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Vecchio 07-06-2008, 14.29.05   #1
Uno
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Predefinito Macchina da scrivere

Intanto una riflessione che mi viene ora, all'epoca non ci ho mai pensato, perchè macchina da scrivere e non macchina per scrivere?
Non è una domanda retorica, non ho proprio idea.
Ma veniamo all'argomento vero e proprio, quando ero bambino il computer personale (personal computer= pc) non esisteva, iniziavano a girare i primi computerini (per chi sa e ricorda commodore, vic20, spectrum, etc) quando avevo superato i 10 anni, ma erano più o meno giochi per bambini di famiglie non dico ricche ma che potevano spendere qualcosa in più. Però pur non venendo da una famiglia di professionisti, c'era in casa una macchina da scrivere, quella che forse in italia (ed anche all'estero a giudicare da ciò che ho trovato cercando una foto) è stata La Macchina Da Scrivere un pò per tutti in quel periodo l'olivetti 35 (allego immagine).
Come dicevo, pur non essendo una famiglia di professionisti, semmai di operai, quando capitava di dover scrivere una lettera ufficiale per qualche burocrazia ecco che si tirava fuori dall'armadio, nella sua valigetta di plastica nera, ciò che permetteva di scrivere ordinatamente e far la figura di non essere socialmente troppo privi di peso.
La preparazione era una sorta di rituale, cosa che mi suscita un misto tra tenerezza, commozione e ilarità pensando a come oggi usiamo pc, fax e cose che all'epoca sarebbero state da multinazionale, ufficio del multimiliardario.
I nastri di inchiostro, nonchè i fogli A4 immacolati erano un bene da non sprecare, non c'era il centro commerciale dove oggi se ne compri un bancale costa più fartelo consegnare che il prezzo dei pacchi, lunghe e sofferte brutte copie prima di passare in bella dattiloscritta.
Con queste premesse immaginerete che i primi battiti li ho potuti fare solo qualche anno dopo quando le cose stavano già molto velocemente cambiando, beh vista la giovane età non ho fatto in tempo a usarla per scrivere qualcosa di importante, eppure il ricordo mi sarebbe rimasto impresso anche se io fossi stato uno dei più inconsapevoli smemorati. Il ticchettio dei tasti, il rumore inconfondibile del carrello per andare a capo a cui dopo un pò di pratica si dava un colpo secco e deciso con fare autoritario di chi è padrone del mezzo, sono atmosfere che rimangono dentro.
Tant'è che, non so se ricordate, sui primi pc, giravano dei software che alla battuta dei tasti simulavano un rumore prodotto dall'altoparlante (non erano stereo) simile a quello dei tasti di una macchina da scrivere... l'effetto era ridicolo ed infatti io l'ho disattivato subito.
All'epoca i professionisti usavano già macchine da scrivere cosiddette elettroniche (in realtà erano elettriche e basta nella maggioranza dei casi, ma faceva "figo" chiamarle così).
Beh debbo dire che pur non essendo vecchio appartengo ad una generazione di confine che ha vissuto (e che vive) grandi cambiamenti in pochissimo tempo, sono certo che
un giorno anche i pc che ora usiamo saranno cose da matusalemme, forse ne avrò ricordi simili, anche considerando il potenziale umano che mi permettono di assaporare per esempio con internet e tutti voi... eppure la macchina da scrivere, seppur poco usata, ha un posticino nei labirinti della mia memoria.
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Vecchio 07-06-2008, 15.18.38   #2
stella
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Il mio primo strumento di lavoro è stata la macchina da scrivere (ho iniziato come dattilografa).
Ricordo che le prime erano a tasti meccanici anche negli uffici, io e le mie colleghe col metodo delle dieci dita riuscivamo a fare le 40 battute al minuto senza guardare la tastiera ma con gli occhi fissi sul testo da copiare, le dita andavano da sole come un pianista che sa a memoria la musica da suonare...
Le copie erano in carta velina e tra una e l'altra un foglio di carta carbone, per cui si tornava a casa dal lavoro con le dita nere, e con nelle orecchie il ticchettio dei tasti e il suono del campanellino quando si tirava la leva del carrello per andare a capo riga.
Poi sono arrivate le macchine elettroniche e pareva di toccare il cielo, non più testi ripetitivi da riscrivere cento volte uguali, questi gioielli avevano una "memoria" per cui bastava richiamarla e inserire negli spazi vuoti i nomi e le date di volta in volta....
In quel periodo un precursore dei tempi mi profetizzò che di lì a pochi anni avrei avuto tutto il testo visibile su uno schermo, non ci volevo credere, mi pareva già tanto il display della macchina elettronica su cui scorrevano le parole andando avanti e indietro...
Invece ho dovuto dargli ragione, i primi pc avevano lo schermo nero e i testi apparivano a cristalli verdi fosforescenti, la memoria non stava più nella macchina ma si poteva anche trasferire nei floppy....
Ora si può fare molto di più, ma quello che mi è rimasto è lo sfiorare la tastiera perchè le dita sanno già dove andare (per fortuna la disposizione dei tasti per una convenzione internazionale è rimasta uguale) e come per magia vedo il mio testo apparire sul foglio di word...
Grazie per avermi dato l'opportunità di condividere questi ricordi

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Vecchio 07-06-2008, 16.47.27   #3
griselda
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Ma che bello sto ricordo, si si prima macchina da scrivere, ricordo che la desideravo tantissimo, l'avevo vista e provata a casa della mia amica del cuore, la usava il suo papà per lavoro.. io invece
volevo diventare una scrittrice e scrivere la storia della mia vita...
Era piccola quasi un giocattolo tant'è che la lasciai perdere presto, i tasti si inceppavano e bisognava pigiarci su con i piedi per far si che l'inchiostro si imprimesse sulla carta. Comunque scrissi le mie prime poesie ed alcuni racconti nonostante gli impedimenti di un mezzo inadeguato. Il carrello poi era davvero da ridere...e quello strano rumore e il campanellino che avvisava del fine corsa.
Pero mi faceva sentire molto importante scrivere le mie prime lettere stampate ero una ragazzina e avevo tutto un rito quando mi accingevo a scrivere aspettando l'ispirazione.
Poi non so come sono finita a fare un corso di steno dattilo ed ho imparato scrivere senza dover togliere gli occhi dal testo per posarli sulla tastiera. ( Stella mi sa che erano 80 battute al minuto) così almeno io imparai fare a scuola.
Alla scuola mi misero a digitare su una di quelle macchine nere anteguerra con tastiera cieca e gli ultimi giorni prima del diploma su una di quelle elettriche che se non sapevi come regolare nella differenza di forza nella digitazione ti venivano tutte le lettere doppie, perchè in quest'ultima bastava sfiorare i tasti con i polpastrelli.
La dimostrazione fu che al primo colloquio di lavoro feci una figuraccia su una super macchina da scrivere elettrica, questo determinò che in un ufficio non avrei mai più voluto ne fare un colloquio ne lavorarci.
Poi da dan per uno dei miei compleanni mi regalarono una macchina super automatica bellissimissima ma subito dopo arrivò, ahilei, il pc che la fece diventare inutile ed ingombrante.
La differenza con le prime tastiere di macchine da scrivere e i primi compiuterini fu le differenze della posizione di alcune lettere ora non mi ricordo più quali ma mi pare fossero la m e la virgola e...booh mi ci volle un po' per imparare visto che ormai scrivevo automaticamente.

P.S.
Macchina da scrivere booh manco fosse da scrivere su di lei chissà forse perchè forse da scrivere in senso da digitare che non suona bene, non so.
Una cosa che ho letto in passato è che le lettere non sono state posizionate a caso, ma in modo studiato, mi piacerebbe comprenderne il perchè di questa scelta e non di un'altra.
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Ultima modifica di griselda : 07-06-2008 alle ore 16.59.25. Motivo: Ho aggiunto il ps
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Vecchio 07-06-2008, 18.30.12   #4
RedWitch
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Bellissimo argomento
Ho anche io dei ricordi legati alla macchina da scrivere, ricordi di bambina per la verità, non ci ho mai lavorato "seriamente", ma avevo pochi anni, quando me ne regalarono una giocattolo, ma che scriveva davvero, era tutta blu, e la portavo con me ovunque, tant'è che in estate ero ospite presso una pensione in campagna, ho fatto innervosire parecchia gente con i miei tic tac a qualunque ora . Penso che quando siamo andati via siano stati tutti contenti e che mia madre abbia tirato un sospiro di sollievo..

Poi non so perchè o come, mio padre ha portato a casa una Olivetti come quella che hai postato Uno, era dentro una valigiona di plastica grigia ed era pesante per me.
Aveva il nastro diviso a metà (metà era rosso e metà era nero) per poter cambiare il colore di scrittura, mia madre la teneva in fondo all'armadio di caera sua ed io andavo a prenderla la portavo in cameretta e scrivevo.. chissà cosa poi ero una bambina, ma ricordo che mi ci sono divertita moltissimo. Fino a quando non si è esaurito il nastro e non me lo hanno più sostituito
Per un po' lo spostavo, lo giravo, ma niente era sempre più chiaro... Non ho mai imparato a dattilografare e quindi sicuramente non usavo le dita giuste per scrivere poi ci ho preso la mano ma all'inizio scrivevo proprio con le classiche due dita come nei film comici

Sempre da bambina ho ricevuto in regalo una specie di consolle per giocare che si doveva attaccare alla tv , non ricordo il nome, ci ho giocato parecchio ma la grafica era quella che vi potete immaginare (c'era il principe che doveva superare in un castello un sacco di livelli coi draghi sputafuoco cattivi per poter salvare la principessa)... ma comunque non era come scrivere con quella affascinante macchinona da scrivere..
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Vecchio 07-06-2008, 23.42.35   #5
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Io ce l'ho ancora ed è più vecchia di quella postata da Uno (non mi ricordo la sigla, fa da soprammobile in ufficio)... era dei miei e l'ho usata molto per dare sfogo alla mia vena adolescenziale di scrittore e poeta (con risultati alterni e spesso imbarazzanti). La usavo anche dopo aver avuto a disposizione un pc (commodore 64)... era più beat.

Mia madre era stenodattilografa (di quelle strafighe pare, lavorava in consiglio regionale e alle sedute stenografava tutto e poi ribatteva). Quando andavo da lei in ufficio per qualche motivo restavo affascinato da quelle macchine elettriche ultima generazione che bastava sfiorare e che non si inceppavano mai... roba da astronave.

Profumo particolare sti ricordi si si, mi sa che settimana prossima vedo se funziona ancora...
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Vecchio 07-06-2008, 23.56.19   #6
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Ricordo che nel periodo del militare utilizzavo una macchina da scrivere della seconda guerra mondiale...hahaha Ho lavorato per diversi mesi nell'ufficio personale militare dell'accademia di Modena, a parte l'ambientazione di "altri tempi" devo dire che tutta l'attrezzatura dell'ufficio aveva un'aria retrò sebbene attuale.
Esistevano già le macchine da scrivere elettriche in quel periodo, parlo del periodo in cui il commodore 64, lo spectrum e l'apple erano oramai in molte case. Però quando scrivevo a macchina con quella olivetti nera lucida e bombata era come azzerare 20 anni di storia.
A parte gli scherzi era una bellissima olivetti nera con i tasti a bottone ed una meccanica tirata a lustro. Ricordo che il grassetto lo facevo battendo con forza i tasti, il rullo di cauciù era lucido e il pomello per ruotarlo aveva una finitura in madreperla (o così sembrava). Le astine erano a raggiera e mi ricordavano le costole, un anfiteatro di lettere in rilievo (minuscole e maiuscole). Il carrello che col tasto delle maiuscole si sollevava, la leva del ritorno a capo col campanellino (che andai a scovare dentro la meccanica). L'odore dell'olio per lubrificare gli ingranaggi ed i leveraggi. La copertura in lamiera laccata e tutte le parti lucide per l'uso continuato.

Poi durante il periodo lavorativo ho visto passare una serie di macchine da scrivere olivetti che avevano tutte la spina. La prima coi solenoidi comandati dai tasti ed il rullo motorizzato, poi quelle col display lcd blu a sfondo grigio e memoria di scrittura. In quel periodo utilizzavo un pc di programmazione (per il PLC Philips 2130 con processore ad 1bit... maròòòò) che aveva una tastiera a membrana e il display era con la retina ad incandescenza in valvole sottovuoto.

Tornando alla macchina da scrivere quello che mi rimane ancora oggi impresso era quel caratteristico suono che iniziava dal tasto premuto, poi il movimento della leva che corrispondeva all'abbassamento del tasto stesso, poi l'impatto sulla tela (imbevuta d'inchiostro nero e rosso) all'interno di quella finestra di sostegno del nastrino stesso per finire con la leva stessa sul foglio che corrispondeva alla pressione del polpastrello sul tasto corrispondente. Una volta rilasciato il tasto vi era una meccanica di riporto del carrello ad un passo successivo del carattere. Ricordo che a fine carrello dovevi stare attento quando ritornava perchè vi era un certo sbilanciamento di tutta la meccanica...hahaha
Forse riuscivo a fare 10 battute al minuto (mai contate) ovvero leggevo la parola da scrivere, mi piazzavo con la faccia sulla tastiera e uno ad uno cercavo le lettere sui tasti. Quel suono era parte di quel contesto, in uffici dai soffitti alti tre metri e tavoli di legno laccato, l'odore della coccoina (colla col pennello), della carte carbone e dei fascicoli nei raccoglietori con i lacci in tela e le copertine in cartone telato.

OT:
ma vi ricordate la coccoina, sarà che nel tavolo con la macchina da scrivere c'era sempre un barattolino, ma l'associo alla macchina da scrivere.
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Vecchio 08-06-2008, 11.28.32   #7
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( Stella mi sa che erano 80 battute al minuto) così almeno io imparai fare a scuola.

Di più: erano le mitiche 400 battute al minuto !!!!

Per superare il concorso bisognava stenografare sotto dettatura veloce e battere a macchina: tempo 10 minuti per dattiloscriverlo tutto esatto: ogni errore di battitura una penalità.

Mi ricordo che la mia prima macchina da scrivere casalinga era la olivetti lettera 22, comprata mica nuova, già usata....
aveva un difetto nel carrello che non scorreva bene così un bel giorno l'ho smontata e ho scoperto che c'era una specie di cordoncino resistente della giusta lunghezza che a ogni battuta lo svolgeva un po' e a capo riga lo riavvolgeva a un lato del meccanismo e che si era incastrato. Liberandolo dall'incastro, ha funzionato !!!!

Nei miei ricordi c'è anche il mio primo pc: uno spectrum, con la sua prima piccola stampante... i giochi si caricavano da un lettore per musicassette e ci mettevano 20 minuti circa, con tanto di ronzii, scariche e strisce colorate sullo schermo della TV che fungeva da desktop...
C'era anche un programmino di videoscrittura, ma i risultati non erano granchè e la qualità di stampa molto deludente....anche perchè la stampante aveva un rotolo di carta come le calcolatrici più stretto dell'A4
Però avevo imparato i primi rudimenti della programmazione, grazie anche agli appositi manuali, e seguendo gli esempi ho lanciato il mio primo programmino: l'impiccato
e funzionava davvero !!!!

Ora sia la olivetti 22 che lo spectrum sono finiti in cantina, chissà forse in qualche scatolone li trovo, se tra un trasloco e l'altro non sono stati buttati.
Mi è venuta una nostalgia.....
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Vecchio 08-06-2008, 11.51.31   #8
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Di più: erano le mitiche 400 battute al minuto !!!!
Beh alla fine ci siamo capite.
Non mi ricordo più quante fossero le battute, volevo scrivere parole Da noi si faceva da 80 a 120 al minuto.
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Vecchio 08-06-2008, 12.11.13   #9
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E bravi, avete tirato fuori molte cose...
La carta carbone... ora quando stampiamo (quindi già corretto, magari da un correttore ortografico) basta cambiare il numeretto per stamparne quante copie vogliamo, con la carta carbone il discorso era diverso, intanto c'era differenza tra l'originale e la copia (anche con le fotocopie non erano perfette come quelle di oggi) ma non è che se ne potessero far più di tante, 2 oltre l'originale?
I colori non esistevano, appunto tranne il rosso tirando su il nastro, ma si perdeva in copia.
A proposito, sapete vero, oggi cosa significa CC sulle mail vero? Significa "copia carbone".

In un certo senso si doveva essere un pò hacker (seppur primordiali) per usare la macchina volendo ottenere alcuni risultati, per esempio per evidenziare alcuni titoli si usava il maiusciolo distanziato tipo: A T T E N Z I O N E, il grasseto non c'era se non usando il trucco di Grey o ripassando due volte sulla stessa lettera (parlo di macchine puramente meccaniche).
Le righe fatte con il segno _ o il segno - o = continuato tipo:
__________________ -------------------------------- ==================
e molte altre cose, una creatività che per molti con l'uso del pc si è persa. lo stesso correttore ortografico seppur molto comodo rischia di far perdere il senso armonico dello scritto, visto che si rilegge meno quello che si scrive (io sono un caso a parte, non rileggo quasi mai comunque, non ne avrei il tempo )

La cocoina starebbe bene su un 3d apposito con tutto lo strumentario di ufficio che è andato perso, rimpiazzato da "diavolerie" varie (come qualche vecchio impiegato dell'epoca avrà visto le novità ) sono sicuro che qualcuno saprà anticiparmi.
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Vecchio 08-06-2008, 22.34.09   #10
Shanti
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Ricordo a scuola la mia prima lezione di dattilografia, la professoressa non ci aveva nemmeno portate nell'aula apposita, prima di tutto ci ha fatto presente che in italiano corretto si dovrebbe dire "macchine per scrivere" e non "da scrivere", poi per un'ora ci aveva fatto esercitare a distanziare le dita delle mani a una a due per volta, se provate non è mica facile staccare il mignolo tenendo le altre tre dita insieme .
E poi ricordo interminabili pagine di parole dapprima di tre lettere, separate da uno spazio e poi incolonnate, aumentando un po' per volta la lunghezza per esercitare le varie dita. Sembrava di essere in prima elementare, quando ti facevano compilare pagine e pagine di ogni letterina che imparavi. E la tastiera era rigorosamente coperta da un foglio bianco appiccicato con lo scotch, la testa doveva essere girata verso il libro, vedi mai che con un colpo di mignolo alzassi il foglio per sbirciare su che cavolo di tasto avevi infilato il dito . Per quelle elettroniche dovevi aspettare di essere almeno in terza.
Ora credo che quegli esercizi delle parole incolonnate li facciano con il computer, ma di certo non sono intransigenti come allora, mio figlio dopo 5 anni mi sa che usa ancora le due dita, e inoltre hanno eliminato la stenografia come materia.
A quel tempo c'erano perfino i concorsi di stenodattilografia, i migliori delle varie scuole d'Italia gareggiavano a Montecatini.

A proposito di creatività c'era anche chi con la macchina da scrivere faceva dei disegni usando le varie lettere, appena me ne sono comprata una (era arancione, se non l'ho eliminata nel trasloco dovrei averla ancora, ma anche se era un po' più moderna era una baracca, ne aveva sempre una) una volta mi sono cimentata a scopiazzare una madonna fatta in quel modo ma... ho perso la pazienza prima di finirla.
Quando ho iniziato a usare il pc per un po' ho usato quel software con l'effetto sonoro, ma dopo un po'mi ha stufato

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Una cosa che ho letto in passato è che le lettere non sono state posizionate a caso, ma in modo studiato, mi piacerebbe comprenderne il perchè di questa scelta e non di un'altra.
Ricordo vagamente questa cosa, ma mi sembra che aveva a che fare con il modo in cui erano disposti i raggi (si chiamano così?) delle varie lettere: se fossero stati disposti in ordine alfabetico scrivendo le parole si sarebbero incastrati... o qualcosa del genere, e alla fine sono rimasti così.
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Vecchio 09-06-2008, 09.31.44   #11
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Ricordo a scuola la mia prima lezione di dattilografia, la professoressa non ci aveva nemmeno portate nell'aula apposita, prima di tutto ci ha fatto presente che in italiano corretto si dovrebbe dire "macchine per scrivere" e non "da scrivere", poi per un'ora ci aveva fatto esercitare a distanziare le dita delle mani a una a due per volta, se provate non è mica facile staccare il mignolo tenendo le altre tre dita insieme .
E poi ricordo interminabili pagine di parole dapprima di tre lettere, separate da uno spazio e poi incolonnate, aumentando un po' per volta la lunghezza per esercitare le varie dita. Sembrava di essere in prima elementare, quando ti facevano compilare pagine e pagine di ogni letterina che imparavi. E la tastiera era rigorosamente coperta da un foglio bianco appiccicato con lo scotch, la testa doveva essere girata verso il libro, vedi mai che con un colpo di mignolo alzassi il foglio per sbirciare su che cavolo di tasto avevi infilato il dito .
Il primo esercizio è stato scrivere per migliaia di vote FDF JKJ alternativamente e cosi via fino a conquistare l'automatismo su tutta la tastiera e gradatamente aumentare in velocità....
E' come quando si impara ad andare in bicicletta, poi il movimento viene automatico...


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A proposito di creatività c'era anche chi con la macchina da scrivere faceva dei disegni usando le varie lettere, appena me ne sono comprata una (era arancione, se non l'ho eliminata nel trasloco dovrei averla ancora, ma anche se era un po' più moderna era una baracca, ne aveva sempre una) una volta mi sono cimentata a scopiazzare una madonna fatta in quel modo ma... ho perso la pazienza prima di finirla.
Per "disegnare" con la macchina per scrivere si usavano i tasti della X o dello O
si contavano le battute per centrare il tutto seguendo uno schema riga dopo riga.
Anche per centrare i titoli si contava quante battute sottrarre alla lunghezza della riga rispetto ai margini e poi si divideva per due.
Si poteva anche fare la sottolineatura ma bisognava ogni volta tornare indietro di uno e battere il trattino basso.
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Ricordo vagamente questa cosa, ma mi sembra che aveva a che fare con il modo in cui erano disposti i raggi (si chiamano così?) delle varie lettere: se fossero stati disposti in ordine alfabetico scrivendo le parole si sarebbero incastrati... o qualcosa del genere, e alla fine sono rimasti così.
E' proprio così: le leve delle lettere più comuni quindi battute più spesso sono state intervallate da quelle delle lettere meno comuni così che i martelletti dei tasti non si incastrassero uno sull'altro in una battitura veloce.
Per fortuna è rimasta tale la disposizione, perchè basterebbe un solo tasto in una posizione diversa per perdere anni di automatismo...
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