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Vecchio 26-09-2007, 15.51.24   #1
dafne
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Predefinito complimenti..

ciao
bell'articolo, complimenti. Vediamo però se ho veramente capito qualcosa..mi dici che la tensione che provo quando mi dico che non so chi sono è giusta?è sana? anche se il resto del mondo pensa che sia una carenza patologica? e non sapere chi sono ma sapere chi potrei essere può essere un altro passo?ma quello dopo? Voglio dire, mi rendo conto che potrei essere sia infinitamente dolce che immensamente acida..ma il punto di equilibrio dov'è? nel scegliere una delle due qualità o nell'usare entrambe a seconda della situazione? e quando so che ho trovato l'equilibrio? quando ottengo lo scopo per cui ho fatto intervenire la personalità dolce/acida? insomma quando direziono le mie qualità (scusa ma mi fa senso personalizzarle fin quasi a vedere diverse me in me...preferisco parlare di caratteristiche, in fondo sono geni attivati oppure no...) ho raggiunto un buon livello ma..ancora non so chi sono...dipende dal non "sentirsi" acida ma farlo e basta? o essere dolce anche quando non se ne ha voglia dominando la parte negativa?dove mi perdo secondo te? Perchè c'è qualcosa di vero nell'essere frammentati ma mi fa strano pensare di non esserlo, mi sa di asettico, poco reale...freddo...


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Vecchio 26-09-2007, 16.58.22   #2
Uno
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Mamma.... Dafne sarebbe da dare un bella passata di ddt nella tua testolina simpatica
sto scherzando, lo so che sei offendina

Ci provo anche se, incasinato come hai, sarà dura che con un post ne saltiamo fuori:
Non essere frammentati non significa che qualcosa di noi va perso, per esempio la parte acida o quella dolce etc....
Significa che mentre normalmente si può essere acidi ora e avere anche dei gusti, dei ragionamenti, delle avversioni etc etc... poi dopo 5 minuti essere dolci e cambiare completamente i parametri. Ocio, non sto parlando di schizzofrenici, ho esaltato volutamente l'esempio... ovvio che a volte le sfumature sono impercettibili, che a volte (soprattutto andando avanti con l'età) una di queste personalità diventa talmente predominante da sembrare che sia il nostro io reale etc etc....
Ma il succo è che il nostro vero essere sta sullo sfondo a guardare senza mai entrare nella sfera della coscienza e interferire con la mente, che in questo caso potremmo definire più bassa (in realtà la mente è una sola) e queste personalità si alternano nel recitare la vita in un copione meccanico, già scritto e studiato insieme ad altri attori.
Dov'è il salto di qualità? Lo è nel rendersi conto di questa faccenda con vari mezzi e metodi che poi sono tendenti a quella tensione... tensione che ci mette in tiro non esteriormente e ci rende capaci di agire, cosa che smollati non è possibile, il tutto significa in sintesi che quel nostro vero essere entra finalmente in gioco, entra nella sfera della coscienza (prima percepisce e tutto il resto ma lo fa da spettatore) e poi nella mente (che in questo caso definiamo alta, anche se come detto prima è sempre la stessa).

Mi fermo perchè non sono sicuro che il messaggio sia forte e chiaro
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Vecchio 27-09-2007, 09.44.50   #3
dafne
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ecco..se mi dici dove comprare il ddt..corro!!
offendina? nel senso che offendo o che sono permalosa? mi sa la seconda...hehhehehe...
ho capito che nessuno dei frammenti va perso, va bene,quello che non mi entra nella capa è:
ma se tutte le mie caratteristiche, le mie sfumature, i miei frammenti (allegra dolce noiosa permalosa ecc ecc ) o come li vogliamo chiamare sono "esterni" al mio vero essere significa che il mio vero essere non è nulla di tutto questo... quindi è impersonale...
oppure E' tutte le qualità che "normalmente" manifesto una alla volta, e entrare nella sfera della coscienza mi permette di non subire le cose che mi accadono ma di..ehm...gestirle?...
( senti ma se invece di comprare del ddt chiamassi la derattizzazione?)

...oppure devo solo rendermi conto che posso essere tutto e niente e prendermi la responsabilità di ogni gesto o parola..dimine ma perchè ho sempre la sensazione che la mia mente viaggi in cerchio invece che in modo lineare?... vado a incaffeinarmi un pò...baci
grazie per la pazienza
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Vecchio 27-09-2007, 11.16.14   #4
Uno
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Non sono esterni, solo che "normalmente" (inteso come comunemente) il nostro essere non partecipa e loro (personalità) credono di essere le padrone, i padroni di casa.
La cosa è complicatina anche perchè razionalmente si può disquisire di metà faccenda circa.
Complicata perchè "partecipa" non è il massimo della precisione... comunque l'esempio che rende per analogia meglio è quello del palcoscenico, del teatro: noi globalmente siamo una rappresentazione teatrale, il palcoscenico è il nostro corpo, ci sono gli attori (personalità), il regista (il nostro essere), comparse (automatismi sotto il livelli delle personalità) maestranze che creano le scene e fanno manutenzione al palcoscenico etc etc...

Normalmente, nella massa il regista sta ancora facendo i provini... sta nelle sedie in ombra e osserva da lontano... i vari attori e attrici si susseguono recitando i loro pezzi, i protagonisti stanno di più in scena, tanto che uno spettatore che si immerga nella visione arriva a sentire che quella rappresentazione sia quell'attore, questo avviene dopo un pò di tempo, all'inizio non sempre si capisce chi è il protagonista.
Da bambini siamo abbastanza duttili, poi crescendo ci cristallizziamo e irrigidiamo in alcuni ruoli piuttosto che altri.

Ad un certo punto può essere (questo può essere è determinato da molti fattori che è impossibile specificare in un solo 3D, ci stiamo provando in giro) che si inizi sul serio a diventare una compagnia teatrale, qui entra in gioco il regista, sale sul palco, osserva con maestria i vari attori, li smussa dove occorre etc... quando si recita lui torna dietro le quinte, però coordina comunque con gli input che ha dato durante le prove.... ogni volta che vediamo un risultato in qualsiasi campo non dobbiamo cercare l'origine in quello stesso momento.

Quindi il nostro essere è sia tutta la compagnia che il regista... ecco il se stesso... la prima è la rappresentazione, la manifestazione del secondo, che di suo non ha mezzi per recitare... non è un attore.

-----------------------------

Si era quell'offendina la seconda
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Vecchio 27-09-2007, 11.37.21   #5
dafne
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...ci sta un ohhhhhhhh per dirti che mi si è infilato un raggio di sole nella cortina fumogena che mi avvolgeva?
non ti sto dicendo che ho capito..non ti liberi così facilmente di me
(scherzo ovviamente!!)
ma un raggio è passato...
e forse ho trovato il capo della matassa...
forse
quindi per "siamo cristallizzati" intendi per esempio che mi offendo subito quando mi accorgo che qualcuno mi sta facendo un appunto, ancora prima di aver ascoltato quello che mi dice? insomma scatta la dafne permalosa senza che il regista da dietro intervenga? cambiando magari per tempo attore?
si?
e quando ci rendiamo conto che stiamo reagendo come permalosi MENTRE lo stiamo facendo siamo nel momento in cui noi osserviamo noi stessi e possiamo in quel momento far intervenire il regista?
.....
permalosa io? noooooooooooooooooooo
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Vecchio 28-09-2007, 12.26.01   #6
dafne
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..no eh?
ma quello che mi sto chiedendo adesso è perchè se questa "teoria" (passami il termine ti prego) mi attrae tanto mi fa anche allo stesso tempo così arrabbiare?..
mi indispone però non riesco a fare a meno di tornarci su... sono da neuropsichiatra altro che...
...o siamo sempre sul fuoco blu?
e il nano malefico che in me mi sta chiedendo se sto davvero cercando di capire o voglio sentirmi dire "brava hai capito"
mi vien da pensare che è lo stesso se il fine è capire ma mi sbaglio, credo, perchè se cerco di capire non ha importanza se mi rispondi o no (azzardo...il regista sa cosa vuole vedere rappresentato e dirige, o tenta di farlo, gli attori..) mentre nel secondo caso capire è meno importante di ricevere delle conferme da parte tua o di altri (il regista sa cosa vuole ma gli attori se ne fregano e non ascoltano le direttive...sto sempre azzardando..)
ahhhhhhhhhh

hai un link anche per re-indirizzare la mia mente?

ma visto che sono in viaggio...c'è un attore che sta facendo la prima donna sul mio palcoscenico..gira un pò tutto attorno al tema del controllo, da cui la dipendenza e la dipendenza genera bisogno e il bisogno genera aspettative e le aspettative mi riportano al controllo....
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Vecchio 28-09-2007, 17.09.04   #7
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Ehi!!
Vabbeh che ogni tanto ti prendono i 5 minuti che vuoi fare tutto subito e bene, ma non funziona così.
Anche se non rispondo subito non vuol dire che fosse sbagliato, è giusto dire che la Dafne permalosa è abituata a prendere il comando in certi frangenti.

Molti tipi di percorsi insegnano ad iniziare ad osservarsi, cioè si può dire a chiamare il regista nella consapevolezza intanto, altri insegnano ad obbligarsi ad interrompere subito i circoli viziosi, altri ancora insegnano ad immergersi e calcare la mano...
Dipende da come sei fatta e se hai qualcuno che ti da un calcio nel di dietro quando te la racconti, senza quest'ultima ipotesi solo con il primo metodo si ha qualche possibilità, non moltissime ma Volendo si... il problema è nell'essere implacabili con se stessi, non raccontarsela etc... il che è più facile a dirsi che a farsi.
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Vecchio 02-12-2007, 15.15.01   #8
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Non sono esterni, solo che "normalmente" (inteso come comunemente) il nostro essere non partecipa e loro (personalità) credono di essere le padrone, i padroni di casa.
La cosa è complicatina anche perchè razionalmente si può disquisire di metà faccenda circa.
Complicata perchè "partecipa" non è il massimo della precisione... comunque l'esempio che rende per analogia meglio è quello del palcoscenico, del teatro: noi globalmente siamo una rappresentazione teatrale, il palcoscenico è il nostro corpo, ci sono gli attori (personalità), il regista (il nostro essere), comparse (automatismi sotto il livelli delle personalità) maestranze che creano le scene e fanno manutenzione al palcoscenico etc etc...

Normalmente, nella massa il regista sta ancora facendo i provini... sta nelle sedie in ombra e osserva da lontano... i vari attori e attrici si susseguono recitando i loro pezzi, i protagonisti stanno di più in scena, tanto che uno spettatore che si immerga nella visione arriva a sentire che quella rappresentazione sia quell'attore, questo avviene dopo un pò di tempo, all'inizio non sempre si capisce chi è il protagonista.
Da bambini siamo abbastanza duttili, poi crescendo ci cristallizziamo e irrigidiamo in alcuni ruoli piuttosto che altri.

Ad un certo punto può essere (questo può essere è determinato da molti fattori che è impossibile specificare in un solo 3D, ci stiamo provando in giro) che si inizi sul serio a diventare una compagnia teatrale, qui entra in gioco il regista, sale sul palco, osserva con maestria i vari attori, li smussa dove occorre etc... quando si recita lui torna dietro le quinte, però coordina comunque con gli input che ha dato durante le prove.... ogni volta che vediamo un risultato in qualsiasi campo non dobbiamo cercare l'origine in quello stesso momento.

Quindi il nostro essere è sia tutta la compagnia che il regista... ecco il se stesso... la prima è la rappresentazione, la manifestazione del secondo, che di suo non ha mezzi per recitare... non è un attore.
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bella discussione,sembra facile ed e' chiaro come la spieghi,
il difficile e' canalizzarla..
parlo per esperienza se no' faccio casino...
ho capito che abbiamo diferse personalita'(possiamo chiamarle anche maschere?)
una di queste prevale a seconda della situazione che si vive in quel momento..
quando poi esagera,cioe' ci si rende conto che sta' prevalendo e ci stiamo fossilizando ,
ne' arriva un'altra ?
Anni fa',non riusciuvo a venire fuori da una situazione che mi stava costringendo ad essere una persona che non ero ,o che non volevo piu' essere,
ero fossilizzata,
cosi' una notte una signora maestosa e' arrivata davanti al mio letto e senza parole mi ha detto di andare via,mi ricordo che ho pensato che mi dispiaceva comunque lasciare il vecchio,
cosi' mi sono ritrovata sotto in cucina e una forte ventata mi ha buttato fuori....
dal giorno dopo le mie agioni,il mio essere mi ha messo in condizioni di andare via e basta,
senza ma e forse..
ero cambiata completamente...non avevo piu' paura,
mi ricordo di com'ero e se vedo persone o situazioni anche lontane da me adesso ,che assomigliano a quel periodo,so' come agire,ma quell'attore non avra' piu' il sopravvento,ha imparato .
cosi' ogni volta che mi butto in una nuova situazione
entra in atto un nuovo modo di 'essere' quando poi si fossilizza ,ce' dinuovo un cambio.finche' arrivo al punto di dire ,ma chi sono?
Ho degli spunti,alcune cose che mi piacciono altre non mi piacciono...interessi...insomma piccole caratteristiche...
so' che non basta per crescere...
sono ancora lontana dal concetto o mi sto' avvicinando...che dite?
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Vecchio 02-12-2007, 15.54.54   #9
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Non sempre ci accorgiamo che una maschera (persona viene da pròsopon in greco maschera) si è cristallizzata... anzi proprio perchè a quel punto crediamo di essere quella maschera non ci poniamo il problema che possa esserci altro.
A quel punto spesso, quasi sempre, occorre qualcun altro che ce lo mostri, cosa possibile se siamo entro certe condizioni che ora sono fuori tema.
Quando questo avviene spontaneamente, per esempio per un lutto o comunque qualcosa di molto forte (anche in bene volendo, seppur più raro) al 99% ne subentra un'altra che prende il comando... comunque normalmente durante la giornata se ne alternano alcune anche una o due sono dominanti.
Il lavoro su di se è atto a farci conoscere queste maschere che usiamo, ad insegnarci ad essere sempre coscienti di queste maschere... e con l'esperienza a cambiarle, usarle nella maniera più corretta a seconda dei casi, rimanendo sempre svegli "al di sotto" (ma potremmo dire anche al di dietro).
Non a caso si dice una personalità ricca, una personalità di spessore per persone con un certo fascino e carisma, sono individui che utilizzano (non sempre coscientemente al 100%) più personalità e/o caratteristiche delle stesse.
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Vecchio 02-12-2007, 16.12.49   #10
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imparare a conoscere e gestire le proprie personalita',consapevolmente ...imparare attraverso l'esperienza
pero' non e' facile,
ma ci credo...
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Vecchio 02-12-2007, 16.19.43   #11
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pero' non e' facile,
.
Non è facile no, significa essere veri Individui
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Vecchio 02-12-2007, 16.56.20   #12
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Quindi per esempio se io in una determinata situazione di lavoro, mi faccio prendere dal panico o dalla paura, ho una maschera cristallizzata?

Dovrei quindi chiamare "l'attore" coraggio e farlo agire al posto dell'altro?

In questo caso la chiave non è solo sapere quante maschere abbiamo, ma quando è il momento di utilizzarle?

Quindi il vero me stesso è lo spettatore?

Ma se il vero noi stessi è lo spettatore, allora tendenzialmente saremmo tutti uguali, cambia soltanto quale maschere prediligiamo?
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Vecchio 03-12-2007, 00.50.57   #13
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Dovrei quindi chiamare "l'attore" coraggio e farlo agire al posto dell'altro?
Secondo me il primo passo è imparare ad osservarsi, come si accenna qualche post sopra.
Non possiamo sapere che maschera indossiamo in un momento di paura/coraggio se prima non ci siamo osservati avendo paura/coraggio.
In un certo senso l'osservazione stessa dopo un pò porta coraggio in una situazione perchè ti mostra cosa ha mosso il meccanismo cristallizzato.
Dovremmo conoscere il più possibile di noi stessi per poterci utilizzare al meglio.

Può essere che pensiamo ad una maschera come qualcosa di esterno, da mostrare all'altro e spesso l'altro si accorge bene che stiamo recitando e si approfitta lui della nostra maschera. Invece la maschera va swicciata dentro. Ma se non conosciamo la parte di noi che ha coraggio, la si può chiamare quanto vogliamo...

Citazione:
tendenzialmente saremmo tutti uguali
Non siamo tutti Uno?

Fa paura questo....
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Se non sarò me stesso chi lo sarà per me? E se non ora, quando?
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Vecchio 03-12-2007, 22.46.50   #14
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Può essere che pensiamo ad una maschera come qualcosa di esterno, da mostrare all'altro e spesso l'altro si accorge bene che stiamo recitando e si approfitta lui della nostra maschera. Invece la maschera va swicciata dentro. Ma se non conosciamo la parte di noi che ha coraggio, la si può chiamare quanto vogliamo...
Scusami Sole, ma mi sfugge il senso della frase che ho nerettato perchè non so cosa voglia dire swicciata.. scelta? decisa? .. concordo sul fatto che finchè non si conoscono le diverse parti di noi a voglia a chiamare..

Citazione:
Quindi il vero me stesso è lo spettatore?
Credo che quando lo "spettatore" prende in mano la regia (quando puo' decidere quale maschera indossare) , si potrà dire di iniziare a conoscersi davvero...

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Vecchio 03-12-2007, 22.56.09   #15
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Credo che swiccare, provenga da Switch ovvero interruttore. Io lo interpretata che la maschera va attivata ( l'interruttore si attiva) dall'interno.

Poi magari ho preso una toppa pure io, e ci spiega Sole cosa intenteva .

Tornano al discorso: occorre quindi.

1) conoscere ogni maschera possibile
2) saperla utilizzare al momento opportuno
3) in alcuni casi fare un mosaico di maschere per crearne una nuova? ( poichè non è detta che in ogni situazione ci voglia una sola maschera).
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Vecchio 03-12-2007, 23.54.00   #16
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Quindi per esempio se io in una determinata situazione di lavoro, mi faccio prendere dal panico o dalla paura, ho una maschera cristallizzata?

Dovrei quindi chiamare "l'attore" coraggio e farlo agire al posto dell'altro?

In questo caso la chiave non è solo sapere quante maschere abbiamo, ma quando è il momento di utilizzarle?

Quindi il vero me stesso è lo spettatore?

Ma se il vero noi stessi è lo spettatore, allora tendenzialmente saremmo tutti uguali, cambia soltanto quale maschere prediligiamo?
La maschera cristallizzata non è inerente ad una situazione particolare, anche se è vero che una determinata (simile) situazione ti fa "scattare" la determinata maschera.
La chiave detta in maniera "più facile a dirsi che a farsi" è utilizzare una maschera diversa per ogni situazione (ma proprio diversa tipo usa e getta, fazzoletti di carta) nuova finchè in quella situazione non abbiamo esplorato tutte le possibili maschere adatte....
Non so se è chiaro....
immagina un bullone su un motore, ad occhio vedi più o meno le chiavi inglesi che si avvicinano, poi provi quella che entra bene, solo che nel caso maschere anche se provi quella perfetta non puoi sapere se ce n'è una meglio quindi quelle si avvicinano (questo lo vedi con un minimo di esperienza di occhio) devi provarle tutte.
Di solito invece nella vita ci troviamo in una situazione in cui a forza di sbagliare troviamo una chiave usabile (a volte quella perfetta per caso, a volte non la migliore) e ci fossilizziamo su quella... ma addirittura neanche in situazioni realmente similari, lo facciamo anche in situazioni che andrebbero distinte: l'esempio più classico è che uno ti fa un torto, spessissimo tutti quelli che hanno qualcosa che ti ricorda quella persona li tratti con sospetto a prescindere mentre magari sono bravissime persone.
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Vecchio 04-12-2007, 10.34.27   #17
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Una domanda qui è lecita: ma le persone che cambiano maschera ogni volta ( intendo quelle che ti fanno una parte, ma non ti dicono la verità) ?in realtà non stanno cambiando anche loro ogni volta personalità, in base a chi hanno davanti, in questo caso però mi sembrano tutto tranne loro stesse.

Quindi le persone che si giudicano in un modo fisso nel tempo ( io sono così!) hanno una maschera cristallizzata.

Ma le persone che ogni volta cambiano parere, sono insicure, assecondano tutte, e cambiano a seconda della compagnia, non mi pare che siano sulla buona strada. Forse cambiano maschere, ma le scelgono a casaccio?

( non so se ho reso l'idea, se non sono stato chiaro proverò a spiegarlo meglio).
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Vecchio 04-12-2007, 10.45.50   #18
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Parliamo di cambiare come manifestazione, che poi mica come una bandiera al vento, se la situazione è la stessa identica e abbiamo sperimentato i comportamenti migliori quelli useremo anche se la situazione si ripropone 200 volte.
Il problema nasce quando frettolosamente valutiamo la situazione uguale all'altra quella è cristallizzazione...
Cambia la volontà e la coscienza in pratica, se sono sempre identico per partito preso perchè non vedo altro non è una buona cosa, se sono coerente perchè prima di agire il mio regista valuta (non razionalmente, è meno macchinoso di quello che sembra detto così) che va bene così è diverso.
Il centro, è lo stesso... metti una lampadina con degli schermi colorati... se devo cercare un ago su un pavimento va bene che faccio una bella luce bianca e forte, se devo vedere un bambino che dorme una lucetta soffusa blu è ideale... ma io sono sempre lo stesso.
Non so se è più chiaro...
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Vecchio 04-12-2007, 10.46.43   #19
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io la vedo come una sorta di equilibrio.
se io so che sono a prescindere dalla maschera che indosso ciò che conta non è cosa indosso ma il "come" lo indosso.
diciamo saper scegliere il vestito migliore per l'occasione
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Vecchio 04-12-2007, 11.12.50   #20
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Una domanda qui è lecita: ma le persone che cambiano maschera ogni volta ( intendo quelle che ti fanno una parte, ma non ti dicono la verità) ?in realtà non stanno cambiando anche loro ogni volta personalità, in base a chi hanno davanti, in questo caso però mi sembrano tutto tranne loro stesse.

Quindi le persone che si giudicano in un modo fisso nel tempo ( io sono così!) hanno una maschera cristallizzata.

Ma le persone che ogni volta cambiano parere, sono insicure, assecondano tutte, e cambiano a seconda della compagnia, non mi pare che siano sulla buona strada. Forse cambiano maschere, ma le scelgono a casaccio?
( non so se ho reso l'idea, se non sono stato chiaro proverò a spiegarlo meglio).

L'essere te stesso comporta che in ogni situazione tu adotti un certo atteggiamento che risponde a quello che senti tu in quel momento...
In situazioni analoghe ti comporterai allo stesso modo, ma senza scordare che una situazione non è perfettamente uguale a un'altra, quindi non cristillazzandosi...
L'originalità dei propri atteggiamenti sta proprio nel trovare ogni volta quello che senti migliore, allora sei veramente tu perchè evolvi...
Sei te stesso quando ad ogni situazione sai essere genuino, anche se proveniente da esperienze già fatte, e vivere così è anche meglio...
Quante volte si sente dire che i giorni sono tutti uguali, perchè li affrontiamo sempre alla stessa maniera, invece se ci pensi bene ogni giorno è un giorno nuovo, se ci togliamo di dosso maschere vecchie...
Il nostro regista interno che dirige la rappresentazione così può rivelare parti che altrimenti sarebbero rimaste nascoste, soppiantate da quelle maschere che vorrebbero essere uniche protagoniste...
Il termine maschera in questo caso non significa essere falsi, la maschera è l'interafaccia che usiamo nel rapportarsi verso l'esterno.
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Vecchio 04-12-2007, 11.13.01   #21
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Si grazie Uno , è molto più chiaro, per un attimo avevo pensato che questo discorso letto da chi cambia personalità in ogni momento,( secondo come gli fa comodo nel senso brutto della parola) poteva essere preso male.

Però l'esempio della lampada se ho capito bene è stato chiaro: luce soffusa, luce forte, chiaro oscuro, luce accecante, io rimango sempre la lampada e sò quale luce a seconda della situazione devo accendere o spengere.

Potremmo fare lo stesso esempio col pennello che in base al quadro sa quale accostamenti cromatici utilizzare, mentre se si fossilizza soltanto su un tipo di tecnica artista, può essere inadeguato per quello stile.
Tuttavia non dipinge a caso.

Quindi praticamente molte difficoltà della nostra vita sono date praticamente da maschere cristallizzate?
Se è cosi non mi stupisce che a volte si presentano sempre le stesse identiche situazioni.
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Vecchio 04-12-2007, 11.14.35   #22
RedWitch
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io la vedo come una sorta di equilibrio.
se io so che sono a prescindere dalla maschera che indosso ciò che conta non è cosa indosso ma il "come" lo indosso.
diciamo saper scegliere il vestito migliore per l'occasione
Il come secondo me è determinato dal grado di coscienza.. il problema è che spesso ci si dimentica che la maschera è il vestito, e si crede di essere il vestito. L'unico modo è iniziare a conoscere il vestito abituale, e poi provare a cambiarlo per conoscere anche gli altri. Dopo si puo' cominciare a scegliere il vestito..

Ultima modifica di RedWitch : 04-12-2007 alle ore 11.15.12. Motivo: non ho ancora letto il post di Astral, stavo scrivendo
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Vecchio 04-12-2007, 14.15.30   #23
griselda
E' praticamente nato/a qui
 
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Posso dire che non ho capito molto? Anzi magari capito ho capito ho letto, ma dall'aver compreso ce ne passa.
Tempo fa ricordo che in compagnia mi fecero presente che ero un po' asociale, nel senso che me ne stavo per i fatti miei, un po' chiusa riservata spaventata insomma c'era un po' di tutto. Da quel giorno decisi che avrei fatto come diabolic avrei messo una maschera per l'occasione. Da quel momento mi vedevano tutti come socievole, simpatica, gradevole e aggiungeteci tutti gli aggettivi che volete, a me sembravo solo paracula, non so se mi spiego. Questa tattica l'adottai per un po' di tempo sentendomi però falsa tanto che un giorno dissi: basta! E ritornai sui miei passi mostrando quello che sentivo in quel momento il che faceva riprovare negli altri il solito fastidio che avevano manifestato inizialmente.
A questo punto mi domando: ma le maschere vanno indossate con uno scopo ben preciso ed è solo in questo caso che non ci si sente falsi? Lo scopo principale è quello di conoscersi, ma come avviene questa cosa?
Sarò testona eh?
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griselda non è connesso  
Vecchio 04-12-2007, 15.49.34   #24
Astral
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Forse hai provato ad indossare una maschera, per farti accettare da quel gruppo, invece di comprendere che magari eri asociale, perchè in fin dei conti non eri cosi affine nel gruppo.

In questo caso hai indossato un vestito per compiacere gli altri, o per provare se qualcosa di nuovo poteva piacere.

Magari potevi continuare ad indossare il vestito di sempre aggiungengo però qualche accessorio in più.

Oppure in realtà non ti sei tolta la maschera dell'asocialità, ma ci hai messo soltanto un altro bel copricapo fatto di diplomazia e socialità, di conseguenza risultato peggiore, avevi più maschere sovrapposte.

Succede anche a me quando dico che dovrei mettermi la maschera dell'opportunista a volte per gestire alcune situazioni. Invece forse non si tratta di mettere la maschera dell'opportunista, ma di iniziare a togliere qualche velo di disponibilità di troppo.

Se una maschera è cristallizzata, è perchè probabilmente abbiamo più strati simili della stessa personalità.
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Vecchio 04-12-2007, 15.53.07   #25
turaz
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Originalmente inviato da RedWitch Visualizza messaggio
Il come secondo me è determinato dal grado di coscienza.. il problema è che spesso ci si dimentica che la maschera è il vestito, e si crede di essere il vestito. L'unico modo è iniziare a conoscere il vestito abituale, e poi provare a cambiarlo per conoscere anche gli altri. Dopo si puo' cominciare a scegliere il vestito..

sicuramente
anche se diciamo così alcuni tuoi crismi rimangono cmq a mio avviso.
ciauzz
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