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Vecchio 18-10-2009, 18.38.42   #26
dafne
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Ma è possibile che la sospensione del giudizio faccia male?
Lo so che razionalmente è una contraddizione perchè riuscire per un momento a constatare un fatto per com'è dà sollievo, o meglio ancora, riuscire a togliersi il peso del giudizio è assai sollevante (passatemi l'avverbio) ma...poi si stà male, è come se non ci fossero più argini nè appigli, non sò spiegarmi.

Forse più che una sospensione del giudizio è solo un inizio a vederlo eppure ho in questi giorni la netta sensazione di essere in piena, sommersa da un insieme di spiacevoli sensazioni e ricordi e vorrei solo chiudermi.
Chiudermi a riccio e murarmi di nuovo (bisogno di controllo?) ma non voglio. Mi stò facendo un film? Me la stò raccontando?

Non riesco ad assolvermi, e la cosa mi consuma...perchè non stò cercando consolazione a destra e manca..almeno stò cercando di arginarla...ma vorrei capire se posso aspettare di consumarmi in questo fiume o se esiste un modo per direzionare e ottimizzare questo stato (adesso stò razionalizzando )

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Vecchio 18-10-2009, 19.08.25   #27
Kael
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Ma è possibile che la sospensione del giudizio faccia male?
Lo so che razionalmente è una contraddizione perchè riuscire per un momento a constatare un fatto per com'è dà sollievo, o meglio ancora, riuscire a togliersi il peso del giudizio è assai sollevante (passatemi l'avverbio) ma...poi si stà male, è come se non ci fossero più argini nè appigli, non sò spiegarmi.

Forse più che una sospensione del giudizio è solo un inizio a vederlo eppure ho in questi giorni la netta sensazione di essere in piena, sommersa da un insieme di spiacevoli sensazioni e ricordi e vorrei solo chiudermi.
Chiudermi a riccio e murarmi di nuovo (bisogno di controllo?) ma non voglio. Mi stò facendo un film? Me la stò raccontando?

Non riesco ad assolvermi, e la cosa mi consuma...perchè non stò cercando consolazione a destra e manca..almeno stò cercando di arginarla...ma vorrei capire se posso aspettare di consumarmi in questo fiume o se esiste un modo per direzionare e ottimizzare questo stato (adesso stò razionalizzando )

Non so se sono riuscito a capire bene quello che intendi, comunque grossomodo la differenza è questa:

Giudizio: Gigi dice una cosa nel momento sbagliato = cretino!
Constatazione: Gigi dice una cosa nel momento sbagliato.

Per limitarsi alla sola constatazione quello che bisogna cercare di fare è bloccare la mente istintiva, che se lasciata libera di agire salta subito alle conclusioni e blocca, congela quell'evento. Una volta che so che Gigi è un cretino infatti sono soddisfatto, la mente è sazia e appagata. E' un "archiviare" il caso in fretta e furia, prima ancora di aver indagato a fondo su tutte le motivazioni e sui retroscena che hanno potuto spingere Gigi a parlare nel momento sbagliato. Insomma, è un modo per chiudere i giochi, per non scoprire, per non conoscere (o meglio, per illudersi di non averne bisogno)

Se questo giudizio è direzionato su se stessi, beh, è chiaro che l'autoconoscenza è destinata a fallire. Per inciso va sottolineato che alla mente istintiva non gliene frega nulla di conoscere, di imparare, etc.. la sola cosa che conta per lei è di mantenere il controllo, di illudersi di essere al di sopra e di poter quindi giudicare.
Questo è lo sforzo considerevole, il tenerla a bada, non darle "spazio" di azione. Spazio che occorre necessariamente occupare con altro, con pensieri coscienti, non meccanici... Un po' come il fantino doma il cavallo selvatico sostituendo i suoi movimenti istintivi con comandi coscienti..
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Vecchio 18-10-2009, 21.20.36   #28
m@pi
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non so se può aiutare, ti dico come in genere affronto e argino io il giudizio, quando mi viene di rivolgerlo agli altri appena me ne accorgo cerco la mia consapevolezza e mi ripeto che se quella persona sta facendo o dicendo quella cosa è perchè ha bisogno di fare quell'esperienza per evolvere e migliorare, quindi anche se per me potrebbe essere sbagliata per lui è necessaria e giusta, così come i bambini rubano la marmellata prima di imparare a chiederla ed essere pronti anche ad accettare un rifiuto da parte dei genitori,
quello che rivolgo a me stessa è più rapido in genere e fatico di più a controllarlo, però cerco la motivazione per cui ho fatto o detto una certa cosa, a volte la trovo, altre penso di averla trovata (ma poi scopro che non è così perchè mi capita di ripetere), ma sono pronta a perdonarmi e prendo l'impegno con me stessa di tenermi d'occhio e osservarmi meglio per non rifare lo stesso errore.
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Vecchio 19-10-2009, 00.03.16   #29
Ray
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Ci sarebbe un trucchettino che non è detto vada bene per tutti, ma che forse, in determinati casi e quando si inizia ad aver a che fare con sta cosa può tornare utile, posto che ci si ricordi che è un artifizio.

Consiste in una versione un minimo raffinata del non estendere alla persona il giudizio verso la sua azione. Facevamo, se non erro, tempo fa, parlando di bambini e dei messaggi da dargli, l'esempio sulla differenza tra il dirgli che sono sciocchi e che hanno fatto una sciocchezza.
Nella necessità di insegnargli e di correggere le loro azioni, il secondo messaggio (hai fatto una sciocchezza) permette loro di prendere distanza dalla loro azione e di restare integri pur ammettendo (con gli altri e con se stessi) di aver sbagliato. Il fatto di aver fatto qualcosa di errato e non di essere errati, permette loro di agire diversamente, di scegliere. In futuro, grazie anche a quell'errore, agirano meglio.
Vicevesa, se sciocchi sono, non potranno prendere le distanze dalla loro azione, ma ci si identificheranno e saranno anche portati a ripeterla, aumentando così il loro senso di inadeguatezza.
La cosa poi è estendibile a quelo che provano, pensano eccetera. La posibilità di disidentificarsi gli permette di avere sentimenti negativi vicino ai positivi, pensieri eccetera e via via di sceglierli, giudicando queste cose e non loro stessi. Tra l'altro un'azione che compio posso giudicarla, dato che appartiene ad un ambito inferiore al mio... anche se poso farlo oggettivamente soo dopo che ho visto in me tutti i risvolti della cosa.

Possiamo applicare lo stesso concetto e la stessa procedura alle parti di noi che indaghiamo. Sono appunto parti e non il tutto. Se c'è IN me qualcosa che mi spinge a desiderare ics, dire ispilon, fare zeta, quel qualcosa poso anche giudicarlo ma non devo estendere quel giudizio a me.
Era un po' il senso della domanda: chi giudica chi?

E' un dividere mi si dirà. Si ma per imperare ... si deve ricordarsi poi di fare un tutt'uno.
Il punto è che usando questo sistema, sia con la cosa delle azioni (o pensieri o sentimenti), sia con le parti di noi, possiamo riuscire a svincolarci dal giudizio, o perlomeno a svincolare la parte che osserva e quindi osservare tutto ciò che c'è da osservare. Quando ci riusciamo, e potremmo anche dare un giudizio obiettivo, cambi qualcosa e non abbiamo più voglia di giudicare, ma solo di stare a guardarci, guardarci cambiare.
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Vecchio 19-10-2009, 09.54.03   #30
stefano
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ritengo questo descritto da te, Ray, un ottimo e valido metodo.
osservazione dell'azione, non da estendere al soggetto
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Vecchio 19-10-2009, 10.32.46   #31
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Ci sarebbe un trucchettino che non è detto vada bene per tutti, ma che forse, in determinati casi e quando si inizia ad aver a che fare con sta cosa può tornare utile, posto che ci si ricordi che è un artifizio.

Consiste in una versione un minimo raffinata del non estendere alla persona il giudizio verso la sua azione. Facevamo, se non erro, tempo fa, parlando di bambini e dei messaggi da dargli, l'esempio sulla differenza tra il dirgli che sono sciocchi e che hanno fatto una sciocchezza.
Nella necessità di insegnargli e di correggere le loro azioni, il secondo messaggio (hai fatto una sciocchezza) permette loro di prendere distanza dalla loro azione e di restare integri pur ammettendo (con gli altri e con se stessi) di aver sbagliato. Il fatto di aver fatto qualcosa di errato e non di essere errati, permette loro di agire diversamente, di scegliere. In futuro, grazie anche a quell'errore, agirano meglio.
Vicevesa, se sciocchi sono, non potranno prendere le distanze dalla loro azione, ma ci si identificheranno e saranno anche portati a ripeterla, aumentando così il loro senso di inadeguatezza.
La cosa poi è estendibile a quelo che provano, pensano eccetera. La posibilità di disidentificarsi gli permette di avere sentimenti negativi vicino ai positivi, pensieri eccetera e via via di sceglierli, giudicando queste cose e non loro stessi. Tra l'altro un'azione che compio posso giudicarla, dato che appartiene ad un ambito inferiore al mio... anche se poso farlo oggettivamente soo dopo che ho visto in me tutti i risvolti della cosa.

Possiamo applicare lo stesso concetto e la stessa procedura alle parti di noi che indaghiamo. Sono appunto parti e non il tutto. Se c'è IN me qualcosa che mi spinge a desiderare ics, dire ispilon, fare zeta, quel qualcosa poso anche giudicarlo ma non devo estendere quel giudizio a me.
Era un po' il senso della domanda: chi giudica chi?

E' un dividere mi si dirà. Si ma per imperare ... si deve ricordarsi poi di fare un tutt'uno.
Il punto è che usando questo sistema, sia con la cosa delle azioni (o pensieri o sentimenti), sia con le parti di noi, possiamo riuscire a svincolarci dal giudizio, o perlomeno a svincolare la parte che osserva e quindi osservare tutto ciò che c'è da osservare. Quando ci riusciamo, e potremmo anche dare un giudizio obiettivo, cambi qualcosa e non abbiamo più voglia di giudicare, ma solo di stare a guardarci, guardarci cambiare.
ottimo metodo direi, concordo con tutto quello che hai scritto. grazie
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Vecchio 27-08-2011, 11.11.41   #32
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Secondo me sarebbe utile più che sapere cos'è il giudizio, sapere cos'è il non giudizio.
I ogni caso anche dire: Caio ha fatto uno sciocchezza. Di per se questo è già un giudizio, perchè stiamo decidendo noi cosa è giusto per lui.
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Vecchio 27-08-2011, 12.51.54   #33
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Caio ha fatto uno sciocchezza. Di per se questo è già un giudizio, perchè stiamo decidendo noi cosa è giusto per lui.
E' un giudizio ma non di caio, della cosa che ha fatto. Questo giudizio può essere soggettivo od oggettivo a seconda di cosa riesce a considerare chi lo emette.
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Vecchio 27-08-2011, 13.45.39   #34
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Questo però implica sempre dover fare un paragone. Se io per esempio vedo una persona scendere dall'auto, invece di vivere l'attimo presento, comincio a pensare al vestito e come i colori sono abbinati mali, rientra sempre nel giudizio?
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Vecchio 28-09-2011, 14.28.05   #35
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Questo però implica sempre dover fare un paragone.
Si c'è un paragone ma su come andava fatta bene l'azione, ma è un analizzare i fatti e le conseguenze al fine di migliorare il nostro operato. Mentre invece nel primo caso è un confronto soggettivo e non oggettivo, non è sano.
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Se non sarò me stesso chi lo sarà per me? E se non ora, quando?
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Vecchio 31-03-2012, 12.58.57   #36
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Il senso di colpa... non è provocato dal giudizio, spesso è viceversa, se si osserva. Il senso di colpa in se non è negativo, oltre ad essere inevitabile finchè non riusciamoa digerire le impressioni tutte in una volta.
non ho capito bene il legame tra impressioni non digerite e sensi di colpa. Forse che a causa di impressioni non digerite formiamo i giudizi che poi scatenano i sensi di colpa?

Citazione:

Un altro è il processo (parola interessante) che il giudizio innesca. Ha ragione stefano nel dire che è bloccante (anche se come la dice non si capisce cosa blocca) perchè il giudizio ha una valenza definitiva. Intrerrompe il divenire e comporta qualcosa di altro, perdono o condanna che sia. Si può benissimo osservarsi e stabilire cosa va e cosa non va senza giudicare. Basta osservare e reggere di sentire gli effetti di questa osservazione. Il giudizio interrompe questo sentire (e para il cu..) e quindi non è mai neanche obiettivo. Potrebbe esserlo solo se giudicassimo qualcosa di cui comprendiamo tutto, che sia davvero "sotto" di noi.
Forte il senso di movimento che passi, il giudizio diventa forse come una sorta di barriera che blocca il sentire. Ci evita di stare male ma ci irrigidisce..facendoci stare poi peggio... Peccato che sia sempre più facile vedere i giudizi esterni che interni.
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Vecchio 31-03-2012, 15.56.29   #37
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non ho capito bene il legame tra impressioni non digerite e sensi di colpa. Forse che a causa di impressioni non digerite formiamo i giudizi che poi scatenano i sensi di colpa?
Eh, ma nella frase che hai citato dico il contrario


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Il senso di colpa... non è provocato dal giudizio, spesso è viceversa, se si osserva. Il senso di colpa in se non è negativo, oltre ad essere inevitabile finchè non riusciamoa digerire le impressioni tutte in una volta.
Qui dicevo che è il senso di colpa provocato dalla mancata digestione delle impressioni a formulare il giudizio (siccome mi sento in colpa allora non va bene)
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Vecchio 01-04-2012, 14.07.32   #38
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Ci sarebbe un trucchettino che non è detto vada bene per tutti, ma che forse, in determinati casi e quando si inizia ad aver a che fare con sta cosa può tornare utile, posto che ci si ricordi che è un artifizio.
Grazie Ray, potrebbe aiutarmi un sacco
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Vecchio 03-04-2012, 08.08.34   #39
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Eh, ma nella frase che hai citato dico il contrario

Per la barba di mille serpenti, l'ho fatto di nuovo?
Curioso.

Comunque, senza riprendere e riquotare vediamo se ho capito cosa succede quando giudichiamo.

Compio un'azione -spacco uno specchio- l'impressione che passa è di incapacità-non slego tutta me dall'azione e quindi divento maldestra.
Se non giudicassi il fatto potrei dire anche dopo 8 specchi (oltre a farmi venire la pelle d'oca ) che mi capita di essere maldestra, questo permette la possibilità di non esserlo (il senso del movimento) e quindi di cambiare mentre se sono maldestra lo sono e basta.
Fin qui?

Il discorso delle impressioni.
Se rompendo lo specchio mi sono sentita o mi han fatto sentire maldestra, inetta, distratta e poco affidabile (tanto per dirne un paio, le liste al negativo le compilo a fiumi) cercherò di evitare di risentirmi così perchè mi fà male.
Il giudizio "maldestra" quindi classifica quell'azione come inevitabile e mi giustifica (per quelo che sia possibile) ..in questo senso il giudizio paracarra?

Quando il giudizo è emesso da altri (tipo fattura o scontrino fiscale ) fà più male. Perchè? Apparte non riuscire a scinderlo dalla nostra esperienza personale, ci immedesimiamo o lo rifiutiamo con forza ma in entrambi i casi lo abbiamo già fatto entrare, no?
Forse che semplicemente risuona con qualche parte di noi e quindi cerchiamo anche se inconsciamente certi giudizi per poter confermare i nostri? (o quelli che ci hanno impressionato le prime volte e a cui non sappiamo riconoscere la valenza esterna)

Ok ingarbuglio da ora quindi mi fermo.

Una sola altra cosa.
Il perdono lo percepisco come uno scioglitore di giudizi, sono fuori come un balcone?
Lego molto la sensazione di amore incondizionato a perdono incondizionato e quindi assenza di giudizio......una chimera.
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