stò ancora ragionando perchè mi hanno parlato di un "falso sè" che si sarebbe creato raccogliendo i desideri, le direttive, i ritorni delle persona della famiglia. Quest'immagine da assumere per "essere a posto" però non è ciò che davvero siamo
Da lì, in teoria, nelle mie riflessioni, parte il nostro primo giudizio su noi stessi.
La cosa del falso se è collegata al così detto "super-io"...una specie di insieme delle influenze-insegnamenti dei genitori e della società che avrebbelo scopo di coadiuvare l'io a controllare le pulsioni. Un super-io troppo rigido risulterebbe eccessivamente repressivo.
E' collegata anche alla "falsa immagine" che abbiamo di noi stessi... che ingloba inoltre il bisogno di essere accettati, mescolato alla influenze superegoiche fa si che pretendiamo di essere come non siamo per mantenere l'illusione di avere diritto all'altrui approvazione.

Il senso di colpa... non è provocato dal giudizio, spesso è viceversa, se si osserva. Il senso di colpa in se non è negativo, oltre ad essere inevitabile finchè non riusciamoa digerire le impressioni tutte in una volta.

Ci sono vari problemi legati al giudizio che possono dare punti di vista e di riflessione interessanti. Uno è: se giudico me stesso, chi sta giudicando? Per giudicare devo essere sopra (super-io da un'idea di sta cosa), ma essere non è mettersi...
Un altro è il processo (parola interessante) che il giudizio innesca. Ha ragione stefano nel dire che è bloccante (anche se come la dice non si capisce cosa blocca) perchè il giudizio ha una valenza definitiva. Intrerrompe il divenire e comporta qualcosa di altro, perdono o condanna che sia. Si può benissimo osservarsi e stabilire cosa va e cosa non va senza giudicare. Basta osservare e reggere di sentire gli effetti di questa osservazione. Il giudizio interrompe questo sentire (e para il cu..) e quindi non è mai neanche obiettivo. Potrebbe esserlo solo se giudicassimo qualcosa di cui comprendiamo tutto, che sia davvero "sotto" di noi.
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Vecchio 16-10-2009, 19.29.20   #17
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secondo me quanto hai detto è Verità perfetta.
giudicare ciò che siamo "prima" impedisce solamente di conoscersi profondamente.
ecco perchè è bloccante nell'evoluzione.
del giudizio detto chiaramente occorre "fregarsene" sino a che non si è in grado di vederlo come uno spunto per l'autoconoscenza.
grazie stefano per la conferma, io ci credo fermamente, ho lavorato tanto prima di arrivarci e di assimilarla sta cosa, mi capita ancora di non riuscire a metterla in atto ma non mi arrendo e ci lavoro intensamente ogni giorno perchè qualche volta vedo risultati che non credevo di raccogliere
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Vecchio 16-10-2009, 19.42.11   #18
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Personalmente credo che una sequenza potrebbe essere "l'opinione che gli altri hanno su di me influenza il giudizio che una parte dei me ( ad es. il super io cui accennava ray) da su altre parti di me".

Secondo me il giudizio definitivo e bloccante è quello che ci diamo da soli, le opinioni degli altri( preferisco il termine opinioni degli altri piuttiosto che giudizi) possono essere elementi in grado di influenzarlo, ma alla fine un giudizio su noi stessi ce lo daremmo, a mio avviso, comunque, anche se non entrassimo mai in contatto diretto con altri esseri umani, ma ci limitassimo a vederli da dietro un vetro per tutta la vita, avremmo sempre una voce in testa che dice "li hai visti, tu lo sai fare , tu faresti senz'altro peggio ecc".

Mi è capitato a volte di offendermi per commenti fatti da persone di cui non avevo stima particolare e che non mi sembravano in grado di essere "cecchini "così precisi e spietati, fino a che ho capito che il "cecchino" l'abbiamo dentro la testa ed i suoi bersagli sono tutte le delusioni più cocenti,i rimorsi per gli errori più gravi fatti, le mancanze maggiori che abbiamo, rimediando alle quali forse riusciremmo anche ad eliminare i bersagli...

Il problema è che a volte il "cecchino" ci prende gusto a sparare e inizia a tirare sempre e comunque, ed in quei casi bisogna, a mio avviso, riportarlo ad una dimensione giusta, la quale può essere utile per la crescita personale.
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Vecchio 16-10-2009, 19.48.21   #19
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Uhm continuo a pensare che eliminare il giudizio sia cosa per pochi.
Credo che invece dovrei iniziare a capire chi o quale parte di chi mi stà condizionando e giudicando.

Mi faccio schiava di un giudizio invece di farlo mio, se è mio posso anche direzionarlo, modificarlo...e arrivare a me perdavvero...mah

non è cosa per pochi.
però occorre che tutto il tuo essere comprenda cosa significhi non giudicare.
quindi almeno inizialmente (e non solo) serve una grande autoosservazione e essere spietati con certe parti di noi stessi che per abitudine e condizionamenti normalmente scattano a giudicare prima che ce ne rendiamo conto.
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Vecchio 16-10-2009, 20.29.41   #20
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Uhm continuo a pensare che eliminare il giudizio sia cosa per pochi.
Credo che invece dovrei iniziare a capire chi o quale parte di chi mi stà condizionando e giudicando.

Mi faccio schiava di un giudizio invece di farlo mio, se è mio posso anche direzionarlo, modificarlo...e arrivare a me perdavvero...mah

Ma in effetti il giudizio è tuo, anche se pensi che siano agli altri a giudicarti soprattutto quando coincide con il tuo.

Per come la vedo io il giudizio non è una cosa negativa, perchè lo associo al discernimento e alla maturità, non per nulla si dice ai bambini di avere giudizio o di fare giudizio.
Se si possiede questo giudizio, esso in quanto tale dovrebbe essere preventivo, non saltare fuori quando la cosa è fatta, allora si fa presto a farsi schiavi del giudizio altrui, a condannarci o al contrario assolverci.

Questo fatto dell'assoluzione mi fa pensare a un solvere, quindi liberarsi del giudizio, e da qui si può ripartire.

Se fossimo veramente liberi da condizionamenti e quindi di essere noi stessi, a parte il fatto che ce ne fregheremmo del giudizio altrui, rimarrebbe solo il nostro di giudizio.
In questo caso su quale parte di noi è a giudicare, mi associo a quanto detto da Ray.

In una mia esperienza passata abbastanza pesante in cui ho dovuto ricorrere per diversi anni all'aiuto di una psicologo per uscirne, ho cominciato a stare meglio quando mi ha fatto capire che sbagliavo a giudicarmi negativamente, era un modo per stare ferma e non lavorare, assolvendomi e liberandomi da sensi di colpa o sensi di impotenza ad agire ed inadeguatezza e anche, diciamolo pure, un senso di repulsione per il mio comportamento passato (che in fondo era un giustificarmi nel senso di dire se sono fatta così che ci posso fare?) potevo ripartire e rimettermi in gioco alla pari, ma non è stata una cosa facile....
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Vecchio 16-10-2009, 20.46.39   #21
dafne
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Ma in effetti il giudizio è tuo, anche se pensi che siano agli altri a giudicarti soprattutto quando coincide con il tuo.

Per come la vedo io il giudizio non è una cosa negativa, perchè lo associo al discernimento e alla maturità, non per nulla si dice ai bambini di avere giudizio o di fare giudizio.
Se si possiede questo giudizio, esso in quanto tale dovrebbe essere preventivo, non saltare fuori quando la cosa è fatta, allora si fa presto a farsi schiavi del giudizio altrui, a condannarci o al contrario assolverci.

Questo fatto dell'assoluzione mi fa pensare a un solvere, quindi liberarsi del giudizio, e da qui si può ripartire.

Se fossimo veramente liberi da condizionamenti e quindi di essere noi stessi, a parte il fatto che ce ne fregheremmo del giudizio altrui, rimarrebbe solo il nostro di giudizio.
In questo caso su quale parte di noi è a giudicare, mi associo a quanto detto da Ray.

In una mia esperienza passata abbastanza pesante in cui ho dovuto ricorrere per diversi anni all'aiuto di una psicologo per uscirne, ho cominciato a stare meglio quando mi ha fatto capire che sbagliavo a giudicarmi negativamente, era un modo per stare ferma e non lavorare, assolvendomi e liberandomi da sensi di colpa o sensi di impotenza ad agire ed inadeguatezza e anche, diciamolo pure, un senso di repulsione per il mio comportamento passato (che in fondo era un giustificarmi nel senso di dire se sono fatta così che ci posso fare?) potevo ripartire e rimettermi in gioco alla pari, ma non è stata una cosa facile....

Sisi lo dicevo all'inizio che comunque sia il giudizio è mio
Quoto in pieno anche la seconda parte nerettata, per quello dico che non posso farne a meno, per ora, del giudizio, perchè non lo conosco e quindi mi domina..

Il resto lo rileggo con calma ma... ti sei espressa benissimo e mi hai regalato una speranza
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Vecchio 16-10-2009, 20.53.44   #22
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Sisi lo dicevo all'inizio che comunque sia il giudizio è mio
Quoto in pieno anche la seconda parte nerettata, per quello dico che non posso farne a meno, per ora, del giudizio, perchè non lo conosco e quindi mi domina..

Il resto lo rileggo con calma ma... ti sei espressa benissimo e mi hai regalato una speranza
Grazie a te che mi hai dato l'opportunità di parlarne.

Un abbraccio
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Vecchio 16-10-2009, 23.08.13   #23
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a proposito di giudizio, l'avevo trovata in internet tanto tempo fa e l'avevo riportata in un vecchio blog, questo post me l'ha ricordata e sono andata a ripescarla, spero possa aiutare come riesce a volte a fare con me...
Nel Giorno del Giudizio
Parla e dì tutto ciò che ti passa per la testa perchè tutto ciò che dirai sarà usato a tuo favore.
Non giurare su di Me mentre cerchi di scagionarti e non temere il Mio giudizio
perchè sarai solo tu a decretare la tua salvezza o la tua condanna.
Non dubitare della Mia clemenza
perchè qualsiasi cosa tu abbia fatto, quando l'hai compiuta ero con te.
Non dubitare della giustizia
perchè qualsiasi azione tu abbia perpetrato prima o poi ti verrà a reclamare ... non leggere in queste parole una minaccia, ma una Verità che dà speranza.
Non costruirti false giustificazioni, adesso, qui quelle non ti servono: non ti ho mai chiesto di adorarMi ma di rispettarti e amarti come Io amo te.
Non temere di aver "sbagliato" perchè sbagliando hai capito e con il tempo hai imparato e successivamente hai insegnato ...
ma non dimenticare che a volte insegnando ... si "sbaglia" ...
Non biasimare chi pensi ti abbia offeso, ingiuriato o tradito, sicuramente ripercorrendo a ritroso la tua vita o quelle precedenti, capirai cosa ti volevano insegnare...
Liberati dai sensi di colpa perchè l'unica cosa che ti rende schiavo è la paura della libertà.
Dissolviti nella luce e ama ciò che sei stato perchè nell'esistenza che si è appena conclusa non potevi che incarnare quel tipo di persona.
Non rimproverarti di non aver compiuto grandi opere o di non essere stato valoroso:
non ti ho mai chiesto di edificare templi nè di combattere nel Mio Nome.
Non accusarti di essere stato un codardo per non aver infierito
riconosciti invece il merito di non aver usato le parole come spade per trafiggere l'anima
ma come rose profumate per far rifiorire lo spirito.
Non ti nascondere dietro la tua maschera ora che sei in Mia presenza e identificati in ogni particella che permea il Creato.
Non ti ho mai detto di parlare al posto Mio e non ti ho mai detto di fare come Me
ho cercato in tutti i modi di farti trovare la tua strada servendomi anche di quelli che tu definivi ostacoli.
Non ti ho chiesto di possedere, non ti ho chiesto di capire, non ti ho chiesto di imitare...ti ho sempre solo chiesto di essere.
Anonimo.
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Vecchio 17-10-2009, 00.39.02   #24
Kael
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Perchè l'uomo è così incline al giudicare sempre, anche situazioni che non conosce o che conosce appena? Beh, se giudico, implicitamente mi ergo sopra, mi ritengo su-periore... per quello giù-dico, mi fa sentire più in alto di dove realmente sto. A parte i giudici in tribunale, gli unici realmente adatti a giudicare sono appunto quelli che hanno una posizione superiore, come ad esempio ce l'ha un maestro nei confronti del suo allievo, un allenatore col suo giocatore, etc.. Solo in quel caso si può parlare di vero giudizio, negli altri casi ci si arroga un potere che in realtà non c'è.

E' verissimo che un giudizio blocca, per quello tempo fa parlavamo in forum di come uno che ha intrapreso un cammino interiore (anche se vabbè, lo dovrebbero fare tutti..) dovrebbe impararsi a trasformare i giudizi che ha su se stesso in constatazioni.
Sbaglio? Ok, constato lo sbaglio, mi rimbocco le maniche, e cerco di rimediare, senza nessun giudizio. Proprio come quando in un'incidente d'auto, in assenza di vigile o di altra figura che rappresenta la legge, si fa la constatazione amichevole, rimandando poi il giudizio a chi di dovere/potere...
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Vecchio 17-10-2009, 01.50.13   #25
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Perchè l'uomo è così incline al giudicare sempre, anche situazioni che non conosce o che conosce appena? Beh, se giudico, implicitamente mi ergo sopra, mi ritengo su-periore... per quello giù-dico, mi fa sentire più in alto di dove realmente sto. A parte i giudici in tribunale, gli unici realmente adatti a giudicare sono appunto quelli che hanno una posizione superiore, come ad esempio ce l'ha un maestro nei confronti del suo allievo, un allenatore col suo giocatore, etc.. Solo in quel caso si può parlare di vero giudizio, negli altri casi ci si arroga un potere che in realtà non c'è.

E' verissimo che un giudizio blocca, per quello tempo fa parlavamo in forum di come uno che ha intrapreso un cammino interiore (anche se vabbè, lo dovrebbero fare tutti..) dovrebbe impararsi a trasformare i giudizi che ha su se stesso in constatazioni.
Sbaglio? Ok, constato lo sbaglio, mi rimbocco le maniche, e cerco di rimediare, senza nessun giudizio. Proprio come quando in un'incidente d'auto, in assenza di vigile o di altra figura che rappresenta la legge, si fa la constatazione amichevole, rimandando poi il giudizio a chi di dovere/potere...
Un'altra cosa che mi pare avevamo detto altrove e che è utile al discorso aveva a che fare con la differenza tra colpa e responsabilità. La prima guarda al passato (e blocca), la seconda al futuro e obbliga a muoversi. Il giudizio genera colpa, il constatare responsabilità.
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