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Vecchio 13-04-2006, 19.05.12   #1
Kael
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Predefinito Ricordarsi di sé

Se dovessimo descrivere ciò che abbiamo fatto ieri, ci ricorderemmo proprio tutto nei minimi particolari? ...anche il colore di pantaloni che aveva il signore che ci chiedeva informazioni in Via Roma?

Ovviamente no. Ma questo è ancora un ricordare parziale, che si ferma all'intelletto e non viene compreso nell'essere. Il ricordarsi di se è un ricordare vivo, presente, che permette una vera crescita interiore basata sull'esperienza.

Fintanto che devo "pensare" per ricordare, significa che il ricordo è esterno a me.
Lo devo andare a "prendere" da qualche parte...

Se invece l'avessi interiorizzato, ecco che lo sentirei... costantemente, così come sento di possedere delle mani o dei piedi ogni giorno.

Il ricordarsi di sè pertanto non è cosa semplice, ed è da sempre uno degli obiettivi principali di qualsiasi scuola esoterica... Un ricordarsi di se possibile solo attraverso la "presenza a se stessi" attiva.
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Vecchio 14-04-2006, 14.26.04   #2
jezebelius
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C'è anche da tenere presente che il " ricordarsi di se " proprio perchè non è agevole o quanto meno semplice, rappresenta un grosso ostacolo.
" Interiorizzare " l'esperienza, in maniera attiva, rappresenta in fin dei conti " costituire " l'attenzione che nella stragrande maggioranza dei casi vuole( e dovrebbe ) esssere coltivata.
in una società come la nostra dove quest'elemento viene sottovalutato enormemente la difficoltà, appunto, è insita in se stessi; pertanto bisognerebbe " cambiare " atteggiamento ( anche certamente nella quotidianità ) iniziando, da principio, ad essere " attenti " su una azione o un gesto che davamo per scontato....
Si potrebbe iniziare da qui....forse!
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Dr. Marc Haven
“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 15-04-2006, 14.41.48   #3
Amy
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non capisco!

Il ricordarsi di se interiore non è legato al nostro essere vivi e alla soddisfazione dei nostri bisogni? Se non è così....mi fate un esempio di ricordo di se "interiorizzato" che non sia fisiologico?
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Vecchio 15-04-2006, 15.31.44   #4
DanieleAsunis
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Per esempio di non fisiologico abbiamo un 'ricordo' interiorizzato del nostro nome.
Se qualcuno ci chiede qual è il nostro nome non abbiamo bisogno di pensarci prima di rispondere, perchè il nome (etichetta) è uno con noi che stiamo dando la risposta.
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Vecchio 15-04-2006, 16.13.30   #5
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...e allora non è così difficile!!!! Perchè considerarlo un "ostacolo"?
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Vecchio 15-04-2006, 16.23.47   #6
Kael
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...e allora non è così difficile!!!! Perchè considerarlo un "ostacolo"?
Se fosse semplice, sbagliato la prima volta non sbaglieremmo più. E non mi sto riferendo a "grandi eventi" dove le sensazioni sono così forti da rimanerci "impresse", volenti o nolenti... sto parlando delle piccole cose dove continuiamo a non "ricordarci di noi" e che giocoforza ci capiteranno ancora e ancora, finchè non le interiorizzeremo.

"Impresse" è la parola giusta...
Quante cose ci restano impresse di tutte quelle che abbiamo vissuto?
Troppo poche non credi?
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Vecchio 15-04-2006, 17.39.28   #7
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Se fosse semplice, sbagliato la prima volta non sbaglieremmo più. E non mi sto riferendo a "grandi eventi" dove le sensazioni sono così forti da rimanerci "impresse", volenti o nolenti... sto parlando delle piccole cose dove continuiamo a non "ricordarci di noi" e che giocoforza ci capiteranno ancora e ancora, finchè non le interiorizzeremo.

"Impresse" è la parola giusta...
Quante cose ci restano impresse di tutte quelle che abbiamo vissuto?
Troppo poche non credi?
E' ovvio che " imprimere " e " richiamare " son perfettamente opposti.
Possiamo dire che un " elemento impresso ", ormai parte di noi, è un ricordarsi di se direttamente mentre, al contrario, " richiamare " è una conseguenza dunque un agire indiretto?
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Vecchio 15-04-2006, 19.37.30   #8
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Se fosse semplice, sbagliato la prima volta non sbaglieremmo più. E non mi sto riferendo a "grandi eventi" dove le sensazioni sono così forti da rimanerci "impresse", volenti o nolenti... sto parlando delle piccole cose dove continuiamo a non "ricordarci di noi" e che giocoforza ci capiteranno ancora e ancora, finchè non le interiorizzeremo.

"Impresse" è la parola giusta...
Quante cose ci restano impresse di tutte quelle che abbiamo vissuto?
Troppo poche non credi?

Non lo so...io credo che tutto quello che ci capita ci rimane dentro...bello o brutto che sia! Tutto ci "segna" e ci "forma"..
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Vecchio 15-04-2006, 19.54.00   #9
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Giusto basandomi su quello che hai scritto jez mi viene da fare una riflessione sulla questione del 'ricordarsi di sè'.
Appare infatti un problema che forse non è risolvibile nemmeno con la pratica continua.
Innanzitutto + che un 'ricordarsi' c'è piuttosto uno spostamento dell'attenzione dagli oggetti esterni o interni che 'colorano' la mente, all'ente che li sta osservando.
Della serie, adesso sposto l'attenzione su di me per ricordarmi che esisto.
Ma se questo 'ricordarsi di sè' diventa un'esigenza, una pratica da coltivare, forse ciò accade a causa di un gap speriementale che la pratica stessa, per quanto assidua e continua nn può risolvere.
Per esempio, se io dimentico continuamente il mio nome, al punto da dover fare uno sforzo continuo per ricordarlo, significa che passo continuamente da uno stato (cognizione del proprio nome) ad un altro (dimenticanza) e poi di nuovo a quello precedente solo dietro sforzo deliberato.
Possiamo andare avanti così fino alla fine dei nostri giorni?
No! Dobbiamo trovare la chiave e terminare la partita.
E qual è la chiave?
Semplice, se io posso descrivere due stati differenti di coscienza, e posso riconoscere di trovarmi in uno o nell'altro stato, significa che ho cognizione di entrambi. Li vedo entrambi.
E allora la domanda è: chi è colui che ha la cognizione di questi due stati?
La risposta non può che farci scivolare nel nostro stato naturale, indivisibile e non soggetto a doveri di nessun tipo, nemmeno a quello di dover fare uno sforzo continuo per ricordarci 'che siamo'.
Gli stati sono molteplici, ma la coscienza è sempre una ed è indivisibile.
Per esempio, posso prendere la coscienza e dividerla in due, e subito dopo posso chiedermi: chi è cosciente di questo spacco?
Ecco la coscienza apparire di nuovo, assolutamente indivisa.
Quindi la mia conclusione è che noi siamo sempre noi, pura coscienza indivisa.
Perchè dovremmo fare lo sforzo di ricordarcelo?
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Vecchio 15-04-2006, 19.54.58   #10
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Non lo so...io credo che tutto quello che ci capita ci rimane dentro...bello o brutto che sia! Tutto ci "segna" e ci "forma"..
Tutto rimane in memoria e potenzialmente ci forma, nella realtà comune poche cose realmente
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Vecchio 15-04-2006, 20.07.18   #11
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Continuo a non capire!
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Vecchio 15-04-2006, 20.09.33   #12
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Giusto basandomi su quello che hai scritto jez mi viene da fare una riflessione sulla questione del 'ricordarsi di sè'.
Appare infatti un problema che forse non è risolvibile nemmeno con la pratica continua.
Innanzitutto + che un 'ricordarsi' c'è piuttosto uno spostamento dell'attenzione dagli oggetti esterni o interni che 'colorano' la mente, all'ente che li sta osservando.
Della serie, adesso sposto l'attenzione su di me per ricordarmi che esisto.
Ma se questo 'ricordarsi di sè' diventa un'esigenza, una pratica da coltivare, forse ciò accade a causa di un gap speriementale che la pratica stessa, per quanto assidua e continua nn può risolvere.
Per esempio, se io dimentico continuamente il mio nome, al punto da dover fare uno sforzo continuo per ricordarlo, significa che passo continuamente da uno stato (cognizione del proprio nome) ad un altro (dimenticanza) e poi di nuovo a quello precedente solo dietro sforzo deliberato.
Possiamo andare avanti così fino alla fine dei nostri giorni?
No! Dobbiamo trovare la chiave e terminare la partita.
E qual è la chiave?
Semplice, se io posso descrivere due stati differenti di coscienza, e posso riconoscere di trovarmi in uno o nell'altro stato, significa che ho cognizione di entrambi. Li vedo entrambi.
E allora la domanda è: chi è colui che ha la cognizione di questi due stati?
La risposta non può che farci scivolare nel nostro stato naturale, indivisibile e non soggetto a doveri di nessun tipo, nemmeno a quello di dover fare uno sforzo continuo per ricordarci 'che siamo'.
Gli stati sono molteplici, ma la coscienza è sempre una ed è indivisibile.
Per esempio, posso prendere la coscienza e dividerla in due, e subito dopo posso chiedermi: chi è cosciente di questo spacco?
Ecco la coscienza apparire di nuovo, assolutamente indivisa.
Quindi la mia conclusione è che noi siamo sempre noi, pura coscienza indivisa.
Perchè dovremmo fare lo sforzo di ricordarcelo?
Benvenuto Dany

Quindi ti riferisci ad un modo oggettivo di percepire " se stessi " a prescindere dallo spacco che , in un determinato momento, puo evidenziarsi....portandoci a fare uno " sforzo ".
Secondo te si puo parlare di " attivazione " dell'attenzione attraverso la Volontà (di ricordare se stessi ) e, dunque, mantenere la stessa costantemente accesa anzicchè operare uno sforzo che effettivamente non puo accompagnarci per tutta la vita?
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Vecchio 15-04-2006, 20.20.57   #13
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Continuo a non capire!
E non è neanche facile esprimerlo, è qualcosa legato al fatto che facciamo la maggior parte delle cose in maniera automatica, mangiamo, dormiamo, guidiamo, lavoriamo, ci laviamo etc etc senza accorgerci di quello che facciamo, senza sentirci nell'operazione... non so come definirtelo.. ma la differenza la puoi notare quando ti capita una cosa che vivi con tutta te stessa... quella paragonata al resto della vita è diversa...
E se ci pensi dopo scopri che in quel momento tu (una parte del vero tu) silenziosamente osservi te stessa che fai quella cosa... questo è uno dei requisiti, quello più facile da esprimere.
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Vecchio 15-04-2006, 20.22.12   #14
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...come se mentre facessi quella determinata cosa mi guardassi dall'esterno?
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Vecchio 15-04-2006, 20.24.21   #15
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Originalmente inviato da Amy
...come se mentre facessi quella determinata cosa mi guardassi dall'esterno?
Si
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Vecchio 15-04-2006, 20.26.14   #16
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Allora è la coscienza di se...più che il ricordarsi! Sbaglio?
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Vecchio 15-04-2006, 22.24.11   #17
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Originalmente inviato da Amy
Allora è la coscienza di se...più che il ricordarsi! Sbaglio?
Si può dire anche così si.
Prima con "vedersi dal di fuori" intendevo anche "dal di dentro" per un'azione completa
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Vecchio 15-04-2006, 22.26.21   #18
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Perchè dovremmo fare lo sforzo di ricordarcelo?
Perchè normalmente alla persona normale non riesce?
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Vecchio 17-04-2006, 00.04.26   #19
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Perchè normalmente alla persona normale non riesce?
Secondo me perchè non triangola.
Cioè perchè, dal momento in cui la persona (che autoindaga) ha cognizione di trovarsi spesso a viaggiare tra uno stato di coscienza e un altro, non si chiede: "chi è cosciente di entrambi gli stati?"

Perchè per esempio, una persona può scoprire anche in modo fortuito che oltre allo stato di coscienza cui è sempre stata abituata, possono essercene altri più limpidi o un pochino più beati, che possono non corrispondere alla 'percezione di sè' generando così confusione.
Quindi uno potrebbe ritrovarsi a rincorrere continuamente uno stato di coscienza + limpido di cui in qualche modo è venuto a conoscienza, convinto invece di oscillare tra stati di coscienza 'colorata' e coscienza di sè.

Per questo trovo molto sensato e giusto metodologicamente il 'triangolare'.
Ti permette sempre di non restare impigliato.
Che ne pensi?
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Vecchio 17-04-2006, 00.11.13   #20
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Benvenuto Dany

Quindi ti riferisci ad un modo oggettivo di percepire " se stessi " a prescindere dallo spacco che , in un determinato momento, puo evidenziarsi....portandoci a fare uno " sforzo ".
Forse si perchè il 'triangolare' non è infinito, quando arrivi proprio in cima al processo sei 'io io uno uno' ...nn so che altre parole usare, sei forse nell'unica condizione che non richiede sforzo, per questo facevo un discorso seguendo un filone logico, nulla di +.
Perchè se lo 'Stato Naturale' è l'unico stato che non richiede sforzo e noi ci troviamo nella condizione di dover fare uno sforzo per 'ripristinarlo e mantenerlo' c'è qualcosa che non torna.
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Vecchio 17-04-2006, 00.40.24   #21
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Secondo me perchè non triangola.
Cioè perchè, dal momento in cui la persona (che autoindaga) ha cognizione di trovarsi spesso a viaggiare tra uno stato di coscienza e un altro, non si chiede: "chi è cosciente di entrambi gli stati?"

Perchè per esempio, una persona può scoprire anche in modo fortuito che oltre allo stato di coscienza cui è sempre stata abituata, possono essercene altri più limpidi o un pochino più beati, che possono non corrispondere alla 'percezione di sè' generando così confusione.
Quindi uno potrebbe ritrovarsi a rincorrere continuamente uno stato di coscienza + limpido di cui in qualche modo è venuto a conoscienza, convinto invece di oscillare tra stati di coscienza 'colorata' e coscienza di sè.

Per questo trovo molto sensato e giusto metodologicamente il 'triangolare'.
Ti permette sempre di non restare impigliato.
Che ne pensi?
Negli stati più limpidi (se intendiamo la stessa cosa) la presenza di se è sempre compresa altrimenti non c'è limpidezza, è vero che c'è un salto di stati che alcune tradizioni chiamano attenzione che possono essere ricordati singolarmente o meno... nel senso per esempio che passando dalla 1° comunque ordinaria attenzione alla seconda, tornando indietro non si ricorda nulla se almeno le due attenzioni non si sono integrate nel nostro Essere... ma non vai nella 2° senza una limpidezza o presenza di te maggiore.
Quindi più che triangolare parlerei di integrare.
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Vecchio 17-04-2006, 22.58.27   #22
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Bhè, il Sè non può mai essere assente, spero che su questo siamo daccordo, la cognizione di questa Presenza invece si, può essere assente, anzi, quasi sempre lo è. Chiamo 'triangolare' l'atto di fare uno sforzo produttivo, che non necessariamente porta a qualcosa, nel senso che non è un metodo infallibile, perchè alla domanda: " chi è cosciente di questo e di quello? " può non seguire una risposta corretta.

Se però la risposta arriva c'è un riemergere ad un'altra condizione che viene sicuramente (forse?) integrata.

Non so a cosa ti riferisci quando parli di 1° e 2° e delle qualità di attenzione associate, quindi su questo vorrei ma non ho basi per seguirti.

Avete già trattato l'argomento qui nel forum? In caso contrario 'glossarium' please.
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Vecchio 18-04-2006, 00.57.24   #23
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Citazione:
Originalmente inviato da DanieleAsunis
Avete già trattato l'argomento qui nel forum? In caso contrario 'glossarium' please.
No, solo accennato in giro ma mai bene, ne ho parlato con alcuni in privato... quando ho un minuto di tempo ne scrivo per bene.

il Se non è mai assente, ma se non ne sei cosciente siamo da capo
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Vecchio 18-04-2006, 01.16.30   #24
DanieleAsunis
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Citazione:
No, solo accennato in giro ma mai bene, ne ho parlato con alcuni in privato... quando ho un minuto di tempo ne scrivo per bene.
Ok

Citazione:
il Se non è mai assente, ma se non ne sei cosciente siamo da capo
A beh certo! Però se uno afferma di 'essere cosciente di sè' e non si scusa per il gioco di parole allora è certo con non è uno con il sè. No?
(Mi scuso per il gioco di parole)
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Vecchio 12-02-2007, 12.47.47   #25
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Il ricordarsi di sé implica una presenza viva e costante.
Poniamo un esempio. Quando qualcuno ci offende (visto che ultimamente di questo si parla molto in forum) noi meccanicamente ci offendiamo. Solo dopo, che siano minuti, giorni o anni, si può con l'aiuto dell'intelletto tornare sulla questione e riprendere un certo controllo.

Col senno di poi, se qualcuno ci ha offeso intenzionalmente, possiamo ricordarci della massima "ognuno fa il meglio che può, in base al proprio livello di coscienza" e quindi, sempre intellettualmente, lo si può perdonare (e quindi perdonare noi stessi, liberandoci...)
In egual modo, se qualcuno ci ha offeso non intenzionalmente, possiamo ricordarci che comunque "ci siamo offesi perchè egli non ha soddisfatto le nostre aspettative" e dunque, ancora intellettualmente, possiamo perdonarlo e perdonarci...

In entrambi i casi, non abbiamo saputo farlo subito, durante, proprio perchè non ci ricordavamo di noi stessi... Abbiamo dovuto usare l'intelletto per raggiungere quel Sapere che ci ha liberati... ed è proprio l'intelletto il ponte che può condurre l'uomo al Sapere...
Ma una volta raggiunto tale Sapere, fatto proprio, non serve più pensare, proprio perchè si E' quel Sapere... Per assurdo, Dio non ha bisogno di pensare, perchè Sa...
Ma come tutte le cose, non basta arrivarci, bisogna Ricordarsene...

L'esempio sopra dimostra chiaramente come pochissimi sappiano realmente ricordarsi di se stessi... Per quanto si "capisca" che non bisognerebbe offendersi, è comunque un capire intellettuale che non è integrato con il proprio Essere, ed è ben lungi dal vero Ricordarsi di sé...
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