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Vecchio 29-07-2011, 16.46.40   #26
griselda
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Si è vero, col Maestro è meglio di sicuro, però nell'attesa, per ingannare il tempo se di qualche rametto si riesce già a scendere o si sfrutta qualche ramo che nel frattempo si rompe..
Ahahahah! Sì certo! Ma seguivo il tuo discorso dove dicevi che più di lì non saresti riuscito ad andare...è lì che il Maestro entra in gioco.....Lui nel momento che gli chiedi di esserLo anche per te farà quel che ti è necessario...
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Vecchio 29-07-2011, 23.27.24   #27
luke
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Ahahahah! Sì certo! Ma seguivo il tuo discorso dove dicevi che più di lì non saresti riuscito ad andare...è lì che il Maestro entra in gioco.....Lui nel momento che gli chiedi di esserLo anche per te farà quel che ti è necessario...
Si, la mia sensazione è che il Maestro no ti venga a cercare nei rami più alti, ma qualcuno devi averlo già sceso di tuo, poi se e quando lo incontrerai allora sarà sicuramente molto proficuo.
Nel frattempo riporto un brano di Pollien:

"Non vi è follia più grande di questa: sapere che Dio è la mia luce, la mia forza, la mia vita; che egli è mio Padre, sollecito del mio progresso e della mia santificazione, desideroso di portarmi fra le sue braccia; che egli regola la sua azione secondo lo stato attuale dell'anima mia; che non permetterà mai che io sia tentato al di là delle mie forze; che non permetterà la tentazione se non per favorire per mezzo suo il vero profitto dell'anima mia (cf. 1Cor 10, 13); che egli è infinitamente sapiente, vede infinitamente meglio di me il mio stato interiore, i miei bisogni, il modo di condurmi, i mezzi opportuni, i pericoli da evitare, lo scopo da raggiungere; che egli desidera la mia perfezione immensamente più di me, che è questo il tormento del suo amore; sapere tutto ciò... ed essere tanto imprudente, tanto insensato da abbandonare la sua mano e voler camminare da solo!... Per andare a Dio, svincolarsi dalle sue braccia!..."

Mah...sarà così....
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Ultima modifica di luke : 29-07-2011 alle ore 23.29.28.
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Vecchio 29-07-2011, 23.38.11   #28
griselda
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Si, la mia sensazione è che il Maestro no ti venga a cercare nei rami più alti, ma qualcuno devi averlo già sceso di tuo, poi se e quando lo incontrerai allora sarà sicuramente molto proficuo.

Secondo me il problema più grosso è ri-conoscerLo
Quote:


Nel frattempo riporto un brano di Pollien:

"Non vi è follia più grande di questa: sapere che Dio è la mia luce, la mia forza, la mia vita; che egli è mio Padre, sollecito del mio progresso e della mia santificazione, desideroso di portarmi fra le sue braccia; che egli regola la sua azione secondo lo stato attuale dell'anima mia; che non permetterà mai che io sia tentato al di là delle mie forze; che non permetterà la tentazione se non per favorire per mezzo suo il vero profitto dell'anima mia (cf. 1Cor 10, 13); che egli è infinitamente sapiente, vede infinitamente meglio di me il mio stato interiore, i miei bisogni, il modo di condurmi, i mezzi opportuni, i pericoli da evitare, lo scopo da raggiungere; che egli desidera la mia perfezione immensamente più di me, che è questo il tormento del suo amore; sapere tutto ciò... ed essere tanto imprudente, tanto insensato da abbandonare la sua mano e voler camminare da solo!... Per andare a Dio, svincolarsi dalle sue braccia!..."

Mah...sarà così....
Queste parole mi fanno pensare ad un comportamento da tenere a seguito del quale non vi è spreco di energia tramite le emozioni negative è un altro modo di insegnare a non disperdere energia. Perchè se hai Fede in Dio non ti lamenti, non ri arrabbi, non contesti, non ti difendi..... insomma ti affidi a qualcuno che ne Sa più di te e sei sempre convinto che quel che avviene è il giusto
Però mi sa che siamo andati un po' fuori pista
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Vecchio 29-07-2011, 23.55.25   #29
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Queste parole mi fanno pensare ad un comportamento da tenere a seguito del quale non vi è spreco di energia tramite le emozioni negative è un altro modo di insegnare a non disperdere energia. Perchè se hai Fede in Dio non ti lamenti, non ri arrabbi, non contesti, non ti difendi..... insomma ti affidi a qualcuno che ne Sa più di te e sei sempre convinto che quel che avviene è il giusto
Però mi sa che siamo andati un po' fuori pista
Bè comunque è un discorso che può riferirsi anche all'infelicità volendo...una cos a, per esempio, che non capisco è come fare a distinguere le cose che debbo accettare e tenermele da quelle che invece mi sono mandate per affrontarle, cambiare e superarle?
Cioè se una situazione mi da infelicità, come distinguo se la Volontà dall'alto è farmi tenere questa situaizone, perchè è giusto così, perchp ciascuno deve avere la sua croce ecc e quindi guardare altro oppure se invece debba affrontarla di petto e superarla cambiando parti di me, perchè questo è il vero motivo perchè mi è stata mandata?
C'è quella bella frase che dice ""Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare e la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre.", io già col distinguere ho problemi
Mi pare ci fosse anche un 3d che prendeva spunto da questa frase, adesso vado a rileggerlo ...
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Vecchio 30-07-2011, 00.07.02   #30
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Bè comunque è un discorso che può riferirsi anche all'infelicità volendo...una cos a, per esempio, che non capisco è come fare a distinguere le cose che debbo accettare e tenermele da quelle che invece mi sono mandate per affrontarle, cambiare e superarle?
Cioè se una situazione mi da infelicità, come distinguo se la Volontà dall'alto è farmi tenere questa situaizone, perchè è giusto così, perchp ciascuno deve avere la sua croce ecc e quindi guardare altro oppure se invece debba affrontarla di petto e superarla cambiando parti di me, perchè questo è il vero motivo perchè mi è stata mandata?
C'è quella bella frase che dice ""Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare e la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre.", io già col distinguere ho problemi
Mi pare ci fosse anche un 3d che prendeva spunto da questa frase, adesso vado a rileggerlo ...
E se partissi dall'osservare la tua infelicità per arrivare a conoscerti meglio questo non ti renderebbe già un po' meno infelice?
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Vecchio 30-07-2011, 00.17.15   #31
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E se partissi dall'osservare la tua infelicità per arrivare a conoscerti meglio questo non ti renderebbe già un po' meno infelice?
Bè quella la osservo da parecchio ormai in effetti qualche successo momentaneo su di essa a furia di lavorare qua e là c'è stato, momenti meno convulsi interiormente diciamo, niente di duraturo, solo scampoli e poi sotto di nuovo coi tormenti.
Per carità è giusto che ci siano anche quelli , nel frattempo la voro per farmi trovare preparato nel caso arrivasse anche qualche consolazione.
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Ultima modifica di luke : 30-07-2011 alle ore 00.19.38.
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Vecchio 30-07-2011, 00.28.47   #32
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nel frattempo la voro per farmi trovare preparato nel caso arrivasse anche qualche consolazione.
Una cosa che ho osservato in me è che a volte sono infelice quando mi aspetto qualcosa che poi non arriva...un po' come il gatto che corre dietro alla coda...si aspetta di prenderla....la frustrazione del non riuscirci già crea infelicità mentre l'accettazione (non sto dicendo che sia facile eh) da la pace se non la felicità.
Che poi tutto ciò fa parte di quella preghiera...che hai citato
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Vecchio 30-07-2011, 14.24.55   #33
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A me invece succede il contrario, accetto il fatto che molte cose non vanno come mi aspettavo, ma quando una cosa che forse non mi aspettavo arriva, allora è felicità...
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Vecchio 01-08-2011, 12.48.53   #34
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Sono più verso Stella anch'io.. gioisco di ciò che arriva non aspettandomi nulla (o quasi).

Sul discorso di Luke sto affrontando proprio in questo periodo la "provvidenza", tanto che volevo aprire un post apposito ma il tempo....
Eppure si lega a questo post comunque in quanto tante ansie, preoccupazioni e patemi che generano infelicità, potrebbero essere risolti fidandosi della "divina provvidenza", di questa forza che sembra apparire dal nulla quando tutto è perduto.
Come se, usciti dalla "cappa materna" (che faceva un po' da divina provvidenza lei) non fossimo mai pronti ad affrontare il mondo.
Siamo pieni di paure, il mutuo, l'affitto, le bollette, le tasse, i figli, la scuola, la salute...

Ma se ci fermiamo a guardare indietro, vediamo che più volte la soluzione è arrivata dal nulla... forse era questa forza? Eppure non mi basta per sentirmi più sicura
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Non ho bisogno di chi la pensa come me, ma di crescere aprendo la mente a diversi modi di vedere e di pensare.
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Vecchio 02-08-2011, 00.02.49   #35
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...una cos a, per esempio, che non capisco è come fare a distinguere le cose che debbo accettare e tenermele da quelle che invece mi sono mandate per affrontarle, cambiare e superarle?
Ma qual'è la reale differenza tra i due?
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Vecchio 02-08-2011, 00.07.05   #36
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Eppure si lega a questo post comunque in quanto tante ansie, preoccupazioni e patemi che generano infelicità, potrebbero essere risolti fidandosi della "divina provvidenza", di questa forza che sembra apparire dal nulla quando tutto è perduto.
Come se, usciti dalla "cappa materna" (che faceva un po' da divina provvidenza lei) non fossimo mai pronti ad affrontare il mondo.
Eppure, in modo apparentemente paradossale, la Provvidenza è tanto più presente nella nostra vita quanta più forza mettiamo nell'affrontare le cose. Attenzione che affrontare è un insieme di modi... uno di questi potrebbe essere proprio accettare, ma non è detto che valga sempre.
Comunque il succo sta nell'atteggiamento di partenza: qualunque cosa mi accada, dato che nella realtà non esistono il bene e il male assoluti, avrà qualcosa di buono per me. Se smetto per un attimo di occuparmi di come mi sento e inizio a cercare questo bene...
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Vecchio 02-08-2011, 00.30.58   #37
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Ma qual'è la reale differenza tra i due?
In un caso smetto di lottare, mi rassegno e riconfiguro la mia vita tenendo come "variabili indipendenti" , come punti fermi quelle cose che rimarranno sempre in un modo,dirottando altrove le energie , magari in cose dell'altro tipo nelle quali continuo ad affrontare il problema ci dedico tempo e risorse, ragiono, cerco di capire, di cogliere i segnali perchè evidentemente c'è un oltre che mi può vedere con quella determinata cosa superata, con nuove possibilità e nuove via che non si apriranno se non continuo a volerla superare.

Queste ultime sono quelle cose che, mi pare lo dicesse Uno, possiamo fare e quindi pirma o poi dovremmo farle , il prima o il poi dipende dalla forza che ci mettiamo.
Se so che una cosa non potrò farla mai, non è nel destino, nella trama dell'universo, potrò metterci tutta la forza che voglio ma on accadrà mai, ed allora conviene arrendersi e pensare ad altro,farcene una ragione, non era prevista per noi, mentre le altre, per come la vedo io, sono "previste", in qualche modo potrebbero essere importanti e decisive per il proseguio della nostra esistenza .
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Vecchio 02-08-2011, 02.03.04   #38
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In un caso smetto di lottare, mi rassegno e riconfiguro la mia vita tenendo come "variabili indipendenti" , come punti fermi quelle cose che rimarranno sempre in un modo,dirottando altrove le energie , magari in cose dell'altro tipo nelle quali continuo ad affrontare il problema ci dedico tempo e risorse, ragiono, cerco di capire, di cogliere i segnali perchè evidentemente c'è un oltre che mi può vedere con quella determinata cosa superata, con nuove possibilità e nuove via che non si apriranno se non continuo a volerla superare.

Queste ultime sono quelle cose che, mi pare lo dicesse Uno, possiamo fare e quindi pirma o poi dovremmo farle , il prima o il poi dipende dalla forza che ci mettiamo.
Se so che una cosa non potrò farla mai, non è nel destino, nella trama dell'universo, potrò metterci tutta la forza che voglio ma on accadrà mai, ed allora conviene arrendersi e pensare ad altro,farcene una ragione, non era prevista per noi, mentre le altre, per come la vedo io, sono "previste", in qualche modo potrebbero essere importanti e decisive per il proseguio della nostra esistenza .
Cambiare ciò che posso e accettare ciò che non posso cambiare.... arrendersi non è accettare.

Quando una cosa accade essa cambia sempre tutto. Se posso modificarla (posto che voglia ovviamente) allora ho cambiato, se non posso e l'accetto sono cambiato io. Ma in ogni caso qualcosa è cambiato... la realtà ha accolto il cambiamento portato da quella cosa.
Quindi, se mi porta un cambiamento, ogni cosa era "destinata" a noi... e se non era destino era comunque "per me".

Come le distinguo... se si potessero mettere tutte le cose o nella categoria "posso cambiarle" o nella categoria "non posso cambiarle" sarebbe anche semplice. Basterebbe considerarle rispetto alla nostra possibilità di azione. Il fatto è che sono molto poche quelle che rientrano a pieno titolo in una o l'altra categoria... e di solito ce ne occupiamo poco o non le percepiamo neanche. Più spesso accade che una certa cosa io possa cambiarla per una certa misura e per una certa altra no. Verrebbe da dire che per la misura in cui non posso cambiarla toccherebbe accettarla, ma come posso io cambiare qualcosa se non l'ho almeno in un certo modo accettata? Banalmente devo accettare il fatto di avere la maglietta sporca per decidere di lavarla. Anche se ovviamente, se non potessi in alcun modo lavarla (e non potessi buttarla via o altro) dovrei risolvermi (verbo interessante) a restare con la maglietta sporca... in questo senso la pazienza, il patire.
Ma come capisco di non potere lavare la maglietta? O ben è chiaro fin da subito oppure me ne rendo conto dopo una serie di tentativi... di qui la saggezza, dall'esperienza. Almeno in una parte.
Bon, discorso appena accennato, anche se mi piacerebbe sentire un esempio di una cosa che non si riesce a capire se la posso cambiare o meno.

Comunque l'infelicità dipende da questo solo in parte. Una cosa che accade mi può portare dolore, fastidi, complicazioni, necessità, ma non può da sola portarmi infelicità. Occorre anche il mio atteggiamento e questo dipende dagli scopi che mi prefiggo innanzitutto. Se, come dicevo prima, il mio scopo è poniamo imparare, ad ogni cosa che mi succede mi volgerò col piglio di cercare di cavarci qualcosa... mi chiederò cosa quella cosa può (e deve) insegnarmi. Un atteggiamento come questo rende molto meno difficile l'accettazione. E una volta che avrò imparato quello che quella cosa mi ha portato essa cambierà, perchè l'universo non spreca. E quindi quella cosa farà posto ad un'altra.
E' molto difficile pensare qualcosa che non abbia nulla da insegnarmi...
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Vecchio 02-08-2011, 08.20.47   #39
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Bon, discorso appena accennato, anche se mi piacerebbe sentire un esempio di una cosa che non si riesce a capire se la posso cambiare o meno.
Prendiamo lo sfondo del telo. A un certo punto si prende coscienza di avere uno sfondo, di non accettarlo perchè questo reca dolore, infelicità cmq non accettazione. Si lavora in tutto e per tutto per liberarsene ma torna sempre, cioè ci si attira sempre la stessa esperienza dolorosa, se ne vedono gli effetti ma non la causa, come si fa a capire quando è il momento di lasciare perdere? Io sono un tipo tenace, non lascio facilmente la presa finchè tutto non mi è veramente chiaro. Può essere un limite di presunzione o di fissazione tuttavia è motivo di lotta perchè non distinguo se smettere di lottare è per accettazione o per rassegnazione. Voglio dire che se si ha la tendenza ad essere combattivi o reattivi è più difficile distinguere.
A volte si può rimanere intrappolati nel bisogno della lotta.
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Vecchio 02-08-2011, 14.55.37   #40
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qualunque cosa mi accada, dato che nella realtà non esistono il bene e il male assoluti, avrà qualcosa di buono per me.
Questa è un osservazione che mi porta a riflettere molto, il dualismo felice/infelice è dunque definibile come uno stato della mente che si aspetta qualcosa in di positivo relativamente al mio modo di essere?

La nostra felicità a volte potrebbe comportare l'infelicità altrui, o meglio ciò che facciamo (o non facciamo) per essere felici.

L'Uomo che ha sviluppato una grossa forza di volontà avrà la possibilità di cambiare alcune cose, ma non tutte, in quanto alcune cose che accadono sono frutto di una Volontà Divina e quindi visto che l'Universo è vivo da 18miliardi di anni e non sembra mai essersi fermato un secondo ecco che dobbiamo avere quella fiducia in esso, in quanto noi siamo l'universo (in parte) e quindi essendo la sua Volontà quella di andare avanti per sempre ogni cosa che ci accade e che non possiamo cambiare è la miglior cosa che ci poteva accadere ecco che quindi dobbiamo trovare quella serinità di sorridere in faccia alla sfortuna, sarebbe meglio dire apparente sfortuna.

L'Universo non è duale e come tale non cade in questi tranelli della mente umana.



(tutto secondo me è)
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Vecchio 02-08-2011, 15.03.31   #41
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Bon, discorso appena accennato, anche se mi piacerebbe sentire un esempio di una cosa che non si riesce a capire se la posso cambiare o meno.
Roma-Lazio derby.

Segna la Roma (romanisti felici, laziali infelici)

Passano 10 minuti, pareggio. (romanisti meno felici, laziali meno infelici)

Passano altri 10 minuti, segna la Lazio. (romanisti infelici, laziali felici)

Finisce la partita.

Un romanista o un laziale che però seguono la partita senza alcuna aspettativa non permetteranno ad un evento esterno di modificare il loro stato interno.

Ci può stare come esempio?
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Vecchio 02-08-2011, 15.07.11   #42
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Segna la Roma (romanisti felici, laziali infelici)

Passano 10 minuti, pareggio. (romanisti meno felici, laziali meno infelici)

Passano altri 10 minuti, segna la Lazio. (romanisti infelici, laziali felici)

Finisce la partita.

Un romanista o un laziale che però seguono la partita senza alcuna aspettativa non permetteranno ad un evento esterno di modificare il loro stato interno.

Ci può stare come esempio?
In attesa di Ray, penso che comunque il loro stato interno sia modificato, certo è importante che non si "perdano" nelle modifiche, che le osservino, cerchino di controllarle e poi di trarne qualche insegnamento( tipo che hanno sbagliato entrambi squadra per cui tifare ), però se accadono le cose e dentro si resta impassibili , non succede niente, a cosa serve stare al mondo? e che siamo sanpietrini?
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Ultima modifica di luke : 02-08-2011 alle ore 15.54.18.
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Vecchio 02-08-2011, 15.27.41   #43
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però se accadono le cose e dentro si resta impassibili , non succede niente, a cosa serve stare al mondo? e che siamo sanpietrini?
Godersi l'istante, coglierlo, assaporarlo, toccarlo ma senza alcuna aspettativa (né positiva, né negativa), se possiamo Fare ci adopereremo in tal senso, al contrario se non possiamo Fare allora dobbiamo adoperarci in tal senso senza perdere la Fede, riuscire a capire quando Fare o non fare è il risultato di questo dualismo.

Però finchè la nostra mente continuerà a lavorare in termini duali come: felice/infelice, essere/non essere, fare/non fare, bene/male, allora non ci sarà possibilità di arrivare a tale risultato.

Andare oltre tali concetti ci permette di arrivare all'essenza delle cose e quindi dell'essere.

(sempre secondo me è )
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Vecchio 02-08-2011, 21.11.05   #44
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Finisce la partita.

Un romanista o un laziale che però seguono la partita senza alcuna aspettativa non permetteranno ad un evento esterno di modificare il loro stato interno.

Ci può stare come esempio?
No, non c'entra nulla. Io chiedevo un esempio di una cosa che non si capisce se possiamo cambiarla o meno. Sulla partita cosa non si capisce se posso o non posso cambiare?
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Vecchio 02-08-2011, 21.24.27   #45
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In attesa di Ray, penso che comunque il loro stato interno sia modificato, certo è importante che non si "perdano" nelle modifiche, che le osservino, cerchino di controllarle e poi di trarne qualche insegnamento( tipo che hanno sbagliato entrambi squadra per cui tifare ), però se accadono le cose e dentro si resta impassibili , non succede niente, a cosa serve stare al mondo? e che siamo sanpietrini?
L'esempio della partita secondo me non parla di felicità o infelicità, ma di momentanea gioia o sconforto. Lo stato d'animo descritto nei tifosi deriva unicamente da eventi esterni in quanto l'ambiente interno era stato precedentemente predisposto a goderne di un esito e soffrire dell'altro. Il tutto allo scopo (ignoto per lo più al tifoso) di provare emozioni, di aumentare lo stato generale di "vita". Da un certo punto di vista sono entrambi più "felici" dato che hanno vissuto qualcosa intensamente... sia quelli che (credono di) hanno vinto che quelli che hanno perso.

La felicità è uno stato di tensione che sta appena sotto la soglia di sopportazione e deriva direttamente dal livello di armonia con l'ambiente... potremmo dire con l'universo.
Ne segue che tanto più diventiamo capaci di reggere tensioni, tanto più diventiamo "forti", tanto più a lungo reggiamo stati di felicità o quasi felicità. Inoltre, tanto più ne abbiamo coscienza tanto più sappiamo restare giusto sotto soglia, impedendo alla tensione di salire quel pelo oltre che provoca l'automatico scarico (che a volte è pure godimento, ma porta ad un successivo down).
Insomma la felicità è simile alla meditazione.

Questo essere in armonia con l'ambiente, come molti di voi hanno detto, ha a che fare con lo stare nell' "attimo", cioè con la capacità di vivere quello che c'è e non quello che forse sarà o che forse è stato o che forse potrebbe essere... insomma nello stare dove si è. Insomma il continuo lavorio della mente, che per altro è effetto di continue compensazioni di roba sotto, emozioni, pulsioni eccetera, quel lavorio dicevo è controproducente allo stato di felicità. Che non è certamente indifferenza... quella è data dalla separazione dall'ambiente, cioè l'opposto, ma anzi partecipazione a tutto, senza però perdersi in alcunchè.

Il guaio è che continuiamo a catalogare le cose che viviamo come bene e male a seconda se ci portano piacere o meno. Quindi un'emozione negativa non può essere connessa alla felicità perchè non ci piace, e ci viene da pensare che, per inseguire la felicità, dobbiamo fuggire da quell'emozione. Invece è il non rifiutare nulla che ci incammina sulla strada della felicità (ho detto incammina, non ci proietta immediatamente)... cercando di trarre da tutto qualcosa di buono per noi. Quando questo diverrà atteggiamento automatico avremo costantemente molto bene, perchè lo trarremo da molte cose e di conseguenza il nostro modo di valutarle cambierà. E saremo un passetto più vicini...



Poi, quando finalmente smetteremo di cercarla.... gatto vecchio docet

Ultima modifica di Ray : 02-08-2011 alle ore 21.26.31.
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Sia per quello che dice il Folle sia per quello che dice Ray, si ritorna a dei vecchi modi di dire..
Per confermare che tutto è già stato detto e fatto e il cerchio continua a girare su se stesso...

Ciò che non ci uccide ci rende più forti..
Vivi l'attimo..
se al problema c'è soluzione, perché preoccuparsi? Se al problema non c'è soluzione, perché preoccuparsi?
a rigurado di quando il Folle dice
"Godersi l'istante, coglierlo, assaporarlo, toccarlo ma senza alcuna aspettativa (né positiva, né negativa), se possiamo Fare ci adopereremo in tal senso, al contrario se non possiamo Fare allora dobbiamo adoperarci in tal senso senza perdere la Fede, riuscire a capire quando Fare o non fare è il risultato di questo dualismo."

Ma allora come mai questo non si è imtegrato in noi stessi con il tempo?

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Non ho bisogno di chi la pensa come me, ma di crescere aprendo la mente a diversi modi di vedere e di pensare.
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Vecchio 03-08-2011, 16.07.42   #47
luke
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L'esempio della partita secondo me non parla di felicità o infelicità, ma di momentanea gioia o sconforto. Lo stato d'animo descritto nei tifosi deriva unicamente da eventi esterni in quanto l'ambiente interno era stato precedentemente predisposto a goderne di un esito e soffrire dell'altro. Il tutto allo scopo (ignoto per lo più al tifoso) di provare emozioni, di aumentare lo stato generale di "vita". Da un certo punto di vista sono entrambi più "felici" dato che hanno vissuto qualcosa intensamente... sia quelli che (credono di) hanno vinto che quelli che hanno perso.

La felicità è uno stato di tensione che sta appena sotto la soglia di sopportazione e deriva direttamente dal livello di armonia con l'ambiente... potremmo dire con l'universo.
Ne segue che tanto più diventiamo capaci di reggere tensioni, tanto più diventiamo "forti", tanto più a lungo reggiamo stati di felicità o quasi felicità. Inoltre, tanto più ne abbiamo coscienza tanto più sappiamo restare giusto sotto soglia, impedendo alla tensione di salire quel pelo oltre che provoca l'automatico scarico (che a volte è pure godimento, ma porta ad un successivo down).
Insomma la felicità è simile alla meditazione.

Questo essere in armonia con l'ambiente, come molti di voi hanno detto, ha a che fare con lo stare nell' "attimo", cioè con la capacità di vivere quello che c'è e non quello che forse sarà o che forse è stato o che forse potrebbe essere... insomma nello stare dove si è. Insomma il continuo lavorio della mente, che per altro è effetto di continue compensazioni di roba sotto, emozioni, pulsioni eccetera, quel lavorio dicevo è controproducente allo stato di felicità. Che non è certamente indifferenza... quella è data dalla separazione dall'ambiente, cioè l'opposto, ma anzi partecipazione a tutto, senza però perdersi in alcunchè.

Il guaio è che continuiamo a catalogare le cose che viviamo come bene e male a seconda se ci portano piacere o meno. Quindi un'emozione negativa non può essere connessa alla felicità perchè non ci piace, e ci viene da pensare che, per inseguire la felicità, dobbiamo fuggire da quell'emozione. Invece è il non rifiutare nulla che ci incammina sulla strada della felicità (ho detto incammina, non ci proietta immediatamente)... cercando di trarre da tutto qualcosa di buono per noi. Quando questo diverrà atteggiamento automatico avremo costantemente molto bene, perchè lo trarremo da molte cose e di conseguenza il nostro modo di valutarle cambierà. E saremo un passetto più vicini...



Poi, quando finalmente smetteremo di cercarla.... gatto vecchio docet
Post, a mio avviso , da rileggere periodicamente...oggi non riesco ancora a farlo mio, nel senso che sono ancora troppo ancorato alle varie vicissitudini esistenziali, quindi per come sto adesso ,un post così è come parlare della vita su alpha centauri , anche se contiene spunti indubbiamente positivi.

Per adesso concepisco il fatto di assaporare più possibile la felicità derivante da eventi esterni se e quando capita, non lasciarsene sfuggire neanche una goccia, concepisco il "tenere botta" quando le cose vanno male, ed in tal senso credo di aver raggiunto livelli di resistenza quasi olimpionici, se paragonati a quelli medi delle persone che vedo.
Oltre a questo posso provare a trarre insegnamenti dalle varie esperienze, accanto allo stato di piacere /non piacere, aspetto che resta comunque quello predominante

Per quanto riguarda la felicità. ad esempio, il fatto di saperla/poterla reggere te la da l'esperienza ripetuta e periodica, come un allenmento, se ti alleni spesso aumenti la resistenza, se vai a correre una volta all'anno no, quindi determinate situazioni ti permettono di gustare e di aumentare la "familiarità" alla felicità, altre meno, poi per carità, come si dice a Roma "a chi tocca non se ngrugna".
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Vecchio 03-08-2011, 21.09.26   #48
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Ma allora come mai questo non si è imtegrato in noi stessi con il tempo?

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Bella domanda... addirittura molti sostengono che le cose, nel tempo, sono andate in peggio... ossia che l'uomo ha via via perso tale capacità. Quello che io vedo è che nessuno (o per quanto ne so quasi nessuno) ce l'ha di suo, ma che deve essere imparato e che impararlo costa sforzi. Tuttavia i bambini sembrano avere una maggiore capacità in questo senso.
Credo che il discorso su questo binario rischi di andare OT, o perlomeno certamente porta in direzioni sicuramente interessanti ma forse esplorabili in uno spazio specifico.
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Vecchio 05-08-2011, 14.52.52   #49
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No, non c'entra nulla. Io chiedevo un esempio di una cosa che non si capisce se possiamo cambiarla o meno. Sulla partita cosa non si capisce se posso o non posso cambiare?
Se prendiamo un fiume, posso cambiare il suo corso attraverso argini e dighe, ma se dall'Alto pioverà molto il fiume strariperà e non c'è argine o diga che regga.

L'esempio della partita era legato ad uno stato d'animo di felicità e infelicità, mi sembra ovvio che non si può cambiare il risultato della partita (a meno che non sei Moggi ), però posso cambiare io e non permettere ad un evento esterno che accade di modicare il mio stato interno. Direi che il pensiero molto spesso ci porta ad allungare questi stati di felicità/infelicità, anche se questi ormai appartengono al passato, questo prolungare tali stati ci porta a vivere meglio o peggio.

Io personalmente sono della pagnotta, ma ho diversi amici ultras e se la Roma perde una partita sicuramente il Lunedì sarannno "abbacchiati" mentre se vince il Lunedì saranno belli sorridenti, per il derby vale lo stesso discorso solo che a non pensare più alla sconfitta/vittoria impiegano una settimana
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