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Vecchio 17-07-2011, 22.42.26   #1
griselda
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Predefinito Infelicità

La parola in-felicità dice che la felicità è interna e non esterna in = dentro

Oggi cercavo una cosa sui santi..e ne ho trovata un'altra che mi ha fatot pensare al mio passato e al perchè reprimo la felicità.

L'ho fatto per tanto tempo che nemmeno mi ricordo più come si fa, non solo ad esserlo, ma proprio a tirarla fuori a manifestarla


Questo timore analizzato proviene dalla mia infanzia lo dico senza piagnucolare, ma in casa mia vigeva la paura di essere felici perchè si poteva poi passare l'opzione due= perderla.

E se per caso eri felice e cantavi venivi preso in giro con un: sei felice di stare al mondo? Ed il tono era chiaramente sarcastico.

Se poi eri molto felice arrivavano gli anatemi: occhio che poi la paghi!
Oppure: se eri felice e ridevi la frase d'uopo era: va che il ridere va in piangere!

Spesso disubbidivo e la felicità per quel che vivevo non potevo mostrarla perchè avevo paura di venire scoperta e il fare/agire di nascosto ha contribuito credo ad imparare a reprimerla.
Essa mi da un senso di timore. Vi è anche la paura che una volta manifestata la perderei...

Ma non è finita qui.
In me è registrato che, forse proprio perchè il manifestare la felicità, causava al mio prossimo una sorta d'invidia o dispiacere, che allora non comprendevo, ho imparato a nasconderla nel cuore....ma alla fine è diventato un modo di nasconderla anche a me stessa.
Il reprimere la gioia per non mostrarla è diventato di default.

Meglio mostrare di avere dei problemi, di condividere l'infelicità altrui di dimostrare sempre di essere sempre sullo stesso livello di infelicità degli altri in modo da non sentirsi isolati, di non esser guardata male o anche trovare qualcuno che ti facesse sentire in colpa perchè in questa società se sei felice o sei pazzo oppure sei out.

Quindi la corsa diventò quella di non mostare la felicità. Ho davvero un senso di pudore e anche un senso di timore a mostrarla....perchè se sei felice rimani solo.

Pare un mal comune l'infelicità accomuna la felicità allontana la gente la rende invidiosa,se non soffri o sei un imbecille oppure sei cattivo, perchè i buoni soffrono e sono infelici come i santi.
Quindi lamentati mostra che ingiustizie vivi come sei infelice e gli altri ti saranno intorno. Mal comune mezzo gaudio si diceva...

Beh tutte queste cosa in me sono passate in automatico e reprimo la felicità se non faccio attenzione.

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Vecchio 18-07-2011, 11.20.11   #2
webetina
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Ho sempre pensato che questo accadesse solo al sud, e ne ho sempre dato la colpa ad una certa mentalità cattolica deviata: godere è peccato, quindi anche essere felice.

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Meglio mostrare di avere dei problemi, di condividere l'infelicità altrui di dimostrare sempre di essere sempre sullo stesso livello di infelicità degli altri in modo da non sentirsi isolati, di non esser guardata male o anche trovare qualcuno che ti facesse sentire in colpa perchè in questa società se sei felice o sei pazzo oppure sei out.
Sempre, con tutti?
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Vecchio 18-07-2011, 13.21.14   #3
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Ho sempre pensato che questo accadesse solo al sud, e ne ho sempre dato la colpa ad una certa mentalità cattolica deviata: godere è peccato, quindi anche essere felice.

mi sa che per certi meccanismi tutto il mondo è paese
Quote:


Sempre, con tutti?
"Ni", perchè so che è facile anche in un gruppo di persone "felici" mostrare qualcosa che non c'è come felicità vera. Ridere e contar balle...in modo che anche quando manifesti non è mai il reale
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Vecchio 19-07-2011, 15.07.18   #4
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Mi sto domandando se l'infelicità nasce dalla paura di dover pagare in responsabilità per ciò che si desidera e fors'anche si è.
Meglio non essere felici pur di non prendersi quel che deriva dal volerlo essere.
Tentare di essere felici a qualunque costo è giusto?

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La felicità è una pienezza. E la pienezza totale, che magari per ognuno è diversa ma da lo stesso risultato, non la possiamo reggere che per un attimo, per un motivo molto semplice. Non è uno stato ma un processo. Ossia noi siamo felici quando ci riempiamo e iniziamo a chiamarla felicità ad un certo grado di riempimento. Quando arriviamo al limite, ma non ci arriviamo quasi mai perchè subentra la paura e scarichiamo, abbiamo due strade: continuare a riempire e scoppiare, oppure invertire il processo e svuotare (ed ecco il down inevitabile).
Quindi mi vien da pensare che si può osare di essere felici, ma poi la tecnica è rinunciare alla felicità consapevolmente e non aspettando che si avvii il procedimento automatico.

Ne abbiamo già parlato molto ma evidentemente ho bisogno di chiarire ancora, abbiate pazienza
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Vecchio 19-07-2011, 16.03.54   #5
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A me pare che questo "mostrarsi infelici" possa essere un (altro) modo per attirare attenzione.
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Vecchio 19-07-2011, 16.52.33   #6
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A me pare che questo "mostrarsi infelici" possa essere un (altro) modo per attirare attenzione.
Sì pare anche a me
Lo si impara da bambini se vi è corrispondenza
Proprio perchè la persona felice invece pare non aver bisogno di nulla...l'attenzione la si porta sempre su chi è infelice o chi manifesta infelicità e da qui....il passo breve è imparare la via più facile...
del tipo mangio gratis e senza fatica?
(ma il saggio dice: dagliene a chi ride e togline a chi piange )
E poi nella vera infelicità mi pare che vi sia pudore
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Vecchio 19-07-2011, 23.42.24   #7
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Oggi pomeriggio, complice il tempo, sembra autunno invece siamo in piena estate, ho avuto un sentimento di felicità msita gioia era un friccico nel petto, più o meno all'altezza del seno e fin sopra era qualcosa che si espandeva e mi faceva sentire bene.
Ma non mi lasciavo andare.
Ero come guardinga
Poi ho superato la soglia e ho deciso di vivere quel sentimento gioioso che mi faceva sentire felice, ma di una felicità sconosciuta ed apparentemente senza motivo o il motivo nascosto da qualche parte mi dava piacere nel pulire le verdure e preparare il minestrone, le finestre socchiuse e la luce accesa.
Chissà forse un ricordo di un tempo che dimenticato che è rimasto impresso da qualche parte ma che portava con se la gioia di allora.
Bon so cosa sia me devo dire hce me lo sono gustato ed è stato bello
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Vecchio 26-07-2011, 13.11.58   #8
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Anche oggi mi è bastato uscire di casa, dovevo fare una commissione, ed un moto interiore di gioia mi ha invasa appena il sole, il cielo, il verde dei campi sono entrati in me attraveso gli occhi.
E'stato un attimo in cui ho sentito dentro come fa il pompiere con l'idrante che lo punta verso il focolaio dell'incendio per spegnerlo.
Ho sentito dentro di me proprio una resistenza a godere di quella gioia ed essere felice.
Era come se qualcosa dentro di me non potesse accettare di essere felice così senza nessun avvenimento stratosferico, senza fuochi d'artificio e quindi non poteva essere vera felicità
Eppure ultimamente mi sto accorgendo che sono felice proprio quando non ho cercato nulla, e riesco a superare la resistenza, quando le cose sono nella normale routin quotidiana quando proprio non accade nulla di nuovo e quel che c'è non è più scontato
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Vecchio 27-07-2011, 12.11.42   #9
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Eppure ultimamente mi sto accorgendo che sono felice proprio quando non ho cercato nulla,
Se non erro lo diceva Epicuro..
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Non ho bisogno di chi la pensa come me, ma di crescere aprendo la mente a diversi modi di vedere e di pensare.
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Vecchio 27-07-2011, 13.45.58   #10
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Se non erro lo diceva Epicuro..
Dici che sono stata posseduta da Epicuro senza che mi sono accorta?

Mi sono per un attimo immaginata quel momento del film "Ghost" quando la Whoopi Goldberg viene per una ttimo posseduta da "fu" Patrick Swayze
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Vecchio 27-07-2011, 17.24.38   #11
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Dici che sono stata posseduta da Epicuro senza che mi sono accorta?
O Epicuro è posseduto da Griselda che scrocca un po' di felicità...

Dai, scherzi a parte, non c' mica nulla di male a provare un po' di serenità. Anzi, lo sforzo semmai dovrebbe stare nel tentativo di godersela fino in fondo, cercando di farla durare il più possibile. Più esperienza ne facciamo più diventa una modalità abituale dell'essere.
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Vecchio 27-07-2011, 21.12.05   #12
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Anche oggi mi è bastato uscire di casa, dovevo fare una commissione, ed un moto interiore di gioia mi ha invasa appena il sole, il cielo, il verde dei campi sono entrati in me attraveso gli occhi.
E'stato un attimo in cui ho sentito dentro come fa il pompiere con l'idrante che lo punta verso il focolaio dell'incendio per spegnerlo.
Ho sentito dentro di me proprio una resistenza a godere di quella gioia ed essere felice.
Era come se qualcosa dentro di me non potesse accettare di essere felice così senza nessun avvenimento stratosferico, senza fuochi d'artificio e quindi non poteva essere vera felicità
Eppure ultimamente mi sto accorgendo che sono felice proprio quando non ho cercato nulla, e riesco a superare la resistenza, quando le cose sono nella normale routin quotidiana quando proprio non accade nulla di nuovo e quel che c'è non è più scontato
Capita anche a me la stessa cosa, i momenti di felicità pura sono gratuiti e arrivano senza andare a cercare chissà cosa, in quei momenti i colori si fanno più vividi, i suoni anche e vedo le cose come se fossero nuove, mai viste prima, anche se sono le stesse di tutti i giorni, che in altri momenti definirei banali. E mi sento leggera come se potessi toccare il cielo con un dito. Un solo pensiero in quei momenti, vorrei che il tempo si fermasse, ma poi passano e si ripiomba nell'infelicità.
Poi scatta anche un senso di vergogna, di pudore, ma non posso farci nulla perchè in quei momenti le sensazioni sono così pure che nasce una luce negli occhi che non si può nascondere....
Una volta anch'io pensavo che per essere felici bisognasse cercare chissà cosa, che la felicità rappresentasse il premio di una fatica per conquistarla, invece non è così, è alla portata di tutti e non è legata all'avere ma all'essere....
Purtroppo quei momenti sono rari e durano poco, quando mi succede per un periodo un po' più lungo di sentirmi felice scatta anche un pudore, un senso di colpa, ma come fai tu bisogna sciogliere la resistenza e accoglierla in noi.... perchè la felicità è alla portata di tutti e non è che se tu ce l'hai togli qualcosa agli altri... è come il sole che ti riscalda ma allo stesso modo lo fa con tutti...
Il problema è la resistenza che mettiamo in atto, la paura che se ci sentiamo felici poi la dobbiamo pagare in qualche modo, e la paura di vederla svanire.....
Ma non è così, come dice Ray dobbiamo cercare di farne più esperienza possibile in modo che diventi uno stato del nostro essere e non una cosa eccezionale...
Io sono ancora molto lontana da questo, ma ci provo, anche se troppo spesso remo al contrario, come se fosse più naturale cercare l'infelicità che la felicità.
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Vecchio 27-07-2011, 21.50.28   #13
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Se non sbaglio, molto tempo fa, l'Ermosorcio aveva postato una favoletta sulla felicità... erano protagonisti dei gatti. Non so più dove... qualcuno la ricorda? Il messaggio mi sembra parecchio utile a questo punto del discorso.
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Vecchio 27-07-2011, 22.35.23   #14
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Se non sbaglio, molto tempo fa, l'Ermosorcio aveva postato una favoletta sulla felicità... erano protagonisti dei gatti. Non so più dove... qualcuno la ricorda? Il messaggio mi sembra parecchio utile a questo punto del discorso.
Trovata: Gatto giovane gatto vecchio

è proprio così, noi cerchiamo di rincorrerla e non ci rendiamo conto che ci segue ovunque andiamo...

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Vecchio 27-07-2011, 22.55.35   #15
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Grande! Proprio quella...
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Vecchio 27-07-2011, 23.11.09   #16
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Oggi mi è ricapitato, tanto che mi sono stupita di averla riprovata a distanza di poco tempo, anche se ne sono davvero contenta.
E mi è capitato sempre quando mi sento immersa nella natura....oggi mi sono sentita come immersa nel verde e che il verde mi abbracciasse e che il caldo estivo fosse amore, ok questa è la traduzione verbale razionale e non pretendo che si capisca e ho cercato proprio come ha suggerito Ray di protrarre nonostante la resistenza che si è affacciata all'orizzonte, ho mantenuto la gioia e la felicità che ne derivava tanto che la sera alla domanda: come è andata oggi ho esordito con: oggi è stata una giornata meravigliosa! E la sensazione era davvero di felicità.

Adesso grazie al sorcio e a Stelal che lo ha rispecatp vado a rileggere la fiaba che non ricordo
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Vecchio 28-07-2011, 14.02.32   #17
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Se non sbaglio, molto tempo fa, l'Ermosorcio aveva postato una favoletta sulla felicità... erano protagonisti dei gatti. Non so più dove... qualcuno la ricorda? Il messaggio mi sembra parecchio utile a questo punto del discorso.
Come mi piaceva leggere le fole del sorcio
Beh vedeva sempre lontano...lui

La felicità che sono riuscita a vedere in effeatti è come se fosse sempre lì, a portata di mano, ma che non la si prende quando siamo noi spostati indietro o in avanti.
Se invece ci si allinea la possiamo vedere e goderne.

A me quando è capitato era come se godessi di quel che c'era...è che del resto è sempre stato lì, ma io non ero sulla stessa linea e per una mente frenetica come la mia riuscire a trovarmi li in quel momento è stato entusiasmante, no questo dopo, nel mentre era solo gioia e felicità
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Vecchio 28-07-2011, 22.53.17   #18
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Questo fatto di sentirci felici quando ci sentiamo allineati, o in armonia, è una cosa che da bambini viene spontanea, man mano che cresciamo e accumuliamo strati vari di stress, responsabilità e altri problematiche, diventa sempre più difficile... e ci sembra che il nostro stato naturale sia l'infelicità e che la felicità sia una cosa eccezionale.
Ecco, vorrei capire perchè è così difficile vincere le resistenze che ci impediscono di sentirci felici e sereni...
Forse il segreto sta nel vivere essendo presenti a se stessi e cogliere il presente, senza spostarci sul prima e sul dopo, di solito quando accade questo comincio a pensare cosa devo fare dopo e quei momenti di perfetta armonia svaniscono....
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Vecchio 29-07-2011, 12.41.49   #19
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In questi giorni ho letto un bellissimo libro dal titolo "Lo Zen e l'Arte della Felicità". Onde evitare di rovinare la lettura a chi lo vorrà leggere mi limito semplicemente a dire quello che ho "imparato" al termine della lettura, ovvero la Felicità o l'Infelicità sono stati che provochiamo noi, ovvero si tratta di una nostra reazione ad una causa (evento) che di per sé è neutro, siamo noi con i nostri pensieri e le nostre sovrastrutture (la nostra filosofia di vita) che rendiamo gli eventi che ci succedono positivi o negativi.

Se dovessi riassumere il libro in modo ermetico direi che: "L'infelicità è buttarsi giù di fronte alla sfortuna, mentre la Felicità è sorridere sempre anche di fronte alla sfortuna".
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Vecchio 29-07-2011, 14.47.24   #20
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Personalmente non mi torna molto il concetto che si può essere sempre felici a prescindere da ciò che ci accade, tolti i casi limite di Santi, super mistici ecc
Forse si può raggiungere uno stato di pace, o quiete, di base e già questo richiede sforzi notevolissimi, e da lì riuscire a vivere gli accadimenti esterni in modo più distaccato, senza perdercisi dentro completamente, ma la felicità la vedo come un picco che si raggiunge solo in determinate circostanze.
Poi ovviamente si può lavorare per "pulirsi", selezionare le circostanze che possono renderci più realizzati, per esempio non lasciandosi influenzare troppo dal pensiero altrui, cercando qualcosa di nostro, si può lavorare per resistere e tenere botta nei momenti bui, ma non si può vivere smepre e solo per resistere o tenere botta, qualche picco va raggiunto, d'altra aprte siamo sulla terra che non è esattamente il paradiso terrestre, quindi già riuscire ad ottenere una base di quiete è molto , e poi da lì si lavora ovviamente per poter stare bene, quando è possibile lo si fa quando non è possibile si soffre, cercando di trarne insegnamento utile, invece che piangersi addosso e basta.

Ma pensare che si possa essere sempre felici davanti qualsiasi avvenimento esterno non mi sembra una cosa fattibile: magari uno si trova in una situazione in cui gli va tutto storto, non vede soluzioni, gli sforzi fatti non sembrano portare a nulla ed il futuro si delinea pure peggio, in tutto questo buco una gomma, mi muore il gatto, mi va a fuoco la casa,(iperbolizzo ) ed io sto lì felice e contento?
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Ultima modifica di luke : 29-07-2011 alle ore 14.50.03.
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Vecchio 29-07-2011, 15.01.35   #21
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Questo fatto di sentirci felici quando ci sentiamo allineati, o in armonia, è una cosa che da bambini viene spontanea, man mano che cresciamo e accumuliamo strati vari di stress, responsabilità e altri problematiche, diventa sempre più difficile... e ci sembra che il nostro stato naturale sia l'infelicità e che la felicità sia una cosa eccezionale.
Ecco, vorrei capire perchè è così difficile vincere le resistenze che ci impediscono di sentirci felici e sereni...
Forse il segreto sta nel vivere essendo presenti a se stessi e cogliere il presente, senza spostarci sul prima e sul dopo, di solito quando accade questo comincio a pensare cosa devo fare dopo e quei momenti di perfetta armonia svaniscono....
Ho notato ad esempio che dalla mia infanzia deriva un: prima il dovere e poi il piacere che si intromette sempre nel mio dedicare tempo a me stessa.
Appena inizio a fare dei lavori non riesco mai a dire che ho fatto abbastanza, e quindi se poi cerco di godermi il momento mi sento in colpa, come se stessi rubando e allora mi vengono in mente le cose che ho tralasciato di fare. Mentre invece se decido devo rimanere sulla decisione qualunque essa sia in quel momento è la migliore.

E se non riesco a dedicarmi attenzione e quindi a godere di un qualcosa che faccio per me figuriamoci poi se riesco a farlo per altro...
Ricordo Uno che disse una volta di trovare un po' di tempo per se stessi, in questo caso per me e dedicarmici con tutta me stessa. Credo che sia qui il segreto dell'allineamento. Volere quel che si fa. come se fosse la cosa più bella è interessane ed importante al mondo, proprio come fanno i bambini.
Una volta imparato a fare questo si può espandere...ma per me è imporante ora continuare su questa strada.
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Vecchio 29-07-2011, 15.09.07   #22
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Personalmente non mi torna molto il concetto che si può essere sempre felici a prescindere da ciò che ci accade, tolti i casi limite di Santi, super mistici ecc
Forse si può raggiungere uno stato di pace, o quiete, di base e già questo richiede sforzi notevolissimi, e da lì riuscire a vivere gli accadimenti esterni in modo più distaccato, senza perdercisi dentro completamente, ma la felicità la vedo come un picco che si raggiunge solo in determinate circostanze.
Poi ovviamente si può lavorare per "pulirsi", selezionare le circostanze che possono renderci più realizzati, per esempio non lasciandosi influenzare troppo dal pensiero altrui, cercando qualcosa di nostro, si può lavorare per resistere e tenere botta nei momenti bui, ma non si può vivere smepre e solo per resistere o tenere botta, qualche picco va raggiunto, d'altra aprte siamo sulla terra che non è esattamente il paradiso terrestre, quindi già riuscire ad ottenere una base di quiete è molto , e poi da lì si lavora ovviamente per poter stare bene, quando è possibile lo si fa quando non è possibile si soffre, cercando di trarne insegnamento utile, invece che piangersi addosso e basta.

Ma pensare che si possa essere sempre felici davanti qualsiasi avvenimento esterno non mi sembra una cosa fattibile: magari uno si trova in una situazione in cui gli va tutto storto, non vede soluzioni, gli sforzi fatti non sembrano portare a nulla ed il futuro si delinea pure peggio, in tutto questo buco una gomma, mi muore il gatto, mi va a fuoco la casa,(iperbolizzo ) ed io sto lì felice e contento?
Potrei ipotizzare che possa assimilarsi al concetto di Fede in cui tutto ciò che ci deriva da Dio è per il nostro bene che non è altro che il raccolto di quel che abbiamo seminato per cui se si ha Fede si accoglie tutto bene e male nello stesso modo.
E come dici tu cercando di far buon uso di tutto quel che arriva anche perchè si impara nella tribulazione e ci rinfranca nella gioia in alternanza duale che non so nemmeno se sia possibile interrompere
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Potrei ipotizzare che possa assimilarsi al concetto di Fede in cui tutto ciò che ci deriva da Dio è per il nostro bene che non è altro che il raccolto di quel che abbiamo seminato per cui se si ha Fede si accoglie tutto bene e male nello stesso modo.
Buona parte delle letture mistiche nelle quali sono immerso ultimamente, battono proprio su questi concetti, l'affidarsi totalmente all'Alto, il ritenersi niente, l'umiltà totale ecc, per esempio in alcuni brani di un opera di Francois Pollien, si parla esplicitamente di come fare per accettare qualunque cosa arrivi, appena avrò finito di leggere magari posto qualcosa.

Sicuramente sono inviti utili per abbandonare atteggiamenti troppo improntati sull?importanza personale, servono per scendere un pò , anzi un bel pò dal pero, ed appena inizi a scendere noti immediatamente quanti sforzi facciano le persone per restare attaccate ai rami più alti, come magari facevo io fino a poco prima.
Non mi pare possibile però riuscire a fare esattamente come viene esposto, cioè posso migliorare ma fino ad un certo punto, oltre il quale non credo riuscirò mai a scendere, nel senso che quel minimo di obiettivi, situazioni,(una in particolare) per quanto "scremate" da varie influenze e rese meno sensibili all'IP, credo avrò sempre il desiderio di averle.
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Ultima modifica di luke : 29-07-2011 alle ore 15.53.57.
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Buona parte delle letture mistiche nelle quali sono immerso ultimamente, battono proprio su questi concetti, l'affidarsi totalmente all'Alto, il ritenersi niente, l'umiltà totale ecc, per esempio in alcuni brani di un opera di Francois Pollien, si parla esplicitamente di come fare per accettare qualunque cosa arrivi, appena avrò finito di leggere magari posto qualcosa.

Sicuramente sono inviti utili per abbandonare atteggiamenti troppo improntati sull?importanza personale, servono per scendere un pò , anzi un bel pò dal pero, ed appena inizi a scendere noti immediatamente quanti sforzi facciano le persone per restare attaccate ai rami più alti, come magari facevo io fino a poco prima.
Non mi pare possibile però riuscire a fare esattamente come viene esposto, cioè posso migliorare ma fino ad un certo punto, oltre il quale non credo riuscirò mai a scendere, nel senso che quel minimo di obiettivi, situazioni,(una in particolare) per quanto "scremate" da varie influenze e rese meno sensibili all'IP, credo avrò sempre il desiderio di averle.
Leggerò con interesse se avrai la bontà di regalarci quanto hai esposto sopra...
In ogni caso credo che nel cammino per quanto possano credere tanti se non hai un Maestro ti areni presto solo lui può aiutarti a scendere....
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Vecchio 29-07-2011, 16.34.16   #25
luke
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Originalmente inviato da griselda Visualizza messaggio
Leggerò con interesse se avrai la bontà di regalarci quanto hai esposto sopra...
In ogni caso credo che nel cammino per quanto possano credere tanti se non hai un Maestro ti areni presto solo lui può aiutarti a scendere....
Si è vero, col Maestro è meglio di sicuro, però nell'attesa, per ingannare il tempo se di qualche rametto si riesce già a scendere o si sfrutta qualche ramo che nel frattempo si rompe..
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