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Vecchio 12-12-2009, 15.07.16   #51
Luce
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Vogliamo chiamare criminale chi sta più vicino,di poco o molto, all'estremo crimine? O chi, indipendentemente dal punto in cui è, si muove verso quell'estremo? O meglio: Se sono oltre metà, cioè più verso l'estremo "crimine" sono criminale, ma la direzione verso cui mi muovo mi dice come sto cambiando. Se vado in direzione opposta prima o poi passo la barriera e sarò più vicino all'altro estremo. In quel momento sono un ex-criminale, ma il criminale esiste ancora in me, in parte come effettivo (non sono al 100%) onesto, in parte come potenziale (quello che mi manca per il 100%). E ovviamente viceversa.

Non è proprio proprio come la intendevo, ma forse è più facile da comprendere per qualcuno.
Quindi stai dicendo che un criminale comunque ha l'opzione di cambiare..volendo,diciamo che dovrebbe comprendere che esistono altre strade;al pari di un malato che ha almeno due possibilità tra tante sfumature,o guarisce o degenera?
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Vecchio 12-12-2009, 16.08.48   #52
Elohim
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C'è una cosa che mi pare non sia stata notata.
Il criminale... quando compie il crimine (il criminale) etc...
Avrebbe più semplicemente potuto dire: quando si compie un crimine si è malati. Invece no ci ha messo un "criminale" all'inizio che in una aforisma perfetto non ci sarebbe dovuto essere in quando ridondante, invece se c'è ci dovrebbe far pensare che esiste il criminale ed il non criminale e qui si parla solo del criminale.
Quindi?
Ciò che siamo è dettato dai geni del nostro DNA.Quindi il criminale è colui che ha "attivi" particolari geni. Tutti abbiamo quei geni più o meno in potenza, più o meno dormienti. E tuttavia chi ha una coscienza "elevata" non può commettere crimine. Io per crimine intendo assassinio e usare qualsiasi tipo di violenza su qualcuno.

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Solo il criminale e' malato perche' commette il crimine . Ma quello che dice Uno non mi e' chiaro . Mi viene solo da dire per rispondere che uno e' criminale gia' prima di commettere il crimine perche' e' tale gia' in potenza . Con cio' si distinguerebbe da chi non e' criminale ne' in potenza ne' in atto .
Di piu' non viene....
Come già detto è tutto nel DNA quindi chi commette crimini gravi è da relegare e quando la genetica sarà sviluppata si eviteranno tutti i crimini perchè i nascituri sarebbero controllati ed i "geni criminali" elimnati.

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Quindi stai dicendo che un criminale comunque ha l'opzione di cambiare..volendo,diciamo che dovrebbe comprendere che esistono altre strade;al pari di un malato che ha almeno due possibilità tra tante sfumature,o guarisce o degenera?
L'opzione di cambiare non può avvenire in un dna che ha certi geni sviluppati.
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Vecchio 12-12-2009, 19.05.45   #53
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Ciò che siamo è dettato dai geni del nostro DNA.Quindi il criminale è colui che ha "attivi" particolari geni. Tutti abbiamo quei geni più o meno in potenza, più o meno dormienti. E tuttavia chi ha una coscienza "elevata" non può commettere crimine. Io per crimine intendo assassinio e usare qualsiasi tipo di violenza su qualcuno.



Come già detto è tutto nel DNA quindi chi commette crimini gravi è da relegare e quando la genetica sarà sviluppata si eviteranno tutti i crimini perchè i nascituri sarebbero controllati ed i "geni criminali" elimnati.


L'opzione di cambiare non può avvenire in un dna che ha certi geni sviluppati.
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Se si potesse risolvere tutto con il dna nasceremmo tra un po' di tempo tutti buoni bravi e belli, tanti robotini deficentini...la cui libertà di scegliere tra il bene e il male si sarà andata a farsi benedire con i vari interventi operati.
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Vecchio 13-12-2009, 21.04.30   #54
Faltea
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Se ammazzo mio figlio divento automaticamente una criminale, perchè commetto un crimen!
L'importanza che dai alla parola è solo un problema di semantica, il concetto originario è che commetti comunque un atto delittuoso, senza per questo essere Al Capone!
Secondo quale legge? Come dici sotto, morale, etica o legge dell'uomo?
Io non risco a vedere criminale chi agisce "per il bene" in quanto non fa un atto delittuoso (da delinquere) ma hai ragione quando dici che muta qualcosa nella persona che lo commette (come diceva Stella nel suo post).
Potrebbe essere che lo ripeta ed allora la volontà di farlo lo rende consapevole pertanto criminale.

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Quello che stabilisce la legge degli uomini non sempre coincide con la Morale, con l'Etica, valori universali che dovrebbero essere insiti nell'essere umano.
Cosa intendi per valori universali? Il non uccidere non può essere inteso un valore universale in quanto l'uomo uccide da quando ha messo piede su questo pianeta...


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Se si potesse risolvere tutto con il dna nasceremmo tra un po' di tempo tutti buoni bravi e belli, tanti robotini deficentini...la cui libertà di scegliere tra il bene e il male si sarà andata a farsi benedire con i vari interventi operati.
la ricerca dei geni "malati" è già cominciata da un pezzo (gli esperimenti risalgono alla seconda guerra mondiale... se ricordo bene) e qualcosa è già stato fatto (qualche esperimento intendo) ma dovrei informarmi meglio...
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Vecchio 13-12-2009, 23.18.34   #55
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Secondo quale legge? Come dici sotto, morale, etica o legge dell'uomo?
Io non risco a vedere criminale chi agisce "per il bene" in quanto non fa un atto delittuoso (da delinquere)
Cerchiamo di capire, chi uccide per difendersi secondo te non commette un delitto...e allora quello che fa come lo definisci?

La legge morale cui mi riferisco è quella naturale insita nel codice genetico dell'uomo e che risponde al comandamento di tutte le religione "non uccidere"!
Il fatto che l'uomo ha sempre ucciso da Caino ai giorni nostri significa che nell'uomo c'è insito il male, pertanto quando sceglie tra le due possibilità, sceglie il male e uccide! certo questo non nega il forte e indiscusso comandamento genetico di "non uccidere", tutte le società si sono sempre basate su questo importante riferimento, la vita è sacra e nessuno può toglierla, e se qualcuno lo fa commette un delitto, un crimine appunto!
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Vecchio 14-12-2009, 01.03.04   #56
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Cerchiamo di capire, chi uccide per difendersi secondo te non commette un delitto...e allora quello che fa come lo definisci?

La legge morale cui mi riferisco è quella naturale insita nel codice genetico dell'uomo e che risponde al comandamento di tutte le religione "non uccidere"!
Il fatto che l'uomo ha sempre ucciso da Caino ai giorni nostri significa che nell'uomo c'è insito il male, pertanto quando sceglie tra le due possibilità, sceglie il male e uccide! certo questo non nega il forte e indiscusso comandamento genetico di "non uccidere", tutte le società si sono sempre basate su questo importante riferimento, la vita è sacra e nessuno può toglierla, e se qualcuno lo fa commette un delitto, un crimine appunto!
Filo, ma se il comandamento di non uccidere fosse nei nostri geni, che bisogno ci sarebbe di qualcuno che scenda dall'alto a dircelo?
Nei nostri geni, o nell'istinto se vuoi, c'è ben altro. C'è ad esempio sopravvivenza, anche a scapito di quella altrui se occorre... c'è possesso, c'è potere... entrambe cose che rendono più agevole la mera sopravvivenza.
La legge che citi ci spinge a costruire il dominio sugli istinti, liberandoci dal dominio che loro invece hanno su di noi.

Tu puoi anche chiamare assassino chiunque abbia ucciso qualcun altro, senza andare a vedere chi, come o perchè. Ma ti perdi un pezzo enorme del discorso. Ho provato in mille modi a fartelo vedere, più di così per adesso non so fare.
C'è un'altra cosa però: la tua convinzione di sapere cosa è il male. E di conseguenza cosa è il bene. E di poterli definire tramite azioni, ossia stabilire che un'azione è bene o male a prescindere. Forse il problema concettuale è lì.
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Vecchio 14-12-2009, 11.15.03   #57
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Tu puoi anche chiamare assassino chiunque abbia ucciso qualcun altro, senza andare a vedere chi, come o perchè.

C'è un'altra cosa però: la tua convinzione di sapere cosa è il male. E di conseguenza cosa è il bene. E di poterli definire tramite azioni, ossia stabilire che un'azione è bene o male a prescindere. Forse il problema concettuale è lì.
Non ho detto che l'uomo sia solo bene, anzi il contrario, ho affermato che in noi c'è la forza del Bene e del Male e dico che da sempre l'uomo ha combatturo per far prevalere l'istinto buono, anche perchè così si garantiva una sopravvivenza.

Per il secondo punto ho solo detto che si diventa assassini, anche contro la nostra volontà, semplicemente difendendoci dall'aggressione altrui, certo non ho mai messo in dubbio la diversa importanza di chi commette un crimine per difesa da chi lo fa per pura malvagità.

Non ho affatto la presunzione di sapere cosa sia bene o cosa sia male, so che uccidere è male, ma non so se sia giusto uccidere per difesa, sebbene istintivamente direi di sì, ma proprio per le mie incertezze e dubbi ho chiesto cosa farebbe Gesù di fronte all'esempio estremo di difendere la vita di un nostro figlio.

ci siamo fossilizzati sulla parola criminale ma ho cercato anch'io di farti capire il modo con cui la uso, nella sua accezione originale, tu hai usato la parola assassino...in fondo non vedo la differenza, alla base chi uccide, a torto o a ragione, ha superato il Rubicone, ha dato una svolta alla propria vita, non sarà mai più la stessa persona di prima, potrebbe perdersi nel male come potrebbe tentare di redimersi, nell'ansia di trovare la giusta motivazione al suo gesto!

Chi ha ucciso il ragazzo che tentava di rubargli le merendine, spero che avrà sempre il dubbio, dentro di sè, di essersi lasciato prendere da un impeto d'ira eccessivo, di aver commesso un'azione sproporzionata alla offesa, con tutte le attenuanti che vuoi...ma dentro il rimorso di aver ucciso dovrebbe logorarlo per sempre.

Ho conosciuto persone che, accidentalmente, hanno ucciso dei pedoni, e ti posso garantire che la loro vita è cambiata, sebbene nell'atto non ci sia stata la volontà di fare del male.
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Vecchio 14-12-2009, 12.25.58   #58
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ho chiesto cosa farebbe Gesù di fronte all'esempio estremo di difendere la vita di un nostro figlio.
Avrebbe la forza di difenderlo senza fare violenza all'aggressore.
Sebbene noi dovremmo cercare di imitarlo, non abbiamo tutti e sempre tale forza.

E' vero che chi compie una qualsiasi azione potrebbe ripeterla come invece mai più. Ma che differenza c'è con chi non l'ha mai compiuta?
C'è la differenza, prova a pensarci...
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Vecchio 14-12-2009, 13.30.34   #59
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Avrebbe la forza di difenderlo senza fare violenza all'aggressore.
Sebbene noi dovremmo cercare di imitarlo, non abbiamo tutti e sempre tale forza.

E' vero che chi compie una qualsiasi azione potrebbe ripeterla come invece mai più. Ma che differenza c'è con chi non l'ha mai compiuta?
C'è la differenza, prova a pensarci...
La differenza potrebbe essere quella di aver fatto un'esperienza impensabile che, in genere, consideriamo estranea alla nostra vita tranquilla, e potrebbe cambiare la visuale...potremmo anche essere attratti dalla potenza di dare la morte...l'atto delittuoso potrebbe essere assimilato allo srtesso potere di Dio che dà e toglie la vita, potremmo considerarci simili a Lui, superando un tabù assoluto alla base della vita sociale...
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Vecchio 16-12-2009, 15.43.14   #60
Luce
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Avrebbe la forza di difenderlo senza fare violenza all'aggressore.
Sebbene noi dovremmo cercare di imitarlo, non abbiamo tutti e sempre tale forza.

E' vero che chi compie una qualsiasi azione potrebbe ripeterla come invece mai più. Ma che differenza c'è con chi non l'ha mai compiuta?
C'è la differenza, prova a pensarci...
Forse la differenza è che chi non ha mai compiuto una certa azione (ma anche una qualsiasi)non ne è stato attratto,non l'ha desiderato,come dire che ha una coscienza di livello superiore a chi invece compie seppur una volta sola un dato gesto..

Certe situazioni non catturano la sua attenzione?
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Vecchio 16-12-2009, 17.26.13   #61
Ray
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Forse la differenza è che chi non ha mai compiuto una certa azione (ma anche una qualsiasi)non ne è stato attratto,non l'ha desiderato,come dire che ha una coscienza di livello superiore a chi invece compie seppur una volta sola un dato gesto..

Certe situazioni non catturano la sua attenzione?
Beh si può desiderare eccome di compiere un'azione e non averla mai compiuta.
La differenza è che dopo che l'ho fatta la conosco, prima solo la immagino. Può bastarmi anche immaginare per decidere di non fare, ma se conosco ne so di più. E' anche vero però, anzi per lo stesso motivo, che una volta compiuta è presente nel mio essere, prima era solo una possibilità. In ogni caso mi ha modificato... nel bene e nel male, poi quello che faccio con la modifica dipende da me.
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Vecchio 16-12-2009, 23.01.40   #62
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poi quello che faccio con la modifica dipende da me.
Condivido. E visto che l'esperienza mi ha modificato, non sarò più la stessa persona, ma posso decidere di reiterarla oppure di evitarla, comunque non la posso cancellare.
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Vecchio 16-12-2009, 23.11.19   #63
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Ma che differenza c'è con chi non l'ha mai compiuta?
C'è la differenza, prova a pensarci...
Non sa cosa si prova dentro.
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Vecchio 16-12-2009, 23.49.12   #64
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Beh si può desiderare eccome di compiere un'azione e non averla mai compiuta.
La differenza è che dopo che l'ho fatta la conosco, prima solo la immagino. Può bastarmi anche immaginare per decidere di non fare, ma se conosco ne so di più.
Dunque posso desiderare di uccidere qualcuno e non sapendo cosa si prova decido di farlo così conosco meglio l'azione?
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Vecchio 17-12-2009, 00.09.05   #65
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Dunque posso desiderare di uccidere qualcuno e non sapendo cosa si prova decido di farlo così conosco meglio l'azione?
Può capitare anche così. Ma non è che conosco "meglio", prima non conoscevo proprio.
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Vecchio 17-12-2009, 02.16.49   #66
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Dunque posso desiderare di uccidere qualcuno e non sapendo cosa si prova decido di farlo così conosco meglio l'azione?
Più che altro una volta fatta l'azione apro un nuovo canale, un nuovo flusso che prima era "chiuso". Non per niente si chiamano iniziazioni, è come un bel vestito che lo si tratta con cura e attenzione, poi alla prima macchia di inchiostro (indelebile) lo si inizia ad usare anche per lavori di casa e lo si sporca velocemente, in maniera esponenziale...
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Vecchio 17-12-2009, 16.41.03   #67
Luce
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Beh si può desiderare eccome di compiere un'azione e non averla mai compiuta.
La differenza è che dopo che l'ho fatta la conosco, prima solo la immagino. Può bastarmi anche immaginare per decidere di non fare, ma se conosco ne so di più. E' anche vero però, anzi per lo stesso motivo, che una volta compiuta è presente nel mio essere, prima era solo una possibilità. In ogni caso mi ha modificato... nel bene e nel male, poi quello che faccio con la modifica dipende da me.
Quindi nel caso dell'aforisma, il criminale è sempre malato perchè la modifica lo porta a ripetere sempre,lo stesso meccanismo di crimine..

Mi viene da aggiungere, in base a ciò che dici, che quindi non esistono esperienze negative in toto,ma dipende da che uso ne facciamo..

Quando compiamo un' azione,è un'opportunità.. perchè possiamo conoscerla e osservarci, possiamo usarla per capire noi stessi e la prossima volta,se dovesse ricapitare scegliere chi vogliamo essere e come agire..
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Vecchio 18-12-2009, 00.48.01   #68
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Quindi nel caso dell'aforisma, il criminale è sempre malato perchè la modifica lo porta a ripetere sempre,lo stesso meccanismo di crimine..
Con quanto abbiamo detto finora, insieme all'ultimo post di Kael, forse riusciamo a centrare il senso dell'aforisma, quel "malato nel momento di"...

Dopo che ho commesso un crimine, la criminalità non è più solo potenziale in me, si è manifestata una volta, io l'ho conosciuta e si è creato il canale di cui parla Kael. Torna ad essere potenziale, ma è una strada che conosco, mi basta imboccarla, non devo più anche tracciare il sentiero.
Se permetto che questa strada diventi parte delle mie corde, sia una strada da me scelta a ragion veduta, allora sono un criminale.

Ma è una strada malata.

Quando la percorro, nel momento in cui la percorro, sono malato.
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Vecchio 18-12-2009, 13.09.09   #69
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Non credo proprio robotini deficentini. La presunta scelta del bene e del male in pratica non esisterebbe. Esiste la coscienza. Questa non ce l'ha nemmeno oggi il popolino (vedi ancora i linciaggi le lapidazioni in certi paesi). Anche in occidente se si lasciasse qualcuno che ha commesso un atto criminale (assassinio o molto meno) alla folla non ci penserebbero due volta a linciarlo.
Questo significa che chi è uno della massa e non ha una certa dose di coscienza - o un'indole molto pacifica -(e quindi ha il gene criminale attivo) non farebbe altro che lasciarsi trascinare dall'impeto.
Per una società davvero civile ci vorrebbe l'assoluta non violenza a cominciare dal trattare piante, animali e umani. Ma quanti lo fanno?
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Vecchio 18-12-2009, 16.09.48   #70
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Non credo proprio robotini deficentini. La presunta scelta del bene e del male in pratica non esisterebbe. Esiste la coscienza. Questa non ce l'ha nemmeno oggi il popolino (vedi ancora i linciaggi le lapidazioni in certi paesi). Anche in occidente se si lasciasse qualcuno che ha commesso un atto criminale (assassinio o molto meno) alla folla non ci penserebbero due volta a linciarlo.
Questo significa che chi è uno della massa e non ha una certa dose di coscienza - o un'indole molto pacifica -(e quindi ha il gene criminale attivo) non farebbe altro che lasciarsi trascinare dall'impeto.
Per una società davvero civile ci vorrebbe l'assoluta non violenza a cominciare dal trattare piante, animali e umani. Ma quanti lo fanno?
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Elo puoi definire cio' che chiami coscenza , sempre se vuoi?
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Vecchio 19-12-2009, 01.27.02   #71
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Non credo proprio robotini deficentini. La presunta scelta del bene e del male in pratica non esisterebbe. Esiste la coscienza.
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Caro amico Love in realtà non mi hai risposto
Come giustamente ti chiede anche Nike, che cosa è per te extraterrestre, la coscienza?
Per me la coscienza è la consapevolezza di scegliere tra il bene e il male, e se non avessi più questa capacità di discernimento, mi sentirei una scimmietta ammaestrata
Mi potresti dire inoltre cosa c'entri la capacità del popolino di non avere la coscienza?
E dimmi tu non fai parte del popolino, non sei uno della massa? Ti distingui per qualche tuo merito personale, sei un illuminato, sei arrivato alla conoscenza di te stesso? sempre se vuoi rispondere...è sottinteso!
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Vecchio 20-12-2009, 12.23.49   #72
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Caro amico Love in realtà non mi hai risposto Come giustamente ti chiede anche Nike, che cosa è per te extraterrestre, la coscienza?
Per me la coscienza è la consapevolezza di scegliere tra il bene e il male, e se non avessi più questa capacità di discernimento, mi sentirei una scimmietta ammaestrata
ma che tono ironico ...
Comunque. la denifizione fatta è quella di base e non è definita. Al di la dei significati filosofici e psichici facilmente reperibile, per me è coscienza il vivere attimo per attimo, qui e adesso. Emozionarsi ogni istante, sentirsi vivi immersi in una vita pià grande. Si capisce cosa voglio dire?
Il fatto di sentirsi una scimmietta ammaestrata è già coscienza. Faccio un esempio banale ma forse può essere adatto a far comprendere ciò che non si può definire come coscienza e consapevolezza.
Se io mangio solo pane pper me esiste solo questa coscienza. Se io per, vari motivi, assaggio un dolce, ho un'altra coscienza.
Citazione:
Mi potresti dire inoltre cosa c'entri la capacità del popolino di non avere la coscienza?
Quanti sono coloro che seguono emotivamente direttive politiche e religiose? Quanti si lasciano coinvolgere da parole e da mode? Ma non si vede che ancora si sta cercando di manovrare la massa?
Citazione:
E dimmi tu non fai parte del popolino, non sei uno della massa? Ti distingui per qualche tuo merito personale, sei un illuminato, sei arrivato alla conoscenza di te stesso? sempre se vuoi rispondere...è sottinteso!
No, non mi ritengo uno della massa. I meriti o cosa sono io non sta a me dirlo. Io sono soltanto me stesso. Ciò che so ed il livello in cui sono non posso certo comunicarlo. Posso solo dare degli imput come sto facendo. Ma non farlo sperimentare.
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Ultima modifica di Elohim : 20-12-2009 alle ore 12.25.53.
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Vecchio 20-12-2009, 13.48.56   #73
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ma che tono ironico ...
Comunque. la denifizione fatta è quella di base e non è definita. Al di la dei significati filosofici e psichici facilmente reperibile, per me è coscienza il vivere attimo per attimo, qui e adesso. Emozionarsi ogni istante, sentirsi vivi immersi in una vita pià grande. Si capisce cosa voglio dire?
Il fatto di sentirsi una scimmietta ammaestrata è già coscienza. Faccio un esempio banale ma forse può essere adatto a far comprendere ciò che non si può definire come coscienza e consapevolezza.
Se io mangio solo pane pper me esiste solo questa coscienza. Se io per, vari motivi, assaggio un dolce, ho un'altra coscienza.

Quanti sono coloro che seguono emotivamente direttive politiche e religiose? Quanti si lasciano coinvolgere da parole e da mode? Ma non si vede che ancora si sta cercando di manovrare la massa?


No, non mi ritengo uno della massa. I meriti o cosa sono io non sta a me dirlo. Io sono soltanto me stesso. Ciò che so ed il livello in cui sono non posso certo comunicarlo. Posso solo dare degli imput come sto facendo. Ma non farlo sperimentare.
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Non avevo letto la tua definizione di coscienza quando ho scritto l'altro post .
Non hai detto molto pero' .
Sai quanti non si preoccupano del domani ne' di ieri e vivono solo l'oggi .
Sai quanti vanno in cerca di emozioni continue attimo dopo attimo .
E poi , perche' questo tipo di coscienza che solo pochi hanno , dici tu , dovrebbe migliorare l'esistenza dell'uomo .
Puoi chiarire ancora oggi chi ce l'ha dove l'ha trovata come l'ha avuta questa coscienza capace di cambiare le cose?
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Vecchio 20-12-2009, 15.49.40   #74
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Originalmente inviato da Elohim Visualizza messaggio
la denifizione fatta è quella di base e non è definita. Al di la dei significati filosofici e psichici facilmente reperibile, per me è coscienza il vivere attimo per attimo, qui e adesso. Emozionarsi ogni istante, sentirsi vivi immersi in una vita pià grande. Love
Mi par di capire che la tua definizione non è affatto precisa, prima dici che è quella di base(?) ... poi che non è definita!

Indi passi a dire che per te la coscienza è vivere attimo per attimo! bene, per me questa non è coscienza ma esperienza, il vivere quotidiano, l'accomunare episodi giorno dopo giorno sì che, alla fine, a novantanni, potresti aver accomulato un bel pò di coscienza!

Secondo me, invece, la coscienza è qualcosa di più speciale, rientra nella sfera più intima, fa parte dell'interiorizzazione della vita, è la consapevolezza dei principi guida che portano l'uomo ad essere diverso dall'animale.

Diversamente da te, mi ritengo una della massa, una del popolino, perchè il popolino ha le mie stesse radici, ha un animus come il mio, vive e soffre quanto me, il dolore non risparmia nessuno, nemmeno i grandi pensatori, nè, penso, gli extraterrestri che vivono qui in mezzo alla povera gente comune!
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Vecchio 20-12-2009, 16.44.24   #75
Elohim
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Originalmente inviato da filoumenanike Visualizza messaggio
Mi par di capire che la tua definizione non è affatto precisa, prima dici che è quella di base(?) ... poi che non è definita!
La coscienza non può essere definita così con due parole. TRoppo semplicistico. Se si accontenta di definizioni limìtate da certe mentalità beh, si faccia pure.

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Indi passi a dire che per te la coscienza è vivere attimo per attimo! bene, per me questa non è coscienza ma esperienza, il vivere quotidiano, l'accomunare episodi giorno dopo giorno sì che, alla fine, a novantanni, potresti aver accomulato un bel pò di coscienza!
Purtroppo non è così semplice... se non lo si vede, vuol dire non si ha coscienza di comprendere nè di sperimentare ciò che intendo. Si ferma alletomlogia non all'essenza.
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Secondo me, invece, la coscienza è qualcosa di più speciale, rientra nella sfera più intima, fa parte dell'interiorizzazione della vita, è la consapevolezza dei principi guida che portano l'uomo ad essere diverso dall'animale.
In un certo senso concordo... ma non si ferma qui, la vera coscienza va ben oltre.

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Diversamente da te, mi ritengo una della massa, una del popolino, perchè il popolino ha le mie stesse radici, ha un animus come il mio, vive e soffre quanto me, il dolore non risparmia nessuno, nemmeno i grandi pensatori, nè, penso, gli extraterrestri che vivono qui in mezzo alla povera gente comune!
Il vero dolore se si ragiona così non lo si sente davvero... Il vero dolore è nell'intimo un dolore che esula tutto e tutti. Non si ferma alla superfice. Un dolore che non ha perchè nè motivo, quindi legato alla coscienza di essere. Non credo che quella che si definisce "povera gente comune" lo avverta. Il dolore per esempio, di Ungaretti, di Leopardi, che urla in Munch, non credo che lo avverta "la povera ente comune" ma chi ha una certa coscienza e una certa consapevolezza.
Love
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