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Vecchio 12-08-2005, 13.07.39   #26
Ray
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Provo a chiarire quanto riportato da Seleparina.
Innanzitutto rimando al mio intervento per ricordare quanto detto a proposito dell'inopportunità di stabilire arbitrariamente un nesso causale dei meccanismi di cui si parlava. Questa inopportunità deriva dal fatto che, appunto, un rapporto diretto causa-effetto, in qualunque direzione lo si voglia stabilire, prevede una netta separazione di ciò cui si riferisce la causa da ciò cui si riferisce l'effetto. Separazione che, nel caso mente-corpo, non ritengo insita nella natura degli stessi ma solo nel percepito e nel pensato di chi ne parla.
Anch'io, naturalmente, sono con Uno nel preferire l'approccio olistico in quanto esso permette livelli di comprensione più elevati a proposito di ciò che si tenta di conoscere. La dualità che ho citato è innanzitutto discorsiva, anche se bisogna ammettere che, almeno ad un dato livello, quello specifico dell'esistenza corporea che permette l'auto-coscienza, essa sussiste. Infatti è solo in seguito che, tramite sintesi a livello superiore per la quale l'approccio olistico è ottimo strumento, la dualità scompare; o meglio viene "risolta" in un meccanismo di unificazione che man mano ci innalza ed innalza la nostra visione del mondo.
Per quanto riguarda quel che ho detto a proposito della gerarchia (parola oggi abusata, ma con una specifica connotazione da un punto di vista tradizionale) volevo unicamente intendere che, fino a quando ci si mantiene al livello in cui la dualitò mente-corpo resta valida, andrebbe stabilita o ri-stabilita quella gerarchia che vede la mente dominare sul corpo e non viceversa, come invece spesso accade all'uomo moderno comune, posseduto dai suoi instinti. Con i concetti di "gerarchia" e "dominio" non si vuole connotare positivamente, tantomeno negativamente, i due elementi così come, per analogia, sarebbe assurdo connotare negativamente le fondamenta di un edificio e positivamente il suo tetto. Le fondamenta sono necessarie al tetto. Basta non dimenticare che esse stanno "sotto" e che fungono da supporto mentre noi si cerca di vivere ai piani più alti possibile.
Per quanto riguarda i dubbi d Salaparina c'è da dire, prima di ogni altra cosa, che i meccanismi descritti da me e da Era coesistono sempre, proprio perchè non sussiste separazione vera tra mente-corpo, conscio-inconscio e qualsivoglia altra dualità si ritenga di prendere in considerazione. Certo è che, per intervenire, è opportuno agire sulla sfera più "alta" possibile, ovvero cercando di avvicinarsi, con l'intervento, più possibile all'origine del problema. Dal mio punto di vista un miglioramento psicologico ne provoca uno fisico molto più e molto meglio che nel caso invertito. Per quanto riguarda il come intervenre l'argomento è troppo ampio per essere trattato in questa sede. Basti dire, a mo di indicazione, che "colui che aiuta" dovrebbe essere in grado di suscitare in "colui che gode dell'aiuto" quei meccanismi di crescita già insiti in lui ma inficiati o solamente ottusi dal disagio che si presenta. Il come specifico dipende, di volta in volta, dalla tipologia del problema, dagli individui in questione, dalle condizioni ambientali e così via. Si deve quindi esaminare caso per caso da un punto di vista qualitativo, evitando di omologare un problema ad un altro solo perchè "appaiono" simili agli occhi dell'osservatore disattento.
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Vecchio 12-08-2005, 14.41.14   #27
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uhum Ray... come si fa ad arrivare ad un livello superiore se si separa il corpo dalla mente? L'esempio che ho fatto sopra è frutto di osservazioni in cui vedo che sempre più persone si stanno isolando nel mentale credendo di evolversi, anche quelli che parlano di abbandono dell'ego (altra abberrazione), e perdono il contatto con il corpo....
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Vecchio 12-08-2005, 15.03.30   #28
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mi sa che l'incomprensione è da imputarsi in molta dose al linguaggio. Non credo che saimo su lunghezze d'onda così diverse.
Ho parlato di dualità e non di separazione, anzi ho negato la separazione. Infatti nulla che è veramente separato è passibile di essere unito, motivo per cui nulla è veramente separato.
Inoltre non si "arriva" a livelli superiori. Essi sono già presenti. Tuttalpiù si può parlare di ascesa della comprensione, di "accesso". La dualità che ribadisco esistente lo è solo ad un livello, più o meno iniziale, di percezione. Come dire che ci "sembra" di "avere" un corpo. Ma a chi sembra? Evidentemente non al corpo. Quindi si postula nel pensiero un soggetto altro dal corpo. In seguito, compresi i collegamenti e le analogie, si "sintetizza" la dualità (dicevo prima "risolve") in un'identità più ampia.
Condivido pienamente, ma si tratta di un problema particolare, il tuo timore a proposito della tendenza di "isolarsi nel mentale", "abbandonare il corpo" e "abbandonare l'ego" pretendendo di evolversi. Questa pretesa ha la stessa logica di colui che volesse raggiungere un dato luogo lasciando indietro la sua mano o il suo piede. Purtroppo queste vere e proprie aberrazioni, come dici tu, sono frutto della mentalità tipicamente moderna ed occidentale che tende a creare confusione in più o meno tutti i campi. Quindi, accetto il tuo richiamo e ribadisco ciò che ritenevo implicito, a scopo di chiarezza. Il corpo, in quanto supporto o in qualsivoglia modo lo si consideri, non può venire "abbandonato" o "dimenticato" tanto quanto ci si possa permettere di abbandonare o dimenticarele fondamenta di un edificio mentre si cerca di costruire piani superiori. Ciò che conta è non limitare la propria identificazione con esso, il che ridurrebbe l'individuo alla sola sfera animale. Isolarsi nel "mentale", nei limiti di quanto può essere trattato in questa sezione, lungi dal provocare evoluzione ottiene l'effetto opposto proprio per il verificarsi di una divisione ulteriore a scapito di un' unione. Per quanto riguarda poi l'abbandono dell'ego (termine sul quale sarebbe il caso di accordarsi molto bene sopreattutto in una sezione di psicologia) detto abbandono rappresenta un assurdo in quanto chi dovrebbe abbandonare chi? Se il soggetto abbandonante è lo stesso che viene abbandonato saimo di fronte ad una vera impossibilità. Ciò che invece andrebbe perseguito è il trasferimento delle funzioni dell'ego inferiore ad un Io superiore in via di "costruzione".
Spero di avere chiarito il mio punto di vista, in ogni caso, in particolar modo su questi argomenti, repetita iuvant
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Vecchio 12-08-2005, 22.30.12   #29
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Non avevo dubbi che non siamo lontani come lunghezza d'onda, ma al pari tuo approfitto sempre per tentare di chiarire più possibile e vista l'attenzione che molto spesso noto scarsa (non è riferimento a nessuno in particolare, anzi qui in questo forum c'è una buon livello di attenzione generalmente ) di ripetere come tu hai scritto in fondo al post, sperando di giovare.
Anche se leggermente fuori sezione mi interessa puntualizzare una cosa.
Accesso a comprensioni superiori.... sono d'accordo che esse già esistono in noi come particella del tutto, ma in quanto individui dobbiamo "attrezzarci" perchè nuovi e più ampi modelli di pensiero possano trovare casa in noi.. qui volevo arrivare con ribadire l'importanza di una certa fisicità non limitata solo al visibile, anche se a volte la parte materiale può dare segnali soprattutto a chi inizia un percorso di autoconoscenza... è più facile notare di non avere una adeguata coscienza corporea che accettare di volersi nascondere delle cose mentalmente... sto generalizzando ovviamente sulla base delle tendenze odierne, ma non escludo la possibilità di individui che per costituzione siano avvantaggiati nel lavorare mentalmente principalmente....
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Vecchio 13-08-2005, 12.49.22   #30
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Hai ragione su tutti i punti, a parer mio.
Effettivamente siamo un po' fuori sezione, datao il carattere "profano" dell' odierna psicologia così come viene comunemente intesa. E' proprio per questo motivo che tentavo, ove possibile, di far confluire i discorsi ai punti che mi paiono caratteristici del forum in generale e che, mi pare, costituiscano l'intenzione principale. Tuttavia probabilmente ho esagerato in molti sensi, complice anche l'alto livello di comprensione che ho percepito in quasi tutte le discussioni lette. Ricalibrerò. Sottolineo solamente che ho ritenuto di contribuire a quella sezioni e quelle discussioni che, dal limitato mio punto di vista, più si avvicinavano già da sole ai punti di cui sopra. Quindi bastava veramente poco per "indirizzare" l'argomento a qualcosa di non completamente autoreferenziale, come lo sono la quasi totalità della moderne discipline.
Il tutto proprio nell'ottica di "attrezzarsi", attingendo agli strumenti che qui ho trovato e mettendo a disposizione i miei. Il problema generale che rilevi sulla fisicità lo trovo di estrema attualità Affrontarlo tuttavia non è semplice e forse questa è la sezione meno adatta... o forse no. Che ne pensi-pensate?
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Vecchio 13-08-2005, 14.59.29   #31
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Il tutto proprio nell'ottica di "attrezzarsi", attingendo agli strumenti che qui ho trovato e mettendo a disposizione i miei. Il problema generale che rilevi sulla fisicità lo trovo di estrema attualità Affrontarlo tuttavia non è semplice e forse questa è la sezione meno adatta... o forse no. Che ne pensi-pensate?
Va benissimo: tu attingi pure quello che ti pare buono e metti a disposizione quello che hai, mi trovi senz'altro complice.

Non è la sezione adatta anche se ci sono discipline che iniziano ad esaminare una psicologia non disgiunta dalla fisicità, ma come te penso che siano talmente giovani che pur pescando nella saggezza millennaria oltre un certo livello non arrivano, le trovo utili però per una persona che voglia introdursi all'autoconoscenza almeno solo per rompere dinamiche che continuano a ripetersi per tutta la vita, certo ci sono strumenti ben più efficaci appena superato il primo gradino, l'efficiacia deriva dal poter applicare un intenzione sempre più cosciente e potente.

P.s. hai capito benissimo le intenzioni del forum, utilizzare argomenti vari (anche i più leggeri), come dovrebbe essere nella vita, per tendere ad approfondire come/dove possibile quello che io (e non solo mi sembra) ritengo il vero succo dell'esistenza.
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Vecchio 24-03-2010, 21.17.10   #32
griselda
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Ho letto questo 3D per la prima volta dopo 4 anni che sono qui, mi domando come mai l'ho letto solo adesso. Mi rispondo che prima non avrei avuto modo di accettarlo forse? Fa male anzi malissimo ora tanto che è come se mi fosse caduto un masso sullo stomaco...
La tua domanda Uno voleva che trovassi la risposta in questo 3D e dopo essermi soffiata il naso e sollevato un attimo il masso per riuscire a scrivere penso che se mi lascio sopraffare da quello che è il pensiero di mio figlio.... invece che tenerlo fisso su di me non so se ce la faccio. Si ok che razionalmente mi posso dire che è l'ego che lo fa apposta etc etc, ma in questo periodo ne ho già passate delle belle, chissà speriamo che mi abbiano rinforzato. Di certo vorrei che mio figlio non si trovasse mai a vivere i miei problemi per cui voglio capire bene, e trovare la cosa giusta per me e per lui specialmente che non mi ha chiesto di nascere, io non l'ho cercato ma lo amo tanto, oltre al tutto il resto che ci può stare dietro di ego mica ego di manie di perfezione e tutto il resto, non vorrei solo che -vivesse- come me, ovvero come -non ho vissuto- io.
Adesso mi fermo a rileggere sino a che non avrò chiaro quello che devo fare
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Vecchio 10-10-2011, 01.09.52   #33
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..................
E prendendo spunto dai vostri interventi in cui si cerca una soluzione seppur teorica, riaffermo (chi mi conosce l'avrà già letto spesso) che non esiste il medico o terapeuta perfetto, non esiste malattia incurabile, ma esiste il malato curabile o meno....
....................
Vorrei chiedeerti Uno o a chi ha capito, se puoi provare a rispiegare la parte in neretto.. è una frase che mi gira in testa da quando l'ho letta (anni fa) , ma che non riesco ad afferrare, non la capisco bene.
Ci sono fino al "non esiste medico o terapeuta perfetto", ma dopo mi perdo. Malattie come il cancro, o anche altre malattie serie che portano alla morte, o anche quelle che generavano epidemie e la morte di tante persone, non sono incurabili? Dipende sempre dal malato?
La frase la interpretavo come se in qualche modo la parte determinante spettasse al malato, alla sua volontà di vivere e guarire, ma a volte, a me pare che non sia sufficiente. Immagino quindi che "esiste il malato curabile o meno", abbia una significato che mi sfugge, anche se è scritto chiaramente li...
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Vecchio 10-10-2011, 13.16.35   #34
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Vorrei chiedeerti Uno o a chi ha capito, se puoi provare a rispiegare la parte in neretto.. è una frase che mi gira in testa da quando l'ho letta (anni fa) , ma che non riesco ad afferrare, non la capisco bene.
Ci sono fino al "non esiste medico o terapeuta perfetto", ma dopo mi perdo. Malattie come il cancro, o anche altre malattie serie che portano alla morte, o anche quelle che generavano epidemie e la morte di tante persone, non sono incurabili? Dipende sempre dal malato?
La frase la interpretavo come se in qualche modo la parte determinante spettasse al malato, alla sua volontà di vivere e guarire, ma a volte, a me pare che non sia sufficiente. Immagino quindi che "esiste il malato curabile o meno", abbia una significato che mi sfugge, anche se è scritto chiaramente li...
Beh, intanto andrebbe specificato che non esistono le malattie incurabili. Esistono malattie di cui non si conosce una cura che funzioni nella maggior parte dei casi, così come non esistono cure per qualche malattia che funzionano nel 100% dei casi.
C'è gente che guarisce dai tumori ad esempio, anche se la scienza ufficiale non sa ancora come.
Esistono anche quei malatri che non guariscono mai anche se la cura ufficiale per quella malattia è nota e funziona per la maggioranza dei casi.

Discorso non certo concluso... solo spunti per ragionare.
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Vecchio 10-10-2011, 14.40.53   #35
webetina
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Non solo il cancro risulta incurabile in alcuni pazienti nel senso della guarigione totale, spesso non si guarisce nemmeno dalla depressione, dalla malinconia o dalle fissazioni. Ma la cura, mi chiedo, ha senso solo se si supera una malattia ?
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Vecchio 10-10-2011, 15.27.02   #36
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Da quanto ho fin ora letto nei vari 3d si è parlato di capacità del corpo di accogliere stati di evoluzione spirituale sempre maggiori, come se il corpo dovesse accompagnare e contenere questi livelli energetici. Contrariamente a quanto si pensava anni fa che lo spirito doveva mortificare i bisogni del corpo ora il corpo assume il suo ruolo primario. Un corpo sano ed adeguatamente preparato accoglie più energia che serve per l'evoluzione.
Non ricordo più dove ho letto l'esempio di Uno di chi stando seduto non riesce a tenere ferma una gamba, come incapacità di gestione dell'energia. Poi una delle prime domande che mi ha fatto è se io avessi mai sentito il mio corpo...
C'è stato un periodo che avevo quasi abbandonato il mio corpo lasciandolo ammalare, ora me ne sono riappropriata guarendo da tanti piccoli mali che prima sembravano incurabili, cronici.
Come dice più su Ray ci ricordiamo del braccio quando ci fa male. Può darsi che le malattie vengano per prendere consapevolezza del nostro corpo e se non si riesce nella guarigione si potrebbe non essere pronti ad accogliere nuova energia, nuova vita. Oppure ci sarà un tributo da pagare così come nostro Signore ci insegna attraverso il martirio, non solo fisico ma anche mentale, morale chissà.
Spesso non chiediamo aiuto perchè neghiamo il male, come fosse qualcosa che può capitare solo agli altri, che noi siamo forti e fortunati ed ora guariremo per miracolo, come fossimo raccomandati dal Cielo, ma poi la malattia piega questa convinzione e si può trovare la Fede nel momento estremo, o farla trovare a chi ci sta accanto. Non sappiamo qual è il nostro Progetto in questa vita, quanto e in che modo la nostra vita sia funzionale a quella di altri.
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"Mi manca già la tua presenza, ma fai parte di me e per questo non sei mai andata via"
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Vecchio 10-10-2011, 16.09.54   #37
griselda
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Vorrei chiedeerti Uno o a chi ha capito, se puoi provare a rispiegare la parte in neretto.. è una frase che mi gira in testa da quando l'ho letta (anni fa) , ma che non riesco ad afferrare, non la capisco bene.
Ci sono fino al "non esiste medico o terapeuta perfetto", ma dopo mi perdo. Malattie come il cancro, o anche altre malattie serie che portano alla morte, o anche quelle che generavano epidemie e la morte di tante persone, non sono incurabili? Dipende sempre dal malato?
La frase la interpretavo come se in qualche modo la parte determinante spettasse al malato, alla sua volontà di vivere e guarire, ma a volte, a me pare che non sia sufficiente. Immagino quindi che "esiste il malato curabile o meno", abbia una significato che mi sfugge, anche se è scritto chiaramente li...
Beh non so di sicuro cosa volesse dire Uno posso dire cosa ha fatto e cosa fa pensare a me.
Se il sintomo è qualcosa che non va e la malattia già l'atto che fa il corpo per curarla e la malattia non nasce nel corpo ma è l'ultima possibilità per guarire si può pensare che un comportamento errato per la nostra vita e perpetrato in continuazione senza requie porti all'ultimo atto quello che utilizzando il corpo e quindi un messaggio materiale forte possa in qualche modo modificare il comportamento ma se anche questo ultimo segnale viene ignorato come gli altri da una non coscienza quindi da un malato che non riesce a farsi curare forse inconsciamente non vuole perchè quello è l'ultimo avviso possibile e sta a lui coglierlo se il suo desiderio di vita è alto si dice: "aiutati che Dio ti aiuta".
Per fare un esempio ci sono persone che non stanno mai ferme, non vogliono farlo perchè fermarsi vorrebbe dire sostare anche a pensare a rimanere sole con se stesse ma se non lo fanno nonostante avvisaglie che dovrebbero può capitare (faccio un esempio stupido) che uno scivolone che le costringe a letto.
Ecco che si è arrivati al corpo per obbligare quella persona a fermarsi se nonostante il messaggio forte si mette in piedi con le stampelle pur di non fermarsi magari quel che ne deriva è peggiore di quello....quello che voglio dire è che dietro ad una malattia e a quel che comporta c'è sempre secondo me almeno, un comportamento da cambiare...da qui il malato curabile o meno
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Vecchio 21-12-2011, 10.45.42   #38
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Se il sintomo è qualcosa che non va e la malattia già l'atto che fa il corpo per curarla e la malattia non nasce nel corpo ma è l'ultima possibilità per guarire si può pensare che un comportamento errato per la nostra vita e perpetrato in continuazione senza requie porti all'ultimo atto quello che utilizzando il corpo e quindi un messaggio materiale forte possa in qualche modo modificare il comportamento
Il problema mi pare è che molti non accettando un minimo di introspezione e cambiamento nemmeno davanti a dolori fortissimi, estremi. Non riescono proprio ad approcciare il loro dolore in maniera costruttiva ma lo vivono come un fumine piovuto dall'alto, una disgrazia. Che senso ha? Che senso ha che qualcuno soffra così tanto, senza avere i mezzi per comprendere la sua sofferenza. A volte i disegni dell'universo mi sembrano davvero strani. Forse i mezzi si sviluppano a suon di dolori? Esiste un punto, una soglia di sofferenza oltre la quale uno riesce ad accettare una reale modifica della sua esistenza? A me sembra si possa continuare a soffrire senza un barlume per vite e vite
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Vecchio 21-12-2011, 12.07.04   #39
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Il problema mi pare è che molti non accettando un minimo di introspezione e cambiamento nemmeno davanti a dolori fortissimi, estremi. Non riescono proprio ad approcciare il loro dolore in maniera costruttiva ma lo vivono come un fumine piovuto dall'alto, una disgrazia. Che senso ha? Che senso ha che qualcuno soffra così tanto, senza avere i mezzi per comprendere la sua sofferenza. A volte i disegni dell'universo mi sembrano davvero strani. Forse i mezzi si sviluppano a suon di dolori? Esiste un punto, una soglia di sofferenza oltre la quale uno riesce ad accettare una reale modifica della sua esistenza? A me sembra si possa continuare a soffrire senza un barlume per vite e vite
A volte penso anche io che certi accadimenti abbiano un carattere quasi afflittivo più che "stimolante"...o almeno a me sembrano averlo.
Va bene pungolare, va bene far capire delle cose, ma certe volte pare non esserci alcuna correlazione tra impegno profuso e martellate che continuano ad arrivarti a destra e manca, anche quando , dal basso della mia infinita piccolezza e inutilità, mi sembrerebbe più utile e costruttivo ricevere altro rispetto a sofferenza e problemi, almeno per dei tratti, dei momenti ben definiti.
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Vecchio 21-12-2011, 12.24.25   #40
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Luke ti capisco, hai dato un taglio personale alla cosa. Ma penso che per il solo fatto di essere qui su Ermo ad esempio tu riesca a vedere qualcos'altro nelle 'martellate' che ti arrivano, come tutti gli altri qui in città. Mi riferivo più alle malattie e ai dolori subiti da chi non ha proprio nessun strumento per comprenderle... Nemmeno minimo
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Vecchio 21-12-2011, 12.27.26   #41
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Luke ti capisco, hai dato un taglio personale alla cosa. Ma penso che per il solo fatto di essere qui su Ermo ad esempio tu riesca a vedere qualcos'altro nelle 'martellate' che ti arrivano, come tutti gli altri qui in città. Mi riferivo più alle malattie e ai dolori subiti da chi non ha proprio nessun strumento per comprenderle... Nemmeno minimo
Si certamente parto dalla mia esperienza ma non mi fermo a questa, avendo avuto contatto anche con situazioni simili a quelle da te descritte, vedo che ci può essere molto molto di peggio con meno strumenti per comprendere il tutto e quindi la cosa mi si fa ancora più inspiegabile.
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Vecchio 21-12-2011, 12.37.11   #42
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Ma alla fine non dovrei nemmeno preoccuparmene, dovrei pensare solo al mio.. E' che quando mi trovo davanti a certe cose tento sempre di capire quale sia l'ordine
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Vecchio 21-12-2011, 12.46.55   #43
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Il problema mi pare è che molti non accettando un minimo di introspezione e cambiamento nemmeno davanti a dolori fortissimi, estremi. Non riescono proprio ad approcciare il loro dolore in maniera costruttiva ma lo vivono come un fumine piovuto dall'alto, una disgrazia. Che senso ha? Che senso ha che qualcuno soffra così tanto, senza avere i mezzi per comprendere la sua sofferenza. A volte i disegni dell'universo mi sembrano davvero strani. Forse i mezzi si sviluppano a suon di dolori? Esiste un punto, una soglia di sofferenza oltre la quale uno riesce ad accettare una reale modifica della sua esistenza? A me sembra si possa continuare a soffrire senza un barlume per vite e vite
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A volte penso anche io che certi accadimenti abbiano n carattere afflittivo più che "stimolante"...
Va bene pungolare, va bene far capire delle cose, ma certe volte pare non esserci alcuna correlazione tra impegno profuso e martellate che continuano ad arrivarti a destra e manca, anche quando , dal basso della mia infinita piccolezza e inutilità, mi sembrerebbe più utile e costruttivo ricevere altro rispetto a sofferenza e problemi, almeno per dei tratti, dei momenti ben definiti.
Beh ragazzi, credo che sia anche normale dopo anni e anni in cui hanno lavato il cervello alle persone e ai medici, alle prime ad andare da loro e ai secondi a pensare di dividere il corpo in tanti piccoli pezzetti ognuno con la sua specializzazione e nessuno che tenesse conto dell'insieme e meno che meno della psiche da dove tutto ha secondo me origine.
Basta rendere l'uomo ignorante spaventato da tutto e via il gioco è fatto.
Una volta c'era lo Sciamano andava nell'invisibile a curare il malato ....
qui invece si continuano a dare medicinali che tolgono i sintomi e nessuno che cura la sofferenza nella psiche....basti pensare che qui in Italia fanno in tanti psicologia e poi però non si hanno sbocchi lavorativi se non nei settori dove sfruttano la psicologia come la pubblicità per vendere, roba da matti! Invece che darla gratuita come sostegno alluomo che soffre e non solo nelle situazioni ormai senza rimedio!

Sì il corpo grida aiuto, ma chi oggi è in grado di ascoltarlo? Chi sente cosa dice e cosa c'è nella psiche di conflittuale che preme e strappa?
Chi sa dare una risposta alle urla?
Chi ascolta?
Chi è in grado di vedere dove sta il problema e come risolverlo?

Dottore buongiorno, sa mi fa male qui...(facciamo l'esempio del fegato?) Andare bene, ma proprio bene ti visita e ti schiaccia e se ti fa male ti da le pilloline magiche che se ti va male ti fanno scomparire il sintomo.
Non è che ti domanda ma lei è solito ad arrabbiarsi? Cosa le crea conflitto con chi è arrabbiato......e no niente scienza per questo, per questo devi andare in chiesa....Padre sto male fisicamente: beh vai dal medico figliolo e prega.... nessuno che ti dice vai dallo psicologo perchè ti costa soldi e di solito ci vanno quelli che hanno grossi problemi psicologici così ancora si crede...che nemmeno si sa cosa voglia dire.
Nessuno che ti dice cerca di capire cosa vuoi davvero, cosa hai paura di perdere cambiando vita, cosa temi? Qualcuno che ti aiuti a superare gli empasse della vita i passaggi dolorosi, visto che gli anziani non ci sono più e quei pochi che lo diventeranno non hanno vissuto/sbagliato abbastanza per diventare saggi.

Perchè nessuno ti dice che la strada più facile è quella che ti porta i problemi oggi, che quello che più ti piace è ciò che ti fa stare bene ma ti consuma o che se te lo dice una persona non autorevole non l'apprenderai mai.

Nessuno che da più l'esempio che porterà alla saggezza.
Non è solo questione di introspezione ma della paura di ciò che puoi trovare perchè non è facile mollare tutto perchè non è facile risalire la corrrente come fanno i salmoni lo si riesce a fare quando si è incoscienti poi le bastonate prese ti tolgono la capacità di osare.

Questa società che ti rinchiude nel matrimonio tomba non dell'amore ma del trasporto amoroso, l'amore diventa affetto ma quella vibrazione che ti faceva salire di tono se ne va ed in cambio ti da problemi da risolvere tuoi e di convivenza aggiunti all'impossibilità di trovare un lavoro sicuro che ti permetta di pagare l'affitto di un appartamento e sopperire ai bisogni primari mica di diventare ricco in una società dove contano solo i simboli di potere, ma la possibilità di essere indipendente a meno che di sfondare in questa società. E poi tutti a cercare via di fuga che però non trovano e li in conflitti aumentano e le malattie pure questo è un mondo di infelici dove tutti fingono di essere felici per attirare i giovani nelle loro stesse infelicità e malattie.

Tutti a crearsi via di fuga le stesse che poi portano le malattie perchè si scappa ma poi ci si sente codardi, vigliacchi e peccatori e via con i conflitti.

Stanno bene quelli che se ne fregano.....che se ne fregano di tutto siiiiiiiiii come canta Vasco e io dico liberi, liberi di sentire liberi di vivere senza fermarsi mai senza mai pensare se non pensi mai non farlo mai non farti corrompere dalla mente è lei che crea i conflitti nel tentativo di trovare quello che non ti darà mai lei non ha pace lei cerca soluzioni ma non conosce l'amore e quando le dai il potere lei lo usa per distruggerti in un qualunque conflitto dove tu rimani imprigionato a meno che qualcuno non ti dia una mano a capire come uscirne......
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Vecchio 21-12-2011, 13.01.30   #44
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Non è solo questione di introspezione ma della paura di ciò che puoi trovare perchè non è facile mollare tutto perchè non è facile risalire la corrrente come fanno i salmoni lo si riesce a fare quando si è incoscienti poi le bastonate prese ti tolgono la capacità di osare.

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Sì Grii ma in molti casi anche se si trova qualcuno o un approccio olistico per affrontare il male, non viene preso in considerazione, non lo si vuole, anzi la tendenza è quella di rifugiarsi ulteriormente nelle proprie convizioni, rafforzando i comportamenti che causano il male. Per me il lavoro è accettare che le persone, continuino per la loro strada di sofferenza, faccio fatica perchè mi sembra una cosa così assurda non provare a modificare o almeno pensare a qualcosa di diverso davanti a certi drammi.. Mi sembra un sacco di dolore inutile, inutilizzato. E cosa fondamentale, devo pensare ai miei di problemi.
Mah.. Sono arrivata alla conclusione che per accogliere la verità bisogna essere in grado di reggerla altrimenti, senza esagerare, ti butti dalla finestra. Ma diamine almeno una lucetta, un lumino, un fiammifero piccolo piccolo.. no eh..
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Vecchio 21-12-2011, 13.58.31   #45
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Sì Grii ma in molti casi anche se si trova qualcuno o un approccio olistico per affrontare il male, non viene preso in considerazione, non lo si vuole, anzi la tendenza è quella di rifugiarsi ulteriormente nelle proprie convizioni, rafforzando i comportamenti che causano il male. Per me il lavoro è accettare che le persone, continuino per la loro strada di sofferenza, faccio fatica perchè mi sembra una cosa così assurda non provare a modificare o almeno pensare a qualcosa di diverso davanti a certi drammi.. Mi sembra un sacco di dolore inutile, inutilizzato. E cosa fondamentale, devo pensare ai miei di problemi.
Mah.. Sono arrivata alla conclusione che per accogliere la verità bisogna essere in grado di reggerla altrimenti, senza esagerare, ti butti dalla finestra. Ma diamine almeno una lucetta, un lumino, un fiammifero piccolo piccolo.. no eh..
Ti capisco Edera e ti dico che fai bene. Io anche facevo così tutti i casi pietosi erano miei....anche oggi se vincessi dei soldi sarei tentata di aprire un luogo dove poter accogliere la gente che soffre....vorrei poter aiutare chi sta male dentro.....creando luoghi dove imparare a....poi mi rendo conto della proiezione e mi dico: ma' ndo vai? Che quella che sta male sei tu!

Quindi si ti dico fai bene continua così cerca di stare bene tu (io ancora non so bene come fare ma ci provo) anche perchè cambiare è difficile uscire dagli schemi pure, se anche uno vede me o io vedo un altro se l'interessato non vede se stesso e non trova la forza e la volontà per farlo rimarrà sempre solo con lo sguardo fisso sui suoi guai terrorizzato e basta che è peggio.

E se, nonostante lo sai lo continui a fare vuol dire che ti sei arresa, il che è ancora peggio.
Spero tanto che tu ce la faccia
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....vorrei poter aiutare chi sta male dentro.....creando luoghi dove imparare a....poi mi rendo conto della proiezione e mi dico: ma' ndo vai? Che quella che sta male sei tu!
Grazie Grii
Più che volerli aiutare, la mia proiezione è voler vedere che loro si aiutano, da soli.
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Vecchio 21-12-2011, 15.59.53   #47
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Gibran ha detto: chi è buono non chiede a chi è nudo: "Dov'è il tuo vestito?", né a chi è senza tetto: "Cos'è accaduto alla tua casa?".
Non glielo chiede, anche se sa perchè è nudo e perchè è senza casa. Nemmeno io lo chiedo ma mi sento punta nel profondo. Quindi la rabbia che avverto quando osservo l'inerzia davanti alla malattia, in realtà è la rabbia per la mia stessa inerzia davanti alle mie malattie. Potrebbe essere così.
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Vecchio 21-12-2011, 16.07.09   #48
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Più che volerli aiutare, la mia proiezione è voler vedere che loro si aiutano, da soli.
Non potrebbe essere che si proietta negli altri il proprio bisogno di aiutare se stessi? Di vedere se stesso che si aiuta, che prende quell'aiuto che forse non sa prendere?

ps:
Cara, se hai bisogno di un fiammifero chiedi pure a me, ne ho sempre uno in più di riserva
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Vecchio 21-12-2011, 18.03.42   #49
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Grazie Grii
Più che volerli aiutare, la mia proiezione è voler vedere che loro si aiutano, da soli.
A me questo pare ancora più bello, anche se ci vedo un possibile limite, perchè ogni cosa può prendere una via discendente o una ascendente la prima va nei difetti la seconda nelle qualità/possibilità e la flessibilità è ciò che ci permette di non romperci.
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Vecchio 21-12-2011, 18.42.46   #50
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Gibran ha detto: chi è buono non chiede a chi è nudo: "Dov'è il tuo vestito?", né a chi è senza tetto: "Cos'è accaduto alla tua casa?".
Non glielo chiede, anche se sa perchè è nudo e perchè è senza casa. Nemmeno io lo chiedo ma mi sento punta nel profondo. Quindi la rabbia che avverto quando osservo l'inerzia davanti alla malattia, in realtà è la rabbia per la mia stessa inerzia davanti alle mie malattie. Potrebbe essere così.
Alla fine mi viene in mente cosa ho vissuto da bambina quando i miei si sono ammalati ed io inconsciamente mi proteggo così ancora, ho paura di riprovare quella sofferenza che ho vissuto allora e che non sapevo gestire e che mi ha spaventata da morire, quella sofferenza che non era mia ma che creava in me ansia data dalla paura di non riuscire a farcela senza di loro e l'odio/paura verso tutto ciò che li faceva soffrire e quindi verso la malattia che ancora oggi mi terrorizza perchè mi proietta indietro ad allora dove quella povera bimba di nove anni fu abbandonata da una zia perchè la malattia le aveva strappato i genitori e senza di loro non c'era chi si prendeva cura di lei della sua paura e della sua sofferenza ed è stato lì che sono iniziate le mie fantasie di fuga.
Fuggire dalla realtà per superare il dolore, la paura, l'ansia, la sofferenza per rifugiarsi nella fantasia
E forse sono ancora là a cercare di scacciare la sofferenza di allora dei miei che non sopportavo di sentire piangere e soffrire e ciò che mi facevano provare a quell'età perchè chissà forse ogni volta che la vedo mi ritrovo ad aver nove anni e non saper cosa farci se non fuggire.....o tentare di toglierla a chi l'ha come avrei voluto la togliessero a me allora come ora.......mentre oggi c'è necessità di imparare a conviverci...sapendo che c'è sempre una nuova primavera anche dopo l'inverno più freddo
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