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Vecchio 23-02-2009, 19.07.18   #1
nikelise
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Predefinito Fratelli Coltelli

Da Caino ed Abele in poi il rapporto tra fratelli e' sempre difficilissimo:
E' vera ,credo , la frase di Uno che copio ma con quali limiti:

''d'altro canto è pure vergognoso l'accanimento che mostrano certi genitori che stanno li a diventar matti per pensare a come anche da morti continuare a preferire un figlio/a piuttosto che un'altro/a, magari adducendo mille giustificazioni sul presunto comportamento diverso dei figli, quando questo comportamento lo hanno provocato e voluto spesso fin da tenere età.
Poi ci sono fratelli e sorelle che a differenza di Caino gli manca solo il coltello (o era un sasso? Beh è lo stesso)

I genitori spesso sbagliano qualcosa nel trattare due figl
che siano due maschi o un maschio ed una femmina o viceversa.
Cosa di solito sbagliano?
Poi , e' proprio tutta colpa dei genitori , quest'acredine di un fratello nei confronti dell'altro .
Puo' davvero incidere cosi' tanto da segnare l'intera esistenza (da giovani posso capire ma dopo una certa eta'.... basta io dico) , il comportamento diverso di un genitore nei confronti di 2 figli?
Io sarei nella situazione del fratello preferito cosa che nego cosi' come lo negano i miei genitori , in buona fede ne sono sicuro.
Tuttavia mi piacerebbe capire questi meccanismi per capire il mio Abele o il mio Caino .
PROVIAMO Uno , so che questo argomento ti sta a cuore , mi spieghi o mi spiegate ?
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Vecchio 24-02-2009, 00.05.37   #2
Sole
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Da Caino ed Abele in poi il rapporto tra fratelli e' sempre difficilissimo:
E' vera ,credo , la frase di Uno che copio ma con quali limiti:

''d'altro canto è pure vergognoso l'accanimento che mostrano certi genitori che stanno li a diventar matti per pensare a come anche da morti continuare a preferire un figlio/a piuttosto che un'altro/a, magari adducendo mille giustificazioni sul presunto comportamento diverso dei figli, quando questo comportamento lo hanno provocato e voluto spesso fin da tenere età.
Poi ci sono fratelli e sorelle che a differenza di Caino gli manca solo il coltello (o era un sasso? Beh è lo stesso)

I genitori spesso sbagliano qualcosa nel trattare due figl
che siano due maschi o un maschio ed una femmina o viceversa.
Cosa di solito sbagliano?
Poi , e' proprio tutta colpa dei genitori , quest'acredine di un fratello nei confronti dell'altro .
Puo' davvero incidere cosi' tanto da segnare l'intera esistenza (da giovani posso capire ma dopo una certa eta'.... basta io dico) , il comportamento diverso di un genitore nei confronti di 2 figli?
Io sarei nella situazione del fratello preferito cosa che nego cosi' come lo negano i miei genitori , in buona fede ne sono sicuro.
Tuttavia mi piacerebbe capire questi meccanismi per capire il mio Abele o il mio Caino .
PROVIAMO Uno , so che questo argomento ti sta a cuore , mi spieghi o mi spiegate ?
Credo proprio di si. E ' da piccoli piccoli che si formano le prime impressioni, le prime socializzazioni e se un bambino percepisce differenza di comportamento nei genitori, soprattutto nella mamma, perchè lo percepisce chi lo subisce e non chi ne ha un vantaggio che non si pone il problema, sarà messo nella condizione di doversi difendere anche se inconsciamente.
Iniziano a verificarsi degli ingranaggi subdoli tra i fratelli. Chi ha il favoritismo si lascia convincere che l'altro è geloso e l'altro che non è geloso ma soffre inizia a pensare di non valere il bene dei genitori. Così si innesca una serie di reazioni a catena che da grandi è davvero difficile da sciogliere e monterà l'armatura dell'adulto. No, da grandi è ancora più difficile smettere fintanto che nessuno non voglia vedere l'altrui punto di vista..
Si, i genitori in quanto esseri umani hanno preferenze, non è una colpa è una condizione naturale anche se l'ottimale sarebbe trattare ogni individuo a seconda del proprio essere, indole, ma presupporrebbe che i genitori siano in grado di discernere loro stessi e poi i figli, sappiamo che non è così. I genitori sono fallibili e in quanto tali fanno danni enormi anche preferendo un figlio e mentendo al mondo dicendo che non è vero.
E' illuminante e rassicurante domandare a chi è vissuto vicino alla famiglia cosa vedeva, ci sono spesso delle sorprese.
__________________
Se non sarò me stesso chi lo sarà per me? E se non ora, quando?
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Vecchio 24-02-2009, 00.18.40   #3
Grey Owl
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Ho notato che mia madre ha sempre preferito il carattere accondiscendente di mio fratello. E' meglio dire che ha sempre mal sopportato il mio carattere critico nei suoi confronti.
Faccio un passo indietro e preciso che ho un gemello (monozigote) molto simile a me eppure i caratteri sono differenti, quasi complementari sino ad una certa età. Fino ai 16 anni eravamo come un organismo integrato con lati del carattere sbilanciati, io in genere quello che rompeva/smuoveva e mio fratello quello che ricuciva/assestava.

Penso che i genitori volenti o nolenti abbiano delle preferenze nel trattare i figli, condizionati dagli aspetti caratteriali dei figli stessi.

I genitori non direi che sbagliano, semmai condizionano i figli secondo le loro inclinazioni. Se questo può essere un'errore, lo vedo come inevitabile per il grado di sonno in cui siamo avvolti. I genitori fanno come possono per allevare i figli e non vi è colpa in assoluto, mancanza nell'affrontare le differenti sensibilità dei figli.

Nel tempo ho saputo perdonare e perdonarmi per la mia chiusura nei confronti dei miei genitori ed oggi vedo mia madre (mio padre non cè più) sotto una luce diversa.

Non siamo mai stati come Caino ed Abele, 9 mesi nella stessa pancia vorranno pur dire quancosa (eravamo in tre ma il terzo non arrivò alla fine della gestazione).

Tra me e mio fratello oggi esiste un buon rapporto però sono stato Caino per un bel periodo perchè invidiavo mio fratello gemello Abele, io mi sentivo la pecora nera della coppia di gemelli da mostrare alle persone. Mio fratello era disponibile mentre io scontroso ed iroso, lui era apprezzato ed io disprezzato, lui bello, io brutto, lui simpatico, io antipatico. Ho passato un'adolescenza da Caino, invidiavo Abele per come veniva ben voluto da tutti ed oggi posso vedere come questo è dipeso dall'atteggiamento di mia madre nei miei confronti. Ha sempre criticato il mio carattere forte, in pratica il carattere di mia madre.

Caino invidiava Abele perchè ai suoi occhi Dio gradiva di più Abele. L'oggetto della sua rabbia diventa così Abele, rabbia che nasce dal non sentirsi accettato da Dio.

Ho invidiato ed odiato mio fratello perchè non mi sentivo accettato da mia madre mentre lui era il preferito. Eppure oggi vedo come a modo suo mia madre mi vuole bene, come può, come sa fare.

Caino odia Abele perchè non si sente accettato da Dio.
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Vecchio 24-02-2009, 00.48.34   #4
Ray
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Proviamo... intanto che passa Uno

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Cosa di solito sbagliano?
Al solito... non sbagliano nulla, fanno quello che possono. I genitori, così come chiunque, proiettano nei figli i complessi autonomi da cui sono manovrati. E' inevitabile. In base alle diverse caratteristiche degli stessi (sesso, primogenitura, tratti del carattere eccetera) le proiezioni andranno in un modo o nell'altro... (insomma, varia il controtransfert). I figli non hanno ovviamente alcuna difesa conscia da queste proiezioni e scattaranno i soliti meccanismi che conosciamo, di cui alcuni già elencati sopra. Questo accade anche si i figli sono unici... se sono di più il giochetto coinvolgerà anche il loro rapporto... fino a creare, come in ogni sistema, una serie di compensazioni che permettono il mantenimento dello status quo, o omeostasi, o minore tensione/resistenza possibile.

Poi fortunatamente il sistema non è mai chiuso del tutto e intervengono altri fattori e le cose si evolvono. Ma alla fin fine, se non c'è una presa di coscienza nei genitori e conseguente ritiro delle proiezioni, i figli con queste cresceranno e si troveranno nella condizione di doversene liberare prima di poter fare davvero qualcosa.
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Vecchio 24-02-2009, 11.14.57   #5
nikelise
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Proviamo... intanto che passa Uno



Al solito... non sbagliano nulla, fanno quello che possono. I genitori, così come chiunque, proiettano nei figli i complessi autonomi da cui sono manovrati. E' inevitabile. In base alle diverse caratteristiche degli stessi (sesso, primogenitura, tratti del carattere eccetera) le proiezioni andranno in un modo o nell'altro... (insomma, varia il controtransfert). I figli non hanno ovviamente alcuna difesa conscia da queste proiezioni e scattaranno i soliti meccanismi che conosciamo, di cui alcuni già elencati sopra. Questo accade anche si i figli sono unici... se sono di più il giochetto coinvolgerà anche il loro rapporto... fino a creare, come in ogni sistema, una serie di compensazioni che permettono il mantenimento dello status quo, o omeostasi, o minore tensione/resistenza possibile.

Poi fortunatamente il sistema non è mai chiuso del tutto e intervengono altri fattori e le cose si evolvono. Ma alla fin fine, se non c'è una presa di coscienza nei genitori e conseguente ritiro delle proiezioni, i figli con queste cresceranno e si troveranno nella condizione di doversene liberare prima di poter fare davvero qualcosa.

Ok , ci sono questi meccanismi , inevitabili , qualcosa ci sara' sempre che condiziona ma fino a che punto sono potenti questo meccanismi ?
Perche' , non avremo situazioni estreme in cui un figlio viene frustato e l'altro amato .
Avremo disparita' di manifestazioni d'affetto neppure percepite dai genitori e non rilevantissime normalmente ,dovute a problemi irrisolti dei genitori stessi: ad esempio una mamma rimasta da piccola orfana di padre sara' piu' trasportata verso il figlio maschio per ovvi motivi inconsci e viceversa tra padre e figlia.
Anche se una certa mentalita' spesso , a prescindere , penalizza comunque la figlia femmina rispetto al maschio continuatore della stirpe.
Per questo la domanda e': fino a che punto il comportamento del genitore e' una giustificazione che regge?
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Vecchio 24-02-2009, 12.03.07   #6
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Il comportamento del genitore è come un domino Nike, in certi casi le differenze possono essere veramente irrilevanti (in certi casi no, sono grandi) però una volta che una pedina cade fa cadere quella dopo, quest'ultima fa cedere quella ancora dopo e via via....
Più che di età adulta dei figli per interrompere il tutto bisognerebbe parlare di età consapevole visto il senso che si da oggi ad adulti.
Il problema è che su due figli sarà un caso rarissimo che entrambi si rendano conto e che staccandosi dai condizionamenti dei genitori si ricreino un rapporto diverso. Questo indipendentemente dal fatto che sia il preferito o lo spreferito a prendere consapevolezza della cosa.
Generalmente il preferito non si renderà conto di ciò che ha avuto in più, e se se ne rende conto farà finta di nulla per interesse, però capita anche che si accorga e che cerci di sistemare le cose, ma dopo tanti anni se all'altro rimane una tara non ci sarà nulla da fare.
Perchè le cose possano andare occorre una di queste cose.
1) Genitori che per quanto non infallibili siano abbastanza equilibrati da non creare conflitti... ricordiamoci che a volte li creano anche "intenzionalmente" (virgoletto perchè di coscienza non ce n'è per nulla) per mantenere l'egemonia sulla famiglia, questo debbo dire che è un comportamento che ho osservato più nelle madri. Retaggio di uno stato matriarcale nascosto da uno patriarcale che poi in effetti è/era solo di forma con l'uomo che stava sempre a lavorare o in giro.... i problemi moderni sono nati infatti quando l'uomo ha iniziato a stare più in casa, e spesso si acutizzano con la pensione... da qui l'era moderna del femminismo.
2) che i figli si rendano conto di quello che è successo e vogliano insieme (a dispetto di meccanismi dei genitori che spesso continuano) cambiare le cose mettendo a posto quello che va messo a posto genitori compresi.
3) che lo spreferito abbassi la testa e facendo finta di nulla viva una vita in continua tensione... tensione però non sana a differenza di altre.
4) che la famiglia si disgreghi
5) che il preferito faccia un enorme sforzo di comprensione e valuti oggettivamente, minimo tutto ciò che è incriminato, in maniera di poter vedere se qualcosa è recuperabile, occorre però anche l'intelligenza dello spreferito che in questo caso potrebbe cercare di agire in rivalsa e vendetta, quindi non si combinerebbe nulla.
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Vecchio 24-02-2009, 12.26.30   #7
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Ok , ci sono questi meccanismi , inevitabili , qualcosa ci sara' sempre che condiziona ma fino a che punto sono potenti questo meccanismi ?
Tantissimo, tanto da condizionare completamente la vita del figlio, tanto da fargli fare le scelte che i genitori fanno per loro. Il condizionamento è talmente profondo che un figlio non riesce quasi mai ad essere ciò che è. La difficoltà più grande è iniziare a vedere questi meccanismi, perchè sono l'unica reazione alla vita che conosciamo, la più vicina a noi, non abbiamo avuto esempio di altro.
Trovare la nostra libertà significa "uccidere" mamma e papà e farli rinascere in noi come persone.
Talmente potenti che ricreiamo la stessa situazione, la stessa famiglia, gli stessi meccanismi nel matrimonio. Talmente potenti che non li riusciamo a vedere se non con una grande sofferenza perchè la domanda che sovviene quando li vediamo è: dove sono io? Chi sono? Non sono questo.. questo è mio padre, questa è mia madre. Questo per la nostra autostima, per il nostro cervello, per le nostre certezze è terribile... quindi meglio non vederli per alcuni.

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Perche' , non avremo situazioni estreme in cui un figlio viene frustato e l'altro amato .
Avremo disparita' di manifestazioni d'affetto neppure percepite dai genitori e non rilevantissime normalmente ,dovute a problemi irrisolti dei genitori stessi: ad esempio una mamma rimasta da piccola orfana di padre sara' piu' trasportata verso il figlio maschio per ovvi motivi inconsci e viceversa tra padre e figlia.
Anche se una certa mentalita' spesso , a prescindere , penalizza comunque la figlia femmina rispetto al maschio continuatore della stirpe.
Per questo la domanda e': fino a che punto il comportamento del genitore e' una giustificazione che regge?
Insomma, non rilevantissimo una mancanza di affetto nell'infanzia? Praticamente hai un centro emotivo basso (gurdi) non sviluppato e se sei così a 30 anni come affronti il mondo se non attaccandoti a quei meccanismi che solo conosci?

Siamo in esperienze per cui mi permetto di confrontare la mia esperienza con la tua per poter capire cosa accade.
-Intanto trovo naturale e giusto non avere lo stesso comportamento con tutti i figli, un buon maestro segue l'indole dell'allievo non ha una didattica uguale per tutti.-
Quella differenza affettiva che hai citato io l'ho vissuta. Io e mio fratello abbiamo avuto la stessa madre che mostrava due personalità diverse, a volte opposte. Io ho avuto la personallità completamente anaffettiva, lui l'affettiva.
Io notavo la differenza perchè avevo la mancanza lui no perchè non aveva nulal da notare. Per cui per lui se io racconto certi eventi sono esagerazioni, ma in me sono vivi e hanno segnato ciò che sono ora. Chiaramente il mio Lavoro è questo.
Per cui i segni sono profondi e non è possibile liberarsi se non con un profondo Lavoro.
Io e mio fratello siamo diversi nell'affrontare la vita e dipende da come ce l'hanno mostrata da piccoli. Il resto chiaramente, come dici tu, dipende da noi ma non è così semplice come spazzare in terra.
__________________
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Ultima modifica di Sole : 24-02-2009 alle ore 12.27.02. Motivo: Non ho ancora letto Uno
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Vecchio 24-02-2009, 13.08.25   #8
nikelise
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Il comportamento del genitore è come un domino Nike, in certi casi le differenze possono essere veramente irrilevanti (in certi casi no, sono grandi) però una volta che una pedina cade fa cadere quella dopo, quest'ultima fa cedere quella ancora dopo e via via....
Più che di età adulta dei figli per interrompere il tutto bisognerebbe parlare di età consapevole visto il senso che si da oggi ad adulti.
Il problema è che su due figli sarà un caso rarissimo che entrambi si rendano conto e che staccandosi dai condizionamenti dei genitori si ricreino un rapporto diverso. Questo indipendentemente dal fatto che sia il preferito o lo spreferito a prendere consapevolezza della cosa.
Generalmente il preferito non si renderà conto di ciò che ha avuto in più, e se se ne rende conto farà finta di nulla per interesse, però capita anche che si accorga e che cerci di sistemare le cose, ma dopo tanti anni se all'altro rimane una tara non ci sarà nulla da fare.
Perchè le cose possano andare occorre una di queste cose.
1) Genitori che per quanto non infallibili siano abbastanza equilibrati da non creare conflitti... ricordiamoci che a volte li creano anche "intenzionalmente" (virgoletto perchè di coscienza non ce n'è per nulla) per mantenere l'egemonia sulla famiglia, questo debbo dire che è un comportamento che ho osservato più nelle madri. Retaggio di uno stato matriarcale nascosto da uno patriarcale che poi in effetti è/era solo di forma con l'uomo che stava sempre a lavorare o in giro.... i problemi moderni sono nati infatti quando l'uomo ha iniziato a stare più in casa, e spesso si acutizzano con la pensione... da qui l'era moderna del femminismo.
2) che i figli si rendano conto di quello che è successo e vogliano insieme (a dispetto di meccanismi dei genitori che spesso continuano) cambiare le cose mettendo a posto quello che va messo a posto genitori compresi.
3) che lo spreferito abbassi la testa e facendo finta di nulla viva una vita in continua tensione... tensione però non sana a differenza di altre.
4) che la famiglia si disgreghi
5) che il preferito faccia un enorme sforzo di comprensione e valuti oggettivamente, minimo tutto ciò che è incriminato, in maniera di poter vedere se qualcosa è recuperabile, occorre però anche l'intelligenza dello spreferito che in questo caso potrebbe cercare di agire in rivalsa e vendetta, quindi non si combinerebbe nulla.

Ecco, un disastro ordinario dunque quasi normale e prevedibile .
Un'altra possibilita' e' quella di lasciare che lo spreferito sfoghi tutta la rabbia che ha in corpo , che pian piano si liberi dal complesso , non pretendere nulla dal fratello finche' il tempo non chiarisca le cose.
Pero' e' incredibile di come residua una vera propria tara che puo' rovinare le esperienze in ogni campo del vivere dall'adolescenza ad oggi.
Questo mi stupisce che non possa fare nulla chi c'e' dentro e che possa dire solo e' colpa loro , dei genitori .
Non avevo letto Sole.

Ultima modifica di nikelise : 24-02-2009 alle ore 13.11.20.
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Vecchio 24-02-2009, 17.08.49   #9
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Un'altra possibilita' e' quella di lasciare che lo spreferito sfoghi tutta la rabbia che ha in corpo , che pian piano si liberi dal complesso , non pretendere nulla dal fratello finche' il tempo non chiarisca le cose.
No questa (da sola) è impossibile e posso anche portarti la mia esperienza se è utile.
Io ho accettato la fallibilità dei miei genitori, ho accettato il profondo egoismo di mio fratello, li ho perdonati completamente e per un periodo ho anche tentato a più riprese di cercar di mandare avanti le cose lo stesso, ma di fronte alla mia comprensione ho trovato il muro del: " va bene così, se lui continua a star qui vuol dire che non sbagliamo" o qualcosa del genere, non so se comprendi.
Quindi nel mio caso specifico avevo solo due possibilità o lasciarli dandogli modo di riflettere se avessero voluto (non è accaduto) o rimanere a subire ulteriormente. Visto che la seconda opzione avrebbe segnato la mia vita ho scelta la prima.
Con il senno del poi ho scoperto che era la mia strada quella che mi ha portato, una volta tagliate profondamente le radici, a trovare ciò che sono venuto a fare, ma questo è un'altro discorso e neanche facile da affrontare al volo.

Il discorso in generale è molto più profondo che solo limitato ai fratelli, se scavi scopri che quelli che per te sono zii per i tuoi genitori sono fratelli, scopri che i tuoi rapporti con questi, ma anche con cugini, nonni e quant'altro sono tutti irrimediabilmente (o quasi, ma di solito..) compromessi da quello che c'è stato e per te e l'altro (uno zio per esempio o altri) non ci sarebbe stato e per quello che non c'è stato ma per te e lui ci sarebbe stato.....
E anche con un fratello o una sorella il "leit motiv" è "quello che ci sarebbe potuto essere e non c'è stato" ed anche nella migliore delle ipotesi non potrà mai esserci più. In ogni caso sarebbe già buono poter guardare al futuro, ma occorrono due individui maturi (come in ogni rapporto) e si fa fatica già a trovarne uno solo, figuriamoci due nella stessa famiglia...
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Vecchio 24-02-2009, 18.38.52   #10
jezebelius
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No questa (da sola) è impossibile e posso anche portarti la mia esperienza se è utile.
Io ho accettato la fallibilità dei miei genitori, ho accettato il profondo egoismo di mio fratello, li ho perdonati completamente e per un periodo ho anche tentato a più riprese di cercar di mandare avanti le cose lo stesso, ma di fronte alla mia comprensione ho trovato il muro del: " va bene così, se lui continua a star qui vuol dire che non sbagliamo" o qualcosa del genere, non so se comprendi.
Quindi nel mio caso specifico avevo solo due possibilità o lasciarli dandogli modo di riflettere se avessero voluto (non è accaduto) o rimanere a subire ulteriormente. Visto che la seconda opzione avrebbe segnato la mia vita ho scelta la prima.
Con il senno del poi ho scoperto che era la mia strada quella che mi ha portato, una volta tagliate profondamente le radici, a trovare ciò che sono venuto a fare, ma questo è un'altro discorso e neanche facile da affrontare al volo.

Il discorso in generale è molto più profondo che solo limitato ai fratelli, se scavi scopri che quelli che per te sono zii per i tuoi genitori sono fratelli, scopri che i tuoi rapporti con questi, ma anche con cugini, nonni e quant'altro sono tutti irrimediabilmente (o quasi, ma di solito..) compromessi da quello che c'è stato e per te e l'altro (uno zio per esempio o altri) non ci sarebbe stato e per quello che non c'è stato ma per te e lui ci sarebbe stato.....

E anche con un fratello o una sorella il "leit motiv" è "quello che ci sarebbe potuto essere e non c'è stato" ed anche nella migliore delle ipotesi non potrà mai esserci più. In ogni caso sarebbe già buono poter guardare al futuro, ma occorrono due individui maturi (come in ogni rapporto) e si fa fatica già a trovarne uno solo, figuriamoci due nella stessa famiglia...
Sarò tonto, come accade spesso. Non sono sicuro di aver capito quel che intendi. Faccio un riepilogo.
Insomma, mi pare di capire che quel che ci poteva essere - e non c'è stato - tra fratelli, o tra me ed uno zio tanto per intenderci e rimanere nella "parentela " è passata, non può più tornare?
A parte, poi, che non sono tanto sicuro di aver capito la parte sottolineata ( posso chiederti un esempio? ).
Per il resto, dunque a prescindere dall'influenza che hanno od hanno avuto i genitori sui figli si tratta sempre di scelta. Vale a dire nel caso in specie scegliere se continuare un rapporto in un modo o cercare, almeno di provare a cambiarlo rendendosi successivamente conto però che ove non vi sia alcuna delle citate possibilità - di continuare o anche di sistemare nella migliore delle ipotesi - è inevitabile il taglio delle radici profonde....( ? )
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“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 24-02-2009, 23.00.55   #11
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la famiglia è spesso causa di fratture irreparabili tra i figli e secondo me la causa di tutto è il legame che la madre riesce a costruire o a non costruire tra i figli. certo un genitore che mostra preferenza per un figlio è già in partenza un genitore che sbaglia,anche se dobbiamo pensare che il legame con il figlio è uguale al legame con un'altra persona, può esserci più simpatia o più affinità con uno che con gli altri, certo l'affetto dovrebbe rimanere forte e uguale per tutti. i bambini tuttavia colgono queste sottili sfumature e ne soffrono e le ingrandiscono e covano rancori e odi e gelosie che neppure da grandi riusciranno a superare, se non provano a ricostruire il proprio percorso interiore.
i peggiori giudici dei genitori sono proprio i figli che appena possono, per liberarsi delle loro angosce, per tagliare le radici con il passato infantile e adolescenziale, uccidono idelmente la figura del padre e della madre, tirando fuori pensieri e drammi che i genitori non conoscono nè immaginano, dolore terribile soprattutto per quel padre o quella madre che hanno dedicato una vita per crescere al meglio i propri figli. un ricordo della mia gioventù è l'accanimento con cui inveivo contro mio padre, accusandolo di volere un maschio, accusandolo di non avermi compresa quando soffrivo al ginnasio, lo accusavo di maschilismo verso me e mia madre, gli ho reso anni duri difficili, poi da grande, razionalizzando, facendo mie esperienze, rifiutando il suo modo di vivere, sono tornata più serena ma nel momento stesso che si poneva un problema legato al passato riveniva fuori l'aggressività repressa, fu un rapporto di odio e amore, sicuramente oggi posso dire più di amore. mi torna alla mente la sua difesa- io ho fatto tutto quello che ritenevo meglio per te, e tutto quello che ho fatto l'ho fatto con infinito amore, se ho sbagliato non me ne sono accorto, eri una ragazzina intraprendente, volitiva, mi preoccupavo per te, non ero preparato ad avere una figlia come te...-
sono OT?

Ultima modifica di filoumenanike : 24-02-2009 alle ore 23.03.51.
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Vecchio 25-02-2009, 01.02.32   #12
dafne
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Aspetta però filoumenanike, una cosa è parlare di genitori e un'altra di Pino e Mara che sono diventati i propri genitori.

Affrontare la figura di mamma e papà, nel bene ma anche nel male ci dà uno spaccato di quello che siamo, che poi mamma e papà siano pure Pino e Mara è un'altra storia.

Non posso permettermi, come figlia e persona, di distruggere le persone (Mara e Pino appunto che han fatto quanto potevano come potevano) ma posso sezionare il loro comportamento di genitore, così come il mio di figlia e sorella al fine di rimettere insieme i pezzi della mia vita, visto che comunque siamo il prodotto di un gigantesco puzzle che è una famiglia...

Leggendo qui, ad esempio, io mi sono improvvisamente resa conto che è vero si che mia madre ha un rapporto speciale, privilegiato, con mia sorella ma è altrettanto vero che per quel poco che è durato io ero la cocca di papà (anche se esser la cocca di un orso bruno "rende" poco )
Non ho mai riflettuto a fondo sull'impatto che la cosa deve aver fatto su mia sorella, 9 anni più grande, sempre brava, sempre ubbidiente, ottimi voti ottimo comportamento, che vedeva mio padre come un genio degli affari...dev'essere stato brutto vedere che mi prestava attenzione e che mi definiva un piccolo genio (posto che oggi non escludo che lo facesse apposta per punzecchiare lei e mio fratello..boh)

Quello che scrive capo Uno più su poi è disarmante, chi ti fà da zio è anche fratello, chi è nonna è a sua volta madre, se poi ci si incasina come in casa mia dove la figlia maggiore si mette a far la madre e la madre la figlia...

E' questo il senso, forse, di quel sentirsi sempre a credito di qualcosa verso qualcuno senza calcolare mai che allo stesso tempo probabilmente siamo noi a debito con qualcun altro..non lo so, nel mio caso oramai temo che metter distanza tra me e mia sorella, ad esempio, sia di fatto l'unica soluzione possibile. Già non lavorare più assieme mi ha semplificato, psicologicamente, di molto la vita.
D'altra parte lei non riconosce il problema, o meglio, lo riconosce eccome, sono io

Rendermi conto però che probabilmente quello che io vivo tutti i giorni vedendola con la mamma lei lo ha vissuto molti anni fà mi fà capire che già ho un lavoro immane da fare su me stessa non ce la faccio proprio a preoccuparmi anche di lei o per lei che dir si voglia.

Questo non significa che non le voglio bene, che non riconosca che mi ha aiutato moltissimo, così come sezionare gli atteggiamenti di mia madre non sminuisce il mio affetto anzi, per assurdo, lo pulisce e lo rende più vivido.
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Vecchio 25-02-2009, 11.24.16   #13
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la famiglia è spesso causa di fratture irreparabili tra i figli e secondo me la causa di tutto è il legame che la madre riesce a costruire o a non costruire tra i figli.
Non credo, una famiglia si compone di un uomo di una donna e se decidono di averne figlio/i. La madre è solo l'altra metà del cielo e come tale partecipa insieme al padre allo sviluppo dei figli e allo stesso modo ha responsabilità sulla psiche del figlio. Poi è vero che con la madre è molto, molto più difficile tagliare le radici perchè spesso c'è un rapporto conflittuale o amichevole che non lascia vedere la realtà dei fatti. .

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certo un genitore che mostra preferenza per un figlio è già in partenza un genitore che sbaglia,anche se dobbiamo pensare che il legame con il figlio è uguale al legame con un'altra persona, può esserci più simpatia o più affinità con uno che con gli altri, certo l'affetto dovrebbe rimanere forte e uguale per tutti. i bambini tuttavia colgono queste sottili sfumature e ne soffrono e le ingrandiscono e covano rancori e odi e gelosie che neppure da grandi riusciranno a superare, se non provano a ricostruire il proprio percorso interiore.
Definisci sottili sfumature che creano drammi nella psiche di un bambino cresciuto. Perchè temo che parliamo di cose diverse, una sottile sfumatura non crea nessun danno, al più una dimostranza.

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i peggiori giudici dei genitori sono proprio i figli che appena possono, per liberarsi delle loro angosce, per tagliare le radici con il passato infantile e adolescenziale, uccidono idelmente la figura del padre e della madre, tirando fuori pensieri e drammi che i genitori non conoscono nè immaginano, dolore terribile soprattutto per quel padre o quella madre che hanno dedicato una vita per crescere al meglio i propri figli
O forse sono i giudici migliori. Sono coloro che hanno vissuto sulla pelle i drammi dei genitori e le proiezioni, e le loro paure ed ansie. Il dolore terribile nel vedersi crollare la propria immagine di genitore perfetto potrebbe se ben usato essere un momento prezioso di incontro e dialogo e di rivalutazione del proprio profondo invece che rimpianto di non essere riconosciuto genitore perfetto.
Ci sono situazioni in cui il dialogo non è possibile nonostante i tentativi, in cui non è nemmeno giusto insistere.

Detto ciò, è veramente quasi impossibile che una madre riesca ad accettare di aver fatto sbagli tali da creare sofferenza nel figlio perchè il conflitto che c'è nella madre è davvero di amore e odio.
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Vecchio 25-02-2009, 11.43.36   #14
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Vale a dire nel caso in specie scegliere se continuare un rapporto in un modo o cercare, almeno di provare a cambiarlo rendendosi successivamente conto però che ove non vi sia alcuna delle citate possibilità - di continuare o anche di sistemare nella migliore delle ipotesi - è inevitabile il taglio delle radici profonde....( ? )
Ci sono tante considerazioni da fare. Intanto ci sono delle dinamica in gioco che costringono ad insistere per avere riconosciuti i diritti che si ritengono negati. Questo non vuol dire che si fanno battaglie legali, ma che si cerca di mettersi in mostra, si cerca di farsi vedere sempre migliori, oppure al contrario ci si abbatte e si ferma ogni funzione di reazione ma è la stessa medaglia (il figlio svogliato e il figlio iperattivo). Ma tutto questo lavorio logorante serve solo a fare il gioco che è stato messo in scena anni prima da altri, non è il nostro. Infatti non cambia assolutamente nulla. Il cercare di parlare, di "far vedere" a volte (molto spesso, quasi sempre) nasconde la voglia di dimostrre che si è migliori del punto di paragone (il fratello/sorella), nasconde il cercare l'approvazione che corrisponde a stima che è uguale ad affetto, la ribellione, le arrabbiature vorrebbero arrivare a cambiare le mentalità. La falla in questa cosa sta nel fatto che non si sta facendo per se stessi ma per gli altri, per ciò che pensano gli altri di noi, per conquistare quel posto che riteniamo essere stato tolto.
L'unico atto di amore è solo verso noi stessi e spesso coincide con l'abbandono della famiglia. In questo abbandono ci si costringe a cavarsela da soli. Chiaramente se nel restare in famiglia si ha forza di non farsi soggiogare e risucchiare dalle dinamiche si può restare, ma è davvero un caso su 1.000.000.000.

Purtroppo quando si parla in famiglia di certe cose generalmente cascan tutti dalle nuvole, ma questo è normale, non è il loro vissuto, non possono riconoscerlo.
Nike, se può aiutare a capire meglio io una volta per testare la mia memoria e il mio vissuto feci una sorta di intervista a mio zio che viveva praticamente ogni giorno la realtà della mia famiglia e poi ho chiesto anche ad altre persone e da tutte ho avuto conferme del mio vissuto, a volte chiedere all'esterno aiuta a vedere meglio l'interno.
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Vecchio 25-02-2009, 11.47.47   #15
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Bene mi pare che la sintesi del tutto sia che tra fratelli e tra figli e genitori e tra parenti stretti il rapporto sia sempre per un verso o per un altro conflittuale .
Ben piu' di quanto lo sia con gli estranei dai quali non ci si aspetta granche' anzi nulla .
Allora non sarebbe meglio accettare questa situazione come inevitabile , non aspettarsi grandi cose da legami che diventano dei cappi al collo?
Non sarebbe meglio sfatare questo archetipica immagine della famiglia come nucleo paradisiaco , scudo apparente rispetto alle difficolta' della vita?
Con questo non intendo sposare tesi opposte di origine nordeuropea o anglosassone ma accettare la realta' per quella che e' ed educare i nostri figli ad una maggiore indipendenza e ad un legame piu' sottile fatto di rispetto e responsabilita' e giusto distacco anzicche' attaccamento morboso e possesso celato .
Tenere a casa i figli ad occupare spazi che sono della coppia che per i figli spesso si dissolve , proteggerli dalle difficolta' , tenere due fratelli a stretto contatto piu' del necessario , insegnar loro che l'unica cosa che conta e' la famiglia non e' un ulteriore errore?

Ricordiamo che quei figli saranno i padri e le madri di domani.
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Vecchio 25-02-2009, 12.08.17   #16
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Purtroppo quando si parla in famiglia di certe cose generalmente cascan tutti dalle nuvole, ma questo è normale, non è il loro vissuto, non possono riconoscerlo.
Nike, se può aiutare a capire meglio io una volta per testare la mia memoria e il mio vissuto feci una sorta di intervista a mio zio che viveva praticamente ogni giorno la realtà della mia famiglia e poi ho chiesto anche ad altre persone e da tutte ho avuto conferme del mio vissuto, a volte chiedere all'esterno aiuta a vedere meglio l'interno.
Ok se hai un bravo zio che a sua volta non sia in debito o in credito con qualcuno della tua famiglia si puo' fare .
Ma poi ?
Il danno ormai e' fatto e tu il problema te lo porti dietro.
Io, che sono il c.d. preferito comunque non posso sopportare il peso di altri , non posso farci nulla .
Posso solo evitare che Caino mi massacri e massacri se stesso .
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Vecchio 25-02-2009, 12.28.28   #17
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Ok se hai un bravo zio che a sua volta non sia in debito o in credito con qualcuno della tua famiglia si puo' fare .
Ma poi ?
Il danno ormai e' fatto e tu il problema te lo porti dietro.
Io, che sono il c.d. preferito comunque non posso sopportare il peso di altri , non posso farci nulla .
Posso solo evitare che Caino mi massacri e massacri se stesso .
Beh tu all'inizio dicevi che non era vero, che non riconoscevi di essere il preferito e che neanche i tuoi genitori notavano questa cosa per cui ti dicevo di provare dall'esterno (consiglio non richiesto.. ), per te potrebbe essere un modo per capire fin dove arriva la tua soggettività e la cosa non la trovo mai fine a se stessa.

Il danno non me lo porto dietro se so su cosa Lavoro, se su gigantografie oppure sui fatti. C'è differenza. Ci sono entrambe ovviamente, da bambini tutto è più grande...

Sono d'accordo che tu non puoi portare il peso di altri, ma a volte condividere può aiutare tutti.

Considera che essendo il favorito tu allo stesso modo dello sfavorito hai delle dinamiche che ti logorano ma sono ancora più nascoste. Magari le hai risolte, oppure ancora ti lavorano.

Vorrei dire un'ultima cosa, secondo me è diverso tra fratelli e fratelli e sorelle. Credo che tra fratelli dello stesso sesso sia ancora più marcato e difficile.
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Vecchio 25-02-2009, 14.32.54   #18
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Ci sono tante considerazioni da fare. Intanto ci sono delle dinamica in gioco che costringono ad insistere per avere riconosciuti i diritti che si ritengono negati. Questo non vuol dire che si fanno battaglie legali, ma che si cerca di mettersi in mostra, si cerca di farsi vedere sempre migliori, oppure al contrario ci si abbatte e si ferma ogni funzione di reazione ma è la stessa medaglia (il figlio svogliato e il figlio iperattivo). Ma tutto questo lavorio logorante serve solo a fare il gioco che è stato messo in scena anni prima da altri, non è il nostro. Infatti non cambia assolutamente nulla. Il cercare di parlare, di "far vedere" a volte (molto spesso, quasi sempre) nasconde la voglia di dimostrre che si è migliori del punto di paragone (il fratello/sorella), nasconde il cercare l'approvazione che corrisponde a stima che è uguale ad affetto, la ribellione, le arrabbiature vorrebbero arrivare a cambiare le mentalità. La falla in questa cosa sta nel fatto che non si sta facendo per se stessi ma per gli altri, per ciò che pensano gli altri di noi, per conquistare quel posto che riteniamo essere stato tolto.
L'unico atto di amore è solo verso noi stessi e spesso coincide con l'abbandono della famiglia. In questo abbandono ci si costringe a cavarsela da soli. Chiaramente se nel restare in famiglia si ha forza di non farsi soggiogare e risucchiare dalle dinamiche si può restare, ma è davvero un caso su 1.000.000.000.

Purtroppo quando si parla in famiglia di certe cose generalmente cascan tutti dalle nuvole, ma questo è normale, non è il loro vissuto, non possono riconoscerlo.
Nike, se può aiutare a capire meglio io una volta per testare la mia memoria e il mio vissuto feci una sorta di intervista a mio zio che viveva praticamente ogni giorno la realtà della mia famiglia e poi ho chiesto anche ad altre persone e da tutte ho avuto conferme del mio vissuto, a volte chiedere all'esterno aiuta a vedere meglio l'interno.
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Vorrei dire un'ultima cosa, secondo me è diverso tra fratelli e fratelli e sorelle. Credo che tra fratelli dello stesso sesso sia ancora più marcato e difficile.
C'è da considerare, secondo me, che in questo gioco al massacro Tizio cerca - e cercherà - di sopraffare l'altro più o meno in qualsiasi modo. Mi riferisco al rapporto tra fratelli dello stesso sesso ma non solo.
Il dubbio che mi assale, ad esempio in questo periodo, è quanto sia giusto continuare a stare in una famiglia che, volente o nolente, ha fatto " il suo" ed ovviamente non poteva fare altro.
Voglio dire nello specifico, indubbiamente arriva un momento in cui ci si rende conto che certe dinamiche continuano a ripetersi, entrando ed uscendo, ad esempio, dal centro delle attenzioni - perchè ci si mette da se o perché messi da altri, soprattutto per aspettative oppure, per altro verso, la sottile presenza di un non riconoscimento, come ha ben descritto Sole, per cui si attivano determinati comportamenti che sono indirizzati quanto meno a ristabilire un equilibrio - di cui si è perso il centro di bilanciamento o forse perchè ci si accorge che non c'è mai stato.
Ecco , mi chiedo fino a che punto è ancora lecito cercare, nel senso di ricerca ma pure nel senso di ristabilire un equilibrio, di rimettere le cose, nella pretesa di riuscirci, al proprio posto?

Per altro lato, cercando di darmi una risposta, sono del parere che questi meccanismi saranno sempre presenti all'interno del nucleo, fin quando non accade qualcosa per cui, di conseguenza, si assumono le dovute distanze. Sarebbe però una sorta di rivoluzione, a mio avviso costruttiva per quanto mi riguarda, assumere un modello di famiglia, non tanto come quelli del nord Europa che descriveva Nike ma perlomeno vicini alla consapevolezza che non si può proteggere i figli - con tutto ciò che ne consegue - vita natural durante.
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“Non deve essere l’alba di luce che deve iniziare ad avvisare la tua anima di tali doveri giornalieri e dell’ora in cui gli incensi devono bruciare sui fornelli; è la tua voce, solo lei che deve chiamare l’alba di luce e farla brillare sulla tua opera, alfine che tu possa dall’alto di questo Oriente, riversarla sulle nazioni addormentate nella loro inattività e sradicarle dalle tenebre in cui versano.”
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Vecchio 25-02-2009, 15.01.33   #19
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Ecco , mi chiedo fino a che punto è ancora lecito cercare, nel senso di ricerca ma pure nel senso di ristabilire un equilibrio, di rimettere le cose, nella pretesa di riuscirci, al proprio posto?

.

Uno parlava di due individui consapevoli almeno...sottolineando che è già dura trovarne uno in una famiglia...

Non lo so, io vivo questa situazione in entrambi i sensi e l'unica risposta che riesco a darmi è che fuggire di nuovo sarebbe un altro inutile sforzo e che, d'altra parte, cercare di mettere a posto le cose significherebbe mettere tutti e 5 i membri della mia famiglia attorno a un tavolo a parlare di cose che per il 90% non vengono nemmeno considerate esistenti.

Mi resta la sensazione di essere di fronte a un dirupo, saltare dall'altra parte è arduo ma possibile però mi precluderebbe la possibilità di tornare indietro (e chi può esistere davvero senza il proprio passato?..)
Direi che l'unica è cercare di costruire una sorta di ponte che mi permetta di passare di là (senza rischiare lo schianto ) ma che mi permetta anche di tornare indietro quando sia necessario.

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Vecchio 25-02-2009, 15.45.55   #20
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Uno parlava di due individui consapevoli almeno...sottolineando che è già dura trovarne uno in una famiglia...

Non lo so, io vivo questa situazione in entrambi i sensi e l'unica risposta che riesco a darmi è che fuggire di nuovo sarebbe un altro inutile sforzo e che, d'altra parte, cercare di mettere a posto le cose significherebbe mettere tutti e 5 i membri della mia famiglia attorno a un tavolo a parlare di cose che per il 90% non vengono nemmeno considerate esistenti.

Mi resta la sensazione di essere di fronte a un dirupo, saltare dall'altra parte è arduo ma possibile però mi precluderebbe la possibilità di tornare indietro (e chi può esistere davvero senza il proprio passato?..)
Direi che l'unica è cercare di costruire una sorta di ponte che mi permetta di passare di là (senza rischiare lo schianto ) ma che mi permetta anche di tornare indietro quando sia necessario.

e se invece fosse proprio qui che mi frego? che m'ingabolo e m'invischio? scendo a patti con lei/loro ma non con me che non voglio..da figlia trascurata ovviamente...
com'è complicato decidere

Forse la domanda dovrebbe essere....e se non fosse mio fratello/mia sorella come mi comporterei?

posso impedire che Caino mi massacri ma non so se posso impedire che massacri se stesso...


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Vecchio 25-02-2009, 16.19.02   #21
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Ma scusate un attimino, non ho capito, io posso fare per me, posso perdonare mia madre mio padre mio fratello, ma non posso cambiare loro la testa e nemmeno far comprendere l'incomprensibile. Se uno lavora su di se lo fa per se, è impossibile mostrare qualcosa a qualcuno che non lo vuole vedere no?
Io non ho più i genitori, ma ho visto con i suoceri che neppure si ricordavano di aver fatto la tal cosa. Poi se sono anziani e non hanno mai masticato di psicologia vai a fargli capire cosa è la proiezione etc.
Ma anche se andassi da mio fratello a dirgli guarda che tu mi hai fatto del male, guarda che tu eri il cocco di mamma, guarda che....cosa ci guadagnerei? Che capirebbe? Figuriamoci, gli farei solo ritornare alla mente ciò che ha solo accantonato e che a sua volta ha vissuto male. Si sarà dimenticato di ciò che ha avuto bisogno di dimenticare, è avrà ricordato solo ciò in cui poteva crogiolarsi o compatirsi come tutti.
Per tanti anni tutti lo hanno pensato un angelo ed invece non lo era, ma siccome lo pensavano tutti io mi ero condizionata a vederlo così e a passare molti anni della mia vita a difenderlo e proteggerlo. Roba da matti vah.
Io tornerei però alla domande di Nike sulla famiglia sul quel magnifico nucleo che dovrebbe proteggere etc
A tredici anni pensavo mi sentivo talmente oppressa in famiglia che auspicavo un mondo dove i bambini dopo partoriti e svezzati fossero portati via dalle famiglie e lasciati vivere e crescere in un ambiente adatto a loro ed esclusivamente tra di loro. Pensavo che lo stare troppo accanto agli adulti fosse deleterio mi parevano malati ed infettivi e pensavo che ogni padre a madre avrebbe avuto bisogno di uno psicologo per ogni decisione che avrebbero dovuto prendere. E che non volevo figli perchè avrei dato a loro solo ciò che avevo ricevuto e non avrei saputo dare ciò che non avevo mai avuto e ricevuto.
Poi che sarà successo, non lo so perchè di tutto questo mi sono dimenticata, forse cercando di scappare da tutto quello schifo che avevo visto.
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Vecchio 25-02-2009, 16.51.55   #22
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e se invece fosse proprio qui che mi frego? che m'ingabolo e m'invischio? scendo a patti con lei/loro ma non con me che non voglio..da figlia trascurata ovviamente...
com'è complicato decidere

Forse la domanda dovrebbe essere....e se non fosse mio fratello/mia sorella come mi comporterei?

posso impedire che Caino mi massacri ma non so se posso impedire che massacri se stesso...


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Brava , leggi piu' sopra cosa ha dovuto scegliere Uno .
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Vecchio 25-02-2009, 17.12.51   #23
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Non credo, una famiglia si compone di un uomo di una donna e se decidono di averne figlio/i. La madre è solo l'altra metà del cielo e come tale partecipa insieme al padre


Definisci sottili sfumature che creano drammi nella psiche di un bambino cresciuto. Perchè temo che parliamo di cose diverse, una sottile sfumatura non crea nessun danno, al più una dimostranza.



O forse sono i giudici migliori. Sono coloro che hanno vissuto sulla pelle i drammi dei genitori e le proiezioni, e le loro paure ed ansie. Il dolore terribile nel vedersi crollare la propria immagine di genitore perfetto potrebbe se ben usato essere un momento prezioso di incontro e dialogo e di rivalutazione del proprio profondo invece che rimpianto di non essere riconosciuto genitore perfetto.
Ci sono situazioni in cui il dialogo non è possibile nonostante i tentativi, in cui non è nemmeno giusto insistere.
Detto ciò, è veramente quasi impossibile che una madre riesca ad accettare di aver fatto sbagli tali da creare sofferenza nel figlio perchè il conflitto che c'è nella madre è davvero di amore e odio.
mi riallacciavo ad un discorso fatto da uno, dove appunto si dava un maggior rilievo al rapporto che la madre ricopre nel'ambito famigliare, comunque a parte questa parentesi sono perfettamente d'accordo che il padre abbia la sua notevole influenza nel circolo emozionale tra familiari.

le sottili sfumature sono quelle piccole differenze comportamentali di cui un genitore spesso non ha percezione, perchè spesso sono frutto della fantasia del bambino o frutto di comportamenti giudicati innocenti dal genitore che non riesce neppure a razionalizzare, ma sono sottili solo per i genitori, non per i figli che magari ne fanno un dramma da dover poi superare...non possiamo sapere le reazioni che sprigionano in un bambino...se rimostranze o appunto drammi, l'esito di tali comportamenti li vediamo solo quando i bambini diventano grandi!

giudici migliori o peggiori a seconda di come li guardi, il senso non cambia
certo che il momento in cui il genitore si sente accusato è un momento importante della sua vita, non ho mai pensato nè detto il contrario, ciò non esclude la profonda sofferenza che nasce non solo dal constatare di non essere un genitore perfetto, nessuno è perfetto figuriamoci un genitore, ma soprattutto dalla presa coscienza di aver incosciamente creato dei problemi ad un figlio, cosa che in genere è l'ultima che ci prefiggiamo come scopo nel crescere un bambino, sofferenza che si tramuterà in crescita personale ma che non per questo sarà meno dura da sopportare.

vorrei rispondere all'ultima frase nerettata ma davvero non ho capito quanto vuoi dire e prima di azzardare delle risposte ti chiederei di chiarirmi il ragionamento
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Vecchio 25-02-2009, 21.32.43   #24
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Sarò tonto, come accade spesso. Non sono sicuro di aver capito quel che intendi. Faccio un riepilogo.
Insomma, mi pare di capire che quel che ci poteva essere - e non c'è stato - tra fratelli, o tra me ed uno zio tanto per intenderci e rimanere nella "parentela " è passata, non può più tornare?
A parte, poi, che non sono tanto sicuro di aver capito la parte sottolineata ( posso chiederti un esempio? ).
Per il resto, dunque a prescindere dall'influenza che hanno od hanno avuto i genitori sui figli si tratta sempre di scelta. Vale a dire nel caso in specie scegliere se continuare un rapporto in un modo o cercare, almeno di provare a cambiarlo rendendosi successivamente conto però che ove non vi sia alcuna delle citate possibilità - di continuare o anche di sistemare nella migliore delle ipotesi - è inevitabile il taglio delle radici profonde....( ? )
Esempio: ci si trova in famiglia ogni tanto, nelle migliori tradizioni qualche pranzo o cena domenicale, torni a casa e senti tua madre che sparla di suo fratello e sua cognata (anche tuoi zii).
Da bambino difficilmente avrai un rapporto diretto con questi zii, li vedrai sempre insieme ai tuoi genitori e soprattutto a quei dopo visita dove usciranno mille difetti di questi zii, recriminazioni o che altro.
Tu crescerai imbevuto da ciò che sentirai e anche quando ti dovesse capitare crescendo di vedere i tuoi zii da solo ci sarà sempre un filtro dei tuoi genitori di mezzo, filtro che condizionerà a doppio senso i rapporti tra zii e te.
Al contrario questi zii non ti vedranno mai solo come nipote-persona-individuo, ma sarai sempre figlio di.
Se crescendo ancora, non solo fisicamente, ti renderai conto di quanto è successo, minimo non potrai comunque recuperare quegli anni che sono stati, quelli ormai sono andati, ma purtroppo facilmente neanche potrai cambiare il futuro dei rapporti con questi parenti a meno che anche loro non facciano lo stesso tipo (non uguale, ma lo stesso tipo) di percorso che hai fatto tu.

Da notare che spesso il preferitismo è ereditario, il nipote del figlio (o della figlia) preferito sarà sempre più qualchecosa (intelligente, bello etc..) agli occhi del nonno/a che ha attuato questa preferenza con il figlio. Per cui chi si trova nell'incrocio figlio/nipote spreferito è proprio messo bene . Se per caso si trova nella stessa condizione da entrambe le diramazioni (nonni paterni e materni) deve credere nella sfiga anche se è ultra razionale .
Per fortuna sui quattro nonni i due che contano meno delle due coppie, per quanto non possano consolarlo e/o ripagarlo riusciranno a dargli qualcosa che come dice la pubblicità della carta di credito: non ha prezzo. Quella che io considero la vera eredità, poco utile per pagare conti, ma utile a tutto il resto della vita.

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mi riallacciavo ad un discorso fatto da uno, dove appunto si dava un maggior rilievo al rapporto che la madre ricopre nel'ambito famigliare
Nella fattispecie mi riferivo al dividi et impera nei nuclei famigliari, tra fratelli e sorelle, comunque se come ho scritto ("questo debbo dire che è un comportamento che ho osservato più nelle madri") non escludo i padri è qualcosa che generalmente è più facile osservare nelle madri.
I padri (almeno delle vecchie famiglie, in cui lavoravano loro e le donne stavano a casa) hanno più modo di distrarsi, la casa è qualcosa che si vogliono godere in tranquillità, hanno modo fuori (lavoro, bar etc) di far polemiche, che lo vogliano o anche no, a casa vorrebbero la tranquillità. Quindi se i figli vanno d'accordo va tutto bene (in linea di massima, poi ci sono casi e casi). Le madri (parlo sempre di quelle vecchia maniera che stavano a casa) invece vivono la casa come un regno, in cui il marito è un principe consorte, di questo regno devono mantenere il controllo. Due fratelli che vanno d'accordo possono fare combutta tra loro, possono essere amici oltre che fratelli, quindi la madre che non ha grandi occasioni mondane si sente messa in disparte, se i figli parlano tra loro non parlano con lei.
Ecco che qualche conflittino fatto esplodere (seppur senza coscienza di farlo) cade a fagiuolo (a proposito, chi è apre un 3d e spiega perchè fagiolo e fagiuolo coesistono?) per mantere il controllo del nucleo famigliare.
Come detto sopra, oggi con le donne che lavorano, i padri che stanno più a casa e cose simili qualcosa sta cambiando, anche se mi è capitato di osservare comportamenti simili in giovani madri che lavorano... un certo condizionamento genetico esce.
Ah a riprova della "teoria" i padri vecchia maniera (lavoro, bar, altre valvole di sfogo etc..) nel momento che vanno in pensione, oltre che entrare in conflitto arrendendosi velocemente con la regina di casa, un pò iniziano ad appoggiare le mogli nel creare conflitti tra i figli che ormai sono grandi ma belli che condizionati da anni e anni.

Il discorso "conflitti" creati ad hoc è solo un'aspetto/causa del fenomeno caino/abele, se dal micro passiamo al macro possiamo osservare che la stessa cosa è fatta dai potenti che mettono contro i ricchi (cioè preferiti) ed i poveri (spreferiti) creando dei conflitti, le famose lotte di classe in cui tra i due litiganti il terzo gode.
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ho riletto un pò tutti i post e ne viene fuori un'immagine desolante della famiglia, piena di rancori, di errori, di complessati, di odi, di gelosia ma alla fine fortunatamente questi percorsi contoriti non vanno tutti a finire male, per esperienza conosco numerose persone sopravvisute al ciclone famigliare, basta riuscire ad esternare i problemi, a non chiudersi a riccio, rimuginando vecchi rancori e perdersi e lasciare che fratelli o sorelle prendano la loro strada, lontana e diversa. alla fine si riesce se ci si mette di impegno a ricostruire rapporti lasciati a mezz'aria, sempre che non ci siano fratture incolmabili, la famiglia è fonte di malesseri ma l'idea del clan a volte cementifica, ci rende più sicuri se entriamo in sintonia, crederci, lottare perchè si avveri, anche sacrificando qualcosa di noi, come l'altro sacrificherà qualcosa di sè. non è buonismo, nè perbenismo, è solo la speranza che possiamo dialogare anche con caino, se spezziamo il cordone ombelicale con i genitori e formuliamo rapporti nuovi, come persone, non come fratelli o sorelle. anche abele ha le sue colpe, non è così buono come vuol far credere e potrebbe scendere dal piedistallo e tentare di capire. alla base di tutto dobbiamo amare la famiglia e difenderla e per questo ci vuole il coraggio di affrontarsi...e anche di crearsi una propria dimensione di lavoro, di rispetto al di fuori del clan, crescere vuol dire anche saper reggersi da soli, senza per questo tagliare i ponti sentimentali con i famigliari, anzi una volta usciti dai ruoli, dopo essersi allontanati per dare vita alle proprie esperienze, ci si ritrova e forse è il momento di ricostruire...ho scritto tanto perchè trovo difficoltà a spiegarmi!

Ultima modifica di filoumenanike : 25-02-2009 alle ore 22.44.54.
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