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Vecchio 03-10-2008, 17.59.05   #26
stella
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Vediamo se ho capito.
Se sono abituata a pensare in un certo modo e vorrei cambiare mentalità, cioè adottare uno schema di pensiero più ampio, devo prima mettermi in folle, vale a dire abbandonare il modo di pensare di prima per cominciare a ragionare in maniera diversa, quindi in quel momento di "folle" pensare di essere già nell'altro schema e questo pensiero mi fà accelerare, quindi innescare il nuvo modo di pensare che, secondo me, non si deve limitare al pensiero ma anche al comportamento collegato al diverso modo di pensare.
A me capita questo quando dall'ufficio torno a casa, ho come un momento di confusione perchè devo abbandonare la mentalità del lavoro per riprendere quella di casa, in quel momento se ho avuto una giornata difficile sul lavoro devo abbandonare quel pensiero e iniziare a pensare quello che devo fare a casa....
Come esempio non è granchè e forse qui da una marcia superiore passo a una inferiore, il mattino invece è l'opposto, forse per questo si dice che certe volte si fa fatica ad ingranare....
Quel dare gas essendo in folle forse significa anticipare e favorire lo schema di pensiero da adottare a seconda della situazione che si va ad affrontare.
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Vecchio 03-10-2008, 18.00.53   #27
Sole
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Purtroppo però molti cercano di passare in seconda direttamente pensando di avere un cambio della formula uno, che invece ancora non hanno... e allora di quelle grattate e scintille...
Qualcuno impara a mettere in folle ma dimentica la sgassata, che è necessaria sia per sincronizzare mente e dati anche se purtroppo come detto da Lory produce un pò di porcheria.
Io fin'ora ho capito poco della finalità del discorso e quel poco che ho capito lo posso sintetizzare così:
Folle=sospensione del pensiero
Sgasata=spinta necessaria a collegarsi al pensiero successivo

Per far questo passaggio dici che si lasciano porcherie in giro e cercavo di capire quindi cosa si lascia e perchè. Beh, immagino che si lasci la porcheria del pensiero precedente, porcheria perchè ad un giro diverso e comunque più lento, intriso appunto di elementi che rallentano se non addirittura fermano.

Però non mi torna tanto il discorso della sospensione del pensiero perchè ho l'impressione che si parli di un processo molto più lungo rispetto all'attimo in cui subiamo un colpo e cambiamo modalità.

Ad esempio un bambino che fa i capricci con uno schiaffo torna normale, se mantiene il "normale" allora è passato all'altro schema. E lo schiaffo è il folle? E la sgasata dove sta?
La sgasata serve a mantenere il livello della sveglia ricevuta, un accelerata che mantiene la spinta costante che non le permette di rallentare, ma come si fa? Bisognerebbe beccare esattamtne l'attimo dello shock.

Ma non son sicura che si parli di questo.
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Vecchio 03-10-2008, 18.17.17   #28
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Vediamo se ho capito.
Se sono abituata a pensare in un certo modo e vorrei cambiare mentalità, cioè adottare uno schema di pensiero più ampio, devo prima mettermi in folle, vale a dire abbandonare il modo di pensare di prima per cominciare a ragionare in maniera diversa, quindi in quel momento di "folle" pensare di essere già nell'altro schema e questo pensiero mi fà accelerare, quindi innescare il nuvo modo di pensare che, secondo me, non si deve limitare al pensiero ma anche al comportamento collegato al diverso modo di pensare.
A me capita questo quando dall'ufficio torno a casa, ho come un momento di confusione perchè devo abbandonare la mentalità del lavoro per riprendere quella di casa, in quel momento se ho avuto una giornata difficile sul lavoro devo abbandonare quel pensiero e iniziare a pensare quello che devo fare a casa....
Come esempio non è granchè e forse qui da una marcia superiore passo a una inferiore, il mattino invece è l'opposto, forse per questo si dice che certe volte si fa fatica ad ingranare....
Quel dare gas essendo in folle forse significa anticipare e favorire lo schema di pensiero da adottare a seconda della situazione che si va ad affrontare.
Mi sa che è proprio questo
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Vecchio 03-10-2008, 18.28.05   #29
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Gri e' stato molto divertente leggerti .
Complimenti .
Provo a risponderti io :semplice , ci voleva , per la seconda , un altro tapirula' il secondo non era quello giusto.
Il tapirula' giusto non viene mica a comando!!
Beh se per un attimo ti ho messo di buon umore ne sono contenta.

Per il resto mi sa che non hai letto bene cosa ha detto Uno, il tapìrulà esiste gia, quindi era solo la modalità di salita che a me non risultava chiara.
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Vecchio 03-10-2008, 18.40.05   #30
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Ma non son sicura che si parli di questo.
Secondo me questa metafora si presta a più cose per cui mi fa pensare che sia come una legge fissa.
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Vecchio 03-10-2008, 19.21.53   #31
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Provo a dire la mia.

Se la mente funziona, diciamo per brevità, ad associazioni e questo è lo schema di pensiero, si fa per dire, "normale"; allora cambiare schema di pensiero vuol dire cambiare sistema e/o velocità di funzionamento ergo tapis roulant.

Per fare questo, secondo l'esempio Uniano , è necessario saltare giù dal vecchio tapis, dare un colpo di gas, fare uno sforzo adeguativo e montare sul nuovo tapis.

Se non ho detto sciocchezze allora vorrei porre qualche domanda. (poche! )

Per smontare dal tapis non credo sia necessario cadere: un qualche problema di equilibrio si pone ma, ritengo, si possa risolvere ammortizzando in qualche modo. Giusto?

Il rimontare sul secondo tapis presuppone un colpo di acceleratore poichè l'esempio dice che va più veloce. Ma, da quello che so, il secondo tapis dovrebbe andare più lento. Sbaglio?
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Vecchio 03-10-2008, 19.59.50   #32
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Beh se per un attimo ti ho messo di buon umore ne sono contenta.

Per il resto mi sa che non hai letto bene cosa ha detto Uno, il tapìrulà esiste gia, quindi era solo la modalità di salita che a me non risultava chiara.
Si ma a me il tapirula' sembrava la metafora di qualcos'altro per questo mi sembrava veramente divertente e rileggendo ci stava pure.
Avro' stracapito
Anzi prova a leggere anche tu in questa chiave e dimmi che ne pensi?

Ultima modifica di nikelise : 03-10-2008 alle ore 20.10.16. Motivo: correggo
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Vecchio 04-10-2008, 01.22.29   #33
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A me non batte una cosa (a dire il vero più di una ma intanto questa, magari si tira dietro le altre)... sia con la cosa dei tapis che soprattutto con la doppietta.

Nella descrizione di Uno manca un passaggio. Quando tolgo la prima devo mollare l'acceleratore prima di premere la frizione. Se non lo faccio il motore va su di giri, anche se questi giri non si tramutano in velocità perchè è sconnesso dalle ruote (tramite l'albero). Stessa cosa col tapis... se scendo e le gambe si muovono come quando ero su casco (o comunque avanzo o vado su di giri).
Quindi il colpo di acceleratore per rimontare non è detto che mi porti ad un numenro di giri superiore, anzi... quando cambio marcia in realtà passo si ad una parcia più veloce ma partendo da un mumero di giri più basso di quando ero in prima con necessità di cambiare. La marcia è più veloce solo in potenziale.

Col tapis è un po' meglio che con la macchina perchè ogni tapis (ogni marcia) ha solo una velocità e non un range come nella marcia, quiandi da meglio l'idea della sincronizzazione necessaria... ma il problema resta: quando scendo sono fuori giri se non rallento.

Insomma quel che mi manca è la dispersione della connessione. Quando la marcia è inserita la potenza che erogo è assorbita in parte dalla resistenza dell'ambiente (terreno, salita ecc.) e avanzo solo se erogo una potenza superiore e solo per la differenza. Quando è disinserita tutta la potenza erogata va in velocità ma sono fermo perchè non c'è connessione.
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Vecchio 04-10-2008, 11.11.15   #34
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Nella descrizione di Uno manca un passaggio. Quando tolgo la prima devo mollare l'acceleratore prima di premere la frizione. Se non lo faccio il motore va su di giri, anche se questi giri non si tramutano in velocità perchè è sconnesso dalle ruote (tramite l'albero). Stessa cosa col tapis... se scendo e le gambe si muovono come quando ero su casco (o comunque avanzo o vado su di giri).
Quindi il colpo di acceleratore per rimontare non è detto che mi porti ad un numenro di giri superiore, anzi... quando cambio marcia in realtà passo si ad una parcia più veloce ma partendo da un mumero di giri più basso di quando ero in prima con necessità di cambiare. La marcia è più veloce solo in potenziale.
Infatti.... , è quella sconnessione che a me fa pensare alla sospensione del pensiero un tempo infinitesimale in cui immettere il cambio di connessione, anzi di trasmissione mantenendo l'andatura, infatti quando cambi marcia la macchina non si ferma.
Poi è vero che i giri sono più bassi... e lo associo al fatto che per partire ha bisogno di una spinta molto più grezza, ha bisogno di un certo tipo di carburante mentre poi ne consuma di meno, i giri non li associerei quindi ad una vibrazione ad esempio, ma la velocità si. Una volta lanciata è la velocità aumenta, ma il carburante si raffina anche.
Che poi nella sgasata non la fai andare su di giri?

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Insomma quel che mi manca è la dispersione della connessione. Quando la marcia è inserita la potenza che erogo è assorbita in parte dalla resistenza dell'ambiente (terreno, salita ecc.) e avanzo solo se erogo una potenza superiore e solo per la differenza. Quando è disinserita tutta la potenza erogata va in velocità ma sono fermo perchè non c'è connessione.
Io non lo vedo come fermo ma lanciato, come un salto mortale, come un tuffo nell'acqua in cui perdi orientamento ma lo ritrovi subito.

Comunque cerco solo di unire diverse visioni perchè non mi è chiarissimo.
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Vecchio 04-10-2008, 11.25.38   #35
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Mi è stato pure fatto notare che la doppietta era necessaria più che altro scalando le marce e solo per una guida sportiva dalla prima alla seconda. E' vero, ma prendete la metafora così com'è, tra l'altro continua ad essere efficace, a scendere si fa fatica e si soffre, a salire (se si fa velocemente) il gap (salto) più grande è nel primo cambiamento, poi la difficoltà è medesima ma almeno abbiamo l'esperienza del cambiare.

Si si toglie l'acceleratore per un instante, la cui lunghezza è proporzionale al tipo di guida. In una guida sportiva quell'attimo è quasi impercettibile, nella guida di un pensionato sarà magari di un paio di secondi.

Cento le tue domande sono pertinenti, scendendo dal tapirulà ci vuole equilibrio, altrimenti ci si sloga una caviglia o altro e poi si deve stare un pò fermi... poi può essere più complicato risalire su entrambi i tapirulà (come dicevo sopra se questo accade in un percorso e siamo tra due tapirulà molto veloci c'è il rischio di impazzire).

Può essere più lento se scendi... in sostanza cerchi e trovi un modo di pensare più rilassante, in questo caso non si torna più al vecchio sistema (negli esempi solo mangiare, sesso etc..) di solito, può anche succedere ma è molto difficile, di solito si rimane confinati in un vorrei ma non posso.

Per capire meglio la metafora ricordiamoci che il tapirulà rappresenterebbe il movimento della mente, non lo "scorrere" dell'ambiente intorno a noi (tempo e spazio) anche se poi sono relati ovviamente.
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Vecchio 04-10-2008, 14.55.05   #36
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Fuor di metafora: mettere in folle significa far cessare il lavorio della mente. Giusto?

Ed è il primo passaggio da eseguire. Mi concentrerei dunque sulla discesa dal tapis roulant. O nella messa in folle.

Ma soprattutto cercherei di stabilire se è giusto e saggio perseguire questo obiettivo.
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Vecchio 04-10-2008, 15.23.22   #37
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a scendere si fa fatica e si soffre, a salire (se si fa velocemente) il gap (salto) più grande è nel primo cambiamento, poi la difficoltà è medesima ma almeno abbiamo l'esperienza del cambiare.



Per capire meglio la metafora ricordiamoci che il tapirulà rappresenterebbe il movimento della mente, non lo "scorrere" dell'ambiente intorno a noi (tempo e spazio) anche se poi sono relati ovviamente.
Allora, abbiamo detto che il folle, andare in, rappresenta la sospensione del pensiero. Il passaggio necessario da uno schema ad un altro, quindi tapis roulant, quindi movimento della mente.
Movimento, quello della prima marcia, che si basa su uno schema predefinito mentre il secondo, essendo più veloce, lo si potrebbe associare a qualcosa, ad un interesse più alto, diciamo.
Ora, la seconda è lo schema altro, il tappeto sul quale vorremmo salire. Questo però lo metterei un attimo da parte per dedicarmi a quell'attimo di sospensione che dipende, mi pare, dal modo di guidare l'auto, se in maniera sportiva o più lenta.
Insomma in questo caso il fine è la sospensione.
In tale sospensione si deve possedere un certo equilibrio poichè altrimenti, perdendo i punti di riferimento - nell'esempio dell'auto potrebbe riportarsi all'incapacità di mettere in folle o trovarsi in quel momento ove risulta difficile " sgasare " o coordinare i vari movimenti da tenere, per poi passare in seconda; in definitiva una difficoltà che si deve affrontare almeno per l'inizio. Mi sovviene però una domanda:Chi non hai mai guidato in questo modo ad esempio, ossia non conosce questo modo, non ne ha esperienza che fa, torna indietro? - ci si potrebbe trovare nel mezzo e appunto non sapere cosa fare o peggio, non si è cambiato lo schema di riferimento e quindi si continua a rimanere in prima, purtuttavia convicendosi di essere passati.
Non ho capito granchè se si nota e per questo è quello sgasare, di più fra tutto, che non mi entra.
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Vecchio 04-10-2008, 15.39.27   #38
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Fuor di metafora: mettere in folle significa far cessare il lavorio della mente. Giusto?
Ecco, questo è un punto che ha sollevato le mie domande. A me non pare che in folle cessi il lavorio, ma solamente che non sia più connesso a quel determinato tapis, ovvero a quello schema di pensiero.
Se si fermasse la mente toccherebbe rimettere la prima per ripartire, invece ingranando la seconda il motore deve girare. Questo girare però, se restiamo nella metafora della macchina, è ad un numero di giri più elevato della marcia precedente quando cammina bene, ma un po' meno del suo massimo. Se non avessimo un range comune a due marce contigue non portemmo passare.
Quindi nel primo schema di pensiero ci deve essere un minimo di spazio per parte degli schemi del secondo e da quella "zona" passare all'altra marcia (se lo fai ad un numero di giri troppo basso l'auto non avanza e si spegne il motore).

Io credo che quel mettere in folle sia una specie di improvviso abbandono dello schema mentre la mente ci cammina abbastanza veloce (e si rende conto che gli serve un rapporto più alto).

PS: quante marce abbiamo?

Ultima modifica di Ray : 04-10-2008 alle ore 15.42.58. Motivo: aggiunta PS
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Vecchio 04-10-2008, 18.09.12   #39
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Si si toglie l'acceleratore per un instante, la cui lunghezza è proporzionale al tipo di guida. In una guida sportiva quell'attimo è quasi impercettibile, nella guida di un pensionato sarà magari di un paio di secondi.
Mi pare che qui si parli di elasticità, un giovane fa molta meno fatica avendo tutto più fluido, movimenti sciolti non ancora irrigiditi dal tempo, quindi fa meno fatica del pensionato che è un po' più lento.

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Cento le tue domande sono pertinenti, scendendo dal tapirulà ci vuole equilibrio, altrimenti ci si sloga una caviglia o altro e poi si deve stare un pò fermi... poi può essere più complicato risalire su entrambi i tapirulà (come dicevo sopra se questo accade in un percorso e siamo tra due tapirulà molto veloci c'è il rischio di impazzire).
Mi da l'idea che se non si svelti e agili a parte scivolare e ricadere, ci si strappa e trattandosi della mente, una mente strappata è paragonabile all'impazzire.
Ma perchè si strapperebbe? Perchè troppo pesante? Deve abbandonare prima la zavorra che le impedisce di ritornare ad esser sciolta e voloce?

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Questo passo proprio non l'ho capito.
Cosa può essere più lento se scendo?
Ah forse se decido io di scendere dal tapirulà, ho il tempo di decidere e trovare un modo di pensare più congeniale ai miei tempi, cambiare il vecchio sistema/schema di pensiero, quindi tapirulà che vada ad una velocità minore e sul quale possa salire senza strapparmi, in pratica dovrebbe essere relativo a quanto mi sono alleggerità io?

E poi ancora quel voler ma non posso di solito si usa dire a qualcuno che non è umile e non si accontenta di arrivare dove può e quindi strafà e il risultato e una via di mezzo che stona.

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Per capire meglio la metafora ricordiamoci che il tapirulà rappresenterebbe il movimento della mente, non lo "scorrere" dell'ambiente intorno a noi (tempo e spazio) anche se poi sono relati ovviamente.
Con questo intendi l'ecletticità della mente stessa?
Un po' come fa l'attore?
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Vecchio 04-10-2008, 21.02.27   #40
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Ecco, questo è un punto che ha sollevato le mie domande. A me non pare che in folle cessi il lavorio, ma solamente che non sia più connesso a quel determinato tapis, ovvero a quello schema di pensiero.
Anche a me mette in difficoltà il fatto che il motore rimane acceso e l'automobile in moto dinamico. Tuttavia cercando la massima aderenze con le parole di
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Per capire meglio la metafora ricordiamoci che il tapirulà rappresenterebbe il movimento della mente
possiamo concludere che il lavorio mentale cessa. Ed il motore acceso rappresenti il cuore mentre l'auto in corsa sia il fisico che, ciò nondimeno, continua a funzionare regolarmente.

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PS: quante marce abbiamo?
Sempre rimanendo aderenti il più possibile all'esempio fatto osservo che la mitica "doppietta" si faceva solo tra la prima e la seconda. Con le marce più alte non era necessaria. Opterei dunque per due sole marce.
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Vecchio 04-10-2008, 21.40.19   #41
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Sempre rimanendo aderenti il più possibile all'esempio fatto osservo che la mitica "doppietta" si faceva solo tra la prima e la seconda. Con le marce più alte non era necessaria. Opterei dunque per due sole marce.
Mhm...Non sono sicuro che le marce siano soltanto due, posto ovviamente il fatto che, secondo me, il problema al momento è lontano.
Direi che se c'è una prima, c'è una seconda ed una terza e quindi una quarta.
Cioè se la sgasata si faceva - e si fa o si deve fare - tra la prima e la seconda non è detto che per le altre non ve ne sia bisogno. Voglio dire che forse la " pulizia" nel cambio per le altre marce è intrinseca, non so come spiegare questa cosa. Ci provo in altro modo.
La sgasata, allora, se ha la funzione di " mettere al pari", come quella di pulire dalle porcherie, per il fatto stesso che una volta fatta, una volta che se ne ne può avere esperienza è come se lo si facesse, durante e per il successivo cambio, in automatico.
Averne soltanto una prima ed una seconda, presuppone l'esclusione delle altre, qualora vi fossero, ma anche una implicita conseguenza e cioè che il modo di pensare, schematico, è di sole due versioni.
Continuo ad azzardare dicendo che forse sono anche più di quattro.
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Vecchio 05-10-2008, 05.26.07   #42
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Mhm...Non sono sicuro che le marce siano soltanto due, posto ovviamente il fatto che, secondo me, il problema al momento è lontano.
Direi che se c'è una prima, c'è una seconda ed una terza e quindi una quarta.
Cioè se la sgasata si faceva - e si fa o si deve fare - tra la prima e la seconda non è detto che per le altre non ve ne sia bisogno. Voglio dire che forse la " pulizia" nel cambio per le altre marce è intrinseca, non so come spiegare questa cosa. Ci provo in altro modo.
La sgasata, allora, se ha la funzione di " mettere al pari", come quella di pulire dalle porcherie, per il fatto stesso che una volta fatta, una volta che se ne ne può avere esperienza è come se lo si facesse, durante e per il successivo cambio, in automatico.
Averne soltanto una prima ed una seconda, presuppone l'esclusione delle altre, qualora vi fossero, ma anche una implicita conseguenza e cioè che il modo di pensare, schematico, è di sole due versioni.
Continuo ad azzardare dicendo che forse sono anche più di quattro.
I miei la 500 ce l'hanno ancora , gialla del 1972 , versione nuova quindi .
Mia madre ci va ancora a fare la spesa .
Ho imparato a guidare in 500 , oggi la riprovo e vi dico se dalla 4 alla 3 ci vuole la doppietta , non me lo ricordo ma mi pare di si ......per quanto c'entri col discorso .
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Vecchio 05-10-2008, 10.47.04   #43
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Chi ha mai guidato una vecchia cinquecento?
Da questo punto di vista il discorso stava bene nella sezione "antiquario", ma io volevo parlare di una particolarità della cinquecento (almeno i primi modelli) che chiamavano comunemente "dover far la doppietta" per cambiare marcia, soprattutto dalla prima alla seconda.
Non ho mai guidato una vecchia 500, detto da chi l'ha guidata serviva/serve sopratutto dalla prima alla seconda.
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Lo sgasare mentre si cambia marcia potrebbe essere sinteticamente la metafora di uno dei due salti tra le ottave.
[...]
Se la mente gira ad una certa velocità e il secondo schema di pensiero è troppo veloce per lei non potrà mai afferrarlo, cozzeranno, gratteranno, faranno scintille. Potrebbe anche sembrare di aver fatto il passo, magari la mente che continua a girare in prima si illude di aver cambiato marcia, magari va su di giri ma è talmente abituata che non sente neanche più il rumore.
L'unica soluzione è appunto portare la mente in folle e poi accelerare (la sgasata) per adeguare la velocità in modo da poter agganciare la seconda modalità.
La teoria è chiara (almeno credo) ma quello che non ho ancora afferrato è come possa la persona (coscienza) operare sulla mente per mettere in folle e sgasare per agganciarsi alla seconda (modalità).
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Ocio che l'immagine del tapirulà rende bene, in realtà stiamo fermi e la mente cammina
Siamo sulla prima pedana che facciamo la nostra passeggiata, alla nostra destra dopo un piccolo spazio c'è un'altra pedana che gira più veloce, alla nostra sinistra arrivano dei ragazzi che giocando perdono l'equilibrio (attenzione anche a questo "perdono l'equilibrio") e ci spingono.

I ragazzi che perdono l'equilibrio sono l'azione "esterna" che mi mettono in folle, ovvero mi trovo nel piccolo spazio tra le pedane.
Quote:

Di colpo ci troviamo nello spazio tra le due pedane, quella dove eravamo più lenta e quella a destra più veloce.
Abbiamo due possibilità ovviamente, ritornare sulla pedana di prima o salire sulla nuova.
In entrambi i casi dobbiamo saltando muoverci insieme e nel verso della pedana, ma mentre nel primo caso ricordiamo ancora come ci stavamo muovendo (soprattutto la velocità) nel secondo caso dobbiamo accelerare... e questo va fatto ancora prima di toccare la pedana, possiamo dire un istante prima....
Come si accelera il movimento della mente?
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Cosa s'intende per "movimento della mente?"

Scusate sono zuccone, se non faccio queste domande non riesco a seguire la metafora e magari mi faccio dei viaggi mentali che non seguono il concetto corretto.

Ultima modifica di Grey Owl : 05-10-2008 alle ore 10.50.06.
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Vecchio 05-10-2008, 11.34.30   #44
Kael
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Se la mente gira ad una certa velocità e il secondo schema di pensiero è troppo veloce per lei non potrà mai afferrarlo, cozzeranno, gratteranno, faranno scintille.
Questo perchè nelle vecchie 500 la potenza della prima non era sufficiente per dare un numero di giri adeguato alla seconda, cosa che invece avviene senza problemi nelle macchine di oggi.

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L'unica soluzione è appunto portare la mente in folle e poi accelerare (la sgasata) per adeguare la velocità in modo da poter agganciare la seconda modalità.
E' come il discorso delle ottave. La massima potenza della prima non è sufficiente per agganciare la minima potenza della seconda.... c'è proprio un buco, un intervallo fra le due, che necessità di una spinta aggiuntiva.

Citazione:
Per capire meglio la metafora ricordiamoci che il tapirulà rappresenterebbe il movimento della mente.
Il movimento della mente quindi non cessa mai. Siamo noi che ci spostiamo da un tapirulà all'altro, i quali però continuano a girare senza sosta, ognuno al proprio livello. Se la differenza di velocità fra il primo e il secondo fosse poca, potremmo direttamente saltare da uno all'altro senza passare per la folle (e magari fra il secondo e il terzo è fattibile), invece così rischiamo di cadere e dobbiamo prima passare per la folle. Nella folle, non essendoci attrito, "resistenza" (non essendoci interfaccia mentale insomma), possiamo portare il numero di giri del motore a quanto vogliamo (almeno entro i limiti della nostra costituzione) così poi da poter saltare sul secondo tapirulà senza difficoltà.

La mia domanda comunque resta, se il tapirulà rappresenta il movimento della mente, nel momento in cui scendiamo (folle) la mente gira ancora ma a noi, non avendone la rappresentazione, ci sembra ferma. Come calcolare quindi il giusto numero di giri a cui portarci se non ne abbiamo la rappresentazione?

Un bravo pilota però non guarda il contagiri, gli basta ascoltare il rumore del motore per capire il giusto momento in cui cambiare marcia. La risposta quindi dovrebbe essere che cambiare marcia non è un fatto di pensare, ma di sentire...
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Vecchio 05-10-2008, 16.20.12   #45
griselda
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Il motore è l’automatismo
La marcia è la scelta, il cambio, il cambiamento.
La sgasata è il bruciare il carburante (combustione interna) per poter cambiare marcia. (ottava superiore)
La folle è la coscienza.

Questo varrebbe anche per quando uno si trova davanti a qualcuno ( o un evento) che gli fa perdere la calma/tranquillità, ovvero lo butta giù dal primo tapirulà e perdendo l’equilibrio che fa? O cadendo nel buco si ferma e piange, caduto dal tapirulà, e sosta li a crogiolarsi nel suo dolore, oppure rimane in prima che può essere paragonato all’ira che sale e fa fare grattate e scintille, che a lungo andare gli farà fondere il motore perché i pistoni iniziano a battere in testa sino a bruciare tutto.
Oppure ha un’alternativa, se si sta procedendo su un percorso e si è imparato a fare la doppietta, che è quello di passare per il vuoto della coscienza, in quell’attimo si decide se sgasare o no, se si sgasa il carburante viene combusto internamente, ma non per far muovere l’auto ma solo per bruciare internamente ciò che ci permetterà di inserire la seconda, passare in modalità due, questa combustione interna darà la spinta ad inserire una marcia più alta come ottava.


Mettiamo anche quando facciamo una dieta, andare in prima è l’automatismo di mangiare di tutto come viene è andare in prima, se vogliamo andare in seconda ovvero fare la dieta dobbiamo sgasare ovvero soffrire scendendo dall’automatismo e dandoci delle regole, inserire il nuovo tipo di dieta che consiste nello stare un attimo in folle per creare la dieta bilanciata per noi creandola a seconda delle vere necessità, dopo di che anche se si soffre nella rinuncia di alcuni tipi di cibi che ci piacciono, inseriamo la seconda ovvero il nuovo tipo di alimentazione creata/adatta al nostro fabbisogno energetico del momento che deve essere stato fatto nel momento di folle valutando il tutto.
A quel punto quando abbiamo scelto abbiamo coscientemente di inserire la seconda marcia, il cambiamento, che lo dice la parola stessa, avverrà solo perdurando nella scelta, mantenendo fede alla decisione presa.
Se rimaniamo tra due scelte ci danniamo l’anima senza fare niente, sino a consumarci. Del tipo "se impari karate va bene se non impari karate va bene se impari karate forse ti spaccano in due come biscottino". La mente va in loop sino ad entrare in crash inutilmente.

Inoltre mi pare di vedere che questa metafora si presta per molte cose, ovvero la mente mi pare viaggi velocissima tant’è che immaginiamo prima ciò che poi andremo a fare, (direi quasi alla velocità della luce ) questo implica il fatto che siamo sempre un passo avanti, la sgasata serve a mantenerci nel presente, o comunque a riallinearci.
Parafrasando Turi: “a mio parere”.
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Vecchio 05-10-2008, 19.42.11   #46
nikelise
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Il motore è l’automatismo
La marcia è la scelta, il cambio, il cambiamento.
La sgasata è il bruciare il carburante (combustione interna) per poter cambiare marcia. (ottava superiore)
La folle è la coscienza.

Questo varrebbe anche per quando uno si trova davanti a qualcuno ( o un evento) che gli fa perdere la calma/tranquillità, ovvero lo butta giù dal primo tapirulà e perdendo l’equilibrio che fa? O cadendo nel buco si ferma e piange, caduto dal tapirulà, e sosta li a crogiolarsi nel suo dolore, oppure rimane in prima che può essere paragonato all’ira che sale e fa fare grattate e scintille, che a lungo andare gli farà fondere il motore perché i pistoni iniziano a battere in testa sino a bruciare tutto.
Oppure ha un’alternativa, se si sta procedendo su un percorso e si è imparato a fare la doppietta, che è quello di passare per il vuoto della coscienza, in quell’attimo si decide se sgasare o no, se si sgasa il carburante viene combusto internamente, ma non per far muovere l’auto ma solo per bruciare internamente ciò che ci permetterà di inserire la seconda, passare in modalità due, questa combustione interna darà la spinta ad inserire una marcia più alta come ottava.


Mettiamo anche quando facciamo una dieta, andare in prima è l’automatismo di mangiare di tutto come viene è andare in prima, se vogliamo andare in seconda ovvero fare la dieta dobbiamo sgasare ovvero soffrire scendendo dall’automatismo e dandoci delle regole, inserire il nuovo tipo di dieta che consiste nello stare un attimo in folle per creare la dieta bilanciata per noi creandola a seconda delle vere necessità, dopo di che anche se si soffre nella rinuncia di alcuni tipi di cibi che ci piacciono, inseriamo la seconda ovvero il nuovo tipo di alimentazione creata/adatta al nostro fabbisogno energetico del momento che deve essere stato fatto nel momento di folle valutando il tutto.
A quel punto quando abbiamo scelto abbiamo coscientemente di inserire la seconda marcia, il cambiamento, che lo dice la parola stessa, avverrà solo perdurando nella scelta, mantenendo fede alla decisione presa.
Se rimaniamo tra due scelte ci danniamo l’anima senza fare niente, sino a consumarci. Del tipo "se impari karate va bene se non impari karate va bene se impari karate forse ti spaccano in due come biscottino". La mente va in loop sino ad entrare in crash inutilmente.

Inoltre mi pare di vedere che questa metafora si presta per molte cose, ovvero la mente mi pare viaggi velocissima tant’è che immaginiamo prima ciò che poi andremo a fare, (direi quasi alla velocità della luce ) questo implica il fatto che siamo sempre un passo avanti, la sgasata serve a mantenerci nel presente, o comunque a riallinearci.
Parafrasando Turi: “a mio parere”.
A me sembra cosi' :
il tapirula' e' la velocita' della mente, noi che corriamo e che dovremmo passare da uno all'altro siamo la conoscenza ,meglio la consapevolezza di cio' su cui la mente si applica .
Se non accade nulla si resta sul proprio tapirula' non essendovi motivo alcuno di andare a complicarsi la vita .
Ma a tutti accade qualcosa , uno shok , per cui si impone un'accelerata cioe' un cambiamento di tapirula' ,nella metafora i ragazzi che ti spingono fuori dalla pedana , nella vita qualcosa che ti spinge fuori dalla routin .
Accaduto lo shok per un istante o un anno o quanto serve si sta in folle la routin non ci va piu' ma il nuovo , la nuova energia ancora non c'e' .
Non resta che cercare di capire , di conoscere lo scenario nuovo e quello che ha portato , per decidere cosa fare .
Quando arriva la nuova consapevolezza ci e' consentito di avere una mente piu' veloce e quindi di cambiare tapirula'.
Nella 500 la sgasata e' questo : la nuova consapevolezza che consente il cambio marcia cioe' la nuova forza la nuova energia nel nuovo contesto provocato dallo shok.
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Vecchio 05-10-2008, 21.01.06   #47
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Cosa s'intende per "movimento della mente?"
Penso di poter affermare che è il continuo lavorio del pensiero. L'incessante associare pensiero a pensiero. Per rendertene conto in modo lampante (cosa tutto sommato semplice) ti basta osservare per alcuni secondi, qualche minuto al massimo, i tuoi pensieri. Dopo un breve lavoro (non saprei quantificare ma basta poco davvero) ti accorgerai che i pensieri viaggiano a grande velocità e senza sosta. E, amara realtà, in modo spesso inconsapevole per noi........il "ricordarsi di sè", per esempio, dà una bella segata a questo andazzo.
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Il movimento della mente quindi non cessa mai. Siamo noi che ci spostiamo da un tapirulà all'altro, i quali però continuano a girare senza sosta, ognuno al proprio livello.
Questa prospettiva è davvero interessante. Non ci avevo mai pensato. Avevo sempre dato per scontato che era la mente che si fermava quando cessavano i pensieri. Nel mio caso, tuttavia, quando questo fenomeno si produce, mi addormento. Sempre. E questo evento potrebbe quindi rafforzare la tua tesi o quello che comunque introduce la tua prospettiva: scendendo dal tapis non facciamo cessare i pensieri ma SPOSTIAMO l'asse della coscienza (o della percezione) dal seguire il corso dei nostri pensieri. E di conseguenza di tutto il resto della macchina umana: emozioni, senzazioni e quant'altro. Nel mio caso (ma forse in linea generale), dunque, il trucco è mantenere desta la coscienza quando il flusso dei pensieri viene interrotto.
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Ultima modifica di centomila : 05-10-2008 alle ore 21.04.53. Motivo: Inserimento frase finale.
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Vecchio 06-10-2008, 11.27.09   #48
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Originalmente inviato da Ray Visualizza messaggio
Ecco, questo è un punto che ha sollevato le mie domande. A me non pare che in folle cessi il lavorio, ma solamente che non sia più connesso a quel determinato tapis, ovvero a quello schema di pensiero.
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Originalmente inviato da centomila Visualizza messaggio
Anche a me mette in difficoltà il fatto che il motore rimane acceso e l'automobile in moto dinamico. Tuttavia cercando la massima aderenze con le parole di
possiamo concludere che il lavorio mentale cessa. Ed il motore acceso rappresenti il cuore mentre l'auto in corsa sia il fisico che, ciò nondimeno, continua a funzionare regolarmente.
Dipende cosa intendete per lavorio, se intendiamo l'assorbimento e la trasmissione inconscia di tutto ciò che transita nell'ambiente ove questa mente è immersa, allora si, il lavorio si sospende. Di contro, per capirci nell'esistenza è la mente che genera se stessa e tutta la struttura psico-fisica, per cui il suo lavoro non può mai fermarsi, come il motore non si ferma quando lo mettiamo in folle, semplicemente si stacca dagli organi deputati a far muovere l'auto, quindi non gli trasmette più il movimento, ma non è che l'auto scompare. Se la mente umana si spegnesse completamente le informazioni dovrebbero essere spostate in un'altra struttura per conservare un'identità per quanto un pò diversa (altrimenti la struttura di arrivo dovrebbe essere identica e quindi non ci sarebbe neanche la percezione dello spostamento/cambio, sarebbe una cosa normale che accade in continuazione)
Ma tutte queste ultime considerazioni non erano in tema, stavamo parlando della normale amministrazione della mente.

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Originalmente inviato da griselda Visualizza messaggio
Mi da l'idea che se non si svelti e agili a parte scivolare e ricadere, ci si strappa e trattandosi della mente, una mente strappata è paragonabile all'impazzire.
Ma perchè si strapperebbe? Perchè troppo pesante? Deve abbandonare prima la zavorra che le impedisce di ritornare ad esser sciolta e voloce?
Eh ci sono talmente tante variabili in gioco, uno strappo (muscolare nella metafora) comunque non è da considerare come pazzia, più o meno totale, se uno in seguito ad una caduta si rompesse la colonna vertebrale e rimanesse paralizzato, questo si potrebbe considerare pazzia.
Una variabile (per fare un esempio) che può portarci ad avere uno strappo potrebbe essere che mentre scendiamo, magari costretti, da una pedana, ci giriamo a guardarla con nostalgia e non vediamo dove e come mettiamo i piedi. Non sto parlando specificatamente di passato, ma di quello schema di pensiero, poi le due cose possono coincidere.

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Questo passo proprio non l'ho capito.
Cosa può essere più lento se scendo?
Ah forse se decido io di scendere dal tapirulà, ho il tempo di decidere e trovare un modo di pensare più congeniale ai miei tempi, cambiare il vecchio sistema/schema di pensiero, quindi tapirulà che vada ad una velocità minore e sul quale possa salire senza strapparmi, in pratica dovrebbe essere relativo a quanto mi sono alleggerità io?
Teoricamente più siamo tra due tapirulà lenti e più abbiamo tempo per cambiare o tornare a quello precedente, più siamo tra tapirulà veloci e più veloci dobbiamo essere a passare al nuovo o tornare indietro.
Certo la leggerezza è importante, se peso 200 kg non è il massimo per saltare.. addirittura i tapirulà, oltre che essere lenti devono essere robusti, massici, poco adattabili.

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Per capire meglio la metafora ricordiamoci che il tapirulà rappresenterebbe il movimento della mente, non lo "scorrere" dell'ambiente intorno a noi (tempo e spazio) anche se poi sono relati ovviamente.

Con questo intendi l'ecletticità della mente stessa?
Un po' come fa l'attore?
No intendevo che la mente può stare ferma anche se il tempo passa e le cose intorno si muovono (anche nel semplice invecchiare) oppure può muoversi più veloce di come si muove l'ambiente in cui è immersa.


Nel prossimo post continuo a rispondere ad alcune cose
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Vecchio 07-10-2008, 23.29.31   #49
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Ma tutte queste ultime considerazioni non erano in tema, stavamo parlando della normale amministrazione della mente.

Una variabile (per fare un esempio) che può portarci ad avere uno strappo potrebbe essere che mentre scendiamo, magari costretti, da una pedana, ci giriamo a guardarla con nostalgia e non vediamo dove e come mettiamo i piedi. Non sto parlando specificatamente di passato, ma di quello schema di pensiero, poi le due cose possono coincidere.

Teoricamente più siamo tra due tapirulà lenti e più abbiamo tempo per cambiare o tornare a quello precedente, più siamo tra tapirulà veloci e più veloci dobbiamo essere a passare al nuovo o tornare indietro.

No intendevo che la mente può stare ferma anche se il tempo passa e le cose intorno si muovono (anche nel semplice invecchiare) oppure può muoversi più veloce di come si muove l'ambiente in cui è immersa.
Forse mi sono persa nel voler capire un momento ben successivo e più in là di quello che si voleva esporre qui o forse è solo una manifestazione diversa.

Il passaggio tra due schemi di pensiero. Intanto immagino che sia necessario conoscere e ben capire il primo schema per potersi permettere il passaggio, o almeno conoscerne l'esistenza, averne coscienza. Devo sapere come funziona e cosa attiva (nel caso della macchina la spinta iniziale) poi devo decidere, scegliere, di abbandonare il primo schema e passare al secondo, a questo punto mi serve sgasare, e mi serve perchè mi occorre attenzione, forza che non indebolisca la scelta. Questa attenzione consuma, brucia il carburante lasciando dietro residui, ma alla fine si approda al seconda schema in teoria migliore in quanto scelto.
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Se non sarò me stesso chi lo sarà per me? E se non ora, quando?
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Vecchio 08-10-2008, 01.04.04   #50
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Nel riuscire o meno a cambiare schema di pensiero, c'entra anche il quanto si è disposti a farlo?

Provo un esempio pratico: quando sono convinta di una cosa, la incasello, la inquadro in un certo modo, e a quel punto per me diventa "verità". Se imparo che una mela al mattino mi fa bene, e mi convinco che sia così perchè ne faccio esperienza, poi arriva qualcuno che mi dice "si le mele fanno bene, tranne quelle rosse perchè..." (nella metafora dovrebbero essere i ragazzi che mi spingono giù) . A quel punto, o cambio schema, apprendo qualcosa in più e cioè che non tutte le mele sono adatte a me (l'esempio è scemo, ma solo per capire) e salendo sull'altra pedana inizierò a non mangiare mele rosse (e a sperimentare che succede), oppure risalgo sulla vecchia pedana e continuo imperterrita a credere che anche le rosse mi facciano bene..

Se è così, le variabili in gioco sono parecchie il momento in cui si scende dalla pedana è quello che mi permette il cambio di schema (poi magari la prossima volta imparo che le mele rosse vanno bene a cena e passo ancora su un altro tapis), bisogna vedere quanto sono disposta a cambiare di me e di quegli schemi a cui sono attaccata.. rinunciare a qualcosa insomma..

ps: il momento in cui resto in folle, potrebbe nella realtà rappresentare un momento di confusione in cui non si riesce nè a restare ancorati al primo tapis, ma ancora non si riesce ad andare alla velocità del secondo?

Ultima modifica di RedWitch : 08-10-2008 alle ore 01.06.51. Motivo: aggiunto ps
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