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Vecchio 22-03-2012, 10.08.54   #1
dafne
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Predefinito Trattenere e lasciar fluire

C'è già molto in giro sull'argomento lo sò ma vorrei provare a riparlarne vedendo se a distanza di tempo sono in grado di metter giù qualcosa di compiuto.

Ieri ho letto questa storiella, la abbrevio un pò per comodità.



"Invidioso del terreno che scorreva nel terreno confinante il priore di un piccolo villaggio volle far costruire un laghetto privato nel giardino dietro la chiesa.
Il terrendo dov'era il ruscello era di proprietà di monaci buddisti che acconsentirono chiedendo solo che la deviazione non causasse problemi alla fauna e flora attorno.
Il priore fece fare i lavori. Venne costruita una buca che conflkuiva al ruscello e l'effetto fù talmente bello che il priore la domenica seguente non potè fare a meno di invitare tutta la comunità a vederlo.
Ebbe una tremenda sorpresa, il laghetto si era trasformato in una putrida pozza!

Chiamò dei tecnici per risolvere il problema e questi ci riuscirono deviando temporaneamente il corso d'acqua, dragando il fondo del laghetto e versandoci delle sostanze germicide.
I monaci ebbero da obiettare che anche i batteri erano creature di Dio ma il priore non andò per il sottile, il problema doveva essere risolto, le offerte dei fedeli avrebbero coperto le spese consistenti.,

Ma nonostante il laghetto fosse tornato gradevole agli occhi emanava un tanfo insostenibile.
Infuriato il priore richiamò i tecnici che analizzarono l'acqua e dissero che il trattamento contro i batteri poteva agire solo in su0perficie ma non sul fondo.

Il priore disse "Il diavolo ci ha messo lo zampino" e ordinò che tutto venisse riportato come prima.

A quel punto i monaci chiesero al priore di poter fare un ultimo tentativo. Non avendo più nulla da perdere questo acconsentì.

Questi fecero scavare un altro corso d'acqua che ricongiungesse l'acqua sottratta al ruscello.
L'espediente funzionò, il laghetto era un capoloro di acqua fresca e pulita.

Quando tutto contento il priore chiese ai monaci come avessero fatto ad avere un'idea così geniale essi risposero serenamente "E' semplice. Come in tutte le cose il segreto non è trattenere, ma lasciar andare" ".
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Vecchio 22-03-2012, 18.11.46   #2
dafne
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Dunque, la storiella a me è piaciuta molto e credo di poterla leggere così.

Poniamo che il ruscello in quanto trasporta acqua possa essere associato a delle emozioni, o anche al fluire dell'energia vitale addirittura.

Quando ci arriva un'emozone se ci siamo fatti un laghetto personale dove volerla trattenere finisce che questa, anche se magari bellissima, finirà per marcire.
Tutto quello che stagna marcisce.

Il priore si fà aiutare da dei tecnici, non bada a spese ma alla fine risolve il problema solo in superficie.
Potrebbe indicare che possiamo riuscire a metterci addosso una maschera di serenità, di accoglienza di serena accettazione ma,alla fine, nonostante questo intervento costoso ( di sforzi e controllo immagino) l'immagine è pulita ma la puzza si sente lo stesso eccome!

Li i tecnici ammettono che nessun intervento può bonificare il fondo del lago. Quello che è giù è difficile da raggiungere.
Peraltro nella favola i monaci hanno cercato di mettere sull'avviso il priore dicendogli che anche i batteri sono creature di dio.
Come dire che ci sono, esistono, per una loro ragione e non si possono eliminare del tutto.

A quel punto il priore però dà la colpa al diavolo e pensa di rimettere tutto a posto ma i monaci fanno vedere che una soluzione esiste. Danno all'acqua un punto d'uscita.
Nella storia c'è scritto che l'acqua "sottratta" torna al ruscello.

Il movimento dell'acqua purifica il fondo impedendo depositi. Sposta i batteri forse? Su quel sottratta mi soffermo un attimo perchè credo che ci sia un significato importante anche in questo. Mi ricorda quella massima per cui nulla di quel che abbiamo ci appartiene davvero.

Uscendo dalla metafora e cercando nel quotidiano mi chiedo come possa funzionare effettivamente il ricircolo perchè se mi è abbastanza chiaro il come facciamo il laghetto (tratteniamo) mi è un pò meno chiaro il come lasciamo andare. (senza sorpresa direi).

Penso che si colleghi nuovamente al discorso del distacco, se non mi immedesimo in ciò che arriva credendolo parte di me e quindi volendolo trattenere ad ogni costo potrò anche lasciarlo andare.

Mah non sò, mi par di non avere che scalfito la superficie...
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Vecchio 22-03-2012, 18.30.35   #3
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il priore è un ignorante, che "prende" qualcosa che non sa gestire: l'acqua.

chi ne capisce un minimo puo' immaginare che l'acqua ferma imputridisce, lui no. e ne paga le conseguenze. la colpa non e' dell'acqua, è sua.

e il fatto di avere ricevuto il permesso non lo salva dalla puzza: i monaci hanno sia l'acqua che la conoscenza, lui chiede il permesso per l'acqua, non chiede la conoscenza per gestirla. e ottiene quel che chiede, che non è abbastanza.

insomma, la vecchia storia. attento a quel che chiedi, potresti ottenerlo.
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Vecchio 22-03-2012, 18.46.52   #4
dafne
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Interessante questa tua versione.

Rapportando al nostro vivere in effetti delle volte chiediamo delle cose, magari anche dagli altri, che poi una volta che riceviamo non sappiamo gestire.

Il priore ha chiamato i tecnici non ha interpellato i monaci che pure avevano cercato di dargli un suggerimento.

Ma in genere quando vogliamo qualcosa vogliamo che sia nostro e vogliamo gestirlo come ci pare, come crediamo di saper fare, in questo senso anche ci chiudiamo e chiudendo tratteniamo, blocchiamo, facciamo stagnare il fondo anche se cerchiamo di ripulire sopra...muble muble..
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Vecchio 22-03-2012, 18.55.26   #5
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e non sai che su vuvuvu.prioriincazzati.it\forum il priore invocava un ente superiore che certificasse tutte le operazioni di cessione gratuita d'acqua, in modo da impedire per legge quelle in cui ci fosse pericolo di intorbidamento.
(si collega al mio post sui videogiochi)

responsabilità.
conoscenza.

(i monaci sono un po' strinzi, eh, ma lui se lo merita )
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Vecchio 26-03-2012, 10.01.34   #6
dafne
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Il laasciar fluire gli eventi è una frase che mi ritrovo spesso davanti in qualsiasi libro o libretto che abbia uno sfondo seppur minimo di ricerca esistenziale.

Ma cosa vuol dire?

Parliamo in termini di energia. In teoria non si può farne scorta, l'energia fluisce e noi la utilizziamo, ma se questo è vero è altrettanto vero che delle volte ci sentiamo carichi e delle volte molto scarichi.
Quindi un certo accumulo dev'essere possibile. Oppure è proprio il fatto che si accumula a diventare unproblema?

Non sò più dove avevo letto che non scaricarfe l'energia provoca dei ristagni e questi ci rendono iperreattivi e delle voltesi accumula così tanto da esserne bloccati.

Non riuscivo a capire stà cosa (magari la ricordo anche male..) ma adesso avrebbe un suo certo senso.

Se facciamo entrare l'energia e la raccogliamo ma non la utilizziamo questa ristagna, non trova sfogo e diventa velenosa (apatia?)
Allo stesso modo se incanaliamo tutta l'energia in un bacino artificiale che potrebbe essere un certo complesso, il famoso nodo, stagna comunque e anche se viene utilizzata (pulita sopra?) per le pippe () rimane ferma sullo stesso posto e diventa egualmente velenosa.

Mi ricordo di aver letto in città che l'odore che sentiamo delle cose è il modo in cui queste interagiscono con l'ambiente esterno. Forse l'odore di marcio del lago anche se pulito potrebbe essere letto come un utilizzo scorretto di energia che seppur usata (quindi non bloccata) non può tornare alla fonte e rigenerarsi portando vie le scorie e così interagisce in modo disarmonico con l'ambiente (..come parlare senza dire niente...uhm)

Le scorie. Credo che dovrei ragionare anche su questo...il lasciar fluire permette che i batteri possano vivere, fare il loro lavoro ma non putrefare il fondo (di quello si tratta alla fine) mi viene un parallelo immediato con i discorsi sul putrefare dell'alchimia

ci torno.
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Vecchio 27-03-2012, 20.11.43   #7
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A me non viene da associare trattenere a ristagnare. Trattenere sta bene con spingere, mentre invece ristagnare sta bene con fluire.
Mi vien da guardare la storia e la questione in questo senso.
Come si fa a non ristagnre? A far fluire? Bella domanda.. quando mi illumino rispondo
A parte le scemate.. la mia sensazione quando rifletto su questa cosa è che tutto giri intorno ad aperture e chiusure. Uno stagno è chiuso un ruscello invece scorre.

Si ristagna perchè si formano dei blocchi ....oppure ci sono dei blocchi e pertanto si ristagna in quei punti. E questi blocchi cosa sono? Li potremmo definire come agglomerati di memoria visto che sono vissuti, tensioni non lasciate andare, somatizzate?
L'energia potrebbe ristagnare perchè non siamo capaci di utilizzarla, la indirizziamo male, resta lì. Trova ostacoli. e si ferma nei blocchi. Io me la figuro come il respiro che entra ed esce e a seconda di come avviene puoi sentire se i polmoni sono sofferenti, se i pori sono liberi...

I monaci aprono una strada.. aprono la strada dello stagno verso il ruscello che è il continuo ricircolo di acqua. La fonte chissà dov'è ma il ruscello lo vedo come ciò che è l'ambiente tutto intorno a noi da cui attingiamo e a cui rimettiamo, con cui scambiamo.. ed è lo scambio fondamentale.

Aprirsi la vedo l'unica maniera di far fluire acqua e pulirla. Imparare ad aprirsi e chiudersi permette un utilizzo consapevole dell'energia.

Si, ma che vuol dire aprirsi? E come si fa?

Per me essere aperti ha lo stesso valore di umiltà.


Ho lasciato un pò di pensieri che mi faceva nascere il tuo discorso...
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Vecchio 28-03-2012, 00.36.16   #8
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E questi blocchi cosa sono?
Per la maggior parte sono nostri tentativi di non usarla l'energia: ci risparmiamo.

Poi esistono anche i blocchi veri: alcuni saltano se smettiamo di risparmiarci, altri tengono ed occorre lavorarci. Ma se ne ha coscienza solo dopo aver usato davvero. Prima per lo più son pippe.
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Vecchio 28-03-2012, 00.44.00   #9
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Come si fa Ray a capire se abbiamo un blocco, la sua natura e il modo per lavorarci?
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Vecchio 28-03-2012, 01.06.22   #10
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Per la maggior parte sono nostri tentativi di non usarla l'energia: ci risparmiamo.

Poi esistono anche i blocchi veri: alcuni saltano se smettiamo di risparmiarci, altri tengono ed occorre lavorarci. Ma se ne ha coscienza solo dopo aver usato davvero. Prima per lo più son pippe.
Quindi secondo te sono a monte ma anche a valle.
Far circolare le energie utilizzandole, d'accordo, il giusto modo di fare le cose, il giusto impegno, cosa che ti stanca ma ti rigenera. Poi c'è un punto oltre il quale non vai (io almeno) se appunto non ci metti un lavoro dentro.

Detto niente in più...
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Vecchio 28-03-2012, 01.15.41   #11
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Come si fa Ray a capire se abbiamo un blocco, la sua natura e il modo per lavorarci?
Se ce l'abbiamo un modo l'ho detto: non risparmiandoci. La natura e il modo per lavorarci sono connessi... fondamentalmente io me li vedo di due tipi: quelli che c'è qualcosa che ostacola e quelli che sono restringimenti.
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Vecchio 28-03-2012, 01.32.10   #12
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A me non viene da associare trattenere a ristagnare. Trattenere sta bene con spingere, mentre invece ristagnare sta bene con fluire.
Ma se non trattieni l'acqua come fà a ristagnare?

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Si ristagna perchè si formano dei blocchi ....oppure ci sono dei blocchi e pertanto si ristagna in quei punti.
Io la visulaizzavo così.
Abbiamo detto che la coscienza si allunga verso le cose e le persone e le situazioni con delle sorti di tentacoli e che in ogni cosa lasciamo una nostra impronta. Quando l'esperienza che viviamo non viene metabolizzata, compresa, vissuta fino in fondo ecc ci si blocca li. Si forma un nodo, un ristagno.
In modo inconscio si torna li e questi irrisolti ciucciano energia perchè la mente ha necessità di negarli considerandoli nocivi.
L'energia quindi esce e và ma si ferma li, in quel bacino di contenimento marcisce e diventa nociva perchè alimenta qualcosa di sotterraneo che prolifera.
Con la ricapitolazione possiamo arrivare a rivivere e metabolizzare l'esperienza liberandoci di tutto quel sotterraneo, infatti la sensazione di sollievo che da una buopna ricapitolazione deriva dallo sblocco di energie che ci tornano indietro.

Secondo quello che ho capito io una volta fatta un'esperienza questa rimane, non scompare e la coscienza vi torna attraverso proprio quel tentacolo, se l'esperienza è stata grossa è facile che ci sia un bacino di energia maggiore che contiene il ricordo ma la nostra energia non verrà più bloccata li ma potrà tornare e andare in costante movimento.


Teoricamente lasciar fluire significa permettere al nostro essere di vivere le esperienze sentendole in pieno senza permettere alla mente di arginarle e confinarle in zone scomode bloccandone li l'accesso.
Poi non sò quanto sia giusto...
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Vecchio 28-03-2012, 16.12.50   #13
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Infuriato il priore richiamò i tecnici che analizzarono l'acqua e dissero che il trattamento contro i batteri poteva agire solo in superfice ma non sul fondo.
Questo pezzo mi ricorda che altrove Uno ha detto, forse anche più di una volta, di prendere la paletta e raschiare il fondo...

Quindi non basta vuotare il nostro secchio, cambiare l'acqua, perchè è come se facessimo una pulizia superficiale, se il fondo non è ben raschiato e pulito la nostra energia si sporca presto, si contamina di quei batteri che si sviluppano con il ristagno.

Penso che l'acqua in superficie potrebbe essere ciò che sale alla coscienza e siamo in grado di vedere facilmente, mentre sul fondo ci stanno quei residui inconsci che fanno imputridire l'acqua trattenuta anche per poco tempo, ma anche se la cambiassimo spesso se il fondo non è ben pulito rimane il pericolo latente di sporcare l'energia trattenuta un pò di più.

Sta a vedere cosa potrebbe indicare il battericida che pulisce l'acqua in superfice.
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Vecchio 28-03-2012, 16.39.41   #14
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Se ce l'abbiamo un modo l'ho detto: non risparmiandoci. La natura e il modo per lavorarci sono connessi... fondamentalmente io me li vedo di due tipi: quelli che c'è qualcosa che ostacola e quelli che sono restringimenti.
Non risparmiarci vuol dire che quando sentiamo la prossimità del blocco invece di fermarci facciamo uno sforzo o una forzatura per andare avanti?

Un ostacolo è qualcosa che si mette davanti e va rimosso, mentre un restringimento è un passaggio ristretto del tubo che fa passare meno energia.
Ostacolo vuol dire che comunque il canale di passaggio è libero, quindi togliendo l'ostacolo l'energia fluisce libera, mentre nel restringimento pur non essendoci ostacoli davanti l'energia fluisce poco.
Il restringimento si potrebbe paragonare per analogia alle sclerosi, indurimenti provocati da infiammazioni croniche, quindi eccesso di calore che perdura.
Se l'analogia è corretta si potrebbe dire che il restringimento è causato da un eccesso di fuoco, di emotività, che sclera il canale di passaggio.
L'ostacolo lo vedo come un qualcosa di estraneo o di esterno messo davanti ma che non intacca la funzionalità del canale.

Nel concreto non riesco per ora a ipotizzare degli esempi per spiegare la differenza che passa tra ostacolo e restringimento.
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Vecchio 28-03-2012, 16.58.28   #15
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Ma se non trattieni l'acqua come fà a ristagnare?
..
Magari è solo da capirsi su cosa intendiamo.
Il trattenere lo vedo come un'azione attiva in cui qualcosa se non è trattenuto scappa, esce. E' una azione volontaria che consente un certo lavoro su di se ed una osservazione, ristagnare è inconscia e addormenta.
In uno stagno l'acqua è ferma e passiva. Certo compie una pressione sulle pareti ma la compensa penetrando nel terreno circostante (ammalando il corpo) rendendo paludoso tutto intorno. Non c'è nessuno o niente che spinge fuori. Non c'è un'azione volontaria cosciente di trattenere l'acqua... ma piuttosto inconscia, come diceva Ray di risparmiare.
Per trattenere ci vuole uno spendio di energia spesso importante.

Mi viene bene la differenza che passa tra una palude ed una diga.
Trattengo/diga ristagno/stagno

Alla fine la sostanza è che per rinnovare ed aumentare il capitale, bisogna investire.
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Vecchio 28-03-2012, 19.08.03   #16
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I problemi, anche di comprensione dei meccanismi, spesso dipendono dai tempi delle azioni più che dalle azioni stesse. Noi tratteniamo quando dovremmo spingere e lasciamo fluire quando dovremmo trattenere.

Se il mio motore non sta girando al massimo e io mi risparmio, mi riposo, ristagno, ingolfo il carburatore. Dovrei spingere a cercare il limite.
Quando sono al limite mi vien da lasciar fluire ciò che mi comprime, quel che sento come sofferenza del sistema (la classica emozione forte ma non solo) e invece dovrei trattenerla per espandere il limite.

Non è che non ci capiamo sulle azioni... di per se stesse sono pure semplici e le facciamo di continuo. Quel che è difficile è rompere i meccanismi d'abitudine che ce le fanno fare quando non dovremmo.
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Vecchio 28-03-2012, 20.17.59   #17
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Non è che non ci capiamo sulle azioni... di per se stesse sono pure semplici e le facciamo di continuo. Quel che è difficile è rompere i meccanismi d'abitudine che ce le fanno fare quando non dovremmo.
Ehm io per quanto mi riguarda partirei proprio dalla prima frase
Ho capito poco scusate perchè le metafore non le aggancio quasi mai.

Da quel che mi pare di capire osservando me, se mi viene rabbia per qualcosa quindi provo un emozione negativa, se non la manifesto mi rimane aperto un contenzioso una sorta di rancore che circola sotto ( il canale è quel continuare ad andare indietro con la mente a rivivere in continuazione la vicenda oppure che mentre sono a fare altro mi ritorna in mente e riprovo quella tal emozione che non ho sfogato o che sento di aver subìto mi pare di aver capito) se la sfogo, manifesto l'emozione, primo non reprimo, secondo elimino la possibilità di ristagni è esatto?
Secondo questo assunto il mio star male (scusate se lo tiro in ballo ma vorrei risolverlo) è relativo al ristagno, alla repressione di energie che tengo dentro di me e non elimino con una bella litigata?
Posso esprimermi così, perchè con le metafore se non ho capito il da farsi mi rimane tutto ostico.
E quindi fino a che non ho buttato fuori tutta la rabbia che l'episodio ha scaturito non sono libera. E se invece mi ci sento senza aver litigato senza aver usato l'energia per dire e buttar fuori vuol dire che ho represso?

Ho visto un programma alla tv dove uno faceva una lista di cose che aveva sopportato o aveva ingoiato, mandato giù nonostante le fossero indigeste e poi ha buttato tirando contro da un muro oggetti di vetro e urlando la rabbia come se ci fosse lì il destinatario di quella rabbia.

Io ho provato a trattenere ma non so se ho represso invece di farlo perchè non conosco la differenza. Però distinguo le due cose in questo: nel trattenere ho trattenuto la reazione e in me ho fatto entrare il colpo che mi ha scaturito un pianto a dirotto.
Menttre penso che reprimo quando faccio finta di niente sia fuori che dentro come se il colpo non c'è stato e qui ristagna?
Perchè è come se la mente non registrasse il colpo che però il corpo ha ricevuto? Tipo quelle persone che non sentono il calore?
Lasciar fluire cosa vuole dire?
Che quando ho trattenuto sino al imite della sopportazione lascio uscire come se fosse un superpieno?
Cioè per fare un esempio incasso tanto più che posso sentendo bene la sofferenza che sto provando e poi quando non reggo più lascio uscire con l'emozione quel che viene?
Mi aiuti a capire per favore?
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Vecchio 28-03-2012, 20.38.07   #18
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Ma se non trattieni l'acqua come fà a ristagnare?
Ad esempio perchè lo scarico si è otturato e il blocco non è in superficie da poterlo togliere manualmente, ma magari qualche metro dentro al tubo. In questo caso si usa la ventosa che opera una pressione inversa, cioè aspira fuori perchè al contrario spingendo a forza si otturerebbe ancora di più lo scarico...

Ho detto qualcosa di utile? Boh...
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Vecchio 29-03-2012, 00.58.55   #19
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Magari è solo da capirsi su cosa intendiamo.
.
Si è probabile.
Al momento trattenere comunque mi dà quell'idea di fermare, bloccare.
Se mio figlio vuole attraversare la strada e lo trattengo significa che gli impedisco di andare.
Il tappo anche impedisce, trattiene l'acqua dall'andare giù per il tubo.
Quando mi avvicino a delle situazioni che mi riportano a un mio problema la mente tende a bloccarsi..uhm..forse trattiene blocca l'emozione che trova la strada per risalire verso il conscio. Qui mi incasino un pò con la definizione che ho di reprimere.

Se reprimendo ignoro, caccio giù, trattenendo lascio salire un pochetto ma non del tutto. Se l'emozione salisse e trovasse sbocco (fluendo) sarei in grado poco alla volta di rielaborarla.
Ray parla di tempistica, spingiamo quando dovremmo trattenere (credo che sia l'esempio del litigare di Gri, se litigo spingo fuori anche quello che non dovrebbe uscire in quel caso con quella persona) e tratteniamo quando dovremmo spingere (ci tratteniamo quando arriviamo vicino all'esperienza originaria che ha creato il blocco mentre dovremmo spingere per sbloccarlo).
Purtroppo pare sempre più necesssario spingere quando si è nella contingenza del problema piuttosto che ficcarcisi a forza in tranquillità per trovarne l'origine. lì c'è sempre un buon motivo per risparmiarsi in effetti....
La puzza, il malessere, dovrebbe darci indicazione precisa se quella tale situazione è sbloccata oppure no.

Continuo a rifletterci su.
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Vecchio 29-03-2012, 01.45.07   #20
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Ray parla di tempistica, spingiamo quando dovremmo trattenere
Io non ho detto questo.
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Vecchio 29-03-2012, 01.45.46   #21
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Mi aiuti a capire per favore?
Mica facile... la prima cosa che mi viene è che tra tutte le reazioni che hai descritto non c'è neanche un trattenere.
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Vecchio 29-03-2012, 10.39.22   #22
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Mica facile... la prima cosa che mi viene è che tra tutte le reazioni che hai descritto non c'è neanche un trattenere.
Premettendo che tutte le emozioni sono energia che ci attraversa...
Ci riprovo e vediamo se riesco a prenderlo stavolta, questo trattenere
Quando ho fame la spinta è verso il cibo immediatamente l'impulso istintuale vorrebbe essere evaso. Ma se trattengo quell'impulso ad alzarmi ed andare verso il frigor a prendere il cibo mi sto trattenendo in qualche modo per non mangiare. Trattengo con me l'impulso ad andare a soddisfare quella tal richiesta. Questo se ho preventivamente stabilito che sono a dieta.
Con questo credo di esserci
Difatti altrove dicevamo che poi con quell'energia scaturita dalla rabbia possiamo impiegarla per fare certi lavori come se fosse benzina
Però questo serve per allargarsi, per potenziare la nostra capacità contenitiva nell'intento di non lasciar più uscire niente se non nel momento in cui lo decidiamo per un valido motivo

(Mentre se ho capito bene quel che dici, il ristagno è perchè poi nel pulire non ho consumato tutta l'energia che ero andata ad accumulare con il trattenere, ciò mi fermo prima di essere vuota, questo mi fa pensare che abbiamo come un freno che ci porta a farci sentire vuoti prima di esserlo veramente, è così?

Nel discorso dell'emozione che vorrebbe uscire nella fattispecie la rabbia, trattenerla penso non voglia dire non sentirla (reprimere) ma pur sentendola non farla uscire, e con lei non fare uscire la reazione. Come la moviola che rimane ferma sul fotogramma precedente il balzo del leone che vuole sbranare la preda.

Per il fluire non ho idea precisa perchè fluire mi fa venire in mente l'andare del fiume, quindi con la calma del fiume ma con la sua potenza figurativamente parlando ma poi al lato pratico non saprei.
Lasciar fluire dovrebbe, se l'esempio del fiume è corretto, lasciare aperte le entrate e le uscite perchè il fiume passa è va....quindi qui ci vuole il famoso distacco, smetterla di pensare di avere ragione che l'altro è striunz, ma prenderci come dicevamo altrove la responsabilità delle nostre azioni tradotto: è sempre colpa nostra, quel che ci viene incontro, ce lo siamo cercati e quindi reagire vuol dire creare altra roba che poi ci viene in contro....in un circolo vizioso

La differenza tra la sensazione di subìre e la verità dei fatti è data dall'ego giusto?

Sono ancora fuori come un geraneo oppure qualcosa ho preso?
(che poi tra il dire e il fare ci sia di mezzo il trovare la lucidità per farlo è un altro paio di maniche)
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Vecchio 29-03-2012, 12.20.49   #23
Ray
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Ma se trattengo quell'impulso ad alzarmi ed andare verso il frigor a prendere il cibo mi sto trattenendo in qualche modo per non mangiare. Trattengo con me l'impulso ad andare a soddisfare quella tal richiesta. Questo se ho preventivamente stabilito che sono a dieta.
Con questo credo di esserci
Eh, non so se ci sei (o ci fai ).

Una cosa è trattenersi dal mangiare, un'altra è trattenere l'impulso. Nel primo caso, mettiamo appunto di essere a dieta, solitamente ci si trattiene dal mangiare finchè non si sente più fame, prima si msette di sentire meglio è. Nel secondo tengo li l'impulso in modo da sentirlo, quindi non mangio ma neanche lo ricaccio indietro, allo scopo di modificare qualcosa, estendere il limite. Poi nel caso del nostro esempio difficilmente l'impulso diverrà altro che meno bisogno di cibo... ma non è questo il punto. Affinchè si trasformi o io stesso prenda un'altra forma lo devo lasciar andare dopo averlo trattenuto. Ma finchè lo trattengo mi trovo in una specie di tensione nella quale non mangio me continuo a sentirne l'impulso.
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Io non ho detto questo.
Vero
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Noi tratteniamo quando dovremmo spingere e lasciamo fluire quando dovremmo trattenere.
Io l'ho letta così ...
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Ray parla di tempistica, spingiamo quando dovremmo trattenere ..... e tratteniamo quando dovremmo spingere
Forte come ho mescolato i termini..sul trattenere quando dovremmo spingere ci siamo, sul quando dovremmo trattenere invece no...sono andata a rileggere la discussione "trattenere e spingere" e sono sempre più dell'idea che facciamo fluire ben poco..sempre plurale di comodo

Trattengo ancora un pò mi sà che è meglio
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Vecchio 30-03-2012, 01.21.41   #25
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Una cosa è trattenersi dal mangiare, un'altra è trattenere l'impulso. Nel primo caso, mettiamo appunto di essere a dieta, solitamente ci si trattiene dal mangiare finchè non si sente più fame, prima si msette di sentire meglio è. Nel secondo tengo li l'impulso in modo da sentirlo, quindi non mangio ma neanche lo ricaccio indietro, allo scopo di modificare qualcosa, estendere il limite. Poi nel caso del nostro esempio difficilmente l'impulso diverrà altro che meno bisogno di cibo... ma non è questo il punto. Affinchè si trasformi o io stesso prenda un'altra forma lo devo lasciar andare dopo averlo trattenuto. Ma finchè lo trattengo mi trovo in una specie di tensione nella quale non mangio me continuo a sentirne l'impulso.

Vediamo se l'esempio può calzare oggi volevo rispondere subito al tuo post ma ho tirato fino ad adesso.
Però non è che ci ho pensato in continuazione (altrimenti sarei paranoica credo) però mi veniva in mente di farlo, c'era la spinta a farlo che ho trattenuto.
Avrei anche potuto trattenere di più e mi pare di aver capito che dici di trattenere al massimo possibile
Se però aspetto troppo mi sa che posso dimenticarmene almeno avevo questa sensazione che se avessi esagerato mi sarei dimenticata. Con un'emozione però è diverso ha molta più spinta. E quindi a trattenere ci vuole più forza, come trattenere un cavallo imbizzarrito.

Lasciar fluire poi è come decidere di rispondere al post quando la resistenza è impossibile da portare avanti ancora

p.s. ma se ad esempio mi capitasse di piangere per la tensione sarebbe persa la resistenza ?
Quote:


Eh, non so se ci sei (o ci fai ).
Eh...nemmeno io
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