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Vecchio 29-06-2008, 21.14.45   #1
Uno
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Predefinito Trattenere e Spingere

Questo discorso poteva star bene anche in psicologia ed in benessere fisico, però lo inizio qui per motivi che poi vedremo.

Il discorso sulle cistiti che facevamo con Daf sull'altro 3d, ma pure quello sulla pornografia, fantasie sessuali o più in generale sul sesso mi hanno fatto capire che è il momento di iniziare a vedere questi due lati di tutte le azioni che compiamo, quello che scriverò è per la maggior parte banale dopo letto, però vi chiedo di rifletterci un pò.

Sul trattenere spesso si comprende, in vari settori psicologia compresa, che non è bene oltre un certo limite, lo dicevo anche da uno dei punti di vista fisici, per esempio nell'evacuazione di rifiuti dal nostro corpo, generalmente però non si nota l'importanza della stessa cosa nello spingere, emettere o in altri casi nel far entrare.

Faccio un esempio molto concreto, prendiamo un manicotto di gomma che finisce con un filtro in fondo, se io lo tappo (trattengo) non esce il materiale di scarto (o anche non di scarto dipende di che parliamo) che rimarrà ad ingolfare il manicotto, immaginiamo però che succede se trattengo per un pò e poi di colpo oltre che aprire spremo il manicotto per far uscire molto velocemente gli scarti (o prodotto buono).
La pressione potrebbe rompere il filtro, con danni diversi da quelli del trattenere.
Spesso in molte cose tratteniamo e poi spingiamo quando non è più possibile trattenere, lo facciamo con le emozioni, con la parola, con i bisogni corporei etc...
Ricordate che il trattenere si intende in uscita ma pure in entrata a seconda dei casi, e lo spingere in uscita ma anche nel forzare in entrata.

Dire a tutti da che parte iniziare a vedere questa cosa è impossibile, il cinestetico potrebbe far caso a quando va in bagno, o quando mangia, l'intellettuale potrebbe far caso a come parla ed ascolta, il sentimentale potrebbe notare come si butta su una nuova storia o anche amicizia e come invece ne esce, tanto per fare degli esempi.
Ricordate che comunque quale che sia il lato dove vedere meglio questa le implicazioni prendono anche tutti gli altri aspetti
Per questa diversità di approccio dipendente dalla tipologia di persone non ho postato nella zona tecniche, poi forse alcune cose non sarebbero adatte ad un forum comunque pubblico, magari più avanti vedremo di utilizzare altri strumenti, però un'attenta osservazione sarebbe molto utile.

L'ideale ovviamente sarebbe trattenere il giusto, cioè la capacità dell'organo deputato all'azione ed una volta arrivati al limite "svuotare" senza spingere, con il tempo necessario che tecnicamente potremmo definire il rapporto tra la quantità e la portata del filtro.

Non sono sicuro che capirete tutto tutto, ma provate a pensarci.
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Vecchio 29-06-2008, 21.51.27   #2
jezebelius
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Questo discorso poteva star bene anche in psicologia ed in benessere fisico, però lo inizio qui per motivi che poi vedremo.

Il discorso sulle cistiti che facevamo con Daf sull'altro 3d, ma pure quello sulla pornografia, fantasie sessuali o più in generale sul sesso mi hanno fatto capire che è il momento di iniziare a vedere questi due lati di tutte le azioni che compiamo, quello che scriverò è per la maggior parte banale dopo letto, però vi chiedo di rifletterci un pò.

Sul trattenere spesso si comprende, in vari settori psicologia compresa, che non è bene oltre un certo limite, lo dicevo anche da uno dei punti di vista fisici, per esempio nell'evacuazione di rifiuti dal nostro corpo, generalmente però non si nota l'importanza della stessa cosa nello spingere, emettere o in altri casi nel far entrare.

Faccio un esempio molto concreto, prendiamo un manicotto di gomma che finisce con un filtro in fondo, se io lo tappo (trattengo) non esce il materiale di scarto (o anche non di scarto dipende di che parliamo) che rimarrà ad ingolfare il manicotto, immaginiamo però che succede se trattengo per un pò e poi di colpo oltre che aprire spremo il manicotto per far uscire molto velocemente gli scarti (o prodotto buono).
La pressione potrebbe rompere il filtro, con danni diversi da quelli del trattenere.
Spesso in molte cose tratteniamo e poi spingiamo quando non è più possibile trattenere, lo facciamo con le emozioni, con la parola, con i bisogni corporei etc...
Ricordate che il trattenere si intende in uscita ma pure in entrata a seconda dei casi, e lo spingere in uscita ma anche nel forzare in entrata.

Dire a tutti da che parte iniziare a vedere questa cosa è impossibile, il cinestetico potrebbe far caso a quando va in bagno, o quando mangia, l'intellettuale potrebbe far caso a come parla ed ascolta, il sentimentale potrebbe notare come si butta su una nuova storia o anche amicizia e come invece ne esce, tanto per fare degli esempi.
Ricordate che comunque quale che sia il lato dove vedere meglio questa le implicazioni prendono anche tutti gli altri aspetti
Per questa diversità di approccio dipendente dalla tipologia di persone non ho postato nella zona tecniche, poi forse alcune cose non sarebbero adatte ad un forum comunque pubblico, magari più avanti vedremo di utilizzare altri strumenti, però un'attenta osservazione sarebbe molto utile.

L'ideale ovviamente sarebbe trattenere il giusto, cioè la capacità dell'organo deputato all'azione ed una volta arrivati al limite "svuotare" senza spingere, con il tempo necessario che tecnicamente potremmo definire il rapporto tra la quantità e la portata del filtro.

Non sono sicuro che capirete tutto tutto, ma provate a pensarci.
Mhm...sono tonto ma cerco di vedere sta cosa sul trattenere e sullo spingere.
Allora, hai detto che trattenere e spingere sono due azioni alle quali, normalmente, non prestiamo attenzione. Gia qui ritorna allora sta famosa attenzione ossia cercare di vedere in cosa si trattiene ed in cosa si spinge.
Trattenere e spingere, per altro verso come fai notare, possono essere intesi sia nel senso di trattenere, sia in uscita che in entrata, idem lo spingere sia in uscita che in entrata ( lo so, sto ripetendo quel che hai gia detto ).
posso anche fare l'esempio di un aspirapolvere?
Dato il suo funzionamento questo " succhia " - possiamo dire l'aria, insomma quel che serve e che non serve - e poi arrivato ad un certo grado di elaborazione ( se è corretto dire così ) spinge fuori.
Ora sarebbe corretto, per questo mezzo, sia trattenere il giusto ma anche spingere senza " premere" e quindi sballare il motore ( sta cosa mi fa pensare anche al " dare ed avere ", cioè faccio spazio per altro che deve entrare).
Per altro se il corpo, nella sua totalità e quindi anche mediante i suoi organi/pezzi, rappresenta il manicotto, un corretto " flusso " tra ciò che si trattiene e ciò che si spinge, tenderà a mantenere lo strumento in forma; senza danneggiamenti che possono derivare, appunto, dall'aver spinto con troppa forza a causa della pressione. Come un tappo presente sul collo della bottiglia che man mano che la pressione sale, non viene tolto ma lo si leva di un botto appena si è superato il limite. O quando ci si incavola per qualcosa, di solito si fa il botto e si scoppia.
A sto punto quindi penderei anche alla possibilità del manicotto di potere trattenere, e quindi spingere, quanto è nelle sue capacità. Modificando la portata allora posso trattenere, ripeto quel che hai detto, sia in entrata che in uscita, e spingere, sia in entrata che in uscita, ma devo prima imparare/vedere come e dove agiscono tali dinamiche maggiormente.

Non sono sicuro di aver capito comunque. Per altro - sarò cinestetico - ma ho notato tra le altre cose che quando necessito di andare in bagno, nello scaricare, mi vien da sbadigliare. Quindi ricollego la cosa all'energia.
Presumo che, allora, ci sia qualcosa che non va
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“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 29-06-2008, 22.36.42   #3
stella
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Effettivamente se tratteniamo delle cose che invece dovrebbero uscire, queste diventano nocive e produrranno effetti che non ci aspettavamo.
In psicologia, se trattengo un rancore, questo lavorerà sotto e diventerà in un certo senso tossico, dannoso, e forse si manifesterà in modi fastidiosi, fino a uscire in uno sfogo non adeguato al momento in cui esce, la classica goccia che fa traboccare il vaso.
Nel fisico trattenere quello che dovrebbe essere evacuato produrrà effetti tossici e indesiderati, e può manifestarsi con bruciori, impossibilità oppure dolore nel cercare di far uscire, o anche necessità di far uscire più spesso del solito per ritornare all'equilibrio compromesso, causando comunque molti disagi, come sfoghi della pelle o altro, che all'inizio possono essere psicologici, come causa scatenante.

Nello spingere è comunque una rottura dell'equilibrio perchè potrebbe uscire anche cose che invece non dovrebbero uscire rompendo il filtro e lasciando passare tutto...
Penso che la faccenda del filtro sia importante, nel fisico il rene è un filtro, in psicologia il filtro dovrebbe essere la capacità di far uscire quello che deve uscire per non intasarci la mente di cose che invece potrebbero essere risolte facilmente, di usare la giusta pressione che non diventi però repressione, perchè tutto quello che è represso riemerge sotto altri aspetti, anche fisici, come si può vedere nella medicina psicosomatica, nella quale tanti sintomi fisici corrispondono a qualche disagio psicologico...

Quindi è importante osservarsi e capire in cosa tratteniamo e perchè, in certi casi può essere paura di esporsi troppo, o una certa avarizia di sentimenti e di emozioni, come se ridere o piangere o una bella arrabbiatura quando ci vuole siano cose che in qualche modo ci sminuiscano un po', o anche per recitare un ruolo che ci vede sempre in un certo modo, che sotto sotto ci va stretto o non fa più per noi...
Ed è molto importante anche che cosa facciamo entrare e che cosa spingiamo fuori...
La spinta mi fa pensare quasi ad uno sforzo più o meno inconsapevole, ma qualche volta è il corpo o la pische che spinge fuori, quando non ce la fa più a reggere, e a questo punto la cosa sfugge al controllo e quindi può fare danni al nostro interno e anche all'esterno.
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Vecchio 29-06-2008, 23.43.25   #4
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Dire a tutti da che parte iniziare a vedere questa cosa è impossibile, il cinestetico potrebbe far caso a quando va in bagno, o quando mangia, l'intellettuale potrebbe far caso a come parla ed ascolta, il sentimentale potrebbe notare come si butta su una nuova storia o anche amicizia e come invece ne esce, tanto per fare degli esempi.
Ricordate che comunque quale che sia il lato dove vedere meglio questa le implicazioni prendono anche tutti gli altri aspetti
.
Dunque, vediamo se ho capito cosa intendi, trattenere, emozioni , pensieri, scorie può fare danno tanto quanto, arrivati al limite, spingere fuori di botto
la storia della mia vita? Va bene, scherzi a parte, provo a vedere degli esempi pratici perchè a logica fila ma nel pratico, faccio fatica a vedere (il che mi suggerisce che lo faccio spesso). Le emozioni tendo a trattenerle, ci ho messo un bel pò ad accorgermene ma l'esplosione (di rabbia o di gioia) arrivano sempre dopo un certo accumulo, accumulo che poi deve trovare sbocco. E' questo che intendi?Così nel fisico (ma qui mi arrampico sugli specchi) accumulo una tale mole di energia che poi alla fine il sistema si sovraccarica e m'immobilizza. Può essere? Mi sveglio che voglio pulire tutta casa, se mi metto a pensare accumulo troppa energia e fisicamente non combino niente..boh A livello razionale può essere che macchino un pensiero talmente tanto che lo ingrosso a dismisura? Come una paura, posso aumentare la spinta che ha su di me a forza di ragionarci su? mmmm il processo contrario invece non mi è chiarissimo. Trattenere in entrata invece che in uscita, che vuol dire?Impedire che ciò che viene da fuori entri in noi? Fare una specie di muro? Creando poi una tale forza esterna che spinge in entrata spaccando le nostre presunte difese?
Nel caso della cistite il meccanismo è chiaro, trattengo al punto che al momento si espellere si attiva una spinta tale che fà uscire tutto, danneggiando il filtro e destabilizzando l'equilibrio. Nel caso della pornografia non ne sono sicura ma forse le foro o le scene pornografiche sono una forza di spinta in entrata? Che di conseguenza creano una spinta di riflesso in usciota? (non vedo il trattenere qui)
Mah, sembra banale appena letta ma poi... ci medito..
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Vecchio 30-06-2008, 00.33.45   #5
Astral
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Leggendo questa discussione, mi viene in mente il maschile ed il femminile.

Il Trattenere, che nel suo sviluppo altri non è che l'accumulo è Femminile, lo Spingere, il proiettare fuori ( o dentro, comunque da un'altra parte) è qualcosa che invece è maschile.

Come il seme maschile trattenuto 9 mesi nell'ovulo femminile, accumula vita, fino a generare un bambino, cosi trattenere semi di rabbia, semi di tristezza, rischiamo di far accumulare e crescere dei veri e propri bambini emozionali che poi dovranno uscire.

Questo ovviamente vale anche per il seme della creatività, del bene e delle buone azioni.

L'azione dello spingere è importante, infatti se qualcosa non esce fuori, o non entra dentro come diceva Uno, si creano due problemi.

1) Non uscendo fuori, l'accumulo ristagna, ed ad un certo punto o ci si imputridisce dentro od esce tutto violentemente fuori come un vulcano

2) Se la spinta non entra dentro ( facciamo l'esempio del seme), il potere femminile non ha nulla da covare, da crescere, da accumulare. Quindi un bambino mai nato, un progetto mai iniziato, non c'è proprio l'inizio senza la spinta primordiare.

Quindi direi che le fasi sono Spinta-Trattenuta-Spinta di nuovo.

Fin qui tutto facile: ma il problema è proprio capire che cosa è entrato all'inizio ( spinta iniziale) quanto può essere trattenuto, e come va spinto poi fuori nel migliore dei modi, facendo attenzione a non confonderlo con altre categorie di spinte primordiali.

Poco chiaro? Spero di no.

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Vecchio 30-06-2008, 01.41.13   #6
RedWitch
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Sul trattenere spesso si comprende, in vari settori psicologia compresa, che non è bene oltre un certo limite, lo dicevo anche da uno dei punti di vista fisici, per esempio nell'evacuazione di rifiuti dal nostro corpo, generalmente però non si nota l'importanza della stessa cosa nello spingere, emettere o in altri casi nel far entrare.

Faccio un esempio molto concreto, prendiamo un manicotto di gomma che finisce con un filtro in fondo, se io lo tappo (trattengo) non esce il materiale di scarto (o anche non di scarto dipende di che parliamo) che rimarrà ad ingolfare il manicotto, immaginiamo però che succede se trattengo per un pò e poi di colpo oltre che aprire spremo il manicotto per far uscire molto velocemente gli scarti (o prodotto buono).
La pressione potrebbe rompere il filtro, con danni diversi da quelli del trattenere.
Spesso in molte cose tratteniamo e poi spingiamo quando non è più possibile trattenere, lo facciamo con le emozioni, con la parola, con i bisogni corporei etc...
Ricordate che il trattenere si intende in uscita ma pure in entrata a seconda dei casi, e lo spingere in uscita ma anche nel forzare in entrata.
A me viene molto semplice pensare al trattenere le emozioni, al non esternare quello che si prova, ma poi "caricarsi come una pila", e a dover per forza fare uscire in qualche modo quando non si puo' piu' trattenere, ma anche per esempio al voler avere tutto sotto controllo, ad un certo punto, poichè non è possibile controllare tutto ciò che sta intorno, si molla di colpo..
Il non saper spingere al momento giusto provoca un ingolfamento e lo spingere a quel punto non è consapevole, ma ad un certo punto inevitabile.. se si imparasse a fare entrambe le cose consapevolmente credo che si arriverebbe al tanto citato equilibrio e ci risparmieremmo tanti disturbi sia fisici che psichici..

Imparare ad esempio a trattenere un po' un'emozione negativa, senza negarla ci permette di osservarla, di osservare come agisce in noi, ma se arrivati al punto massimo di sopportazione cerchiamo di trattenere ancora, il trettenere diventa repressione? e a quel punto non è più utile all'osservazione c'è il rischio di "scoppiare" e di dover spingere fuori tutto di colpo (l' esempio che mi viene è un'esplosione di rabbia)

Uno proveresti a fare un esempio pratico di trattenere in entrata e di spingere nel forzare in entrata per favore? Non riesco a rapportare niente alla mia esperienza in questi due casi, non ho capito.. grazie
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Vecchio 30-06-2008, 10.14.27   #7
Kael
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Faccio un esempio molto concreto, prendiamo un manicotto di gomma che finisce con un filtro in fondo, se io lo tappo (trattengo) non esce il materiale di scarto (o anche non di scarto dipende di che parliamo) che rimarrà ad ingolfare il manicotto, immaginiamo però che succede se trattengo per un pò e poi di colpo oltre che aprire spremo il manicotto per far uscire molto velocemente gli scarti (o prodotto buono).
La pressione potrebbe rompere il filtro, con danni diversi da quelli del trattenere.
Spesso in molte cose tratteniamo e poi spingiamo quando non è più possibile trattenere, lo facciamo con le emozioni, con la parola, con i bisogni corporei etc...
In questo modo quindi non solo inficiamo i nostri sforzi nel trattenere, ma rischiamo perfino di farli diventare controproducenti.
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Uno proveresti a fare un esempio pratico di trattenere in entrata e di spingere nel forzare in entrata per favore? Non riesco a rapportare niente alla mia esperienza in questi due casi, non ho capito.. grazie
Per rispondere anche a Red provo a fare un esempio al contrario, il cibo (poi nel caso Uno interviene e sistema)
Tratteniamo (dieta) oltre le nostre capacità, tanto che alla fine non solo stappiamo il manicotto, ma lo spremiamo pure (ci abbuffiamo troppo) così da ingrassare di più che se avessimo mangiato normalmente per tutto il tempo. In questo modo inoltre il corpo viene sottoposto a continui ed esagerati sbalzi, dimagriamo e ingrassiamo di continuo andando incontro così a inevitabili squilibri. Appare evidente che dovendo avere un'alimentazione del genere, sarebbe molto meglio non mettersi mai a dieta e mangiare normalmente.

L'ideale sarebbe sì trattenere (dieta) ma senza esagerare, in modo così da non "spingere" subito, recuperando tutto il peso e magari perfino superandolo, una volta finita la dieta...
Lo sbaglio invece è proprio questo... in quasi tutti, appena ci si mette a dieta, uno dei primi pensieri è "appena la finisco mi concedo una bella fetta di torta". E in questo modo si parte da subito col piede sbagliato... (la cosa vale anche al contrario, sul trattenere in uscita e allo spingere in uscita)
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Vecchio 30-06-2008, 10.48.47   #8
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Ricordate che il trattenere si intende in uscita ma pure in entrata a seconda dei casi, e lo spingere in uscita ma anche nel forzare in entrata.
Tornando all'esempio del manicotto, il trattenere in entrata dovrebbe essere l'interporre qualche ostacolo al flusso che sta entrando, impedendogli di passare e bloccando così lo scorrimento, così che si ha un calo di pressione, una depressione....
In psicologia potrebbe essere rifiutarsi di far entrare qualcosa che dovrebbe entrare per avere un giusto scorrere di emozioni e sentimenti, ma a cui si pone qualche ostacolo, che blocca su quel punto e non lascia passare niente altro, e così si resta fermi, bloccati.

Spingere in entrata invece è il contrario, far entrare troppe cose tutte in un colpo, cosicchè si ottiene solo un frastornamento e un ingrossamento del manicotto, che ha solo una portata limitata al suo diametro... così si rischia di scoppiare dalla troppa pressione a cui ci si sottopone e di non reggere...
potrebbe significare dover star dietro a troppe cose contemporaneamente, per cui anche qui si rischia di perdere il controllo e anche lo scoppio del manicotto prima di arrivare a spingere fuori...
potrebbe significare troppo stress con conseguente esaurimento nervoso ???
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Vecchio 30-06-2008, 12.30.05   #9
Astral
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Il discorso vale per ogni cosa: vale per il cibo come ha detto Kael, vale per il sesso: troppa astinenza, può portarmi successivamente a sfogarmi in modo dissoluto con qualsiasi persona mi capiti a tiri, e a quel punto era meglio aver agito diversamente.

Penso che valga anche per il lavoro, o per il non troppo lavoro. Poi è difficile uscire dallo squilibrio. A me capita molto spesso che per disperazione di non trovare un impiego decente, poi accetto lavori troppo impegnativi, li faccio fino all'esasperazione e poi ho bisogno di un periodo di riposo per recuperare, in questo caso si è spinti da una parte all'altra.

Altro esempio anche con l'energia divina, se si accumula troppo amore per se, e non si può darlo agli altri, non si rischia di scoppiare?
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Vecchio 30-06-2008, 13.08.09   #10
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Avete scritto tutte cose giuste, ma non sono riuscito a passare completamente il concetto che volevo.
Appena terminiamo il trattenere siamo abbastanza spontanei e naturali, è verso la fine dell'eliminazione di quello che abbiamo trattenuto che spingiamo, è quello che andrebbe evitato.
Provo un esempio molto pratico, provate a pensare a quando fate pipì dopo che per vari motivi per un periodo più lungo non avete potuto (o non avete voluto perchè stavate facendo qualcosa che vi prendeva). All'inizio per quanto ci sia pressione la cosa è abbastanza naturale (al limite sarebbe buona cosa mollare il "trattenere" gradualmente) il discorso a cui mi riferivo è alla fine dell'atto in cui se non ci pensiamo può capitare di spingere. Non so come descriverlo in termini più semplici. Questo spingere può essere usato (spesso lo è) anche quando non c'è stato un trattenere. Invece se lasciamo defluire il tutto normalmente, solo modulando il trattenere fino a che questo non trattiene più nulla ne avremo molti vantaggi.

Un esempio sull'inverso Red può essere il mangiare, ma più che la dieta mi sembra che renda bene l'esempio in cui perchè impegnati per tutto il giorno non mangiamo da colazione a cena, in questo caso (ma anche durante un pasto normale) il deflusso naturale del trattenere sarebbe iniziare a mangiare lentamente fino ad arrivare alla sazietà, invece se non stiamo attenti (o detta il latro modo anche molliamo il trattenere troppo velocemente) spingiamo quell'ultimo cibo che è in più.

Probabilmente molti non hanno avuto esperienze di sopravvivenza nel deserto o in zone non civili, però penso che moltissimi leggendo sanno che non avendo molta acqua a disposizione (o dopo che ci si è disidradati) bisogna bere molto lentamente.

L'esempio che facevo con il fare pipì "sull'ultimo spingere" può come dicevo sopra, nell'altro 3d, essere trasportato in tutto, nel parlare, nel sesso, ma pure nel piantare un chiodo o praticamente tutto
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Vecchio 30-06-2008, 13.34.38   #11
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Capita di trattenere il fiato sott'acqua,si dice di risalire con calma per non avere brusche reazioni quando si è fuori..un pò come trattenere un emozione,un pensiero, per poi arrivare a spingerlo fuori anzicchè farlo uscire naturalmente al momento giusto..
Mi capita di trattenere quando qualcuno dice qualcosa che mi tocca,cerco alle volte di trattenere in entrata (tenere fermo..),ma quando passa, spesso o reagisco ed è lì che ci metto probabilmente troppa pressione ed il filtro ne risente..o trattengo l'emozione,il pensiero anzichè risolverlo o lasciarlo uscire liberamente,finchè non arriva la spinta eccessiva..
Spingere in entrata mi fa pensare a quando leggo e vorrei capire tutto subito,mi sforzo di far andare avanti un qualcosa che evidentemente ha bisogno dei suoi tempi.
Comunque mi pare di aver capito,che se lasciassimo fare,trattenendo il giusto,senza forzare l'uscita,ma lasciando andare al momento propizio..sarebbe il metodo migliore per evitare intasamenti..

Chiedo visto che siamo in esoterismo,se trattenere e spingere hanno a che fare con la sublimazione? ..mi fa anche pensare alla concentrazione,espansione..ma forse trattengo poco in questi giorni
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Vecchio 30-06-2008, 14.23.44   #12
jezebelius
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Avete scritto tutte cose giuste, ma non sono riuscito a passare completamente il concetto che volevo.
Appena terminiamo il trattenere siamo abbastanza spontanei e naturali, è verso la fine dell'eliminazione di quello che abbiamo trattenuto che spingiamo, è quello che andrebbe evitato.
Provo un esempio molto pratico, provate a pensare a quando fate pipì dopo che per vari motivi per un periodo più lungo non avete potuto (o non avete voluto perchè stavate facendo qualcosa che vi prendeva). All'inizio per quanto ci sia pressione la cosa è abbastanza naturale (al limite sarebbe buona cosa mollare il "trattenere" gradualmente) il discorso a cui mi riferivo è alla fine dell'atto in cui se non ci pensiamo può capitare di spingere. Non so come descriverlo in termini più semplici. Questo spingere può essere usato (spesso lo è) anche quando non c'è stato un trattenere. Invece se lasciamo defluire il tutto normalmente, solo modulando il trattenere fino a che questo non trattiene più nulla ne avremo molti vantaggi.

Un esempio sull'inverso Red può essere il mangiare, ma più che la dieta mi sembra che renda bene l'esempio in cui perchè impegnati per tutto il giorno non mangiamo da colazione a cena, in questo caso (ma anche durante un pasto normale) il deflusso naturale del trattenere sarebbe iniziare a mangiare lentamente fino ad arrivare alla sazietà, invece se non stiamo attenti (o detta il latro modo anche molliamo il trattenere troppo velocemente) spingiamo quell'ultimo cibo che è in più.

Probabilmente molti non hanno avuto esperienze di sopravvivenza nel deserto o in zone non civili, però penso che moltissimi leggendo sanno che non avendo molta acqua a disposizione (o dopo che ci si è disidradati) bisogna bere molto lentamente.

L'esempio che facevo con il fare pipì "sull'ultimo spingere" può come dicevo sopra, nell'altro 3d, essere trasportato in tutto, nel parlare, nel sesso, ma pure nel piantare un chiodo o praticamente tutto
Quindi l'ideale sarebbe lasciare che tutto fluisca per non fare in modo che il manicotto possa logorarsi a seguito o del troppo trattenere e/o spingere, sia in entrata che in uscita.
Confesso che faccio fatica ad individuare e quindi definire gli ambiti in cui trattengo e spingo; almeno non ci riesco per tutti.
Come detto da altri, ricollego la cosa alle emozioni ad esempio, mi viene più facile ma per altro ho difficoltà
L'ideale allora sarebbe un manicotto che venga utilizzato, allo stesso tempo, sia come " canale " ma anche come bacino.
Un riempire a seguito di uno svuotare.
Per questo ho presente quel che dicevi, sull'esempio del fare pipì. Nell'ultima parte, in cui si "spinge" si avverte come se il rene viene " strizzato". Cioè spingo a tal punto che lo sottopongo ad ulteriore sforzo - e quindi non soltanto a quello al quale l'ho sottoposto prima nel riempirlo -.
Lo spingere in entrata, per questo esempio, potrebbe essere il bere tanto ed appunto non "svuotare ".
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Vecchio 30-06-2008, 19.02.57   #13
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Avete scritto tutte cose giuste, ma non sono riuscito a passare completamente il concetto che volevo.
Appena terminiamo il trattenere siamo abbastanza spontanei e naturali, è verso la fine dell'eliminazione di quello che abbiamo trattenuto che spingiamo, è quello che andrebbe evitato.

Provo un esempio molto pratico, provate a pensare a quando fate pipì dopo che per vari motivi per un periodo più lungo non avete potuto (o non avete voluto perchè stavate facendo qualcosa che vi prendeva). All'inizio per quanto ci sia pressione la cosa è abbastanza naturale (al limite sarebbe buona cosa mollare il "trattenere" gradualmente) il discorso a cui mi riferivo è alla fine dell'atto in cui se non ci pensiamo può capitare di spingere. Non so come descriverlo in termini più semplici. Questo spingere può essere usato (spesso lo è) anche quando non c'è stato un trattenere. Invece se lasciamo defluire il tutto normalmente, solo modulando il trattenere fino a che questo non trattiene più nulla ne avremo molti vantaggi.
Adesso il discorso mi e' piu' chiaro , se riprendiamo l'esempio della cistite, quando la si ha, si ha sempre l'impressione che scappi la pipi' , poi quando si va in bagno o ne scappa pochissima o addirittura e' solo lo stimolo, e quel che viene da fare in effetti e' spingere.. stesso discorso quando si fa la pipi' se non ci si pensa ecco che sul finale si spinge come se ci si volesse liberare ancora, invece che aver finito naturalmente. Quindi la spinta e' sempre ridondante, inutile e bisognerebbe fare attenzione e fare in modo di evitarla
Avevamo visto il discorso dell'orgasmo da qualche parte, parlando del fatto che poiche' percepiamo tutto con un minimo di ritardo, quando pensiamo di essere all'apice, in realta' il momento e' passato, ecco quindi che spingiamo oltre, cosi' come se piantiamo un chiodo alla fine diamo una martellata di troppo, in piu'?
O quando parliamo e abbiamo l'ultima parola "a tutti i costi" senza nemmeno accorgerci?

Il discorso della percezione in ritardo delle cose che facciamo puo' essere un motivo di queste spinte di troppo?

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Un esempio sull'inverso Red può essere il mangiare, ma più che la dieta mi sembra che renda bene l'esempio in cui perchè impegnati per tutto il giorno non mangiamo da colazione a cena, in questo caso (ma anche durante un pasto normale) il deflusso naturale del trattenere sarebbe iniziare a mangiare lentamente fino ad arrivare alla sazietà, invece se non stiamo attenti (o detta il latro modo anche molliamo il trattenere troppo velocemente) spingiamo quell'ultimo cibo che è in più.
Anche qui se non mangiamo da colazione fino a cena, quando arriviamo alla cena, invece che mangiare lentamente si rischia l'abboffata perche' sembra di avere una fame incredibile, si ingurgita tutto velocemente e dopo poco si ha la sensazione di essere ingolfati.. introduciamo troppo in poco tempo invece che ascoltare la reale necessita' del nostro corpo.. Se invece che trattenere e poi mollare di colpo con spinta finale riuscissimo a modulare, probabilmente non ci sarebbe bisogno della spinta finale, riusciremmo a vedere dove fermarci...
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Vecchio 01-07-2008, 00.00.28   #14
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Ricordate che il trattenere si intende in uscita ma pure in entrata a seconda dei casi, e lo spingere in uscita ma anche nel forzare in entrata.
Ma, per certi versi, lo spingere in entrata corrisponde al trattenere in uscita? (con conseguente contrario)

Mi viene sta domanda perchè pensavo che, applicando il tuo discorso del naturale fluire senza spinta finale, o peggio iniziale che non è molti distante dallo scoppio, se trattengo in entrata per vari motivi, poi devo stare attento a non fare entrare tutto in un colpo (spingere) ma semplicemente aprendo i boccaporti lentamente in modo che fluisca (dopo aver messo il tappo al lavandino apro il rubinetto un po' alla volta e non lo porto al massimo di colpo)?
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Vecchio 01-07-2008, 01.28.43   #15
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Ancora un pezzettino, poi vediamo alcune domande se non si chiariscono da sole.
l'esempio di Jez va benissimo, quando uriniamo la minzione (la pressione-spinta) non interessa direttamente i reni ma la vescica, comunque per il concetto che ci interessa esplorare vanno bene i reni, o anche lo stomaco, forse meglio quest'ultimo.
Non so se riuscite ad immaginare tutto il circuito che dalla bocca fa compiere al cibo le varie lavorazioni fino ad arrivare all'eliminazione dei residui non utili, ma immaginate di vedere i vari comparti dell'intestino in cui il cibo transita. C'è grosso modo una soluzione di continuità nel fluire del cibo, l'unico modo per interrompere provvisoriamente questa continuità del fluire è un digiuno di almeno qualche giorno, sappiamo che dopo 48 ore ci sono proteine della carne non ancora completamente digerite nello stomaco.
Visto metaforicamente potete immaginare un autolavaggio di quelli con i rulli in cui l'auto viene trascinata all'interno, bagnata, insaponata, lavata ed asciugata.
Che succede se mentre la prima auto asciugata sta uscendo bella pulita con una forte spinta buttiamo fuori anche quella dietro che è risciacquata ma non asciugata e quella ancora dietro ancora insaponata?
Significa che l'autolavaggio sta lavorando male, inoltre del sapone arriverà fino alla zona asciugatura (e poi fuori) cosa che non dovrebbe succedere. Lo stesso accade con la nostra digestione (ed ogni altro nostro processo), se spingiamo troppo parti ancora in lavorazione saranno espulse e si porteranno dietro gli strumenti di lavorazione.

Facciamo un esempio sul parlare. Se sto leggendo un libro e sono arrivato al 5° capitolo da due giorni, ci ho riflettuto un pò e adesso inizio il sesto, se parlo con altri del 5° non c'è nulla di strano, ma se parlo del 6° invece che una lettura ponderata parlo di un misto di frasi ripetute a pappagallo (solo della prima parte el capitolo) e parti del mio modo di pensare, di come affronto le riflessioni.
E come se con l'ultima martellata pianto pure il martello oltre che il chiodo

So che non è chiarissimo ancora, troverò il modo per renderlo più digeribile
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Vecchio 01-07-2008, 10.43.38   #16
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Ancora un pezzettino, poi vediamo alcune domande se non si chiariscono da sole.
l'esempio di Jez va benissimo, quando uriniamo la minzione (la pressione-spinta) non interessa direttamente i reni ma la vescica, comunque per il concetto che ci interessa esplorare vanno bene i reni, o anche lo stomaco, forse meglio quest'ultimo.
Non so se riuscite ad immaginare tutto il circuito che dalla bocca fa compiere al cibo le varie lavorazioni fino ad arrivare all'eliminazione dei residui non utili, ma immaginate di vedere i vari comparti dell'intestino in cui il cibo transita. C'è grosso modo una soluzione di continuità nel fluire del cibo, l'unico modo per interrompere provvisoriamente questa continuità del fluire è un digiuno di almeno qualche giorno, sappiamo che dopo 48 ore ci sono proteine della carne non ancora completamente digerite nello stomaco.
Visto metaforicamente potete immaginare un autolavaggio di quelli con i rulli in cui l'auto viene trascinata all'interno, bagnata, insaponata, lavata ed asciugata.
Che succede se mentre la prima auto asciugata sta uscendo bella pulita con una forte spinta buttiamo fuori anche quella dietro che è risciacquata ma non asciugata e quella ancora dietro ancora insaponata?
Significa che l'autolavaggio sta lavorando male, inoltre del sapone arriverà fino alla zona asciugatura (e poi fuori) cosa che non dovrebbe succedere. Lo stesso accade con la nostra digestione (ed ogni altro nostro processo), se spingiamo troppo parti ancora in lavorazione saranno espulse e si porteranno dietro gli strumenti di lavorazione.

Facciamo un esempio sul parlare. Se sto leggendo un libro e sono arrivato al 5° capitolo da due giorni, ci ho riflettuto un pò e adesso inizio il sesto, se parlo con altri del 5° non c'è nulla di strano, ma se parlo del 6° invece che una lettura ponderata parlo di un misto di frasi ripetute a pappagallo (solo della prima parte el capitolo) e parti del mio modo di pensare, di come affronto le riflessioni.
E come se con l'ultima martellata pianto pure il martello oltre che il chiodo

So che non è chiarissimo ancora, troverò il modo per renderlo più digeribile
Senza voler banalizzare , perche' il difficile e' analizzare ed espandere in campi ove non si e' soliti ragionare in questi termini ,
si puo' riassumere nel detto
'' il troppo stroppia ''?
dove stroppia (tradurrei con straripa, perdere) e' la reazione al troppo in entrata ed in uscita?
Ma ci sono campi ove il concetto del trattenere e spingere non vale : come in
Amore , amicizia , generosita' , fedelta'?
Dove sembra che piu' ce n'e' meglio e'?
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Vecchio 01-07-2008, 13.27.40   #17
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Senza voler banalizzare , perche' il difficile e' analizzare ed espandere in campi ove non si e' soliti ragionare in questi termini ,
si puo' riassumere nel detto
'' il troppo stroppia ''?
dove stroppia (tradurrei con straripa, perdere) e' la reazione al troppo in entrata ed in uscita?

Riassumere proprio forse no, però dire che le due cose sono correlate si.
Quote:


Ma ci sono campi ove il concetto del trattenere e spingere non vale : come in
Amore , amicizia , generosita' , fedelta'?
Dove sembra che piu' ce n'e' meglio e'?


Non esiste un campo dove il concetto possa essere non valido.
Prendiamo la generosità, persino Gesù, che fece dell'amore e generosità incondizionata il messaggio da lasciare ai posteri, parlò di perle ai porci. Ciò significa che un minimo di trattenere è necessario perchè un lavoro possa completarsi e poi lo scarico (che può essere scarto ma pure nutrimento, dipende dai punti di vista) sia fatto al momento e posto giusto. Una volta trovati questi (posto e tempo gusto), nell'esempio della generosità, ove riversare la nostra generosità, spingere troppo può essere anche un danno.
Andiamo sul concreto e materiale, se io generoso regalo soldi ad un'associazione malavitosa non è che faccio una cosa buona, li devo trattenere quel giusto fisiologico, poi appena trovo (per esempio) un orfanello posso lasciar fluire... ma se spingo troppo e regalo a questo orfanello 10 milioni di euro, quasi sicuramente (le percentuali contrarie sono praticamente inesistenti) lo instraderò su una strada non tanto bella. Basta vedere la storia di diversi personaggi dello sport o dello spettacolo che da un'infanzia disagiata hanno avuto di colpo ingenti fortune.

Le stesse osservazioni le possiamo trasportare sull'amore, amicizia etc...
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Vecchio 01-07-2008, 13.48.55   #18
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E' possibile ricavare una regola su quanto trattenere e quanto spingere cioe' su come capire quando e' il tempo ed il posto giusto e la misura oppure dobbiamo affidarci all'intuito o affinare col tempo un corretto agire .
Spesso dietro ad un'esagerazione sta una nostra dipendenza o un daimon sfuggito al controllo.
O c'e' dell'altro?
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Vecchio 01-07-2008, 14.42.01   #19
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Prendiamo la generosità, persino Gesù, che fece dell'amore e generosità incondizionata il messaggio da lasciare ai posteri, parlò di perle ai porci. Ciò significa che un minimo di trattenere è necessario perchè un lavoro possa completarsi e poi lo scarico (che può essere scarto ma pure nutrimento, dipende dai punti di vista) sia fatto al momento e posto giusto. Una volta trovati questi (posto e tempo gusto), nell'esempio della generosità, ove riversare la nostra generosità, spingere troppo può essere anche un danno.
Andiamo sul concreto e materiale, se io generoso regalo soldi ad un'associazione malavitosa non è che faccio una cosa buona, li devo trattenere quel giusto fisiologico, poi appena trovo (per esempio) un orfanello posso lasciar fluire... ma se spingo troppo e regalo a questo orfanello 10 milioni di euro, quasi sicuramente (le percentuali contrarie sono praticamente inesistenti) lo instraderò su una strada non tanto bella. Basta vedere la storia di diversi personaggi dello sport o dello spettacolo che da un'infanzia disagiata hanno avuto di colpo ingenti fortune.

Le stesse osservazioni le possiamo trasportare sull'amore, amicizia etc...
E sull'amore vale quanto hai detto di là in "la più alta forma di amore" ?
Attraverso il diverso modo di usare la fiamma si può realizzare il trattenere o il rilasciare di cui stiamo parlando ?
Il "tenere la lampada a risparmio" può essere un trattenere ( troppo) nel senso dato a questo termine qui?
Mentre il tenere la fiamma accesa permettendole per induzione di espandere la luce e il calore verso l'
esterno potrebbe essere il (giusto) rilasciare...
E' la mancata comprensione ( volevo aggiungere corretta , ma sarebbe per me auspicabile già averne di comprensione , quanto al " corretta"....) del giusto regolare sia in entrata che in uscita , di tutto
questo incontrollato andirivieni che provoca la sensazione di caos che sempre percepisco ?

Ultima modifica di gibbi : 01-07-2008 alle ore 14.44.03.
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Vecchio 01-07-2008, 16.17.31   #20
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Osservo il trattenere come lo spingere in me tanto trattengo e poi tanto spingo o devo spingere poi.
La via di mezzo un sogno per ora.
Faccio l'esempio del bagno se trattengo troppo poi devo spingere, se trattengo il giusto fluisce da solo naturalmente.

Ma anche in amore se si trattiene troppo e troppo a lungo ci si allontanta troppo, se si spinge troppo si allontana l'altro mentre nel mezzo avviene una specie di danza.

Nel parla è identica la cosa se trattengo troppo poi mi devo spingere per parlare perchè starei sempre zitta.

Anche nell'educazione dei figli se trattengo troppo nell'educare finisce che poi dovrò spingere.

Mi domando come trovare il mezzo il giusto ritmo per ora mi vedo a fare il primo e l'opposto di conseguenza e mi vedo così in tutto quello che faccio.
non va bene.
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Vecchio 01-07-2008, 19.05.58   #21
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Quello che succede a me è questo bene o male, faccio un esempio che riassume un pò tutto il mio funzionamento:
C'è stato tempo fa un periodo in cui ho preso tanti di quegli impegni che per farli tutti non mi è praticamente rimasto tempo per me stesso: ho dormito poche ore a notte, ho usato il minimo di tempo libero male e spesso per dormire.
Successe poi che alla fine tanto mi ero spremuto che il poco che mi mancava e che potevo finire con calma l'ho protratto per tanto tempo, eppure lo avrei potuto risolvere in poco, era come se volessi recuperare tutto.
Pensandoci avrei potuto fare dall'inizio una via di mezzo e non dovermi trovare a spingere, ma è possibile che si usa meno energia a spingere che a regolare bene?
io vado per il trattenere e che poi mi trovo a trattenere sempre e potrebbe succedere di non arrivare mai al punto di essere costretto a spingere
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Vecchio 02-07-2008, 19.10.06   #22
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E' possibile ricavare una regola su quanto trattenere e quanto spingere cioe' su come capire quando e' il tempo ed il posto giusto e la misura oppure dobbiamo affidarci all'intuito o affinare col tempo un corretto agire .

Banalizzando è più facile trovare una regola sullo spingere, non bisognerebbe farlo mai, se non a volte limitatamente nello stesso modo in cui si travasa il vino, hai presente? Con la pompetta o con la cannuccia, una volta che si muove il flusso bisogna lasciarlo correre da solo, non si soffia mai alla fine del travaso, sempre prima.
Sul trattenere invece è difficile trovare una regola univoca, potremmo dire che va fatto finchè la massa critica raggiunta non trova il bersaglio adatto, ma suppongo che non sia facile da capire che intendo. Esempio: se io evito di essere generoso "a cavolo" facendo il buonista da due soldi e riesco a non identificarmi nel ruolo dell'avaro (il rischio è che l'abitudine si cristallizzi) appena trovo chi ha bisogno realmente della mia generosità posso lasciar fluire in maniera naturale.
Quote:

Spesso dietro ad un'esagerazione sta una nostra dipendenza o un daimon sfuggito al controllo.
O c'e' dell'altro?
Sempre c'è una dipendenza o un daimon non controllato, che poi sono la stessa cosa da questo punto di vista, dietro un'esagerazione. La cosa però si può anche inquadrare non come esagerazione, ma come cristallizzazione, se ci pensi un'esagerazione è quando tu Nike (2° persona per comodità) normalmente sei un tipo equilibrato e poi in una determinata occasione esci dai limiti organici soliti, ma se sei costantemente disposto a trattenere più del dovuto e poi quando gli argini saltano e ti ritrovi a spingere vuol dire che questa è la tua normalità soggettiva, non so se è chiaro.
Se vogliamo approfondire la visuale, alla fine vediamo che se io cerco di trattenere il più possibile e poi spingo quando non ce la faccio più inconsciamente cerco di ridurre il più possibile il momento del rilascio e stazionare sempre in momenti in cui tengo tutto duro.
Questo non si può ridurre a "trattengo troppo" solo, perchè è la combinazione tra trattengo e scarico il più veloce possibile forzando. sembra una sottigliezza linguistica eppure ha la sua importanza concettuale.

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E sull'amore vale quanto hai detto di là in "la più alta forma di amore" ?
Attraverso il diverso modo di usare la fiamma si può realizzare il trattenere o il rilasciare di cui stiamo parlando ?
Il "tenere la lampada a risparmio" può essere un trattenere ( troppo) nel senso dato a questo termine qui?
Esatto
Quote:

Mentre il tenere la fiamma accesa permettendole per induzione di espandere la luce e il calore verso l'esterno potrebbe essere il (giusto) rilasciare...
esatto
Quote:

E' la mancata comprensione ( volevo aggiungere corretta , ma sarebbe per me auspicabile già averne di comprensione , quanto al " corretta"....) del giusto regolare sia in entrata che in uscita , di tutto questo incontrollato andirivieni che provoca la sensazione di caos che sempre percepisco ?
No, tu fai quello che hai detto sopra, non sei avara e lasci che la fiamma si espanda, ti manca la percezione di te stessa.
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Vecchio 03-07-2008, 00.21.57   #23
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Invece se lasciamo defluire il tutto normalmente, solo modulando il trattenere fino a che questo non trattiene più nulla ne avremo molti vantaggi.
Se il trattenere insomma può dare certi vantaggi, si può dire che lo spingere in qualche modo inficia questi vantaggi? Nel senso, se mi "spremo" più del dovuto, si crea in me una sorta di depressione per cui inizio subito dopo a gonfiarmi (trattenere) non per mia reale volontà ma per un semplice discorso di compensazione.
Lo spingere insomma oltre a quanto hai detto (far uscire parti ancora non del tutto elaborate/metabolizzate) è dannoso anche perchè 1) per compensazione mi porta a trattenere in maniera meccanica e 2) mi impedisce di stabilizzarmi sulla nuova "pressione" e va a finire che soffro per niente.

Se sono un palloncino insomma è il mio obiettivo è espandermi, trattenere per poi spingere subito tutto fuori non porta un reale cambiamento alla mia struttura, mi causa sofferenza e basta. Se invece dopo aver trattenuto non spingo ma "modulo" il trattenere fino a che non trattengo più nulla, la fuoriuscita è naturale e alla lunga la struttura del palloncino diventa sempre più elastica e impara a gonfiarsi sempre di più..

La domanda che mi viene adesso è: lo spingere deriva dall'aver voluto trattenere più di quanto non siamo in grado di sopportare, o è una cosa che l'organismo fa a prescindere dal trattenere? A me pare che sia proporzionale a quest'ultimo, più tratteniamo cioè e poi più siamo portati a spingere... In questo modo l'organismo si autoregola e resta sempre invariato (anche per un discorso di sopravvivenza) Più ci gonfiamo insomma e più il palloncino si sgonfia, un oscillare continuo che alla fine però non ci ha fatto muovere di un passo..
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Vecchio 03-07-2008, 10.53.23   #24
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Io la spinta non la vedo negativa, anzi credo che la spinta sia lo sforzo iniziale per ogni cosa. Il pulcino che esce fuori dall'uovo, non lo farà mai se non spinge sopra l'uomo, seppur poco.

Anche nell'arte del Canto, se vuoi fare degli acuti più alti del normale, devi prima dare una veloce spinta, facendo uscire tutta l'aria, e poi appoggiare ( trattenere) la fascia addominale.

Credo che un po' dipenda anche dai contesti, in ogni caso, forse l'esempio di Uno si riferisce a tutte quelle volte che si apre un flusso e dovrebbe scorrere naturalmente, non c'è bisogno di forzare l'uscita.
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Vecchio 03-07-2008, 11.09.57   #25
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Ancora un pezzettino, poi vediamo alcune domande se non si chiariscono da sole.
l'esempio di Jez va benissimo, quando uriniamo la minzione (la pressione-spinta) non interessa direttamente i reni ma la vescica, comunque per il concetto che ci interessa esplorare vanno bene i reni, o anche lo stomaco, forse meglio quest'ultimo.
Non so se riuscite ad immaginare tutto il circuito che dalla bocca fa compiere al cibo le varie lavorazioni fino ad arrivare all'eliminazione dei residui non utili, ma immaginate di vedere i vari comparti dell'intestino in cui il cibo transita. C'è grosso modo una soluzione di continuità nel fluire del cibo, l'unico modo per interrompere provvisoriamente questa continuità del fluire è un digiuno di almeno qualche giorno, sappiamo che dopo 48 ore ci sono proteine della carne non ancora completamente digerite nello stomaco.
Visto metaforicamente potete immaginare un autolavaggio di quelli con i rulli in cui l'auto viene trascinata all'interno, bagnata, insaponata, lavata ed asciugata.
Che succede se mentre la prima auto asciugata sta uscendo bella pulita con una forte spinta buttiamo fuori anche quella dietro che è risciacquata ma non asciugata e quella ancora dietro ancora insaponata?
Significa che l'autolavaggio sta lavorando male, inoltre del sapone arriverà fino alla zona asciugatura (e poi fuori) cosa che non dovrebbe succedere. Lo stesso accade con la nostra digestione (ed ogni altro nostro processo), se spingiamo troppo parti ancora in lavorazione saranno espulse e si porteranno dietro gli strumenti di lavorazione.

Facciamo un esempio sul parlare. Se sto leggendo un libro e sono arrivato al 5° capitolo da due giorni, ci ho riflettuto un pò e adesso inizio il sesto, se parlo con altri del 5° non c'è nulla di strano, ma se parlo del 6° invece che una lettura ponderata parlo di un misto di frasi ripetute a pappagallo (solo della prima parte el capitolo) e parti del mio modo di pensare, di come affronto le riflessioni.
E come se con l'ultima martellata pianto pure il martello oltre che il chiodo

So che non è chiarissimo ancora, troverò il modo per renderlo più digeribile
Prima che sia chiaro a me a voja

Allora il trattenere è relativo a fermare a non far uscire qualcosa che di norma uscirebbe di abitudine come un flusso che fa quella strada normalmente, può essere un’emozione, un bisogno fisiologico…


Se trattengo e non me ne accorgo perché è diventata un’abitudine è repressione, se invece vedo e trattengo è allenamento della volontà, ma anche allargamento di me ed della mia capacità di trattenere.


Il punto è che se vado oltre una certa soglia il trattenere può diventare cronico, ad esempio il corpo si abitua a trattenere ma ad esempio metto troppo sotto sforzo la vescica o altro muscolo che ha una valvola, quella valvola mi da l’idea che possa usurarsi perdere l’elasticità, mentre nel giusto modo la terrei elastica, tipo trattengo il giusto e rilascio quando è il momento, sempre riuscendo a capire quando è quel momento e non all’ultimo quando questa non tiene quasi più e rischio di lacerarla strapparla con il peso di ciò che deve uscire.


Lo spingere lo vedo quando ho superato la soglia e la valvola ha perso il suo impulso naturale come un muscolo che è stato traumatizzato e va riabilitato non sente più quando scaricare automaticamente al superpieno e quindi li bisogna agire meccanicamente e spingere saltando la funzione di regolazione o per cercare di ripristinarla. Forse per ripristinarla bisogna fare attenzione al minimo impulso che altrimenti passerebbe in sordina d’abitudine. Oppure non saprei.


Questa cosa mi è chiara nell’evacuazione mentre faccio fatica a rapportarla alle emozioni o ad altro, come faccio a capire fino a quando trattenere per non arrivare a dover spingere?
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