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Vecchio 14-05-2008, 14.59.29   #26
dafne
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Allora giriamola in altro modo se battibecco non rende, c'è demolizione e demolizione, se demolisco una casa fatta di legno perchè e piena di termiti per ricostruirla con legno sano è un discorso, se demolisco una casa scavata nella roccia solo perchè a me piacerebbe di plastica è un altro discorso.
Quello che volevo dire con battibecchi e non, è la difficoltà che chi ha "il complesso di mamma chioccia" di distinguere le situazioni, parte l'ansia e si cerca di metterla a tacere, punto.
La tua ipotesi è corretta, "tutti buoni, io non ho l'ansia e sto bene"

Poi è uscito il silenzio, non si dovrebbe mai arrivare al silenzio.... finchè c'è qualcosa da dire, se due parti sono inconciliabili è meglio che stiano zitte piuttosto che ammazzarsi, tanto prima o poi qualcosa accadrà a chi ha lasciato qualcosa in sospeso.
Questo è un punto, ti manca la fiducia nella provvidenza che le cose devono andare in un certo modo, quindi anche una certa mania di controllo (sto parlando in generale anche se uso la seconda persona eh...).
Decisamente più chiaro, grazie.
In effetti si l'ansia non mi parte dai contenuti ma dai toni, dalla tensione che si crea, che sia una discussione su un vestito che sul senso della vita...in genere è sufficiente che uno dei due dimostri aggressività e io parto... ..stile macina sassi, a costo anche di travolgere me stessa se, in qualche caso, mi piglio un doppio vaff
Altro punto dolente hai toccato, ci pensavo proprio oggi, sulla fiducia che chi lascia in sospeso prima o poi paga, che la Provvidenza esista e sia equa ecc ecc questa fiducia io non c'è l'ho..al di là che sia riferito direttamente a me o meno mi sfugge leggermente il senso del controllo qui. Vuoi dire che non credendo che esista una Provvidenza che sistema le cose io abbia in qualche modo bisogno di guidarle?
grazie
ps
ehm...ora stiamo sviscerando il perchè e anche il dove..esiste anche una possibilità di tirar fuori il come? Nel senso del "come ne esco?" Mi devo consapevolmente pippare l'ansi quando arriva restando fuori dai giochi e lasciando che sia?
a ri-grazie
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Vecchio 14-05-2008, 15.51.36   #27
Ray
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ehm...ora stiamo sviscerando il perchè e anche il dove..esiste anche una possibilità di tirar fuori il come? Nel senso del "come ne esco?" Mi devo consapevolmente pippare l'ansi quando arriva restando fuori dai giochi e lasciando che sia?
a ri-grazie
Poi rileggo tutto con più calma (adesso ho pochissimo tempo) ma questa cosa che hai detto mi ha colpito e volevo sottolinearla... pipparsi consapevolmente l'ansia (la sofferenza in genere)... beh si, è certamente un ottimo "come", soprattutto se si sono visti i perchè e i dove (e magari anche i quando), perchè questo esporsi, aprirsi volontariamente alla "sofferenza" modifica i meccanismi... solve...
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Vecchio 14-05-2008, 21.42.36   #28
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Vuoi dire che non credendo che esista una Provvidenza che sistema le cose io abbia in qualche modo bisogno di guidarle?
Un'ipotesi potrebbe essere anche l'opposta: siccome hai bisogno di guidarle non puoi credere alla Provvidenza...
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Vecchio 14-05-2008, 22.42.07   #29
Sole
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ehm...ora stiamo sviscerando il perchè e anche il dove..esiste anche una possibilità di tirar fuori il come? Nel senso del "come ne esco?" Mi devo consapevolmente pippare l'ansi quando arriva restando fuori dai giochi e lasciando che sia?
a ri-grazie
Mi vien da dire trattenendo il cavallo sciolto che ti parte. Tenendolo tu per le briglie. Certo che non sarà facile all'inizio però ci si allena vivendo.. trattenere non vuol dire reprimere e quindi ti troverai ad osservare tutto quello che accade fiuori e dentro di te sforzandoti tantissimo di non controllare nessuno se non il tuo bisogno che sia di credere o non credere di essere il centro dell'equilibrio altrui o meno..

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Se non sarò me stesso chi lo sarà per me? E se non ora, quando?
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Vecchio 15-05-2008, 01.15.58   #30
griselda
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Questo è un punto, ti manca la fiducia nella provvidenza che le cose devono andare in un certo modo, quindi anche una certa mania di controllo (sto parlando in generale anche se uso la seconda persona eh...).
Anche a me manca la fiducia nella provvidenza, che vorrebbe dire fidarsi che ciò che arriva è ciò che mi serve e di cui devo fare esperienza e che dietro c'è sempre una motivazione.
Invece vedo che l'ansia mi porta proprio all'opposto tento di tenere tutto sotto controllo stressandomi a dismisura e così poi mi viene l'ansia.
Lo sbaglio forse deriva dal fatto di aver avuto tante esperienze negative e l'aver detto dopo con il senno di poi:"ah se fossi stata attenta!" è li che nasce sta mania di controllare tutto? Il non aver compreso che le cose dovevano andare così, che se non fosse successo in quella situzione sarebbe successo in un'altra perchè avevo bisogno di comprendere qualcosa?
La paura di riprovare quella paura, quei sensi di colpa, quelle ansie fa si che non mi fidi più, che mi chiuda e controlli tutto in modo da sentirmi illusoriamente al sicuro? Che poi se solo capissi che se devo fare una certa esperienza non ci sono santi che tengono vivrei meglio. Ma mica è facile anche se ci sto provando.... elloso ci vuole pazienza, ma qualche dotazione potevano anche fornirmela eh? E bon "si può fareeeeeee!!!" come recitava Gene Wilder in Frankenstein junior.
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Vecchio 15-05-2008, 07.55.08   #31
dafne
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Un'ipotesi potrebbe essere anche l'opposta: siccome hai bisogno di guidarle non puoi credere alla Provvidenza...

sorry?
Non sono sicura di capire cosa vuoi dire ma mi da la sensazione di mania di onnipotenza, non che tu lo abbia detto quindi se me lo puoi spiegare un pochino meglio... grazie
Ma perchè si ha bisogno di giudare le cose? Solo perchè in passato non sono andate come volevamo?
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Vecchio 15-05-2008, 11.09.02   #32
RedWitch
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.............
Ma perchè si ha bisogno di giudare le cose? Solo perchè in passato non sono andate come volevamo?
Il perche' in me non l'ho ancora individuato onestamente, se non il mio bisogno di stare sempre al sicuro.. se controllo tutto quello che ho intorno (mi illudo di farlo), non ci possono essere contrattempi, e io sto tranquilla (un po' quello che si diceva qualche post sopra..), il punto e' che siccome non tutto (e soprattutto tutti) e' controllabile, sono perennemente contratta , perche' mi accorgo che le cose sono come una bomba ad orologeria che possono "esplodere" senza che io ci possa fare nulla.. il termine "sotto".. l' avere tutto sotto controllo secondo me la dice lunga.. sotto, sotto di me, sotto il mio potere presunto.. quindi si in un certo senso la vedo come mania di onnipotenza (se tiri fuori il bazuka Daf avvertimi eh )

Il pretendere di pormi sopra a tutto il resto, anche fare la crocerossina di tutti (tu ti chiami mamma chioccia, la mia tendenza e' quella di proteggere tutti, ascoltare tutti , stare sempre a disposizione di tutti etcetc), anche questa e' una forma di controllo (se tutti si confidano con me, io so cose che nessun altro sa, che grande "potere")... Ma quel mettere da parte me stessa, non e' altruismo ..
inoltre se controllo tuttissimo fuori, quando mi rimane il tempo per guardare dentro? E cercare in me?

Le cose per me vanno meglio (anche se ci ricasco spesso in tutto quell'ambaradan che dicevo sopra ), da quando mi sono accorta che non e' poi cosi' male non avere il controllo su tutto.. se le cose devono andare in un certo modo, va bene cosi'.. la cosa importante per me adesso e' sentirmi a posto con la mia Coscienza. Se faccio quello che posso e che devo, se le cose non vanno come previsto.. pazienza.

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Vecchio 15-05-2008, 11.42.04   #33
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Secondo me non è sbagliato mantenere il controllo, anzi è sintimo di temperanza ed è stata la via di molti santi.
In alcuni casi la supervisione è fondamentale.

Forse nel discorso si intende l'eccessivo controllo sugli altri, ma diciamo che la parola più giusta è la manipolazione.

Io credo che dipenda sempre dai casi: se ho un conto intestato con mia madre, e lei spende oltre il dovuto, forse in questo caso, non è errato esercitare un controllo.

Il problema secondo me che il controllo si esercita in contesti sbagliati.

Probabilmente anche nell'esempio descritto da Red: è molto semplice vedere se sono veramente una persona che ispiro fiducia ( e tutti si confidano) oppure è una mia forma di controllo. Basta che viene qualcuno più bravo di me a dare consigli e allora mi sento spodestato dal mio ruolo.

Io comincio a pensare che l'ego non si serve solo dei punti deboli, ma si serve proprio delle nostre "predisposizioni", le nostre qualità che grazie alle quali, possiamo esercitare un potere.

E' proprio infatti la bellezza, la bontà, l'intelligenza che possono essere utilizzati come punti di forza per manipolare gli altri, e difficilmente i nostri difetti.

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Vecchio 15-05-2008, 15.19.42   #34
Ray
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sorry?
Non sono sicura di capire cosa vuoi dire ma mi da la sensazione di mania di onnipotenza, non che tu lo abbia detto quindi se me lo puoi spiegare un pochino meglio... grazie
Ma perchè si ha bisogno di giudare le cose? Solo perchè in passato non sono andate come volevamo?
Beh, ma la mia ipotesi era diretta conseguenza del discorso... quello che facevamo un po' tutti anche se da versi diversi... vogliamo avere il controllo per stare al sicuro dalle sensazioni negative (se nessuno litiga io non vado in ansia eccetera)... e questo bisogno di non avere ansia, disagio, quel che è, diventa bisogno di controllo fuori-di-noi... bisogno che mi impedisce di credere alla Provvidenza, perchè credere alla provvidenza significherebbe arrendersi ad un "controllo" più alto del nostro... che potrebbe anche prevedere la nostra ansia (e noi che impariamo ad averla, fino a non averne più bisogno).

Mi ricordo che da ragazzo odiavo i Promessi Sposi... ero un adolescente che voleva avere lui il controllo di tutto e il vero protagonista del Promessi Sposi è la Provvidenza... forse è uno dei motivi per cui mi strideva il romanzo, chissà.

Per rispondere anche ad Astral dico che il controllo sugli altri è sempre illusorio, anche e soprattutto quando ci sembra d'uopo. Certo tu puoi controllare, con un esercizio di potere (che rischia sempre l'abuso perchè esercitato arbitrariamente), che la nonna non spenda "troppo", ma non puoi controllare la sua tendenza a farlo... il bisogno di controllo sugli altri non è mai soddisfatto, anche se riusciamo a delimitare il loro campo di azione, il controllo non si estenderà mai a pensieri e sentimenti e impulsi, come ci piacerebbe (dato che non lo abbiamo su di noi).
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Vecchio 15-05-2008, 16.01.17   #35
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Per rispondere anche ad Astral dico che il controllo sugli altri è sempre illusorio, anche e soprattutto quando ci sembra d'uopo. Certo tu puoi controllare, con un esercizio di potere (che rischia sempre l'abuso perchè esercitato arbitrariamente), che la nonna non spenda "troppo", ma non puoi controllare la sua tendenza a farlo... il bisogno di controllo sugli altri non è mai soddisfatto, anche se riusciamo a delimitare il loro campo di azione, il controllo non si estenderà mai a pensieri e sentimenti e impulsi, come ci piacerebbe (dato che non lo abbiamo su di noi).
Beh allora anche lo stato illusoriamente crede di controllarci, eppure qualcuno dovrà comunque farlo, altrimenti sarebbe l'anarchia più totale.

E' proprio per questo che il controllo ci vuole, ma ovviamente non posso come dici tu controllare tutto sentimenti, pensieri, desideri.

Eppure è strano che molte pratiche magiche si basano proprio sul controllo dell'altro.

In ogni caso è vero che se io devo sempre controllare l'altro è perchè magari non riesco a controllare io questa mania, ma è pur vero che al giorno d'oggi vuoi con l'imposizione, vuoi con la seduzione, le persone sono facilmente controllabili.

L'agire spontaneo e lasciare agli altri il libero arbitrio, può essere un ottimo modo per sfuggire a questa morsa.
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Vecchio 15-05-2008, 23.23.53   #36
dafne
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Quanti punti e spunti in questi ultimi messaggi..
(pssss tranquilla Red non ce l'ho più il bazuka, sono nella fase cerino bagnato non mi accendo più così facilmente)
Dunque, dalla mamma chioccia alla mania di onnipotenza il passo mi sembrava più lungo della gamba ma a ben guardare non poi così tanto. Che la mancanza di controllo su ciò che ho attorno mi generi ansia e, a volte, rabbia, è sotto ai miei occhi tutti i giorni nelle mie reazioni esagerate sui miei figli, che siano di rabbia o di dolore sono sempre troppo rapide ed eccessive e partono sempre dal non riuscire a far capire o fare loro quello che per me è più giusto. Poco alla volta e più per sfinimento che per buonsenso, stò imparando a lasciare loro lo spazio per accapigliarsi e trovare un vincitore, sono però rarissime le volte che permetto loro di arrivare ad una soluzione perchè vorrei che nessuno dei due perdesse. Oggi cerco di intervenire solo quando arrivano alle mani, cosa che capita sempre più spesso (le zuffe) perchè, temo, non hanno avuto lo spazio per comprendere che non si può sempre essere alla pari, nè tantomeno vincitori. Qualche volta si perde, e io con la mia troppa equità (nel senso di mania ) non ho permesso loro che acquisissero la capacità di saper perdere restando in equilibrio.
Oppure anche peggio, se ci penso, la costante equità può avergli generato la necessità di trovare un vincitore
Che poi questo meccanismo di controllo parta da una profonda convinzione che al mondo non esista giustizia e che se c'è è simile a quella della giungla non so ancora dirlo con certezza ma, si, voglio che le cose vadano come dico io, magari non tanto perchè sono una super saputella ma piuttosto perchè nella mia visione delle cose tutto va bene e tutti si vogliono bene.
non so se riuscirò mai a superare questa "doppia visione" del mondo, da una parte il bello-ma-spesso-brutto che vivo e dall'altra il perdindirindina-che-paradiso-che-è che desidero.Teoricamente stò guardando la stessa cosa vero?
Sono sempre più confusa, non ho mai pensato, consciamente a questo punto, di potermi sostituire a una giustizia superiore...però è insindcabile che io mi sia messa a volte in mezzo a delle situazioni a mò di giudice...curiosamente noto poi che le situazioni di dominazione, in cui la sottomissione è mia invece mi attirano come la luce per la falena...
Un tentativo di riequilibrare?
Mah, qui gli interrogativi aumentano, l'unica cosa certa che ho è che non m'intrometto mai per seminare zizzania o alimentare i fuochi, quasto è già qualcosa.
Sulla mia capacità di giudizioo, beh, giro la ruota e mi compro una vocale
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Vecchio 16-05-2008, 22.21.17   #37
RedWitch
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... il bisogno di controllo sugli altri non è mai soddisfatto, anche se riusciamo a delimitare il loro campo di azione, il controllo non si estenderà mai a pensieri e sentimenti e impulsi, come ci piacerebbe (dato che non lo abbiamo su di noi).
Vedere scritto nero su bianco che quel che in realtà si vorrebbe controllare sono i pensieri, gli impulsi, ma soprattutto i sentimenti degli altri, mi fa impressione.. ma ci ho pensato un po', è proprio così...

Anche quando si ha paura di perdere l'amore di qualcuno, e si fa di tutto per accontentarlo, in realtà è una sorta di scambio (che si crea del tutto nella mente, io ti accontento in tutto, mi "prostro", in modo che tu poi mi debba qualcosa, in modo che tu non possa non amarmi, o andartene..), si pensa che l'altro debba pensare o sentire le cose che vorremmo... Ne abbiamo parlato tante volte, ma riesco a vedere chiaramente sta cosa solo adesso.. quel controllare l'esterno , non significa il raggio di azione dell'altro, non significa qualcosa di esterno (si esterno a me ma interno agli altri ) significa proprio sentimenti, pensieri.. qualcosa su cui in realtà (e per fortuna) non si ha nessun potere.

Significa che si puo' passare un sacco di tempo a cercare di controllare qualcosa che non è umanamente controllabile, più spreco di energie di così...

Sto andando molto fuori tema (scusate ), ma a questo punto mi domando se è il bisogno di controllo che genera l'ansia o se è l'ansia che genera questo bisogno di controllo..

Se guardo indietro, a me è capitato diverse volte nella vita, che persone che mi erano molto vicine (amicizie strette), di punto in bianco si allontanassero. E ho sempre creduto che fosse colpa mia in qualche modo, ma non ho mai fatto niente per ricucire questi rapporti. Se vanno.. vanno. Credo pero' che questo abbia fatto sì che quando una persona mi si avvicini, scatti in me l'immediata paura della perdita.. ecco quindi che se non sto attenta scatta in me "l'amica di tutti", la disponibilona, quella che corre per tutti tranne che per sè stessa etcetc..
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Vecchio 16-09-2010, 20.15.39   #38
dafne
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Ritiro su questa discussione perchè mamma chioccia...è alla riscossa!!

Mio figlio maggiore ha iniziato le medie,il disastro era annunciato...
Premetto che abbiamo trascorso l'estate con una me che comprava eserciziari vari per ripassare e due figli che alzavano beatamente le spalle.. ..ho giocato al "vedete poi siete voi che ci rimettete" ma la verità è che la cosa è stata oltremodo frustrante. E' finita, banalmente, che il grande ha fatto 3 mesi di pure ferie e il piccolo non ha fatto i compiti di scuola.
Cercando di arginare la chioccia mi sono resa conto che ho generato una tensione interna che è aumentata moltissimno e che è poi oscillata tra il "fatti tuoi" al "vedrai come la paghi a scuola poi".

Il dramma vero è andato in scena due giorni prima della scuola quando mi sono trovata tutte le scuse del mondo per fare i compiti al piccolo
Ho resistito, ma m'è costato parecchio.

Adesso ho il grande in prima media che già i primi giorni s'è messo a fare i capricci per quei pochi compiti che ha. La straziante necessità di vederlo andare bene mi ha spinto a insistere ma la priorità è di fargli capire che a scuola ci deve andare lui, è il suo compito e il suo futuro e questo mi sta facendo indietreggiare di fronte a mettermi a sua disposizione.

Stò malissimo, per domani non ha fatto i compiti di lettere, mi sono messa con lui a leggerli più di una violta ma non posso dettarglieli.
Da domani via i giochi e la tv, quello lo posso fare, ma ingabbiare la chioccia è più arduo di quello che credevo. Mi sento una madre degenere e incapace, insensibile di fronte alle difficoltà del piccolo. Una stronza.

Poi del "piccolo" mi vengono in mente le rispostacce i vaff, i giri in bici e il puntare i piedi su quel che vuole, il chiamare per farsi portare le cose ecc ecc e mi rendo conto che stà chioccia, alla fine, ha fatto dei gran danni

Di mio ho realizzato che la scuola mi ha lasciato una profonda insoddisfazione per non essere riuscita ad utilizzarla bene. Ma è la mia storia, non la loro per forza.

Si, mi sà che devo imparare a pipparmi l'ansia, pare che sia un problema comune in questa famiglia............
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Vecchio 16-09-2010, 22.01.00   #39
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ma a questo punto mi domando se è il bisogno di controllo che genera l'ansia o se è l'ansia che genera questo bisogno di controllo..
Di solito la seconda, almeno all'inizio, ma poi si genera un circolo.

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Credo pero' che questo abbia fatto sì che quando una persona mi si avvicini, scatti in me l'immediata paura della perdita.. ecco quindi che se non sto attenta scatta in me "l'amica di tutti", la disponibilona, quella che corre per tutti tranne che per sè stessa etcetc..
Che corre solo per se stessa alla fin fine, dato che è una sua paura/bisogno che la spinge.
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Vecchio 16-09-2010, 22.02.55   #40
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Stò malissimo, per domani non ha fatto i compiti di lettere, mi sono messa con lui a leggerli più di una violta ma non posso dettarglieli.
Non ho capito... vi siete messi li a fare ma non ha fatto?
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Vecchio 16-09-2010, 22.50.13   #41
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Non ho capito... vi siete messi li a fare ma non ha fatto?
Si erano domande esplicite e implicite, ci siamo arenati già sulle prime perchè io "pretendevo" che leggesse il mini testo per trovre i pezzi e non dettandogli la risposta ha cominciato a dire che non capiva ecc ecc
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Vecchio 16-09-2010, 23.09.58   #42
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Si erano domande esplicite e implicite, ci siamo arenati già sulle prime perchè io "pretendevo" che leggesse il mini testo per trovre i pezzi e non dettandogli la risposta ha cominciato a dire che non capiva ecc ecc
Ah ok. Eh, tocca armarsi di santa pazienza e leggergli la domanda e rileggergli il pezzo dove c'è la risposta finchè non la dice e tenerlo la finchè non collabora.
Quando però collabora prestare attenzione ai suoi cali e stanchezze e accoglierli.

Elloso... non facile.
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Vecchio 16-09-2010, 23.57.46   #43
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Di solito la seconda, almeno all'inizio, ma poi si genera un circolo.
Si, in questo tempo, (tra la domanda e la risposta) , ho visto che riuscendo a tenere a bada l'ansia per alcune situazioni, si interrompe, (o meglio, cala) il bisogno di controllo sull'esterno.. dunque il circolo va interrotto da dove è cominciato..

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Che corre solo per se stessa alla fin fine, dato che è una sua paura/bisogno che la spinge.
Si, sì.. mi ostino a voler vedere certe cose al contrario, anche se sotto sotto già sapevo, fa un certo effetto vederla scritta così diretta.
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Vecchio 18-09-2010, 19.25.40   #44
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Eppure nel titolo avevao visto la parola "mamma"... mentre qui si parla di amiche e marito ...

Beh, il voler proteggere, il dover proteggere, può anche essere una forma di controllo forse... no?

Controllo...l'ho sempre associato alla parola dominio ma controllare non è sempre e, soprattutto, "solo" dominare, avere un atteggiamento aggressivo.

I conflitti mi mettono a disagio. Da quel pò che inizio a vedere i conflitti mi mettono in uno stato di pericolo, percepisco la perdita, istantaneamente, l'abbandono. Di "chi" non ha poi quel gran chè d'importanza penso che sia il "cosa" ad avere un peso maggiore.

Pappa.

Che sia considerazione, riconoscimento,stato di serenità ecc che se viene a mancare mi mette nella scomoda posizione di doverci pensare da sola.
Pensare ad affrontare una perdita (dello stato di quiete ad esempio) la tensione ecc.

Come figlia non ho impararto a difendermi, non ho metabolizzato dei metodi funzionali per superare gli stati di disagio (il famoso vuoto?) provocati da situazioni di tensione elevata come un litigio o più banalmente un rifiuto e a cascata la sola percezione della possibilità (battibecco) mi fà scattare la polla (hahah)

Come madre non sapendo gestire il disagio non è che sono tantosuperbuona che voglio impedire che mio figlio soffra ma evito le situazioni in cui ci si verrebbe a trovare, o cerco di evitargliele il più possibile, per non dover fronteggiare il mio mostro.
Perchè della più o meno esplicita gratitudine di mio figlio, o anche solo dell'idea che lo sia, mi servo per andarer a colmare quel vuoto, giusto?

Altro che altruismo.............

Naturalmente è solo un piccolo pezzo del problema che ho visto e magari neanche tanto giusto ma stasera sono riuscita a parlare con mio padre, non solo far finta di ascoltare ma ho ascoltato capito e discusso su quello che non ritenevo corretto. Quasi fossi un'altra me.
E ho scoperto che le buone intenzioni per quanto buone possono comunque genefrare risultatati cattivi

Continuo a pensarci.
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Vecchio 03-11-2010, 15.45.20   #45
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Ho guardato la mia mamma chioccia, quella che vive con me.

Mamma chioccia è un'egoista.
E' un'egoista che copre col buonismo il suo disperato bisogno di non vivere nessuna forma di tensione. Perchè la tensione muove, smuove e crea nuovi orizzonti, nuovi problemi.

Mamma chioccia è arrogante perchè vuole controllare tutto, anche quel che non le appartiene, nell'illusione di poter evitare l'imprevisto.

E' una presuntuosa,perchè pensa di sapere tutto di tutti e che nessuno meglio di lei possa capire se vale la pena di discutere e come discutere su qualcosa. Lei sà quando un conflitto deve finire, di qualsiasi natura esso sia.

E' una rabbiosa perchè dietro al ruolo di pacificatore nasconde l'indole di chi potendo sbriciolerebbe.

E' una pigra perchè se tutti stessero al loro posto lei potrebbe vivere magnificamente. E le dà mortalmente fastidio quando qualcuno si permette di disturbare il suo domìnio.

Mamma chioccia è disordinata, perchè nel suo disordine non rischia di trovare gli spunti del suo malessere rischiando magari di cominciare ad uscirne. Meglio male conosciuto che ipotetico bene sconosciuto, quindi è anche una paurosa perchè di fronte al nuovo il suo mondo si ghiaccia, di fronte all'ansia si paralizza e la sa piccola mente annaspa alla ricerca di un qualsiasi appiglio per non uscire là fuori, là fuori nel mondo così oscuro e ignoto.
Ha paura mamma chioccia e non potendolo ammetterlo, perchè ne morirebbe, scaccia la sua paura oltre di sè e la cura in chi decide che secondo lei ce l'abbia.
Mamma chioccia odia chi è troppo sicuro di sè, non può essere, tutti hanno bisogno, e se lei ha paura tutti devono avere paura e tutti non devono poter riuscire a superarla. Perchè se gli altri possono allora può anche lei. Ma non le riesce di accettarlo.

Mamma chioccia protegge gli altri (se e quando le riesce) perchè non si crede in grado di proteggere se stessa, così dona agli altri la protezione nella sterile illusione di poterla poi ricevere indietro.

Mamma chioccia quindi è anche una bambina, una bambina che si è convinta che se sbaglia muore, che se è diversa da come dovrebbe essere le conseguenze saranno gravissime, che nessuno le vorrà mai più bene, e quindi si veste di qualcosa che non è continuando a cercare negli altri i riflessi del suo agire per essere sicura di aver fatto bene. Poi quando la sua piccola mente guarda verso l'ignoto e non trova il riflesso che cerca la paura l'acciuffa e si ritrae come un paguro bernardo in un guscio che non è più neanche il suo.

Mamma chioccia è tutto questo e non poteva ammetterlo perchè non poteva non essere perfettissima in qualcosa, anche se quel qualcosa era in contrasto con quello che avrebbe dovuto essere. Con quello che credeva avrebbe dovuto essere.Con quello che poteva essere, anche.
Adesso è solo sola e di fronte alle sue magagne si ritrova sbigottita a constatare che è un bel ca..os ma che non è morta per questo. Nè fisicamente nè socialmente. E' quel che è e gli altri sono quel che sono. Esseri umani con le loro imperfezioni.

E mamma chioccia forse guarda adesso un attimo dentro alla bambina che si fà la pipì addosso e pensa che forse sarebbe quasi il caso di concederle il beneficio del dubbio e accoglierla.

Se me lo dimentico di nuovo per favore sparatemi!!!
dafne non è connesso  
 


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