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Vecchio 23-10-2007, 11.46.35   #1
RedWitch
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Predefinito L'imprenditore e 1000 euro al mese

Un imprenditore di Ascoli Piceno ha fatto un curioso esperimento per vedere se con lo stipendio che dava ai suoi dipendenti si poteva vivere in maniera decorosa.
Per un mese ha provato a mantenere sè stesso e la sua famiglia con due mila euro (mille suoi e mille della moglie, due stipendi "ordinari").
Facendo una vita "semplice", (tolti i soldi per la rata del mutuo e delle bollette) andando una volta in pizzeria e una al cinema, il 20 del mese si è ritrovato senza soldi.
E ha deciso di dare un aumento di 200 euro mensili alle persone che lavorano nella sua azienda.

Ne hanno parlato al tg, e ho pensato anche che potesse essere una mossa più pubblicitaria che altro, pero' se effettivamente dopo la sua esperienza ha aumentato gli stipendi di tutti i suoi dipendenti, qualcosa di buono lo ha fatto..

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Vecchio 23-10-2007, 11.58.11   #2
turaz
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infatti.
il resto è "solo" giudizio fine a se stesso.
In realtà a mio avviso ha agito (e pure bene)
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Vecchio 23-10-2007, 11.59.39   #3
dafne
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L'ho letta anch'io...bello, il nano malefico in me però si chiede su quale base di stipendio ha messo 200 € e se sono lordi, anzi, sicuramente sono lordi per cui chissà cosa resta, senza calcolare che aumenta lo stipendio aumentano le trattenute...mah
La cosa positiva è che abbia detto che con mille euro non si vive...ma questo già si sapeva.
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Vecchio 23-10-2007, 12.18.13   #4
RedWitch
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infatti.
il resto è "solo" giudizio fine a se stesso.
In realtà a mio avviso ha agito (e pure bene)
Invece secondo me è utile farsi altre idee oltre a quella che si vede in "facciata", che puo' anche essere giudizio, purchè non sia immutabile.. cercare di vedere le cose in diversi modi, a me è utile per allargare il punto di osservazione..

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L'ho letta anch'io...bello, il nano malefico in me però si chiede su quale base di stipendio ha messo 200 € e se sono lordi, anzi, sicuramente sono lordi per cui chissà cosa resta, senza calcolare che aumenta lo stipendio aumentano le trattenute...mah
La cosa positiva è che abbia detto che con mille euro non si vive...ma questo già si sapeva.
Non so precisamente a quanto ammonti il netto, e nemmeno il numero dei dipendenti, pero', dal punto di vista di un datore di lavoro, aumentare di 200 € in busta, significa anche avere un notevole aumento delle spese da pagare (oltre a quello che percepisce il dipendente).
A me ha colpito il fatto che qualcuno "dall'altra parte della barricata" finalmente inizi ad ammettere che c'è qualcosa da fare per chi pur lavorando molte ore al giorno non riesce quasi ad arrivare a fine mese..
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Vecchio 23-10-2007, 12.31.02   #5
griselda
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Trovo bella questa iniziativa, anche perchè di solito non ti danno un centesimo di aumento se non è obbligo di contratto. Quindi benvengano queste persone.
Sarei curiosa di sapere i motivi che hanno mosso questa persona... ma mi accontento del risultato.
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Vecchio 23-10-2007, 12.42.39   #6
Ray
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A me ha colpito il fatto che qualcuno "dall'altra parte della barricata" finalmente inizi ad ammettere che c'è qualcosa da fare per chi pur lavorando molte ore al giorno non riesce quasi ad arrivare a fine mese..
Bravo l'imprenditore, però per me queste son balle. E' certo vero che ci sono datori di lavoro che sfruttano i dipendenti e se ne fregano di sapere se lo stipendio che danno è adeguato, ma è pur vero anche che ce ne sono moltissimi che invece se ne preoccupano eccome.

Faccio un discorso puramente utlitaristico (e non etico quindi). Ho un'azienda e per farla funzionare ho bisogno che la gente he ci lavora funzioni bene. Non solo funzioni, ma anche che si dia da fare per migliorare le cose, per far crescere l'azienda stessa, che si assuma qualche responsabilità, che sappia far fronte a situazioni particolari... insomma che investa qualcosa nel lavoro che fa, che ci metta del suo, non che si limiti a fare quelle quattro cose aspettando il 27 e magari guardandosi continuamente attorno per vedere se trova di meglio... il che farebbe si che io debba continuamente cercare polli nuovi, con tutti gli annessi di formazione (tempo) e rischio (chi mi trovo).

Quindi a me imprenditore conviene che i dipendenti almeno parzialmente si identifichino, che sentano proprio il lavoro che fanno, che desiderino farlo ancora, che si trovino bene e che vedano prospettive.
E' chiaro che se non si vive decentemente o non si vive proprio con quel che gli passo tutto ciò non si verifica. Non solo, ma se non si verifica, se non sono in grado di offrire al dipendente una situazione reale su cui basarsi e mettersi in gioco, allor c'è qualcosa che non funziona alla base stessa della mia azienda.

Diverso è se non voglio, se non me ne frega nulla o se non vuole il dipendente, se entrambi (o uno o l'altro) vogliamo solo guadagnare il massimo possibile col minimo sforzo... allora si che non va.

Ma l'imprenditore serio, quello che di solito si fa il mazzo più di tutti (ovvio che parlo più di piccole aziende che altro) se non è scemo sta bene attento ai dipendenti o la cosa gli si ritorce contro. E se non gli si ritorce allora c'è qualcosa che non va nel sistema... il sistema protegge lo sfruttamento (di uno o dell'altro... occhio perchè il lavoratore è mica l'unico sfruttato)... vedi un aumento di 200 euri che per essere netti il datore ne paga 500 (non scherzo).

Poi ci sarebbe anche il discorso etico... per il quale se tu lavori per me io devo occuparmi che almeno un minimo le cose funzionino visto che tu rischi meno di me perchè prendi meno... quidni ti devo sfamare. Certo se le cose vanno male vanno male per entrambi, ma allora meglio che dico le cose chiaramente prima possibile.
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Vecchio 23-10-2007, 12.49.30   #7
turaz
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quanto dici ray è corretto.

ciauzz
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Vecchio 23-10-2007, 12.53.41   #8
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Ok Ray sono d'accordo quando mi assumi?
Ho lavorato in piccole aziende e solo in una ho trovato e parzialmente quanto da te detto sopra. La maggior parte purtroppo agiva in altro modo ovvero considerando che: via tu cento altri aspettano di prendere il tuo posto. Fa nulla se poi non era così però l'atteggiamento era quello.
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Vecchio 23-10-2007, 12.58.18   #9
turaz
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infatti osservandosi in giro la maggior parte degli attuali imprenditori è così...ecco il perchè di tante cose non funzionanti.
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Vecchio 23-10-2007, 13.07.48   #10
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Ok Ray sono d'accordo quando mi assumi?
Ho lavorato in piccole aziende e solo in una ho trovato e parzialmente quanto da te detto sopra. La maggior parte purtroppo agiva in altro modo ovvero considerando che: via tu cento altri aspettano di prendere il tuo posto. Fa nulla se poi non era così però l'atteggiamento era quello.
Si Griselda, spesso l'atteggiamento è quello e ripeto, il mondo è pieno di finti imprenditori che qualche secolo fa avrebbero fatto volentieri gli schiavisti e che alla fin fine dichiarano col loro agire anche quanto poco gli interessa del lavoro che fanno... nel senso che primo gli interessa guadagnare, non improta come e secondariamente del lavoro che gli permette di farlo.

Ma ci sono anche un sacco di imprenditori onesti che cercano di costruire qualcosa e gli piace quello che fanno, se poi si guadaga meglio.
Costoro han da difendendersi dalla miriade di "lavoratori" che non cercano altro che una tetta da succhiare e strapazzare, che non hanno voglia di lavorare, che sono attentissimi a diritti e pseudo diritti senza preoccuparsi minimamente dei doveri, che anche loro scelgono in base alla paga e non al lavoro... insomma gente che pretende garanzie enormi a fronte di nulla. Se lavori per qualcuno che tira fuori la tua paga (e la sua) anche dal lavoro che fai tu e tu non fai proprio o non fai bene quel lavoro poi come fai a lamentarti se l'azienda va male, magari scaricando tutte le responsabilità sulla gestione?

Imprenditore o lavoratore, se si è onesti e si collabora le cose vanno in un certo modo... il problema vero è quel percepire "l'altra parte della barricata"... come se il datore e il lavoratore fossero nemici invece che alleati per ottenere qualcosa... e questa percezione non la si deve solo (storicamente) alla tanto bistrattata categoria degli imprenditori (vedi sindacati).

Ripeto, a scanso di equivoci, non sto difendendo gli imprenditori, tutti gli imprenditori, sto solo cercando di equilibrare le vedute... difendo la gente onesta sia di qua che di la... e mi scaglio contro i disopnesti, che siano imprenditori (tanti) o lavoratori (tanti anche qua... forse di più).
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Vecchio 23-10-2007, 13.36.11   #11
turaz
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proprio per quello che dici ray dicevo che era corretta la tua osservazione...
ciauzz
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Vecchio 23-10-2007, 14.50.43   #12
griselda
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Si Griselda, spesso l'atteggiamento è quello e ripeto, il mondo è pieno di finti imprenditori che qualche secolo fa avrebbero fatto volentieri gli schiavisti e che alla fin fine dichiarano col loro agire anche quanto poco gli interessa del lavoro che fanno... nel senso che primo gli interessa guadagnare, non improta come e secondariamente del lavoro che gli permette di farlo.

Ma ci sono anche un sacco di imprenditori onesti che cercano di costruire qualcosa e gli piace quello che fanno, se poi si guadaga meglio.
Costoro han da difendendersi dalla miriade di "lavoratori" che non cercano altro che una tetta da succhiare e strapazzare, che non hanno voglia di lavorare, che sono attentissimi a diritti e pseudo diritti senza preoccuparsi minimamente dei doveri, che anche loro scelgono in base alla paga e non al lavoro... insomma gente che pretende garanzie enormi a fronte di nulla. Se lavori per qualcuno che tira fuori la tua paga (e la sua) anche dal lavoro che fai tu e tu non fai proprio o non fai bene quel lavoro poi come fai a lamentarti se l'azienda va male, magari scaricando tutte le responsabilità sulla gestione?

Imprenditore o lavoratore, se si è onesti e si collabora le cose vanno in un certo modo... il problema vero è quel percepire "l'altra parte della barricata"... come se il datore e il lavoratore fossero nemici invece che alleati per ottenere qualcosa... e questa percezione non la si deve solo (storicamente) alla tanto bistrattata categoria degli imprenditori (vedi sindacati).

Ripeto, a scanso di equivoci, non sto difendendo gli imprenditori, tutti gli imprenditori, sto solo cercando di equilibrare le vedute... difendo la gente onesta sia di qua che di la... e mi scaglio contro i disopnesti, che siano imprenditori (tanti) o lavoratori (tanti anche qua... forse di più).
Condivido in pieno e aggiungo che in quella piccola azienda ho imparato a lavorare perchè avevo l'esempio dell'amore per il proprio lavoro, ok c'erano cmq altre pecche perchè nessuno è perfetto...Quando hanno venduto per raggiunti limiti di età, ho notato la differenza proprio a fronte del rapporto che avevo vissuto precedentemente dove, per fare un esempio. insieme ci si muoveva per un obiettivo comune, io come se fosse mia l'azienda e loro verso di me come se fossi della famiglia. Successivamente lavorare con parametri diversi diventò una sofferenza nel vedere calpestati tutti i valori che mi erano stati trasmessi.
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Vecchio 23-10-2007, 16.53.59   #13
jezebelius
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Interessante questo esperimento.
Credo che l'imprendirore che ha assunto per un po le medesime condizioni di vita dei suoi dipendenti, probabilmente è anche curioso e non scevro della possibilità di immedesimarsi negli altri, nel senso di sua qualità personale.
Può anche darsi, però, che siano balle o che la cosa sia stata messa su ad hoc. Non importa. Ciò che è secondo me importante, è il messaggio che da questo si può tirar fuori ossia che le condizioni e la qualità di vita, oggi per molti sia dipendenti ed anche liberi professionisti( forse) nonchè imprenditori, nel nostro paese, è meno che scarsa.
Probabilmente è un problema forse poco generalizzato, nel senso che di solito non si guarda la situazione anche Europea che spesso si tende a tralasciare dedicandosi alle situazioni specifiche nazionali. Credo però che si debba constatare che questa, se non si fanno le giuste scelte soprattutto economiche, condiziona e non poco.
In sintesi, tornando a quel che Ray ha detto, mi trovo d'accordo. Una cosa è metter su un discorso nel quale si prende in considerazione l'onestà sia di una parte e sia di un'altra. Differente, invece, se si ha a che fare con chi vuole fare il " furbo" e sappiamo, limitandoci all'Italia, che i furbetti son dappertutto. Ma come non considerare però l'oggettività di un malessere collettivo ,aggiungendolo a quello che Ray dice, che probabilmente, a causa anche di scelte errate da parte della nostra classe dirigente( che poi sarebbe anche da discutere di che Classe si parla e chi, questa, pretende dirigere, ma ahimè...ce la troviamo, per certi versi e teniamo per altri) è più che mai evidente.
Quello del datore di lavoro e, di conseguenza, del lavoratore che devono( non utilizzo il condizionale ) lavorare per produrre, giocoforza insieme, a me pare utopia.
Non perchè non sia possibile, e qui mi si potrebbe dire che qualcuno c'è e men che mai posso metterlo in dubbio poichè ne sono convinto, ma perchè la tendenza dell'uomo, in generale, è quella che col meno possibile si raggiunga il massimo risultato, vedi ad esempio il gioco alle slot o anche, per altro verso, la messa in opera di " lauree on line".
Insomma forse sono andato un po fuori ma non posso non dire che, forse, anche la scelta economica adottata sia dal politico di turno e sia dalla " classe " dirigente, specificamente imprenditoriale, rientra in questo modo di " fare" semplicistico di cui oggi paghiamo - anche senza soldi - le conseguenze.
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Dr. Marc Haven
“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”

Ultima modifica di jezebelius : 23-10-2007 alle ore 17.11.39.
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Vecchio 23-10-2007, 17.45.46   #14
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Sono d'accordo con il discorso fatto fin ora e vorrei integrare delle cose che in parte ha già detto Ray.
Premetto una cosa: Voglio esulare da un discorso politico.

Al discorso di Dafne (non è un'accusa a lei ma è qualcosa che sento spesso.. e non per mancanza del singolo ma perchè non si hanno basi di economia per sapere certe dinamiche, e fanno ben attenzione a darcele tanto da complicare più possibile le cose attraverso le voci dei sindacati) dico che un imprenditore ragiona per forza con un lordo, perchè è il suo costo ed effettivamente anche un dipendente farebbe grandemente bene a ragionare per lordo e non per netto. Dico questo perchè in quel lordo ci sono le tasse che il dipendente paga attraverso il datore. Quindi se io ricevo un aumento di 200 euro, le tasse che pago (e il datore ha l'obbligo di versare per me, ma sono io che pago.. ) fanno la differenza che mi viene in tasca. Va da se che il datore ragiona per forza di cose in lordo perchè effettivamente è quella la paga. Cosa significa? Che se non lo facesse il datore di lavoro, il discorso del lordo, lo dovrei fare io e dovrei pagare le tasse da solo. Quindi in pratica il lordo su cui ragiona il datore sono un "favore" che mi anticipa. Il datore di lavoro non è un benefattore e la differenza tra lordo e netto va allo stato lui non intasca nulla. Questo per dire che c'è molta confusione in merito.. voluta.

Andando oltre la questione di Dafne, purtroppo i sindacati non fanno il bene del lavoratore perchè anche loro cercano un guadagno anche non prettamente immediato ed economico e quidi la confusione del dipendente è totale, tanto che non capisce più cosa deve chiedere e cosa no e la distanza tra imprenditore/datore si fa sempre più grande... ma è voluta apposta! Più il dipendete è confuso e distante dall'idea imprenditoriale, più lo si convince di combattere per il pane e il futuro e meglio è! però in questo modo non lo si avvicina al problema reale, anzi ci si fanno campagne elettorale su queste robe.. su questa disinformazione.

Il reale problema secondo me è che se non si nutre l'albero dalle radici (la fabbrica) nemmeno le foglie saranno ben nutrite (gli operai). Questo per me è un discorso talmente liscio che non ha senso socialmente discuterlo, eppure... se l'imprenditore non nutre anche a suo discapito gli operai son guai grossi. Si vive in un momento in cui la richiesta dei diritti è al di sopra del buon senso. Il discorso di Ray in un certo senso è anche meritocratico. Io pago in anticipo il tuo impegno a fare il meglio e non il tuo diritto di lavorare, questo rende un lavoratore degno anche come impegno.. quanti sono quelli che aspettano la fien del mese?
E' chiaro che parlo di aziende dove anche il datore di lavoro è in prima linea. Poi ci saranno diversi casi...

Ora non dico che il dipendente debba entrare nei panni del datore e farsene carico ma il buon senso..
Non mi stanco di dire che nelle scuole materie tecniche come economia, diritto e finanza dovrebbero essere materie obbligatorie in tutte le scuole perchè permettono di avere un approccio diverso e non indotto alla questione, ma non solo questa..
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Vecchio 30-10-2007, 13.30.16   #15
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Al discorso di Dafne (non è un'accusa a lei ma è qualcosa che sento spesso.. e non per mancanza del singolo ma perchè non si hanno basi di economia per sapere certe dinamiche, e fanno ben attenzione a darcele tanto da complicare più possibile le cose attraverso le voci dei sindacati) ..
Hai ragione Sole sono stata superficiale, ti ringrazio di avermi fatto notare questa cosa perchè da un pò di mesi mi sto occupando della contabilità della nostra azienda per cui...qualcosina ho imparato (qualcosina eh..) per cui mi sono resa conto che ho mascherato con quel commento una mia tendenza a irrifgidirmi di fronte a dei gesti ecclatanti e buoni buoni...
il post pare OT ma in realtà credo che sia un pò diffuso il pensiero "ma cosa vuoi che cambi" e, forse di più "ma tanto sono tutti uguali" che non si ferma alla categoria, datori di lavoro ma anche sui politici sui dipendenti ecc ecc
E' uno schema fisso (sono tutti così) che cerchiamo di mantenere stabile sparando fango su chi fa un gesto contrario? (tipo l'imprenditore in questione appunto...)
se ho detto cavolate chiedo scusa
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Vecchio 30-10-2007, 18.49.33   #16
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il post pare OT ma in realtà credo che sia un pò diffuso il pensiero "ma cosa vuoi che cambi" e, forse di più "ma tanto sono tutti uguali" che non si ferma alla categoria, datori di lavoro ma anche sui politici sui dipendenti ecc ecc
E' uno schema fisso (sono tutti così) che cerchiamo di mantenere stabile sparando fango su chi fa un gesto contrario? (tipo l'imprenditore in questione appunto...)
se ho detto cavolate chiedo scusa
In considerazione a quel che dici, sono sulla tua stessa frequenza.
Non credo che bisogna mettere da parte il senso critico ci mancherebbe anzi forse questo, secondo me, dovrebbe accompagnarci quasi sempre. Ciò che vedo, ed è quello che comunque governa molti di noi cittadini, è una sorta di incredulità nel gesto fatto da chiunque, del tipo: " come può essere... il datore di lavoro si è abbassato a quello del dipendente? ". Foss'anche aiutare ad attraversare la strada alla vecchietta.
All'inverso neanche mettere da parte, quell'attenzione che di solito queste cose richiamano stando attenti a che non sia una trovata pubblicitaria anche se, bisogna ammetterlo,il fine è nobile.
Insomma pure in questo, forse, siamo portati a dire che l'uva non è buona...e con questo modo, credo, non lo sarà mai.
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Sono piacevolmente sorpreso di vedere che in questi giorni alcune aziende stanno seguendo l'esempio e faccio volentieri pubblicità:
Hausbrandt produttrice di caffè e birra, azienda di Treviso, visto che gli affari le stanno andando bene ha deciso, nella persona del suo titolare Zanetti, di aumentare gli stipendi con una media di 200 euro, in una forbice dai 100 ai 400 euro.
Idem Della Valle, ho appena sentito che darà ai suoi dipendenti uno stipendio extra (una tantum, ma intanto è meglio che nulla no?) di 1400 euro.

Ora che lo facciano anche solo per propaganda pubblicitaria non mi interessa, ben vengano queste iniziative, anzi... se al posto di tanti spot televisivi le aziende iniziassero campagne di questo genere ci farebbero doppiamente piacere.
Non mi importa neanche di indagare se questi aumenti sono lordi o meno, solo per il fatto che siano spontanei, non costano scioperi (che poi a loro volta incidono sulle buste paga) e alla fine sono comunque più sostanziosi di quelli ottenuti con estenuanti trattative... del resto () non bisogna far mangiare pure i sindacati.

Nel mio ottimismo (sano, non da sognatore utopico) immagino i dipendenti di queste aziende che durante l'anno, grati, fanno il bene e la prosperità della loro azienda-famiglia e che questa il prossimo anno ripete il gesto di comprendere le difficoltà del dipendente....
Una mano lava l'altra
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Vecchio 26-01-2008, 17.05.40   #18
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Una mano lava l'altra, come in effetti dovrebbe essere.
Mi sembra che queste situazioni, al momento sporadiche ma che forse possono, come dici, attivare un meccanismo, un qualcosa che da più parti si chiede, fino ad ora hanno dimostrato, secondo me, che la lagunare e spesso sabbiosa burocrazia dello Stato che tenta di impegnarsi in questo senso e districarsi in maniera alquanto discutibile, lo rende appunto, nei suoi movimenti, lento per non dire immobile non riuscendo, poi, a risolvere il divario che esiste tra le varie componenti del paese.
Insomma è da anni, pochi, almeno da quando l'euro ha fatto il suo ingresso, ma pur sempre considerabili, che da più parti arriva l'avvertenza che la collettività italiana, non è affatto immersa nella la ricchezza, anzi semmai l'inverso e lo Stato ( chiunque sia andato al potere ovviamente e quindi i rappresentanti degli italiani ) non è riuscito a prendere misure volte ad interrompere, almeno superficialmente ma per iniziare sarebbe bastato, questa spirale decrescente.
Tuttavia chi è " imprenditore ", virgoletto poichè ci sono Imprenditori ed imprenditori, e che forse è in grado di far fronte ad una pressione a cui lo " stato ", virgoletto poichè ci sono Stati e stati, ha attribuito nel tempo una sua certezza, può fare o dare di più a mio avviso.
Non mi riferisco, semplicemente, all'aumento in denaro che quello, per carità di questi tempi serve sempre, ma a quella " parte ", quel pezzo, che racchiude in se sia l'onestà ma sia, anche, la consapevolezza che senza chi sta sotto, in tutti i sensi, non si va da nessuna parte e forse l'aumento in denaro altro non è che una manifestazione di tale " parte ". Viceversa anche chi sta sotto, dipendente - anche qua ci sono Dipendenti e dipendenti - privato o pure pubblico, dovrebbe dare un corrispettivo che non è solo " lavorare ", caso mai anche senza voglia o pure "approfittare" del datore di lavoro, tanto quello, comunque, deve pagare!
Insomma un esame di coscienza da entrambe le parti,in questo periodo, non farebbe male.
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Vecchio 26-01-2008, 19.17.03   #19
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Non sapevo delle iniziative di queste società, e anche secondo me è una buona notizia, perchè se man mano questi incentivi si allargheranno anche ad altre società, ci sarà più gente che potrà stare un po' meglio di adesso , in un momento in cui la situazione non è proprio rosea...
anche se queste società ne ricavassero pubblicità per queste iniziative, alla fin fine se poi questi aumenti (che anche se fossero lordi non mi sembrano bassissimi) li danno, sono tutti contenti e via..

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Nel mio ottimismo (sano, non da sognatore utopico) immagino i dipendenti di queste aziende che durante l'anno, grati, fanno il bene e la prosperità della loro azienda-famiglia e che questa il prossimo anno ripete il gesto di comprendere le difficoltà del dipendente....
Una mano lava l'altra
Mi piace molto questa visione, che non mi sembra poi tanto lontana dalla realtà.. se un dipendente è contento dello stipendio che percepisce, lavora più volentieri e in questo modo lavorerà per il bene dell'azienda anzichè solo per arrivare a fine mese e percepire lo stipendio..

Un modo per venirsi incontro e per essere tutti soddisfatti..

Poi concordo con Jez sul fatto che da entrambe le parti un buon esame di coscienza non ci starebbe male. .. ma intanto queste iniziative risollevano un po' alcune categorie che da ceto-medio oggi è quasi ridotto in povertà..

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Vecchio 27-01-2008, 00.55.13   #20
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Mi piace molto questa visione, che non mi sembra poi tanto lontana dalla realtà.. se un dipendente è contento dello stipendio che percepisce, lavora più volentieri e in questo modo lavorerà per il bene dell'azienda anzichè solo per arrivare a fine mese e percepire lo stipendio..

Un modo per venirsi incontro e per essere tutti soddisfatti..
Banalmente e a costo di ripetere, vorrei anch'io sottolineare il circolo virtuoso che si innesca da iniziative di questo genere, al contrario del circolo vizioso nel quale si infilano le aziende e i lavoratori che si pongono tra di loro come avversari.

I lavoratori premiati e riconosciuti nel loro valore da questi aumenti, fosse anche per una estemporanea divisione di un buon momento imprenditoriale, tenderanno generalmente ad identificarsi negli scopi aziendali e saranno più disponibili a lavorare al meglio... perchè lavorano anche per loro stessi. Il bene di uno determina il bene dell'altro. Questo fa si che anche in momenti difficili saranno più disposti a fare il necessario per riprendersi e si sentiranno più coinvolti dalle sorti dell'azienda. Forse non tutti... ma la gratitudine muove ancora qualcosa nelle interiorità degli umani.
Dal canto loro le aziende fan bene a venire incontro alle necessità che la vita impone ai loro lavoratori... le aziende sono quelli che ci lavorano. La loro fortuna dipende da essi e dalla loro collaborazione.

Viceversa un rapporto conflittuale non potrà portare che a degli sprechi di energia che potrebbe essere meglio impiegata ai fini del benessere di tutti quelli che sono coinvolti, azienda e lavoratori. Sarebbe bene che i "capi" iniziassero a capire questo (da qusete due aziende pare che qualcosa si muove) e sarebbe bene che lo capiscano anche i lavoratori. Un aumento ottenuto con scontri rende scontenti tutti di solito, anche quando è sacrosanto (qui vanno martellate le aziende che tirano all'ultimo scontro possibile la concessione anche se sanno che devono cedere perchè comunque risparmiano qualcosina) e il clima che si crea, o si porta avanti in quanto già creato, non farà certo il bene dell'azienda. Dall'altra parte il lavoratore deve rendersi conto che il suo bene deriva dalla salute dell'azienda e che anche lui è artefice di quella salute.

Quante aziende andrebbero male, o non andrebbero meglio, se tutti si dessero da fare al loro massimo possibile? Certo qualcuna andrebbe male lo stesso, è fisiologico, ma quante potrebbero andare meglio, molto meglio di come vanno (soprattutto quelle grandi o pubbliche).

Sapevo della Hausbrand, avevo letto un'intervista al titolare a proposito di questa iniziativa. Mi aveva comunque colpito il fatto che è stata vissuta da tutti come una meravigliosa novità, un'eccezione al solito andazzo che tutti ormai si aspettano. Invece questa dovrebbe essere la norma, le cose van bene van bene per tutti, le cose van male ci si aiuta tutti.

Queste iniziative dovrebbero a mio avviso venire promulgate come una normalità da raggiungere e per questo sostenuti: se si capisse che aumenti non imposti si potrebbero anche alleggerire a livello di tasse...
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Vecchio 27-01-2008, 16.37.19   #21
Sole
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Sostengo queste iniziative perchè sono a favore dell'azienda e della comunità. Non è importante il perchè viene messa in pratica non solo perchè il fine ci interessa di più ma principalemnte perchè il fine coincide con gli interessi di tutte le parti in comune.
Come diceva Ray, dare qualcosa a chi per noi produce fa si che si crei un atmosfera di famiglia, come le vecchie industrie dove il direttore era il padrone e passava per i banchi a chiedere dei figli alle operaie. O cose del genere. Creare una famiglia fa si che una società produca.
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Se non sarò me stesso chi lo sarà per me? E se non ora, quando?
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Vecchio 27-01-2008, 18.16.22   #22
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Si può dire che un sano egoismo implementato nell'altruismo, quindi lavoro per me ma anche per l'azienda, potrebbe essere, se gia non lo è per certi versi, un nuovo trampolino di lancio sia per l'economia di quella azienda, come per quella della dipendente - e della sua famiglia - e sia, infine, a mò di cascata, sulla economia del paese.
Forse ci vorrà ancora qualche anno e qualche altro sacrificio per arrivare ad un, più o meno, generale benessere ma, forse ottimisticamente parlando, quella che da alcuni è stata avanzata mi pare sia una proposta, un gesto condivisibile, pur partendo, lo ripeto, da quell'esame di coscienza che entrambe le categorie, imprenditori e lavoratori, dovrebbero farsi.
Però pensavo anche che di questi tempi esiste ancora il furbastro, sia di una o dell'altra parte, che tende ad accontentare ( solo ) se stesso, senza preoccuparsi che in questo modo, di solito, si lede una parte che pure gli serve in quanto tirare la coperta corta o da un lato o dall'altro, inevitabilmente, la parte opposta rimane alle intemperie ed al freddo ovviamente scontenta.
Credo che oggi quindi si possa parlare di una marcata identificazione con quelli che sono i piaceri personali, sicuramente giusti ma che, di solito, non hanno limiti a scapito di una corretta visione che, almeno su carta, si chiamerebbe " comunità".
Approvo quindi il gesto degli imprenditori che si son mossi verso i dipendenti, poichè da questa ( nuova ) visione, che rappresenta alla fine un complesso dove ognuno è chiamato a fare la sua parte considerando anche le stonature di una parte col fine però di correggerle, una nuova comunità potrebbe aversi col passare del tempo.
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“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 27-01-2008, 18.34.29   #23
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Io credo che sino a che non si comprende, come del resto per altro, che l'azienda siamo noi e noi siamo l'azienda, che il benessere dell'azienda è il nostro e viceversa, le cose non cambieranno di molto.
Poi più l'azienda è grande e meno si vede questa cosa.

Purtroppo è più facile guardare, dormendo, che ci sono solo i propri diritti e dimenticandoci dei quelli degli altri.

Spesso ci si lamenta dell'azienda che ci da da mangiare, criticandola, andando al lavoro mal volentieri dimenticando che avere un lavoro è una fortuna come è una fortuna avere dei dipendenti.
Creare un buon ambiente aiuta far si che le cose vadano meglio per tutti.
Ci si dovrebbe sempre ricordare che "una mano lava l'altra", che con una mano solo si è monchi riportando questo principio in ogni cosa, e che insieme lavano la faccia.
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Vecchio 27-01-2008, 19.11.24   #24
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... Mi aveva comunque colpito il fatto che è stata vissuta da tutti come una meravigliosa novità, un'eccezione al solito andazzo che tutti ormai si aspettano. Invece questa dovrebbe essere la norma, le cose van bene van bene per tutti, le cose van male ci si aiuta tutti.

Queste iniziative dovrebbero a mio avviso venire promulgate come una normalità da raggiungere e per questo sostenuti: se si capisse che aumenti non imposti si potrebbero anche alleggerire a livello di tasse...
Beh , allo stato delle cose non poteva non essere vissuta come una meravigliosa novità , perchè ( purtroppo ) , è una mera eccezione , anche se fa senz'altro ben sperare ,specialmente se per l'aumento fosse introdotta , come hai suggerito, la detassazione !
Il fatto che non sia una "una tantum" , ma un vero e proprio aumento-premio dello stipendio per i positivi risultati ottenuti dall'azienda , mi suggeriva anche la possibilità per ogni azienda, intesa nel suo insieme di dirigenti e lavoratori , fermo lo stipendio base previsto dalla contrattazione nazionale , di avviare una gestione "stipendi e salari" per alcuni aspetti personalizzata ... della serie , siamo dipendenti con stipendio x come tutti quelli della categoria, ma noi, lavorando in questa azienda , aiutandola a crescere ... collaborando , a fine mese percepiamo x + 1 e chissà , domani x + 2.....
Forse che il nostro mercato potrebbe ricevere questa tanto agoniata "spinta" anche attraverso l'aumento di stipendi, più capacità economica, più disponibilità, più mercato..... l'importante è che da qualche parte si cominci.
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Vecchio 27-01-2008, 19.28.14   #25
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mi suggeriva anche la possibilità per ogni azienda, intesa nel suo insieme di dirigenti e lavoratori , fermo lo stipendio base previsto dalla contrattazione nazionale , di avviare una gestione "stipendi e salari" per alcuni aspetti personalizzata ... della serie , siamo dipendenti con stipendio x come tutti quelli della categoria, ma noi, lavorando in questa azienda , aiutandola a crescere ... collaborando , a fine mese percepiamo x + 1 e chissà , domani x + 2.....
Forse che il nostro mercato potrebbe ricevere questa tanto agoniata "spinta" anche attraverso l'aumento di stipendi, più capacità economica, più disponibilità, più mercato..... l'importante è che da qualche parte si cominci.
Bella questa proposta Gibbi...davvero, anche lungimirante.
Credo che si possa parlare, allora in questo senso se attuata del resto, di una reale ripresa economica che oggi, invece, va a rotoli quasi e che, sempre questo incentivo riformulato e collegato alle sorti dell'azienda stessa, possa ancora di più recuperare una frattura che tenta, ancora, di passare come attuale ossia quella tra dipendente e datore di lavoro che, secondo me, non ha più motivo d'essere.
Alla fine un concetto di lavoro, "nuovo" da un certo punto di vista, dovrebbe non tenere conto di una differenzazione tra categorie. Queste se pure è vero che esistono non contribuiscono ad altro che accentuare un divario o anche estendere una frattura ossia: " Tu, poichè dipendente, sei diverso da me, imprenditore" e viceversa.
Insomma sta cosa non mi pare che giovi se continua questo andazzo, pure venendo in aiuto l'incentivo ( se pure una tantum ) del datore di lavoro. Forse mi sbaglio circa l'esistenza di questa " divisione ", oramai però strutturata da qualche centinaio di anni ma non considerare più una frattura, rinsaldandola, potrebbe contribuire anche alla costruzione di un diverso modo di operare, partendo, come dici, dall'azienda stessa.
Ma questa, mi rendo conto, è una visione un po personale nonchè opinabile.
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