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Vecchio 06-05-2007, 09.26.29   #1
Ray
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Predefinito La teoria della probabilità

Siamo tutti abituatissimi a pensare e parlare in termini di probabilità, sia a proposito che a sproposito. In qualche modo questa teoria ha trovato un favore notevolissimo nella nostra cultura... forse ben si confaceva all'attuale forma mentis.


Eppure nel concetto stesso di probabilità ci sono notevolissime lacune o, perlomeno, questioni non così limpide come può sembrare a prima vista.


Innanzitutto essa è una teoria ed è destinata a rimanere tale, ovvero non esiste modo di verificarla. Anzi, se vogliamo, è una pseudo-teoria, dato che è impossibile trovare dei riscontri (eventuali riscontri sono possibili in ambiti molto ristretti ma sempre in termini di applicazione, la teoria non ne ha).

Provo a spiegarmi: quando parliamo di probabilità di un evento e cerchiamo di quantificarla non ci riferiamo di qualcosa di insito, connotato nell'evento stesso, come può essere la massa o il colore di un corpo. Ci riferiamo sempre a qualcosa che “mettiamo noi” nell'evento, che dipende dal nostro punto di vista.
Se così non fosse, se la probabilità fosse una grandezza reale, essa sarebbe riscontrabile invertendo il fattore tempo.

Quando descriviamo un evento in modo formale, per esempio matematicamente, diamo una sequenza di stati dell'ambito che descriviamo. Se leggiamo la descrizione all'inverso ritroviamo tutte le grandezze reali, anche se hanno subito delle modifiche.
Ad esempio se descrivo un esplosione di una bomba all'inizio avrò la bomba col suo peso, la sua potenza ecc. Poi avrò un innesco (immissione di energia) e poi avrò i vari stati di espansione, fino ad avere un alro stato di quiete. Se leggo all'inverso ritrovo tutto... le espansioni diventano contrazioni, l'innesco esce e la bomba iniziale la ritrovo tutta, peso, potenza ecc.

Se invece descrivo il lancio di un dado e voglio inserire il termine probabilistico succede questo: all'inizio (dado fermo) devo dire che la faccia col 6 ha una probabilità su sei di apparire, poi lancio e ho una forza che imprime al dado una serie di movimenti e rimbalzi dati dall'ambiente. Mettiamo che esca il 3. Se riguardo tutto devo dire che la serie di forza applicate al dado nelle sue condizioni iniziali, quella serie di forze, non poteva fare altro che darmi un tre. Quindi non è vero che il 6 aveva probabilità un sesto di uscire, ne aveva zero. Invece il 3 aveva il 100% di probabilità. Quindi non ritrovo la grandezza un sesto nello stato iniziale della mia descrizione dell'evento.


Tuttavia quella grandezza posso pensarla in termini di potenzialità nel momento che NON SO quale forza verrà applicata e quindi quale evento avrà 100% di probabilità di verificarsi e quali altri zero.


Quindi la probabilità non è una grandezza reale, ma esprime il mio livello di ignoranza dello stato che osservo e la mia incapacità di fare una previsione. Ignoranza e incapacità, non sapienza e capacità...




Mi fermo per adesso perchè il seguito complicherebbe peggio, lascio a voi.
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Vecchio 09-05-2007, 00.20.27   #2
'ayn soph
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A questo proposito mi ricordo di un signore (non ricordo il nome) che della teoria delle probabilità ne faceva una realtà e attraverso un sistema elaborato , mi sembra anche pubblicato, "sbancava" letteralmente il casinò.
Invece nella pratica personale mi capita che quando incontri dei nomi o eventi o persone particolari o semplicemente normali, diano la possibilità concreta di individuare un evento a loro collegato. E' come dire a 2 segue il 3, a tizio segue caio ad un evento ne segue un'altro (non so se mi sono spiegato)
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Vecchio 09-05-2007, 07.10.31   #3
Ray
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Originalmente inviato da 'ayn soph Visualizza messaggio
A questo proposito mi ricordo di un signore (non ricordo il nome) che della teoria delle probabilità ne faceva una realtà e attraverso un sistema elaborato , mi sembra anche pubblicato, "sbancava" letteralmente il casinò.
Invece nella pratica personale mi capita che quando incontri dei nomi o eventi o persone particolari o semplicemente normali, diano la possibilità concreta di individuare un evento a loro collegato. E' come dire a 2 segue il 3, a tizio segue caio ad un evento ne segue un'altro (non so se mi sono spiegato)
Mi dispiace ma non capisco. O tu ti sei spiegato male o io non ho la capacità di capire o entrambi.
A quel "diano la possibilità" manca il soggetto (o forse è occulto e io non lo vedo). A chi o a che cosa ti riferisci?
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Vecchio 09-05-2007, 09.55.15   #4
'ayn soph
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Mi dispiace ma non capisco. O tu ti sei spiegato male o io non ho la capacità di capire o entrambi.
A quel "diano la possibilità" manca il soggetto (o forse è occulto e io non lo vedo). A chi o a che cosa ti riferisci?
Si è scritto male, cioè capita di incontrare determinate situazioni dove sembra che il "qualcosa" che succederà dopo, possa essere capito dalla prima situazione.Es. passa un gatto nero e arrivato al centro della strada ritorna indietro, oppure incontri tizio e subito dopo arriva caio.
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Vecchio 09-05-2007, 15.13.18   #5
MaxFuryu
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mi viene in mente una cosa, nell'economia ultimamente si è notato che i diagrammi degli andamenti di borsa, potrebbero essere dei frattali e si osserva come avendone un pezzetto, in esso è contenuto l'intero diagramma.
spesso ci si trova in condizioni in cui a primo impatto per logica il diagramma dovrebbe assumere una certa forma, e poi invece succede il contrario proprio perchè le variabili che entrano in gioco sono moltissime ed è impossibile valutarle prima.
Se il discorso è collegabile con questa teoria delle probabilità, allora entrambe riguardano il numero di variabili che non possono essere verificate al momento,
forse non è lo stesso, perchè nel caso del dado le varie variabili non sono connesse tra di loro in modo che siano influenzabili a tal punto, o si?
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Vecchio 09-05-2007, 17.08.10   #6
griselda
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Siamo tutti abituatissimi a pensare e parlare in termini di probabilità, sia a proposito che a sproposito. In qualche modo questa teoria ha trovato un favore notevolissimo nella nostra cultura... forse ben si confaceva all'attuale forma mentis.


Eppure nel concetto stesso di probabilità ci sono notevolissime lacune o, perlomeno, questioni non così limpide come può sembrare a prima vista.


Innanzitutto essa è una teoria ed è destinata a rimanere tale, ovvero non esiste modo di verificarla. Anzi, se vogliamo, è una pseudo-teoria, dato che è impossibile trovare dei riscontri (eventuali riscontri sono possibili in ambiti molto ristretti ma sempre in termini di applicazione, la teoria non ne ha).

Provo a spiegarmi: quando parliamo di probabilità di un evento e cerchiamo di quantificarla non ci riferiamo di qualcosa di insito, connotato nell'evento stesso, come può essere la massa o il colore di un corpo. Ci riferiamo sempre a qualcosa che “mettiamo noi” nell'evento, che dipende dal nostro punto di vista.
Se così non fosse, se la probabilità fosse una grandezza reale, essa sarebbe riscontrabile invertendo il fattore tempo.

Quando descriviamo un evento in modo formale, per esempio matematicamente, diamo una sequenza di stati dell'ambito che descriviamo. Se leggiamo la descrizione all'inverso ritroviamo tutte le grandezze reali, anche se hanno subito delle modifiche.
Ad esempio se descrivo un esplosione di una bomba all'inizio avrò la bomba col suo peso, la sua potenza ecc. Poi avrò un innesco (immissione di energia) e poi avrò i vari stati di espansione, fino ad avere un alro stato di quiete. Se leggo all'inverso ritrovo tutto... le espansioni diventano contrazioni, l'innesco esce e la bomba iniziale la ritrovo tutta, peso, potenza ecc.

Se invece descrivo il lancio di un dado e voglio inserire il termine probabilistico succede questo: all'inizio (dado fermo) devo dire che la faccia col 6 ha una probabilità su sei di apparire, poi lancio e ho una forza che imprime al dado una serie di movimenti e rimbalzi dati dall'ambiente. Mettiamo che esca il 3. Se riguardo tutto devo dire che la serie di forza applicate al dado nelle sue condizioni iniziali, quella serie di forze, non poteva fare altro che darmi un tre. Quindi non è vero che il 6 aveva probabilità un sesto di uscire, ne aveva zero. Invece il 3 aveva il 100% di probabilità. Quindi non ritrovo la grandezza un sesto nello stato iniziale della mia descrizione dell'evento.


Tuttavia quella grandezza posso pensarla in termini di potenzialità nel momento che NON SO quale forza verrà applicata e quindi quale evento avrà 100% di probabilità di verificarsi e quali altri zero.


Quindi la probabilità non è una grandezza reale, ma esprime il mio livello di ignoranza dello stato che osservo e la mia incapacità di fare una previsione. Ignoranza e incapacità, non sapienza e capacità...




Mi fermo per adesso perchè il seguito complicherebbe peggio, lascio a voi.
Mi sa che ho capito pochino eh?
Bon intendi dire che tempo fa una persona per sapere se i giorni a seguire sarebbe piovuto o no avrebbe basato le possibilità sulle sue conscenze tipo: rosso di sera bel tempo si spera, uccelli che volano bassi, formiche che escono dal formicaio, mosche che pizzicano tempo brutto insomma si affidavano a quel poco. Ora invece aprono la rete e ci sono siti collegati a stazioni metereologiche che hanno inserito i dati studiati nel tempo di tutti i fattori e quindi danno un risultato sicuro. Non più una probabilità ma una certezza frutto di uno studio approfondito che tiene conto di tutti i fattori esistenti nel campo della metereologia? E così in ogni campo le probabilità di conoscenza o di previsione o di certezza aumentano in base alla totalità dei dati conosciuti e interpretati?
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