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Vecchio 29-06-2009, 12.51.15   #51
Kael
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la... differente pressione?
Sisi, certo... Ma ancora più a fondo cos'è che spinge due pressioni differenti a diventare uguali? O, a livello psicologico, cosa spinge una coppia composta da due individui diversi ad integrarsi e a formare un'entità stabile (quindi destinata a durare nel tempo)?

In quest'ottica l'equilibrio è condizione necessaria per aumentare la durata della vita. E' solo una conseguenza secondo te, o è una forza reale che già esiste nell'Universo ed ha un suo preciso compito (quindi una causa)?
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Vecchio 29-06-2009, 16.29.53   #52
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Sisi, certo... Ma ancora più a fondo cos'è che spinge due pressioni differenti a diventare uguali? O, a livello psicologico, cosa spinge una coppia composta da due individui diversi ad integrarsi e a formare un'entità stabile (quindi destinata a durare nel tempo)?

In quest'ottica l'equilibrio è condizione necessaria per aumentare la durata della vita. E' solo una conseguenza secondo te, o è una forza reale che già esiste nell'Universo ed ha un suo preciso compito (quindi una causa)?
Nel caso delle pressioni è il fatto che esiste una sola atmosfera e che questa non può essitere con due differenti situazioni confinanti. é una legge, non una forza e tantomeno una forza "pensante". Per quanto riguarda gli uomini c'è un istinto che porta alla unione stabile NON presente in molti aimali che al contrario vivono (e sopravvivono benissimo) isolati riunendosi solo nel periodo dell'accoppiamento. Quindi visto che in certe situazione è una una conseguenza positiva ed in altri non lo è non posso che pensare ad una semplice casualità.
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Vecchio 29-06-2009, 16.37.58   #53
nikelise
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Nel caso delle pressioni è il fatto che esiste una sola atmosfera e che questa non può essitere con due differenti situazioni confinanti. é una legge, non una forza e tantomeno una forza "pensante". Per quanto riguarda gli uomini c'è un istinto che porta alla unione stabile NON presente in molti aimali che al contrario vivono (e sopravvivono benissimo) isolati riunendosi solo nel periodo dell'accoppiamento. Quindi visto che in certe situazione è una una conseguenza positiva ed in altri non lo è non posso che pensare ad una semplice casualità.
Casualita' e' il nome che diamo alle cose che non consciamo .
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Vecchio 29-06-2009, 16.57.27   #54
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Lo sviluppo del linguaggio dal disordine assoluto (Babele) non ha portato forse ad un certo ordine?
La NASCITA del linguaggio non ha semplicemente semplificato l'interazione fra esseri della stessa specie aumentandone l'aspettativa di vita?

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Se curo un giardino e lo lascio incolto per un po' indubbiamente l'impressione sarà quella del disordine, ma l'Universo tiene conto del suo modo di vedere le cose e non del nostro... Ossia per "riappropriarsi" del mio giardino ripartirà dal caos, ma prova a seguire quel giardino nel corso degli anni, dei secoli, se lascio fare alla Natura e non intervengo più. Magari ci metterà mille anni ma alla fine quel giardino incolto sarà diventato un ordinato e perfetto bosco... Le erbacce saranno debellate dalle chiome degli alberi che le priveranno della luce del sole, gli aghi di pino secchi creeranno un morbido manto su cui camminare, uccellini e insetti provvederanno a smaltire i frutti marci caduti a terra...
In quel caso saranno altri esseri viventi che ne prenderanno possesso ed ingaggeranno una lotta (la stessa che combattono da sempre) senza l'ingerenza dell'uomo. Quegli altri esseri viventi lotteranno ed utilizzeranno tanta energia per poter ordinare a loro modo il giardino di cui parliamo.

Citazione:
Il fatto è che l'Universo viaggia con dei tempi talmente lunghi per noi che in una sola vita difficilmente possiamo apprezzare il suo operato e il suo orientamento...
vero, ma possiamo vederne le tendenze e la tendenza è ad una maggiore entropia...

Vorrei però per un attimo andare ot e spiegare l'ottica dei miei interventi prima di scatenare una guerra mondiale. La mia conoscenza in certi campi è debole ed in effetti sono qui a leggere ed a cercare di capire le cose che spesso con enorme pazienza vengono esplicate. In tale circostanza non ho competenza per esprimere nulla se non pareri o sensazioni. Per contro nei punti dove le mie conoscenze mi permettono di trovare delle discrepanze fra le cose dette e quelle direttamente osservabili intervengo non tanto per confutare l'idea quanto (spesso e volentieri) l'esempio utilizzato per spiegare la cosa. potrei citare 1000 frasi dette che per colpa di una piccola imprecisione hanno generato niti oramai insfatabili, vorrei che qui non se ne generassero altri o si facesse confusione fra fatti "misurabili in maniera ripetitiva" e miti ingiustificati.
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Vecchio 29-06-2009, 18.09.28   #55
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Nessuna guerra mondiale, ma è andato parecchio fuori il discorso (non per colpa di LB, tutti insieme)
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Vecchio 29-06-2009, 20.57.49   #56
Kael
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Nessuna guerra mondiale neanche per me ovviamente, continuiamo di là in equilibrio
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Vecchio 29-06-2009, 21.08.46   #57
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La differenza è che l'ordine ed il bene non possono limitarsi al soggetto in esame (non puoi essere pulito dentro un bidone di melma) mentre il disordine ed il male possono limitarsi al singolo (puoi essere sporco dentro un bidone di acqua pulita).
Una persona tendente al bene in mezzo a persone tendenti al male dovrà reagire oppure sarà schiacciato, e dovra combattere con le stesse armi del male. Solo se sarà circondato da persone che cercano il bene potrà permettersi di abbassare la guardia. Il bene può quindi essere esercitato pienamente solo quando si è in un ambiente benevolo.
Al contrario una persona tendente al male in mezzo a persone tendenti al bene può facilmente "sguazzare" usando ogni tipo di sopruso.

Mi viene in mente una situazione tipo lo sgambetto. Un singolo individuo può fare uno sgambetto a chiunque con uno sforzo minimo semmai creando dolori e problemi molto più grandi dell'energia che ha messo per allungare il piede ed è una cosa "sua" ovvero l'idea e l'energia provengono da lui. Il poveretto caduto potrà essere soccorso da altri, ma in quewsto caso l'energia buona arriva da altri, l'aiuto è rivolto all'esterno delle persone che lo danno al di la di quanto se ne dia.

la seconda parte però è ancora oscura...
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Vecchio 29-01-2011, 10.50.47   #58
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Che occorra forza (tanta) per essere onesti è vero, ma finchè questa forza viene esercitata per mezzo di uno sforzo non è consapevole, solo in piccolissima e sporadica parte.

Paradossalmente ci vuole più forza ancora per delinquere, non pare perchè lo sforzo è minore, visto che in quella determinata condizione di partenza si è orientati verso il male.

Per capirci meglio: ad un alcolizzato viene facile ubriacarsi, ad un astemio no, dovrebbe sforzarsi. Un Santo vive in onestà senza nessuna fatica, quello è... dovrebbe sforzarsi per far del male a qualcuno.

Chi sta in mezzo, l'ignavo, anche se crede di essere equilibrato in realtà si trova più vicino (meno sforzo) al male di chi è già orientato verso il bene.
Prima che qualcuno lo chieda vediamo perchè ho scritto che ci vuole più forza per fare del male a prescindere.
Perchè (nel punto in ci ci troviamo ora) dal caos la forza tende naturalmente ad andare verso l'ordine. Lo sforzo invece è diverso e dipende dall'orientamento che ognuno ha.
Lo so che non sarà chiaro, ma provate a rifletterci voi intanto.
Riprendo questa discussione, riparto dall'inizio, anche se un pò riluttante perchè un'esperienza personale mi ha portato dritta come un fuso dall'"altra parte della barricata", e non ho ancora rielaborato il tutto

Un mese fà ho rubato una penna
Non era la prima volta (ufff, com'è difficile) ma in questa occasione particolare sono convinta che il mio tutto abbia lavorato in maniera di farmi scoprire.

Ricordo perfettamente lo stato ovattato in cui ero, l'indecisione cronica acuita da un senso di frustrazione per il periodo nero che stavo vivendo, per del rancore che non potevo permettermi di sfogare o non sapevo indirizzare...ricordo bene solo quel "chissenefrega" in merito alla disonestà dell'azione.

L'unica azione, pensiero, deciso che mi ha fatto alla fine muovere verso qualcosa di profondamente sbagliato.
Il fatto che mi abbiano scoperta e svergognata davanti alla famiglia (ero quasi fuori ma sono rientrata per vedere dov'erano...questo dice tanto...) mi ha dato uno schiaffo che ricordo benissimo e che si fà ancora sentire ogni volta che mi avvicino a una cassa per pagare.

Ora, considerando il crollo definitivo della maschera dell'onesta (sigh) stò cercando di capire meglio quello che è stato scritto qui, perchè voglio che questa sia un'esperienza che non abbia più motivo di essere necessario ripetere nel futuro.

Il conflitto interno andandoci giù piatta era non voglio rubare - non voglio pagare. Sempre sti cavolo di non voglio che poi alla fine mi inchiodano e finisce che scelgo per inerzia la via più semplice.
E' così? Mah

Sospetto che abbia vinto l'opzione rubo per una certa insulsa necessità di "fregare il sistema", quando ancora il sistema lo vivevo come coercitivo, pesante, lento, ottuso (elloso...), oltre ad una curiosa sensazione di onnipotenza (blah) che tutt'ora percepisco ancora come in movimento.

Ancora adesso quella parte di me che ha agito la vivo come estranea, mi piacerebbe dire che non sapevo cosa facevo, ma è vero a metà perchè fino all'ultimo è stato un balletto tra si-no giusto-sbagliato...solo che io non c'ero....o meglio ancora.. c'ero ma non volevo/potevo ammettere di esistere in quel modo, in quel comportamento...

Dunque, se fossi orientata verso il male la cosa non mi avrebbe creato sforzo (l'energia che mi è servita per scegliere se fare o no?) ma avendo dovuto forzare una parte forse, dico forse, ero ancora nell'ignavia, anche se neanche tanto visto che non era una prima esperienza..uffff...nell'ignavia del momento ero comunque orientata verso il male, più vicina al male, per cui lo sforzo ha preso quella direzione?

Non mi piace parlare di questa cosa, lo faccio perchè pur essendo stata "solo" una penna ho vissuto fortissimo un meccanismo che mi viaggia sotto da molto, troppo tempo. Non voglio pagare, e il mio debito stà lievitando troppo.
E poi si parte sempre da un "solo" per combinare un disatro, voglio evitarlo stavolta. (arduo sostituire i non voglio con i voglio, pare una fesseria ma mi devo fermare e concentrare ogni volta )
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Vecchio 29-01-2011, 21.14.00   #59
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Perchè (nel punto in ci ci troviamo ora) dal caos la forza tende naturalmente ad andare verso l'ordine.
Da sempre ho notato che non sono costante nell'ordine, ma ho necessità di vedere il caos per ordinare.
Fin ora mi è sembrata solo una mancanza di disciplina nel mantenere l'ordine. Faccio caso però che arrivo sempre ad un punto di caos, sulla mia scrivania, in casa, dentro il mio cassetto. Quasi l'ordine perenne mi da un senso di staticità, mi da noia, quando vedo il caos dopo una fase depressiva rimonta l'energia con nuovo vigore verso l'ordine che mi ricarica e mi rigenera tanto e che mantengo fino ad un altro ciclo per arrivare nuovamente al caos da cui ripartire.
Anche l'ordine inteso come disposizione sempre uguale delle cose mi stanca, ho bisogno di cambiarle, di apportare cambiamento verso un nuovo ordine.
Alla luce di quanto dici potrebbe esserci una spiegazione diversa dal semplice non avere disciplina e costanza?
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"Due è meglio di una, la felicità si raddoppia!"
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Vecchio 07-04-2011, 15.08.01   #60
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La definizione più semplice che potrebbe venirmi è che la forza è ciò che mantiene per un periodo più o meno lungo ma sempre transitoriamente (anche se potrebbe essere talmente lungo che da un certo punto di vista potrebbe sembrare stabile, immutabile, immortale o come preferite) una qualsiasi situazione, oggetto, entità, stato d'animo, forma fisica e non etc...
Lo sforzo invece è l'assorbimento di forza dall'esterno di questa, che ora genericamente definiremo entità, per ottenere una nuova posizione stabile a prescindere da quando duri.

Lo so che non è ancora semplicissimo... provo degli esempi

Su un bicipite ho la forza per alzare una penna senza problemi, se voglio alzare 100kg (sempre se ci riesco con un braccio solo ) devo sforzarmi, cioè richiamare forza dall'esterno del bicipite che in questo caso è comunque all'interno del corpo.

Una comunità ha una sua intrinseca forza che le permette di essere ascoltata e di agire, ma se questa comunità decide di iniziare un grande progetto non alla sua attuale portata deve sforzarsi quindi acquisire nuove risorse che possono essere altri partecipanti alla comunità, beni materiali, persone che appoggiano il progetto pur rimanendo fuori.

Qui ho usato esempi molto concreti, ma il raccoglimento, quella che viene chiamata meditazione (e non lo è, è una forma) etc.. servono per raccogliere (appunto) forza che serve per nuovi sforzi.

Capirete (anche se ora è un pò fuorviante) come si possa facilmente confondere lo sforzo reale, naturale e sano con il vampirismo, operazione più semplice e meno faticosa perchè l'energia è già elaborata

Torno su questo post perchè non mi è chiarissima la differenza tra forza e sforzo.

La forza è qualcosa che ho, diciamo in dotazione.
La forza del mio bicipite che solleva tot.

Se devo sollevare qualcosa di più pesante dovrò recuperare forza da fuori, fuori dal mio bicipite, ma comunque dentro di me.(lo scrivo perchè ho la sensazione che è qui che m'incasino)

Ecco, vorrei capoire questo "dentro" e "fuori".
La mia idea è che nell'esempio del braccio questo ha una sua energia, e fin qui..dovendo muovere un peso maggiore va a richiedere energia dal resto del corpo, corretto? Quello è lo sforzo.

Nel caso di una difficolta personale, visto che Uno accennava al vampirismo, la forza che ho all'immediato disponibile non è sufficiente a superarla e vado in cerca di altra energia.
Energia che se riesco a recuperare dentro di me, in qualche modo (e dovrebbe essere l'aumentare la portata dei tubi..) è sforzo, se vado a rubare ad altri facendomi risolvere il problema è vampirismo.

Mi fermo qui per vedere se ho capito.
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Vecchio 07-04-2011, 17.55.25   #61
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Torno su questo post perchè non mi è chiarissima la differenza tra forza e sforzo.

La forza è qualcosa che ho, diciamo in dotazione.
La forza del mio bicipite che solleva tot.

Se devo sollevare qualcosa di più pesante dovrò recuperare forza da fuori, fuori dal mio bicipite, ma comunque dentro di me.(lo scrivo perchè ho la sensazione che è qui che m'incasino)

Ecco, vorrei capoire questo "dentro" e "fuori".
La mia idea è che nell'esempio del braccio questo ha una sua energia, e fin qui..dovendo muovere un peso maggiore va a richiedere energia dal resto del corpo, corretto? Quello è lo sforzo.

Nel caso di una difficolta personale, visto che Uno accennava al vampirismo, la forza che ho all'immediato disponibile non è sufficiente a superarla e vado in cerca di altra energia.
Energia che se riesco a recuperare dentro di me, in qualche modo (e dovrebbe essere l'aumentare la portata dei tubi..) è sforzo, se vado a rubare ad altri facendomi risolvere il problema è vampirismo.

Mi fermo qui per vedere se ho capito.
Se ho capito quello che dici credo che non hai capito.

La forza è qualcosa di interno all'ambito che la usa, lo sforzo accede a forza esterna comunque. L'esempio del bicipite era per dire che per sollevare un peso maggiore alla forza del bicipite, anche se tiri fuori forza dal resto del corpo (comunque tua, comunque ne disponi) resta esterna al bicipite. Tramite te, si potrebbe dire, il bicipite accede a forze esterne a se.

Quando si tratta di accedere a forze esterne a noi, cioè al massimo ambito di cui disponiamo (mentre disponiamo sia dell'ambito noi, che ddel più piccolo ambito bicipite) o la prendiamo grezza o già elaborata da altri. Col raccolgimento la prendiamo dall'ambiente ma dobbiamo comunque elaborarla, se invece la succhiamo già pronta dagli altri è vampirismo.
D'altronde, altrimenti, ogni sforzo necessiterebbe di vampirismo.
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Vecchio 07-04-2011, 18.47.25   #62
dafne
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Si hai capito.. non ho capito

Quindi per sforzarsi occorre accedere a forze esterne, il che spiegherebbe la difficoltà ad uscire da certi momenti neri per esempio.
Forse quello che m'incasina è il discorso dell'energia grezza.

Facciamo un esempio pratico, vah.
In questo momento non riesco a capire questo discorso,mi sono fermata a chiedermi perchè volevo saperlo e mi son risposta che mi è utile per capire come spostarmi dall'essere orientata verso il male ad essere orientata verso il bene.
Bene, val la pena di fare uno sforzo, ho pensato..ecco!

Per risolvere il problema di capire devo attingere a forze esterne pechè la mia sola forza non basta. Si?
Uno più sù parlava di meditazione, intesa come stato di raccoglimento, necessario per arrivare a stà benedetta energia esterna.

Ora,in questo momento mi stò relazionando con te Ray, ho pensato, correggimi se sbaglio, che se insistessi ad avere una risposta cercherei di accedere ad energia già rielaborata, mentre se adesso esco, mi pianto gli ultimi 15 bulbi e nel mentre con le nuove informazioni cerco di ragionarci da sola accedo ad energie più grezze? O perlomeno entro in quello stato meditativo di raccogliemnto che suggeriva Uno...

Uhm, mò esco poi ci torno, grazie
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Vecchio 08-04-2011, 02.07.30   #63
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Si hai capito.. non ho capito

Quindi per sforzarsi occorre accedere a forze esterne, il che spiegherebbe la difficoltà ad uscire da certi momenti neri per esempio.
Forse quello che m'incasina è il discorso dell'energia grezza.

Facciamo un esempio pratico, vah.
In questo momento non riesco a capire questo discorso,mi sono fermata a chiedermi perchè volevo saperlo e mi son risposta che mi è utile per capire come spostarmi dall'essere orientata verso il male ad essere orientata verso il bene.
Bene, val la pena di fare uno sforzo, ho pensato..ecco!

Per risolvere il problema di capire devo attingere a forze esterne pechè la mia sola forza non basta. Si?
Uno più sù parlava di meditazione, intesa come stato di raccoglimento, necessario per arrivare a stà benedetta energia esterna.

Ora,in questo momento mi stò relazionando con te Ray, ho pensato, correggimi se sbaglio, che se insistessi ad avere una risposta cercherei di accedere ad energia già rielaborata, mentre se adesso esco, mi pianto gli ultimi 15 bulbi e nel mentre con le nuove informazioni cerco di ragionarci da sola accedo ad energie più grezze? O perlomeno entro in quello stato meditativo di raccogliemnto che suggeriva Uno...

Uhm, mò esco poi ci torno, grazie
C'entra poco ma giusto per dire: non siamo orientati al male, siamo orientati al bene ma più vicini al male. Questo solitamente.

Se non riesci a capire una cosa e fai uno sforzo, e ti rigiri dentro la cosa in modo da "programmarti", al momento del raccoglimento l'energia presa in più dall'ambiente seguirà il programma e andrà ad alimentare il tuo tentativo di capire.
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