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Vecchio 05-01-2006, 20.39.19   #1
Ray
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Predefinito La legge dei simili

Apro a parte perchè l'argomento merita uno sguardo più attento e magari anche che non si limiti alla sola omeopatia.

Infatti, come accennavo, questa legge è un tantiniello antica e la forma che le ha dato Hahnemann è solo un suo adattamento specifico.

Già Ippocrate la enuncia in medicina... nei termini più generali che sono il motto di questa sottosezione... ma si può risalire quando si vuole e dove si vuole.

Faccio un esempio: Nell Esodo, Mosè getta una pianta amarissima dentro a una sorgente di acqua amarissima e imbevibile. L'effetto che ne ottiene è di renderela potabile.
Ora, direte voi, forse Mosè non ci ha messo solo la pianta, forse ci ha messo anche del suo... però il principio è quello.

Altro esempio... salto di qua e di la poi aspetto di sentire le vostre opinioni.

Riporto un pezzettino di Tommaso Campanella, che è uno di quelli a cui Hahnemann fa riferimento:
il contrario scaccia il contrario, più applicato dentro che fuori, il simile scaccia il simile, più dsi fuori che di dentro, e accoppiati insieme fanno doppia prova, e nell'uno e nell'altro modo possono operare: chi può intendere intenda.
(De sensu Rerum - libro IV, cap. 12)
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Vecchio 01-08-2006, 09.58.46   #2
Sole
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Riporto un pezzettino di Tommaso Campanella, che è uno di quelli a cui Hahnemann fa riferimento:
il contrario scaccia il contrario, più applicato dentro che fuori, il simile scaccia il simile, più dsi fuori che di dentro, e accoppiati insieme fanno doppia prova, e nell'uno e nell'altro modo possono operare: chi può intendere intenda.
(De sensu Rerum - libro IV, cap. 12)
Mi viene in mente l'idea dello specchio...
La malattia che si riconosce e combatte se stessa attaverso un riconoscimento. Prima nn sapeva di esistere..
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Vecchio 01-08-2006, 11.26.31   #3
griselda
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Allora...mi viene in mente i poli uguali della calamita si scacciano a vicenda.
Inoltre il sistema immunitario di un allergico che aggredisce una sostanza innocua perchè "difettoso".
Quindi se non sto dicendo cavo...te devo solo insegnargli a non combattere più ciò è riconosciuto erroneamente come difettoso.
Oddio sono un sistema difettoso!
Come? Nell'omeopatia si prende la materia prima e la si diluisce togliendole il guscio che il sistema riconoscerebbe come difetto da aggredire, ma invece si diluisce in un liquido tantissime volte affinchè rimarrà solo la sua memoria. Essa entra in circolo diventando parte del sistema e così non più qualcosa da attaccare e sconfiggere?
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Vecchio 01-08-2006, 13.03.25   #4
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Allora...mi viene in mente i poli uguali della calamita si scacciano a vicenda.
... (anche il fatto che "ti venga in mente" funzia più o meno così...)


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Nell'omeopatia si prende la materia prima e la si diluisce togliendole il guscio che il sistema riconoscerebbe come difetto da aggredire, ma invece si diluisce in un liquido tantissime volte affinchè rimarrà solo la sua memoria. Essa entra in circolo diventando parte del sistema e così non più qualcosa da attaccare e sconfiggere?
non proprio... non è solo la diluizione, la parte più importante è la "dinamizzazione" o meglio, se non ci sono entrambe non funziona. (tornerò con calma su sta cosa... grazie per aver riportato l'attenzione).

Non è tanto questione di memoria (impressioni) che si ottiene con i processi di diluizione e dinamizzazione, anche se si potrebbe dirla così. Si tratta comunque di materia (il fatto che la "scienza" non ne rilevi non la toglie minimamente)... solo che è più sottile e quindi non si porta dietro gli inconvenienti di quella più grossolana, oltre al fatto che la "calamita" funzia meglio... (cmq torniamo anche su questo)
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Vecchio 01-08-2006, 14.16.00   #5
griselda
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Quindi se il principio è proprio quello della calamita allora diciamo che agendo in modo sottile immettendo “dentro” un polo di un certo tipo ne scaccia uno simile. Che genio ‘sto tipo! Quindi avrà trovato il modo per individuare la polarità di ogni sostanza? Wow!
Bene rimango in attesa di nuovi chiarimenti
Grazie!
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Vecchio 20-03-2007, 23.50.37   #6
Ray
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Non so se conoscete quel giochino, io lo chiamavo tricche-tracche, si tratta di due magneti polarizzati a forma di confetti solo più regolari, come delle gocce. Come se fossero delle sfere che sono state allungate tirandole per due poli.

In queste gocce le cariche si distribuiscono in modo che le pance si attaccano e le punte si respingono. Il che fa si, se ci giocate un po' con la dovuta cautela si vede bene, che se io piazzo un magnete fermo e vi avvicino pian piano l'altro portando la pancia versdo la punta di quello fermo, quello fermo ruoterà per potersi attaccare a quello che si avvicina.

Il principio di cui si parlava è molto simile a mio avviso. Quando un corpo (in senso ampio) si carica in un certo modo, per azione interna od esterna che sia, questa carica è una reazione ad uno stimolo che gli imprimerà una "posizione", che poi è una rotazione, particolare che può non accordarsi (accordo come quello musicale, sarebbe da esplorare sto collegamento, soprattutto su come una nota fa risuonare la sua quinta) col resto perchè continua a subire quello stimolo.

Quindi se io introduco uno stimolo adeguato, la giusta polarizzazione che poi corrisponde al giusto "verso" ottengo più che altro un movimento e con esso innesco un meccanismo. Qui parliamo di movimenti rotatori e di versi di rotazione e l'esempio che ho portato è banalizzato, spero che si capisca.
Innescando quel meccanismo è possibile che inducendo un certo movimento/rotazione che superi lo stimolo che l'aveva modificata, se tengo fermo lo stimolo nuovo, riesco a scacciare quello che ha squilibrato il tutto.

Se si guarda devo usare uno stimolo simile a quello che voglio scacciare, che è quello che ha fatto "ruotare al contrario" il "corpo", quindi anche il mio sarà contrario e scaccerà il contrario. Tutto ciò per cercare di chiarire almeno un po' il linguaggio di Campanella... resta il problema del dentro e del fuori ma bon, un po' alla volta.
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Vecchio 21-11-2007, 10.22.32   #7
dafne
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Quindi se io introduco uno stimolo adeguato, la giusta polarizzazione che poi corrisponde al giusto "verso" ottengo più che altro un movimento e con esso innesco un meccanismo. Qui parliamo di movimenti rotatori e di versi di rotazione e l'esempio che ho portato è banalizzato, spero che si capisca.
Innescando quel meccanismo è possibile che inducendo un certo movimento/rotazione che superi lo stimolo che l'aveva modificata, se tengo fermo lo stimolo nuovo, riesco a scacciare quello che ha squilibrato il tutto.

Se si guarda devo usare uno stimolo simile a quello che voglio scacciare, che è quello che ha fatto "ruotare al contrario" il "corpo", quindi anche il mio sarà contrario e scaccerà il contrario. Tutto ciò per cercare di chiarire almeno un po' il linguaggio di Campanella... resta il problema del dentro e del fuori ma bon, un po' alla volta.
Mi potresti spiegare meglio questa cosa Ray? Non credo di aver capito bene..anzi ci ho capito poco
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Vecchio 21-11-2007, 14.00.57   #8
Ray
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Beh, banalizzando molto, tanto da forse snaturare, è lo stesso meccanismo del chiodo scaccia chiodo. C'è un pezzo di legno che di suo sta bene, poi ad un certo punto arriva un chiodo che si conficca e perturba il sistema legno. Diciamo che il chiodo produce una situazione perniciosa.

Un sistema di toglierlo è conficcarne uno dalla parte opposta (poi dovrò toglierlo) ma dovrò stare attento che il chiodo sia dello stesso spessore dell'altro e di metterlo nella giusta posizione e con la giusta angolatura.

Poi magari approfondiamo, se capisco meglio cosa non ti torna... dalla tua frase non so bene da dove partire.
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Vecchio 21-11-2007, 14.37.22   #9
turaz
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mi pare di scorgere delle attinenze con questo:
con la giusta dose di attenzione lo "specchio" di un altro consente a te di ritornare in equilibrio grazie all'osservazione del tuo atteggiamento al contrario su di te.
a quel punto è come se tu ruotassi di nuovo portandoti dietro quel ricordo e capendo il perchè del tuo errore
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Vecchio 21-11-2007, 16.00.28   #10
dafne
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mmm
si è più chiaro il meccanismo, è l'applicazione, o meglio, i soggetti dell'applicazione che mi sfuggono.
dunque, con calma..
il contrario scaccia il contrario.
intanto, il contrario, di che? scaccia il contrario, di cosa? il contrario del problema che ho (es la febbre) scaccia il contrario (contrario della febbre?)
se ho la febbre a 39° il contrario, quindi una borsa del ghiaccio ad es. scaccia..il contrario a questo punto sarebbe il contrario della febbre quindi una temperatura più bassa? mi sto avviticchiando troppo al significato letterale?
se faccio riferimento al tuo esempio ultimo il chiodo sarebbe la febbre (ma è applicabile anche in ambito non fisico? con la gelosia o la rabbia ad esempio?) quindi dovrei applicare dall'altre parte (come altra parte intendo il contrario quindi il contrario del caldo, il freddo?) un freddo tale da equiparare la temperatura troppo alta fino ad abbassarla? ( però quel contrario scaccia contrario mi fa venire in mente i tuoi numeri e quella legge per cui negativo più negativo dà un positivo...)
simile scaccia simile è la stessa cosa?
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Vecchio 21-11-2007, 17.31.57   #11
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il contrario scaccia il contrario.
Ray ha usato simile, non contrario e c'è il perchè.

Se proprio non riesci a vederlo (nell'esempio del chiodo o altro) puoi dire che il simile scaccia il simile con una forza contraria a quella che anima il primo.
Complicato?

Parti dal primo chiodo, è stato conficcato martellandolo, cioè imprimendo una certa forza, se dal lato opposto della tavola infili un'altro chiodo la martellata (forza) che gli darai è contraria, ma il chiodo è simile, e il simile è la cosa più efficace anche ci sono altre vie più tortuose e a volte sono le sole possibili.
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Vecchio 21-11-2007, 17.49.33   #12
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Ray ha usato simile, non contrario e c'è il perchè.

Se proprio non riesci a vederlo (nell'esempio del chiodo o altro) puoi dire che il simile scaccia il simile con una forza contraria a quella che anima il primo.
Complicato?

Parti dal primo chiodo, è stato conficcato martellandolo, cioè imprimendo una certa forza, se dal lato opposto della tavola infili un'altro chiodo la martellata (forza) che gli darai è contraria, ma il chiodo è simile, e il simile è la cosa più efficace anche ci sono altre vie più tortuose e a volte sono le sole possibili.
non avevo valutato la forza come contraria e il chiodo come simile.
quindi, se il chiodo x è la causa che mi procura una "malattia"(lo stato del legno modificato) se mi propino un chiodo x uguale la forza è opposta perchè non viene dall'esterno ma da me e il chiodo x simile spara fuori il primo?
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Vecchio 21-11-2007, 17.59.23   #13
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Ray ha usato simile, non contrario e c'è il perchè.

Se proprio non riesci a vederlo (nell'esempio del chiodo o altro) puoi dire che il simile scaccia il simile con una forza contraria a quella che anima il primo.
Complicato?

Parti dal primo chiodo, è stato conficcato martellandolo, cioè imprimendo una certa forza, se dal lato opposto della tavola infili un'altro chiodo la martellata (forza) che gli darai è contraria, ma il chiodo è simile, e il simile è la cosa più efficace anche ci sono altre vie più tortuose e a volte sono le sole possibili.
Ad esempio odio vergognarmi invece di odiarla inizio ad amarla? il chiodo è la vergogna e la forza contraria all'odio è l'amore?
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Vecchio 21-11-2007, 18.23.16   #14
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vediamo se posso essere utile...
contrario scaccia il contrario...o simile scaccia simile...

eccolo qua il discorso...

se odi vergognarti... perchè non odi di odiare di vergognarti?
in questo modo usi la stessa cosa (odio) per eliminarne un'altra identica (l'odio per la vergogna)

è l'equivalente in matematica di (-(odio))-(odio) vergogna
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Vecchio 21-11-2007, 18.24.13   #15
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così facendo controbilanci l'odio e fai scaturire altro (a mio parere)

ciauzz
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Vecchio 21-11-2007, 18.58.01   #16
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Da quello che ho capito, se questo pezzo di legno aveva il suo equilibrio interno e il primo chiodo lo ha fatto deviare da questo equilibrio, un altro chiodo conficcato al contrario correggerà quella deviazione riportandolo all'equilibrio iniziale, quindi una forza contraria per riportarlo allo stato in cui era all'inizio.
Per cui se un agente esterno (chiodo) mi ha provocato dei sintomi di malattia, un altro chiodo simile allo stesso agente esterno ma inserito per contrastare quello stesso agente, può annullarmi quei sintomi.
Ma dopo come faccio a toglierlo senza alterare di nuovo l'equilibrio ????
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Vecchio 21-11-2007, 20.24.00   #17
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Ad esempio odio vergognarmi invece di odiarla inizio ad amarla? il chiodo è la vergogna e la forza contraria all'odio è l'amore?
No, vergognarti è il chiodo ok, ma occorre (in quello che stiamo vedendo in questo 3d. poi ci sono altri sistemi) un'altro chiodo, non puoi cambiare la polarità di quello che già possiedi, trasportandolo più in pratica è come se potessi far diventare l'influenza una sensazione di benessere... questo è pensiero positivo con tutte le rogne che comporta.
Quindi se tu odi vergognarti, occorre qualcuno (altro chiodo) che ti faccia amare di vergognarti, amare è esagerato è chiaro, ma potrebbe essere che ti faccia capire che se e dove ti vergogni puoi imparare qualcosa, che il vergognarti è già il sintomo di qualcosa che hai già fatto, non si curano i sintomi, si cura il problema.
Adesso buttarla completamente in psicologia potrebbe forse portare un pò fuori il discorso ma con l'omeopatia ci sta.
La differenza con la medicina allopatica (a parte che si cura poco e nulla della psiche) sarebbe che nello stesso esempio tu odi di vergognarti e lei (medicina allopatica) ti somministra odio di vergogna a piccole dosi finchè non ti abitui e crei degli anticorpi.
A volte è necessario quando non c'è più il tempo di una terapia lunga, ma dove c'è il tempo io preferirei di gran lunga evitare nuovi schermi anche che siano (ma non lo sono ) solo cellulari.
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Vecchio 21-11-2007, 20.33.13   #18
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Da quello che ho capito, se questo pezzo di legno aveva il suo equilibrio interno e il primo chiodo lo ha fatto deviare da questo equilibrio, un altro chiodo conficcato al contrario correggerà quella deviazione riportandolo all'equilibrio iniziale, quindi una forza contraria per riportarlo allo stato in cui era all'inizio.
Per cui se un agente esterno (chiodo) mi ha provocato dei sintomi di malattia, un altro chiodo simile allo stesso agente esterno ma inserito per contrastare quello stesso agente, può annullarmi quei sintomi.
Ma dopo come faccio a toglierlo senza alterare di nuovo l'equilibrio ????
Grazie Stella, mi dai modo di precisare, prima non ero stato preciso in velocità.
Chi fa lavoretti sa che il chiodo da scacciare è un chiodo che esce poco poco con la punta dal lato opposto (sintomo quindi, fuori) a questa punta si si appoggia un'altro chiodo, generalmente senza punta e si da dei colpetti finchè poi dalla parte della testa si riesce ad estrarre il chiodo incriminato con altri strumenti esempio tenaglia, l'altro non entra, pochissimo.

E' una metafora incredibile questa... vale anche per i rapporti umani e molto altro
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Vecchio 21-11-2007, 20.37.51   #19
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Da quello che ho capito, se questo pezzo di legno aveva il suo equilibrio interno e il primo chiodo lo ha fatto deviare da questo equilibrio, un altro chiodo conficcato al contrario correggerà quella deviazione riportandolo all'equilibrio iniziale, quindi una forza contraria per riportarlo allo stato in cui era all'inizio.
Per cui se un agente esterno (chiodo) mi ha provocato dei sintomi di malattia, un altro chiodo simile allo stesso agente esterno ma inserito per contrastare quello stesso agente, può annullarmi quei sintomi.
Ma dopo come faccio a toglierlo senza alterare di nuovo l'equilibrio ????
Beh, smettendo di assumere il chiodo... dato che fuor di metafora il chiodo è il rimedio.
In ogni caso, forse qui l'equivoco, non c'è un nuovo equilibrio col secondo chiodo ma si cerca di ripristinare quello vecchio togliendoli entrambi. Poi non sartà mai quello di prima dato che ormai il chiodo c'è stato e il "corpo" ne ha memorizzato l'esperienza, ma questo è un altro discorso.

Il legno era in equilibrio prima dell'arrivo del primo chiodo e grazie al secondo chiodo lo scaccio, poi togliendolo tornerò ad una condizione simile di quella di prima. Attenzione che se fosse la stessa, se si riproducessero le stesse condizioni in cui è arrivato il chiodo, esso tornerà in un modo o nell'altro... ma anche il discorso delle condizioni che "attirano" il problema ci porta fuori e complica notevolmente. Da fare forse altrove.

Per fare un esempio un po' più in tema, come mi pare di aver detto nel tread generale sull'omeopatia, Hannemann sperimentava su se stesso varie sostanze che, in condizoni sane, provocano un certo sintomo. Ovvero si conficcava chiodi.
Vide che, al contrario, il presenza di quel sintomo, le stesse sostanze lo facevano sparire... ovvero se c'era già il chiodo, un altro chiodo scacciava il primo. Come dire che se una bevanda mi fa venire la febbre, se ho la febbre me la fa passare.
Chiaramente non è così semplice, era per far capire.

In ogni caso, tornando al chiodo, l'arte sta anche nel trovare il chiodo "perfetto" per quel disturbo e per quella persona. Il principio dice che una certa anomalia, una certa origine di squilibrio, produrrà effetti diversi, per quanto simili, a seconda degli individui, così come lo stesso sasso produrrà cerchi diversi se lanciato in diversi laghetti e magari con diverse forze... tuttavia, in linea generale, sempre cerchi formerà.

Quindi da una parte so che in presenza di cerchi mi serve un sasso (semplicistico ovviamente, servono più indizi per una diagnosi, gli stessi cerchi o simili potrebbe averli prodotti un pezzo di ferro) ma quale sasso e come usarlo dipende dalla situazione ogni volta diversa.

PS: se Hannemann vedesse alcuni (alcuni=non tutti) usi moderni dell'omeopatia in tutto e per tutto analoghi ai sistemi allopatici (praticamente varia solo la sostanza usata e la diluizione, almeno questa importantissima cosa è rispettata, ma a sintomo corrisponde rimedio) ritengo si rivolterebbe nella tomba.
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Vecchio 21-11-2007, 23.10.26   #20
Serpico
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Chi fa lavoretti sa che il chiodo da scacciare è un chiodo che esce poco poco con la punta dal lato opposto (sintomo quindi, fuori)
interessante, il sintomo come cosa che sporge, quindi la cosa che si vede e su cui si può esercitare il rimedio
Quote:

a questa punta si si appoggia un'altro chiodo, generalmente senza punta e si da dei colpetti finchè poi dalla parte della testa si riesce ad estrarre il chiodo incriminato con altri strumenti esempio tenaglia, l'altro non entra, pochissimo.
il senza punta mi fa pensare ad un'antibiotico ad ampio raggio, ma in omeopatia come si può vedere?
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Vecchio 23-11-2007, 09.49.10   #21
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Grazie Stella, mi dai modo di precisare, prima non ero stato preciso in velocità.
Chi fa lavoretti sa che il chiodo da scacciare è un chiodo che esce poco poco con la punta dal lato opposto (sintomo quindi, fuori) a questa punta si si appoggia un'altro chiodo, generalmente senza punta e si da dei colpetti finchè poi dalla parte della testa si riesce ad estrarre il chiodo incriminato con altri strumenti esempio tenaglia, l'altro non entra, pochissimo.

E' una metafora incredibile questa... vale anche per i rapporti umani e molto altro

Mi pare quasi ci sia un richiamo karmico in quanto dici, se sono invidiosa e l'invidia altera il mio equilibrio allora dovò viverla/subirla finchè non sarò riuscita a superarla?...
meglio se mi faccio un caffè?
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Vecchio 23-11-2007, 22.51.14   #22
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Chi fa lavoretti sa che il chiodo da scacciare è un chiodo che esce poco poco con la punta dal lato opposto (sintomo quindi, fuori) a questa punta si si appoggia un'altro chiodo, generalmente senza punta e si da dei colpetti finchè poi dalla parte della testa si riesce ad estrarre il chiodo incriminato con altri strumenti esempio tenaglia, l'altro non entra, pochissimo.

E' una metafora incredibile questa... vale anche per i rapporti umani e molto altro
Usare un chiodo senza punta mi fa pensare che il rimedio è simile ma non aggressivo, infatti entra quel poco che basta...
Mi fa anche pensare che per togliere del tutto il chiodo ci vogliono anche altri strumenti ausiliari, quindi che bisogna anche aiutarsi con altro che aiuti a togliere del tutto il chiodo.
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