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Vecchio 06-12-2007, 16.25.13   #1
Era
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Predefinito Dipendenza da condizionamenti

Le dipendenze condizionano...ma non sono del tutto sicura che
i condizionamenti siano una dipendenza....sto cavillo astruso mi è saltato
agli occhi leggendo "cara vecchia scuola" e quello che la scuola/famiglia mi hanno
lasciato in eredità....
Provo a spiegarmi senza arrotolarmi nel filo spinato...
Ormai è risaputo che con il pc sono una frana....così come per tutte le situazioni
che richiedono ragionamento e razionalità...il guaio è che se non afferro
al volo....rinuncio....mi dico:"sono negata...non sono capace....non mi entra"
bella parac...arra vero? eppure mica ero tra le ultime a scuola (per quello che ho frequentato secoli fa)....
Anche con gli scacchi che sapevo appena muovere e che sono un' ottimo esercizio...mica me la cavo malissimo no?
E allora? vengo al nocciolo...i condizionamenti:
"non vali niente"
"non capisci niente"
"parlare con te è come parlare al vento"
la migliore comunque resta:
"ma guarda qui....una cosa fatta bene...da chi l' hai fatta fare? non è
certo farina del tuo sacco"

Secondo voi i condizionamenti creano dipendenza?

Ecco lo sapevo....mi sono intortolata come sempre

__________________
Dio mi conceda
la serenità di accettare
le cose che non posso cambiare
il coraggio di cambiare
quelle che posso cambiare
e la saggezza
di distinguere tra le une e le altre
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Vecchio 06-12-2007, 16.43.20   #2
Astral
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Bel topic Era


A volte il dire di essere negati per qualcosa, può significare anche che quella cosa non ti interessa ( vale anche viceversa).

Ad esempio io faccio schifo a giocare a calcio, e dico agli altri che non mi piace, ma in fin dei conti sotto sotto è un modo per giustificare l'essere uno schiappa.

Mi aggiungo a te a questo topic, ma devo individuare prima quale sono i miei condizionamenti.

Ultima modifica di Astral : 06-12-2007 alle ore 16.46.10. Motivo: aggiunta
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Vecchio 06-12-2007, 22.02.27   #3
stella
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Le dipendenze condizionano...ma non sono del tutto sicura che
i condizionamenti siano una dipendenza....sto cavillo astruso mi è saltato
agli occhi leggendo "cara vecchia scuola" e quello che la scuola/famiglia mi hanno
lasciato in eredità....
Provo a spiegarmi senza arrotolarmi nel filo spinato...
Ormai è risaputo che con il pc sono una frana....così come per tutte le situazioni
che richiedono ragionamento e razionalità...il guaio è che se non afferro
al volo....rinuncio....mi dico:"sono negata...non sono capace....non mi entra"
bella parac...arra vero? eppure mica ero tra le ultime a scuola (per quello che ho frequentato secoli fa)....
Anche con gli scacchi che sapevo appena muovere e che sono un' ottimo esercizio...mica me la cavo malissimo no?
E allora? vengo al nocciolo...i condizionamenti:
"non vali niente"
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"parlare con te è come parlare al vento"
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"ma guarda qui....una cosa fatta bene...da chi l' hai fatta fare? non è
certo farina del tuo sacco"
Secondo voi i condizionamenti creano dipendenza?

Ecco lo sapevo....mi sono intortolata come sempre
Quelle che hai citato sono delle frasi che ci condizionano, ci convincono che non siamo portati per una data cosa, e dài oggi dài domani ci autoconvinciamo di essere fatti così...
Specialmente se ce le ripetevano quando andavamo a scuola, perciò anche se eravamo bravine, ci convincevano che non valevamo nulla... chissà, forze per spronarci a fare meglio, ma ottenendo il risultato opposto

Ma si parla di dipendenza quando una cosa ci piace così tanto che non sappiamo rinunciarvi, in questo caso invece non sei tu che vai a cercarli, sembra invece che sia un tuo autoconvincimento a cui ti sei talmente affezionata che ti dispiace staccartene...
Questa può definirsi dipendenza ???? in questo caso ho paura di sì...
Tutte le dipendenze sono nocive, ci imprigionano in determinati schemi, se questi condizionamenti non ti fanno sentire libera allora dipendi da loro.... quindi il mio consiglio è cercare di liberartene... così la Era che è una frana pian piano sparirà.... e apparirà la Era nascosta che ci sa fare eccome !!!!
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Vecchio 07-12-2007, 17.54.55   #4
Elle
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uh guarda cara sono cresciuta con una mamma che mi ha nutrito di "hai fatto un quarto del tuo dovere" morale della favola ho passato 26 anni a sacrificare tutto di me per fare tutto al meglio e poi?Sono cresciuta senza capire i miei limiti nè tantomeno ascoltarli, la prima nemica di me stessa so doventare io stessa se mi ci impunto, e anche ora che sono a km e km e penso di essermi costruita una vita mia, mi sento lo spettro di incapacità o di non esser abbastanza..sul collo... e tutto questo non solo mi ha creato dipendenza allora ma anche adesso nella modalità di approccio agli altri, a me stessa e a nuove cose.e sai qual'è la cosa più brutta è che io mi lamento di lei ma sto diventando uguale oppure forse ho solo il terrore di diventare uguale non scindendola dentro di me correttamente.
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Vecchio 07-12-2007, 21.38.23   #5
Ray
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"non vali niente"
"non capisci niente"
"parlare con te è come parlare al vento"
la migliore comunque resta:
"ma guarda qui....una cosa fatta bene...da chi l' hai fatta fare? non è
certo farina del tuo sacco"
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"hai fatto un quarto del tuo dovere"
Scusa Elle, ma la frase che riporti tu, rispetto a quelle di Era, è opposta non simile.
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Vecchio 07-12-2007, 22.11.58   #6
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quindi il mio consiglio è cercare di liberartene... così la Era che è una frana pian piano sparirà.... e apparirà la Era nascosta che ci sa fare eccome !!!!
Beh Stella accetto il tuo consiglio anche se personalmente
non nè do mai..indicazioni...suggerimenti magari si...consiglio suona tosto!
per altro qualcosa so fare si...anche benino tuttavia se
ho scritto questa roba è perchè non la reputo così facile

pian piano eh?

comunque grazie
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Vecchio 07-12-2007, 22.54.10   #7
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Scusa Elle, ma la frase che riporti tu, rispetto a quelle di Era, è opposta non simile.
Dici che è opposta? per me opposta è contraria..il risultato è stato invece cmq di indicare una incapacità ad ottenere risultati o aspettative, che alla fine ho tradotto in incapacità dici di no?
Per me hai fatto un quarto del tuo dovere indica non hai fatto ciò che mi aspettavo, cioè il tuo risultato non è stato capace di soddisfare ciò che attendevo da te in relazione a quella cosa, cosa c'è di opposto esattamente se alla fine della fiera il suo senso porta all'evidenziare l'incapacità di raggiungere davvero quello che pensava ?

Ultima modifica di Elle : 07-12-2007 alle ore 22.56.47. Motivo: aggiunta
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Vecchio 07-12-2007, 23.05.10   #8
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Premetto che mi riferisco alle frasi così come sono riportate, non prendendo quindi per nulla in considerazione le eventuali atmosfere che potevano esserci o eventuali altri messaggi sconfermanti e quant'altro. Mi limito a ragionare sulle frasi.

Mentre quelle di Era significano "non vali niente", dire a qualcuno che ha fatto solo una parte del suo dovere implica dirgli che il suo dovere è alto, quindi anche la sua potenzialità. Se non ha fatto egli è dunque pigro magari, ma non incapace. Avrebbe potuto fare. Mentre nel caso di Era no, non avrebbe potuto fare e se per caso ha fatto non era lei.

Ti restituisco la palla.
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Vecchio 08-12-2007, 14.16.34   #9
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Premetto che mi riferisco alle frasi così come sono riportate, non prendendo quindi per nulla in considerazione le eventuali atmosfere che potevano esserci o eventuali altri messaggi sconfermanti e quant'altro. Mi limito a ragionare sulle frasi.

Mentre quelle di Era significano "non vali niente", dire a qualcuno che ha fatto solo una parte del suo dovere implica dirgli che il suo dovere è alto, quindi anche la sua potenzialità. Se non ha fatto egli è dunque pigro magari, ma non incapace. Avrebbe potuto fare. Mentre nel caso di Era no, non avrebbe potuto fare e se per caso ha fatto non era lei.

Ti restituisco la palla.
Certo se ci si attiene purtroppo solo all'espressione iniziale senza soffermarsi sul resto del messaggio in cui vi erano descritte atmosfere e risultati effettivamente si arriva alla tua conclusione. Ma appunto potrei capirlo se mi fossi fermata solo a citare l'espressione
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Vecchio 08-12-2007, 14.53.40   #10
Uno
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Ci provo io, a prescindere che era perfettamente in tema anche la frase di Elle seppur opposta, quindi Ray poteva evidenziare la diversità in maniera più ricca.

Se dico a Gigi comunque faccia che non sta facendo nulla, se quando pure fa bene metto in dubbio che lo abbia fatto lui lo reputo e/o voglio farlo sentire incapace.
Se dico a Gigi che poteva fare di più, che comunque faccia fa sempre una minima parte di quello che dovrebbe (un quarto nell'esempio), non metto in dubbio la sua capacità di fare, ma la sua volontà di fare.
Alla fine entrambi i casi se esasperati ed usati a sproposito immobilizzano chi si trova soggetto all'influenza di chi dice queste frasi (per questo dico che sebbene opposte le frase sono entrambe in tema: condizionamenti che creano dipendenze).

Purtroppo devo dire che in una forma o nell'altra sono sistemi usati da molte famiglie, in questo modo si vuole mantenere il controllo vita natural durante sui figli, si vuole tenere il figlio sempre un gradino più in basso. Ora di contro i figli a volte, spesso durante l'adolescenza, si ribellano in maniera errata... vorrebbero essere a pari o addirittura sopra non avendo tutte le esperienze necessarie per poter disquisire su tutto incondizionatamente.

Alla fine questo condiziona la maturazione dell'individuo, oggi ci troviamo in una società in cui nessuno vuol più sentirsi dire quello che deve fare... cosa giusta e sacrosanta se lo fa di propria iniziativa, d'altro canto come detto sopra immobilizza perchè seppur spesso viziati si cerca di annullare ogni iniziativa creativa (non sei capace e/o sei capace ma non lo farai mai).
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Vecchio 08-12-2007, 16.54.15   #11
cassandra
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Purtroppo è davvero facile far credere ad un bambino ma non solo,che è un incapace,un inconcludente...la mamma o la maestra,o chiunque conti... te lo dice e tu ci credi...perchè dovresti dubitarne se non sai chi sei?se sei in fase di assestamento (metodo pedagogico devastante ma diffusissimo).Molti finiscono con l'identificarsi con quell'etichetta controproducente e si apre la strada alle insicurezze,alla paura di non riuscire e di conseguenza si diventa dipendenti dall'idea altrui,dal consiglio o la semplice approvazione,perdendo anche il gusto di mettersi alla prova,di sperimentare,di fare...tanto si sa "io non ci riuscirò e se ci riuscissi sarebbe il minimo indispensabile,viste le scarse potenzialità che ci hanno appiccicato addosso e che noi sentiamo dentro soprattutto rispetto al nuovo.Se ci insegnassero semplicemente a fare del nostro meglio,il discorso cambierebbe,se chi in buona fede esprime pareri decisamente sconvenienti avesse il quadro chiaro delle conseguenze, probabilmente non proferirebbe parola,ma si sa che si dorme in massa...Che resta da fare?resta fare esperienza,resta voler mostrare a se stessi che si può riuscire come anche no e non c'è chissà che male...provare,sforzarsi,insistere,credere che volere e potere ed anche accettare gli errori che comunque servono,come nel caso di Era che pensa di non saper fare mentre sta già facendo...ed anche bene! solo che se non è riconosciuto dall'esterno è come non sare fare,che trappola eh! L'idea falsata si può trasformare vivendo,prendendo coscienza di sè e del fatto che nessuno è in grado di giudicare un altro se non in base a dei preconcetti,o paragoni inutili.Anch'io ho avuto una madre sminuente che involontariamente mi ha resa insicura,ma oggi so che non poteva fare altrimenti lei,io (noi) si...noi possiamo liberarci da quei pensieri che circolano guardando con fiducia a quel che vogliamo essere,persone giuste e chi se ne frega se gli altri sono meglio,o riescono al volo...rispetto a chi e a cosa poi?Se tutte le critiche subite ci hanno portato qui,forse c'è anche da ringraziare e continuare a lavorare...
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Vecchio 08-12-2007, 18.30.36   #12
stella
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Beh Stella accetto il tuo consiglio anche se personalmente
non nè do mai..indicazioni...suggerimenti magari si...consiglio suona tosto!
per altro qualcosa so fare si...anche benino tuttavia se
ho scritto questa roba è perchè non la reputo così facile

pian piano eh?

comunque grazie
Carissima Era ,
hai ragione, mi sono lasciata un po' prendere perchè mi sono sentita coinvolta....
Anche a me succede così... per esempio ho la patente da tanti anni, ma mi sento imbranata perchè quando ho imparato a guidare mi dicevano sempre che ero una frana, che non avevo i riflessi pronti, ecc. così ho sempre avuto paura di confrontarmi con me stessa su questo punto e ho nicchiato sempre.... perchè effettivamente mi sento così come mi hanno detto. La patente l'ho presa, ho passato l'esame di teoria e di pratica, ma in macchina non mi sento a mio agio... sto come sui carboni ardenti.
Ora se qualcuno mi dicesse di mettermi a guidare dovrei confessare che non me la sento proprio, perchè sono imbranata.... e solo a pensarci invento mille scuse per non provarci....
E non mi è affatto facile togliermi da dosso questo autoconvincimento....
Quindi non è facile liberarsi da certi condizionamenti, perchè entrano a fare parte di noi e di come ci poniamo davanti alle cose...
Forse se mi avessero detto che ero bravissima avrei preso più coraggio, e non avrei avuto questo complesso che mi porto dietro.

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Vecchio 08-12-2007, 19.16.05   #13
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Forse se mi avessero detto che ero bravissima avrei preso più coraggio, e non avrei avuto questo complesso che mi porto dietro.
Oddio... era sbagliato pure dirti che eri bravissima se in realtà non eri poi sto Schumacher della situazione, magari diventavi una spericolata.
Ci vuole la giusta misura, l'importante è lo scopo per cui uno fa un'appunto, se lo fa con amore solo perchè vede realmente un limite superabile da una persona in quel momento è bene, se lo fa per propri fini (siano anche sfogare una frustazione e/o insoddisfazione) invece il risultato sarà deleterio.

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Vecchio 08-12-2007, 19.17.01   #14
Astral
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Il problema è che sembra una catena, o un circolo vizioso, più ti senti incapace, più qualcuno di sgrida ( a lavoro, nella macchina, nella vita sociale e affettiva), più tendi a non metterti in gioco a non fare.

La stessa cosa vale quando però uno fa le cose, piano piano ci riesce, e prende sempre maggiore fiducia, perchè conosce quali sono i suoi limiti.

Tuttavia credo che c'è da considerare anche:

1) Come ci giudichiamo noi
2) La Sensibilità al giudizio altrui

Nel primo caso, mi sento di dire che forse come ci giudichiamo sono i giudizi che abbiamo assorbito passivamente, e a volte quando facciamo qualcosa neanche ci accorgiamo, ci diciamo, non che non vali niente. Se abbiamo poi un senso del perfezionismo, ed una rigidità forte, allora anche quando facciamo qualcosa abbastanza bene, ci rimproveriamo.

Nel secondo caso questo limita se abbiamo bisogno di costanti approvazioni, e siamo sensibili ( o forse suscettibili) alle critiche degli altri.

Questo è quello che penso, per il resto non ho nulla da suggerirti, se non il fatto che se ti guardi attorno nella vita di tutti i giorni, troverai ben poche persone libere dal condizionamento.

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Vecchio 08-12-2007, 19.39.13   #15
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Ci vuole la giusta misura, l'importante è lo scopo per cui uno fa un'appunto, se lo fa con amore solo perchè vede realmente un limite superabile da una persona in quel momento è bene, se lo fa per propri fini (siano anche sfogare una frustazione e/o insoddisfazione) invece il risultato sarà deleterio.
Questo per quanto riguarda l'atteggiamento di chi fa l'appunto , ma non credo sia ininfluente , ai fini del meccanismo che poi si viene ad instaurare , anche l'atteggiamento di chi riceve la critica
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Vecchio 08-12-2007, 22.20.03   #16
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Carissima Era ,
hai ragione, mi sono lasciata un po' prendere perchè mi sono sentita coinvolta....
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ti faccio le mie scuse...sono spesso precipitosa
e "accendina" è che leggendoti trasmetti "certezze" e non insicurezza...e un pochetto di:ho la ricetta per tutte le cure ( )

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Oddio... era sbagliato pure dirti che eri bravissima se in realtà non eri poi sto Schumacher della situazione, magari diventavi una spericolata.
Ci vuole la giusta misura, l'importante è lo scopo per cui uno fa un'appunto, se lo fa con amore solo perchè vede realmente un limite superabile da una persona in quel momento è bene, se lo fa per propri fini (siano anche sfogare una frustazione e/o insoddisfazione) invece il risultato sarà deleterio.
hai ragione ci vuole la giusta misura che forse c'era...
come dice Gibbi c'è da valutare chi fa e chi riceve
l' appunto..
quando e perchè...soprattutto quali strascichi lascia...

faccio uso improprio del post...avendolo scritto in altra sezione e non in psicologia lo vivevo/vivo come dipendenza da "polvere stravecchia" che comunque ancora offusca...va bene anche qui...anzi è il luogo
giusto...
tuttavia il senso non era cosa e come so farlo o meno...ma la sensazione del fallimento....detto questo
vi annuncio che so guidare...cucinare....azz che altro?

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Vecchio 08-12-2007, 23.19.43   #17
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ti faccio le mie scuse...sono spesso precipitosa
e "accendina" è che leggendoti trasmetti "certezze" e non insicurezza...e un pochetto di:ho la ricetta per tutte le cure ( )
Le certezze che trasmetto sono le cose che io dico a me stessa....
Certo che dirle a un'altra persona costa meno fatica che dirle a se stessi, perchè non si è coinvolti personalmente, su questo ci devo riflettere e ti ringrazio per avermi dato questo spunto.
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Vecchio 09-12-2007, 02.42.52   #18
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Questo per quanto riguarda l'atteggiamento di chi fa l'appunto , ma non credo sia ininfluente , ai fini del meccanismo che poi si viene ad instaurare , anche l'atteggiamento di chi riceve la critica
E se sei quella che deve fare l'appunto che puoi farci? Niente... puoi solo dare il meglio, poi accade quello che deve. Per esperienza so che alla lunga esce comunque però, esce se non dici per paura di sbagliare, esce se esageri, esce se fai bene... magari un figlio o una figlia (nel tema, ma vale anche per altri rapporti) non ti guarda in faccia per 10 anni, ma se hai fatto bene esce poi.
Non dico che odiassi il mio maestro delle elementari, ma mica lo sopportavo quando mi rompeva le scatole perchè potevo rendere di più... poi ho capito, e potrei farti innumerevoli esempi del genere fino ad un certo periodo della mia vita, dopo l'ho presa in mano.
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Vecchio 09-12-2007, 03.06.40   #19
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E' un meccanismo infame. Non solo inibisce ad iniziare qualunque cosa ma tende anche ad inibire le iniziative altrui che ci coinvolgono.

E' come camminare sempre con il freno a mano tirato e non saperlo. Impedirsi volontariamente di capire, imaprare, memorizzare e quant'altro solo per mettere in pratica ciò che è cristallizzato.

Il primo pensiero che parte è: non posso. Questo istalla altre procedure nella ram che ne fanno partire altre e via fino all'immobilità e all'apatia, al blocco.

Sembrerà banale ma fare senza aspettative del risultato aiuta a scoprirsi in grado di imparare. Come diceva Astral, non giudicarsi, non star li a pensare al futuro: riuscita della cosa; al come verrà; al come si fa; ecc ecc. aiuta a fare e come va va.. l'importante è partecipare..
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Vecchio 09-12-2007, 22.23.52   #20
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Oddio... era sbagliato pure dirti che eri bravissima se in realtà non eri poi sto Schumacher della situazione, magari diventavi una spericolata.
Ci vuole la giusta misura, l'importante è lo scopo per cui uno fa un'appunto, se lo fa con amore solo perchè vede realmente un limite superabile da una persona in quel momento è bene, se lo fa per propri fini (siano anche sfogare una frustazione e/o insoddisfazione) invece il risultato sarà deleterio.

Ripensando a quel periodo, già prima di cominciare mi dicevano che non ci sarei riuscita, quindi prendere la patetente è stata già una vittoria.
L'istruttore della scuola guida era una persona giusta, cioè mi incoraggiava quando facevo bene e mi faceva notare quando sbagliavo e perchè sbagliavo.
Però chi mi stava vicino a casa mi diceva che non sarebbe mai salito in macchina se guidavo io, quando facevo le uscite con il foglio rosa ogni cosa che facevo mi veniva criticata, io già che ero insicura di mio mi imbranavo ancora di più....
E questa insicurezza mi si e appicicata addosso, al punto che non ho più guidato, e questo in un certo senso è stato un mio fallimento, quanto sarei stata più libera se avessi continuato a guidare e anche più soddisfatta...
Quindi penso di essere stata abbastanza condizionata, chi mi diceva quelle cose non aveva fiducia che avessi potuto imparare bene, e non aveva pazienza di lasciarmi fare senza fare continui commenti che certo non mi aiutavano...
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Vecchio 10-12-2007, 12.22.06   #21
dafne
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Vale anche la frase "Potrebbe fare molto di più?" Allora mi accodo anch'io. che poi quel "fare di più" diventi sempre di più di quello che si è fatto..
E posso aggiungere "non cambierai/crescerai mai"? questa è la frase che mi fà in assoluto più male.
Perchè mai? Mai dire mai. Poi però ci si ritrova in mezzo e.."sei sempre la solita"...
mmmm che il bisogno di continue conferme sia anche una speranza di scoprire di aver interrotto almeno per una volta uno di questi condizionamenti?
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Vecchio 10-12-2007, 13.45.16   #22
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Ne anch'io ricevuti tantissimi che hanno creato quella che sono ora.
Dai genitori dagli insegnanti dall'esperienze della vita etc

Ora mi domando, visto che mi pare che una volta condizionati approcciamo a tutto nel solo modo in cui sappiamo/conosciamo affrontare la vita, così nel mangiare, come nel guidare, in tutto quello che facciamo abbiamo come un modus operandi che ci conduce un filo invisibile che ci muove sempre nello stesso modo. ( Non so se si capisce)

Mi pare che la ricapitolazione serva un po' per come dire, vedere questo filo, atteggiamenti, che poi alla fine sono sempre gli stessi per ogni occasione.

Quando ci si accorge che abbiamo sempre lo stesso approccio/sentire ad un problema si può/deve provare a fare nel modo opposto al nostro modus operandi?

Faccio un esempio io mi accorgo di non avere mai molta attenzione per me devo trovare e forzarmi di rendermi conto che esisto pure io e che ho delle "esigenze" a volte che neppure conosco perchè dimenticate/sotterrate nel tempo. Qui mi viene in mente il discorso delle papille gustative di Daf. Non so più cosa mi piace e non cucino mai per me ma per gli altri e dico che mi piace tutto perchè mi accontento (condizionamento?) di mangiare quello che c'è. Ma cosa piace veramente a Grii?
Oddio non so se si capisce scusate meglio non mi viene.
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Vecchio 10-12-2007, 17.25.37   #23
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Quando ci si accorge che abbiamo sempre lo stesso approccio/sentire ad un problema si può/deve provare a fare nel modo opposto al nostro modus operandi?

Faccio un esempio io mi accorgo di non avere mai molta attenzione per me devo trovare e forzarmi di rendermi conto che esisto pure io e che ho delle "esigenze" a volte che neppure conosco perchè dimenticate/sotterrate nel tempo. Qui mi viene in mente il discorso delle papille gustative di Daf. Non so più cosa mi piace e non cucino mai per me ma per gli altri e dico che mi piace tutto perchè mi accontento (condizionamento?) di mangiare quello che c'è. Ma cosa piace veramente a Grii?
Oddio non so se si capisce scusate meglio non mi viene.
Credo che si possa parlare di condizionamento anche in questo caso, si e forzare in maniera opposta, a quel condizionamento, potrebbe essere un inizio.
Alla fine, se ci pensiamo bene, tutto lo è. Per fare in modo di non fare assumere a questo condizionamento un effetto, come dire, continuo a porre condizioni ( o cosi, o nulla ), quindi espressione di una cristallizzazione, anche qua penso ci voglia attenzione ed oservazione.
Sembrano le parole magiche in effetti, pure se mi rendo conto che per me è abbastanza difficile.
Anche io, sono stato preda di questo " subire", una critica un po più incisiva, che so, per quel che ricordo con maggiore semplicità inerente alla mia ( assunzione di ) responsabilità.
Il fatto di non essere " inserito/catapultato" ( passatemela ) in quelle situazioni in cui una responsabilità, anche se a livello embrionale, doveva essere presente, ci voleva, ha fatto in modo che da qualche parte, a causa di un ovattamento barriera, troppo protettivo per certi versi, si bloccase un circuito ovvero si attivasse un meccanismo che, col passare del tempo se non preso di petto, tende-tendeva a divenire imperante ( almeno per quel che ho visto ). Di qui la situazione di indecisione che talvolta ancora mi accompagna.
Ad esempio, ciò che accadeva avveniva in questi termini: " Oggi andiamo a comprare quel che ti serve"!, ed io: " Non posso compralo da solo? ", risposta: " No tu non sai scegliere e chissà cosa vai a comprare! ".
Per me insomma la mancanza di assunzione di responsabilità, il blocco da questa ingenerato, in quanto si presumeva che non ne ero capace di scegliere o per l'acquisto di abiti o di chissà cosa, mi ha accompagnato per molto tempo e non è detto che, per altri aspetti, sia stata eliminata del tutto, anzi.
Ho notato che questo " condizionare" mi ha dato/fornito una via percorribile, diciamo, in maniera semplice( gli altri scelgono per me ) ma per altro verso, quando mi si presentava l'occasione di aquistare un abito o altro, spesso divenivo nervoso. Come dire che mi stavo dicendo qualcosa ed in quelle occasioni divenivo scontroso, irritante, inadeguato a quella situazione, aumentava lo stress e da quella volevo scappare ed aumentava, per conseguenza, la mia indecisione e chi più ne ha più ne metta; il tutto, poi, seguito da litigio spesse volte. Alla fine non ero tranquillo.
Insomma gia il fatto di aver visto che c'era ( c'è ) qualcosa che mi ha condizionato e che al tempo stesso mi ha dato ( da ) un sentiero che per un verso mi faceva sentire, come dire, a mio agio, dall'altro però qualcosa scalpitava, voleva uscire.
Oggi comunque ho bisogno ancora di un qualche indirizzo, nel senso che al momento, mi rendo conto, qualcosa è rimasta dall'epoca in cui sta cosa ha inciso, poichè esiste, la sento, una paura di fondo. Paura di sbagliare, di fare la cosa sbagliata; paura di comprare l'abito adatto da cui poi potrebbe scaturire una critica ma anche, forse più difficile, l'accettazione per un errore commesso.
Forse più per la voglia di sentirsi indipendente a volte ma allo stesso tempo, un mio comportamento, è mosso da una pretesa a riprendere un posto per me stesso.
Dico io: ma non potevo imparare a comprare da solo gli abiti che mi servivano? Almeno oggi più che come disagio interiore, forse l'avrei vissuta in altro modo sta cosa. Si, forse!
Fatto sta che c'è ancora sto condizionamento, in maniera minore credo, ma c'è!
__________________
Dr. Marc Haven
“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 10-12-2007, 19.06.08   #24
cassandra
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Questa discussione in psicologia ci voleva proprio,grazie Era
Ho pensato molto a questa cosa e mi sono resa conto ripercorrendomi,che fino ad un certo punto alcune espressioni materne le accoglievo come sprone a dare di più,inconsciamente mi servivano da carburante,anche se non erano comunque incoraggiamento, ero brava a trasformarle da piccola e da ragazzetta.Poi è entrato in gioco un fidanzato i cui condizionamenti mi hanno cambiata,li ho accusati e ho creduto di essere come mi veniva detto,hanno creato insicurezza e paura di sbagliare,meglio,ho lasciato che creassero,un pò faceva anche comodo...vabbè
Non si tratta tanto del saper fare,su quello volendo, faccio tutto,(partendo dal presupposto che prima o dopo imparo... ) ma sono condizionata sulle scelte,sul cosa voglio dalla vita,cose così.
Ho spesso dubbi,penso alle conseguenze, mentre se avessi il coraggio di fermarmi ad oggi,probabilmente saprei scegliere eccome...se domani non esistesse probabilmente farei tutto e di più.
Il passato come il futuro sono una fregatura in questa cosa,quanto c'entrano in quest'ottica per voi?
Aggiungo di essermi vista anche come causa di condizionamenti,ad esempio con mio fratello che come Jez ha avuto problemi (non trovo altra parola,spero capirai il senso ) nello scegliere abiti, anche perchè gli rompevo spesso le scatole...quindi penso che certe cose si dicono talvolta con grossa superficialità e non sempre come ha già detto Uno per fini nocivi...ma il risultato può essere deleterio ugualmente.Per me una delle cose da fare è stare attenti...accorgersi del meccanismo quando parte e spingersi oltre,agendo invece di dar ascolto alla mente che svia.Come è facile scriverlo...
cassandra non è connesso  
Vecchio 12-01-2008, 10.57.40   #25
hava
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Originalmente inviato da Uno Visualizza messaggio
Ci provo io, a prescindere che era perfettamente in tema anche la frase di Elle seppur opposta, quindi Ray poteva evidenziare la diversità in maniera più ricca.

Se dico a Gigi comunque faccia che non sta facendo nulla, se quando pure fa bene metto in dubbio che lo abbia fatto lui lo reputo e/o voglio farlo sentire incapace.
Se dico a Gigi che poteva fare di più, che comunque faccia fa sempre una minima parte di quello che dovrebbe (un quarto nell'esempio), non metto in dubbio la sua capacità di fare, ma la sua volontà di fare.
Alla fine entrambi i casi se esasperati ed usati a sproposito immobilizzano chi si trova soggetto all'influenza di chi dice queste frasi (per questo dico che sebbene opposte le frase sono entrambe in tema: condizionamenti che creano dipendenze).

Purtroppo devo dire che in una forma o nell'altra sono sistemi usati da molte famiglie, in questo modo si vuole mantenere il controllo vita natural durante sui figli, si vuole tenere il figlio sempre un gradino più in basso. Ora di contro i figli a volte, spesso durante l'adolescenza, si ribellano in maniera errata... vorrebbero essere a pari o addirittura sopra non avendo tutte le esperienze necessarie per poter disquisire su tutto incondizionatamente.

Alla fine questo condiziona la maturazione dell'individuo, oggi ci troviamo in una società in cui nessuno vuol più sentirsi dire quello che deve fare... cosa giusta e sacrosanta se lo fa di propria iniziativa, d'altro canto come detto sopra immobilizza perchè seppur spesso viziati si cerca di annullare ogni iniziativa creativa (non sei capace e/o sei capace ma non lo farai mai).

Ritorno su questo argomento, importante anche per me.
Mi identifico con Era e con Elle per cio' che riguarda esperienze passate. Conosco io pure quel condizionamento materno che come Uno ha giustamente osservato e' uno dei tanti stratagemmi per conservare il controllo sui figli.
Come sono riuscita a liberarmene? Ho cercato in me stessa, fra tutte le dichiarate e riconosciute debolezze quelle forze potenziali su cui costruire per rinforzare la fiducia in me stessa. Queste forze se pure latenti le abbiamo tutti, basta cercarle.
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