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Vecchio 08-11-2009, 23.54.43   #1
Sole
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Predefinito La Stella di Natale e i suoi Miti

Introduzione



Si avvicina il Natale, un momento dell'anno che porta con se la magia e il mistero della nascita del Bambino e allora con degli amici pensavamo di riscoprire attraverso le storie, le leggende, le narrazioni popolari un pò di quelle rivelazioni che portano con loro.
Il progetto è aperto a chiunque voglia partecipare e prevede di postare ognuno una storia o qualunque cosa che porti con se un significato del Natale, un suo simbolismo. In questo thread non dovranno passare commenti, solo la storia che si vuole raccontare.
Per chi ha voglia, tempo, passione o conoscenza il progetto prevede che si apra nella sottosezione del forum di Esoterismo: Simboli, il collegamento alla storia narrata e il suo relativo simbolismo.
Ad esempio se parliamo della storia dei Magi qui, avremo solo il racconto senza nessun commento mentre in Simboli avremo la stella o la mirra o il numero dei magi o i loro nomi ecc ecc.
Alla fine del lavoro, ormai in procinto del Natale, ne dovrebbe venir fuori un lavoro in cui ogni storia ha s-velato un pochino di se e potremo unire il tutto per farne un bell'articolo con cui Ermopoli (noi tutti) partecipa a vivificare lo Spirito del Natale.

Benvenuti dunque a tutti coloro che vorranno partecipare a non far morire il Natale neppur quest'anno, anche un solo soffermarsi su una visione, percezione e comprensione dei suoi miti e dei simboli fa si che ancora esista...


Per chi volesse chiarimenti o altro si può aprire una discussione nel forum Bacheca e magari intitolarla " Progetto di Natale".

Qui iniziano le narrazioni e la magia del Natale ...
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Vecchio 09-11-2009, 08.55.50   #2
Sole
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Predefinito da dove cominciare se non....

DAL VANGELO DI LUCA

La nascita di Gesù (Luca 2,1-7)
In quei giorni avvenne che uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutto l'impero. Questo primo censimento fu fatto mentre Quirino era governatore della Siria. E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella propria città. Salì dunque anche Giuseppe dalla Galilea, dalla città di Nazaret, verso la Giudea, alla città di Davide che si chiama Betlemme - perché egli apparteneva alla casa e famiglia di Davide - per farsi registrare con Maria sua sposa, la quale era incinta. Ora accadde che, mentr'essi erano là, si compi il tempo in cui Maria doveva partorire; e diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo.

I pastori (Luca 2,8-20)
In quella stessa contrada c'erano dei pastori, i quali pernottavano alla campagna e vegliavano la notte a guardia del loro gregge. E un angelo del Signore apparve sopra di loro e la gloria del Signore li circondò di luce, e furon presi da gran timore. Ma l'angelo disse loro: "Non temete, perché, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato a voi un salvatore, che è il Messia, il Signore. E questo vi sia di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia".
E d'un tratto si unì all'angelo uno stuolo numeroso dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:

"Gloria a Dio nei cieli altissimi,
e pace in terra agli uomini del suo beneplacito".

Appena gli angeli si partirono da essi verso il cielo, i pastori si dissero tra loro: "Andiamo dunque fino a Betlemme, e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". E si avviarono in fretta, e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino posto nella mangiatoia. Dopo aver veduto, poi, fecero conoscere ciò che era stato loro detto di questo bambino; e tutti coloro i quali li ascoltarono si meravigliavano di ciò che raccontavano loro i pastori. Maria, poi, conservava con cura tutte queste cose, meditandole in cuor suo. E i pastori se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto ciò che, secondo ciò che era stato lor detto, avevano udito e veduto
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Vecchio 09-11-2009, 15.43.18   #3
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Predefinito La leggenda del pettirosso

Un piccolo uccellino di colore marrone, si trovava a dividere la stessa stalla a Betlemme con Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù appena nato.
Mentre di notte la Famiglia dormiva, lui si accorse che il fuoco si stava spegnendo e allora volò vicino il più possibile alle braci e con il vento delle sue ali tenne il fuoco vivo per tutta la notte.
La mattina seguente, come ricompensa per l'opera compiuta, gli fu fatto dono di un bel petto rosso brillante.
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Vecchio 09-11-2009, 16.10.56   #4
stella
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Predefinito

DAL VANGELO DI MATTEO

I Magi e la stella (Matteo 2, 1-23)

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.
Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più.
Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
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Vecchio 09-11-2009, 16.14.59   #5
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Predefinito Dal protovangelo di Giacomo

Venne un ordine dall'imperatore Augusto affinché si facesse il censimento di tutti gli abitanti di Betlemme della Giudea. Giuseppe pensò: "Io farò recensire tutti i miei figli; ma che farò con questa fanciulla? Come farla recensire? Come mia moglie? Mi vergogno. Come mia figlia? Ma, in Israele tutti sanno che non è mia figlia. Questo è il giorno del Signore, e il Signore farà secondo il suo beneplacito".
Sellò l'asino e vi fece sedere Maria: il figlio di lui tirava la bestia e Giuseppe li accompagnava. Giunti a tre miglia, Giuseppe si voltò e la vide triste; disse tra s‚: "Probabilmente quello che è in lei la travaglia". Voltatosi nuovamente, vide che rideva. Allora le domandò: "Che cosa hai, Maria, che vedo il tuo viso ora sorridente e ora rattristato?". Maria rispose a Giuseppe: "E' perché vedo, con i miei occhi, due popoli: uno piange e fa cordoglio, l'altro è pieno di gioia e esulta".
Quando giunsero a metà strada, Maria gli disse: "Calami giù dall'asino, perché quello che è in me ha fretta di venire fuori". La calò giù dall'asino e le disse: "Dove posso condurti per mettere al riparo il tuo pudore?
Il luogo, infatti, è deserto".
Trovò quivi una grotta: ve la condusse, lasciò presso di lei i suoi figli e uscì a cercare una ostetrica ebrea nella regione di Betlemme.
Io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. Guardai nell'aria e vidi l'aria colpita da stupore; guardai verso la volta del cielo e la vidi ferma, e immobili gli uccelli del cielo; guardai sulla terra e vidi un vaso giacente e degli operai coricati con le mani nel vaso: ma quelli che masticavano non masticavano, quelli che prendevano su il cibo non l'alzavano dal vaso, quelli che lo stavano portando alla bocca non lo portavano; i visi di tutti erano rivolti a guardare in alto.
Ecco delle pecore spinte innanzi che invece stavano ferme: il pastore alzò la mano per percuoterle, ma la sua mano restò per aria. Guardai la corrente del fiume e vidi le bocche dei capretti poggiate sull'acqua, ma non bevevano. Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il loro corso.
Vidi una donna discendere dalla collina e mi disse: "Dove vai, uomo?". Risposi: " Cerco una ostetrica ebrea". E lei: "Sei di Israele?". "Sì" le risposi. E lei proseguì: "E chi è che partorisce nella grotta?". "La mia promessa sposa" le risposi. Mi domandò: "Non è tua moglie?". Risposi: "E' Maria, allevata nel tempio del Signore. Io l'ebbi in sorte per moglie, e non è mia moglie, bensì ha concepito per opera dello Spirito santo". La ostetrica gli domandò: "E' vero questo?". Giuseppe rispose: "Vieni e vedi". E la ostetrica andò con lui.
Si fermarono al luogo della grotta ed ecco che una nube splendente copriva la grotta. La ostetrica disse: "Oggi è stata magnificata l'anima mia, perché i miei occhi hanno visto delle meraviglie e perché è nata la salvezza per Israele". Subito dopo la nube si ritrasse dalla grotta, e nella grotta apparve una gran luce che gli occhi non potevano sopportare. Poco dopo quella luce andò dileguandosi fino a che apparve il bambino: venne e prese la poppa di Maria, sua madre.
L'ostetrica esclamò: "Oggi è per me un gran giorno, perché ho visto questo nuovo miracolo".
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Vecchio 09-11-2009, 16.58.02   #6
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DAL VANGELO DI LUCA

L'Annunciazione (Luca 1, 26-45)

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».

Il Magnificat (Luca 1, 46-55)

Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre».
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Vecchio 09-11-2009, 17.01.52   #7
griselda
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Predefinito Il Natale di Martin - di Leone Tolstoj

In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.

Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore.
- Non ho più desiderio di vivere - gli confessò. - Non ho più speranza.
Il vegliardo rispose: " La tua disperazione è dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi."
Martin si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno.
E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi".
Martin rifletté. - Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? - Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò.
All'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: - Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò.
L'indomani mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro.

Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno. - Entra· disse - vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo.
- Che Dio ti benedica!- rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde.
- Non è niente - gli disse Martin. - Siediti e prendi un po' di tè.
Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra.
- Stai aspettando qualcuno? - gli chiese il visitatore.
- Ieri sera- rispose Martin - stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".

Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. - Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo.
Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della zuppa. - Mangia, mia cara, e riscaldati - le disse.
Mangiando, la donna gli disse chi era: - Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle.
Martin andò a prendere un vecchio mantello. - Ecco - disse. È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo.
La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. - Che il Signore ti benedica.
- Prendi - disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta.
Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mete da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente.
Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. - Lascialo andare, nonnina - disse Martin. - Perdonalo, per amor di Cristo.
La vecchia lasciò il ragazzo. - Chiedi perdono alla nonnina - gli ingiunse allora Martin.
Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: - Te la pagherò io, nonnina.
- Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato - disse la vecchia.
- Oh, nonnina - fece Martin - se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato.
- Sarà anche vero - disse la vecchia - ma stanno diventando terribilmente viziati.
Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. - Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada.

La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.
Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale.
Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò all'orecchio: - Martin, non mi riconosci?
- Chi sei? - chiese Martin.
- Sono io - disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola.
- Sono io - disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero.
- Sono io - ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono.
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.
Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.
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Vecchio 09-11-2009, 17.24.40   #8
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Predefinito Nascita di Gesù dall'apocrifo: Codice di Hereford

Uscì in quei giorni un editto di Cesare Augusto affinché fosse recensito tutto il mondo e ognuno dichiarasse i suoi redditi nella sua patria e città; affinché ognuno facesse recensire tutte le cose proprie e non soltanto se stesso, ma anche le mogli, i figli, le figlie, i servi e le serve, i poderi e gli armenti, e facesse iscrivere anche i crediti e tutta la mobilia della sua casa; affinché ognuno ritornasse nel luogo ove era nato e desse il censo e il tributo.
Fu allora necessario che Giuseppe fabbro, che prima si chiamava Moab partisse per Betlemme, città del re Davide, con i suoi figli e con Maria datagli in sposa dal tempio del Signore, dato che Giuseppe e Maria erano della tribù di Giuda e della famiglia di Davide.
[...]
Avvicinandosi a Betlemme, Giuseppe li precedette nella città lasciando suo figlio Simeone con Maria che, essendo incinta, procedeva alquanto più lenta.
Entrato nella città di Betlemme, sua patria, stava in mezzo alla città e gridava dicendo: "E' ben giusto che ognuno ami la città e la patria natia, e giunto nella propria tribù quivi si riposi, giacché essa è il riposo dato a ogni uomo. Esultante, io ti rivedo ormai dopo molto tempo, Betlemme, città del grande re e profeta di Dio, Davide".
Detto questo si pose a guardare, e vide una stalla isolata e vuota; disse tra sé: "E' necessario che noi alloggiamo in questo luogo, poiché pare che sia un ricovero per pellegrini, mentre io non ho n‚ ospizio n‚ albergo dove possiamo fermarci". Così Giuseppe scelse quel luogo per alloggiarvi e fermarsi con tutti i suoi, poiché, pur essendo un'abitazione piccola, certo era adatta ai poveri; era molto appartata dai clamori degli uomini e dal tumulto delle folle, e quivi nulla poteva nuocere a una donna partoriente.
Dopo ciò, uscito nuovamente dalla città, guardò sulla strada ed ecco che vede Maria con Simeone che si stavano già avvicinando.
[.....]
Allora Giuseppe disse a Maria: "Signora figliuola, hai sofferto molto per causa mia! Entra dunque e abbi cura di te". E ordinò a Simeone di portare l'acqua per lavare i piedi, di preparare i cibi e di somministrarle diligentemente ogni altra cosa di cui avesse avuto bisogno.
Simeone disse poi segretamente al padre: "Che pensiamo che succeda a questa fanciulla? Parla per tutto il tempo tra sé e sé, e prega". Rispose Giuseppe: "Essendo stanca del cammino che abbiamo percorso, parla in segreto con Dio". Ma Giuseppe disse questo dissimulando. E avvicinatosi a Maria, la pregò di alzarsi, di salire sul lettuccio, che egli già le aveva preparato in quella grotta, e di riposarvisi.
Avvenuto questo, Giuseppe volle uscire un poco fuori, in città. Ma subito lo seguì Simeone per dirgli: "Affrettati, signor padre, e vieni dentro al più presto da Maria! Desidera molto che tu sia con lei. Penso che il suo parto sia già vicino". Giuseppe gli disse: "E' necessario che io non mi allontani da lei. Ma tu figlio, corri presto in città e cerca un'ostetrica che venga a prestarle servizio". Simeone gli rispose: "Io che sono sconosciuto in questa città, non so come e dove troverò una donna ostetrica. Ma ascoltami, padre: ho fiducia e sono certo che Dio ha cura di lei; egli invierà un'ostetrica e una balia, e le procurerà ogni cosa necessaria".
Mentre dicevano tra loro queste cose, apparve davanti a loro una ragazza che veniva portando il seggiolone sul quale sogliono partorire le donne. Al vederla, si meravigliarono. Giuseppe le rivolse la parola, dicendo: "Figliuola, dove vai con il seggiolone che porti?". La ragazza gli rispose: "La mia maestra mi ha mandato in questo luogo, e lei mi vien dietro velocemente". Giuseppe, allora, guardò e vide che una donna stava scendendo in fretta. Pieno di gioia, le andò incontro e la salutò. Questa donna gli disse: "Uomo, dove vai, che vuoi?". Egli rispose: "Cerco e voglio un'ostetrica ebrea". Gli domandò: "Sei tu un uomo di Israele?". Rispose Giuseppe: "Sicuramente, io sono Israelita!". Allora la donna gli disse: "Ecco, venne da me un giovane bellissimo con grande fretta, e mi ordinò: Va' presto in quel luogo ad accogliere un nuovo parto giacché una fanciulla che viene da Nazaret partorisce il primo bambino. Chi è dunque questa fanciulla?". Giuseppe rispose: "Certo, mi è stata data in sposa, ma in verità ha concepito dallo Spirito santo, restando intatta e vergine". Essa domandò. "E' vero ciò che tu affermi?". Rispose Giuseppe: "Vieni e vedi!".
E la introdusse con sé nell'ospizio. Era ormai sera. Entrando videro una luce fulgidissima che irradiava tutt'intorno la grotta ove era Maria, tanto che la donna non osava accostarvisi. Ma Giuseppe, avvicinatosi a Maria, le disse: "Ecco, ti ho condotto l'onesta ostetrica Zelam, che sta fuori poiché a causa dello splendore di questa luce non si può avvicinare". All'udire ciò, Maria sorrise, e ordinò di introdurla da lei. Giuseppe, andato dall'ostetrica, le disse: "Entra! Te lo ha infatti ordinato la signora, e visitala". Allora l'ostetrica entrò nella grotta nella quale ne di giorno, ne di notte mancava la luce.
Dopo che essa aveva permesso di essere visitata, l'ostetrica esclamò a gran voce con ammirazione: "O Signore, Dio grande e onnipotente, abbi pietà! Poiché non si è mai udito n‚ visto che le mammelle siano piene di latte e il nato maschietto dimostri che sua madre è vergine. Nel neonato non appare alcuna macchia di sangue, nessun dolore si è manifestato nella partoriente. Ha concepito vergine, vergine ha partorito, e dopo aver partorito rimane vergine".


continua....
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Ultima modifica di Sole : 09-11-2009 alle ore 17.41.19.
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Vecchio 09-11-2009, 17.25.34   #9
Sole
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Siccome l'ostetrica si attardava molto nella grotta con Maria, finalmente verso il canto dei galli Giuseppe volle entrare da loro e sapere come comportarsi con Maria. Ma gli andò incontro l'ostetrica e uscirono fuori tutti e due trovando qui Simeone che aspettava.
E subito Simeone interrogò l'ostetrica, dicendo: "Come sta la mia signora?". L'ostetrica rispose loro e disse: "Sedete qui ed io vi narrerò le straordinarie meraviglie di Dio che destano lo stupore e l'ammirazione di ogni uomo vivente". Così dicendo la donna alzò le mani e gli occhi al cielo e disse con voce chiara: "Dio onnipotente, padre del cielo e della terra, chi sono io per aver visto le tue meraviglie così stupende? Quali sono le mie opere al tuo cospetto, che mi hai resa degna di vedere i tuoi santi sacramenti? E hai preparato me, che sono tua serva, a diventare ministra dei misteri celesti facendomi venire qui a vedere le mirabili tue opere? Signore, che posso fare? Come posso raccontare le cose che mi hai fatto vedere?". Le disse Simeone: "Ti prego comunque di accennare quanto hai visto e di non nasconderlo a noi". Rispose allora l'ostetrica: "State attenti alle mie parole e conservatele nel vostro cuore con memoria tenace. Lungi da me il nascondervi qualcosa; non vi sarà celata questa cosa che è la sintesi di molti beni.
Quando entrai per visitare la fanciulla, la trovai con la faccia volta verso l'alto, fissa al cielo, e parlava tra sé. Compresi che pregava e benediceva il Dio altissimo. Le dissi: "Dimmi, figlia, senti qualche dolore o hai qualche tua parte che ti dà fastidio?".
Ma come se non sentisse nulla o fosse un solido masso, lei se ne stava immobile guardando fissa soltanto il cielo.
Nello stesso momento tutte le cose riposavano nel più grande silenzio: infatti avevano cessato i venti non dando più il loro soffio, non si è più mossa alcuna foglia degli alberi, non s'è più udito alcun rumore delle acque, ne scorsero più i fiumi. Sulla terra non si sentiva assolutamente alcuna voce d'uomo, di uccelli, di bestie o di alcun altro animale. Le stesse stelle del cielo avevano cessato l'agilità del loro corso. V'era dunque il più grande silenzio su tutta la terra, poiché tutte le cose erano stupite nell'attesa della venuta della maestà del gran Dio, che è quasi il termine dei secoli.
Approssimandosi, dunque, il momento nel quale sarebbe apparsa palesemente la potenza di Dio, la fanciulla seguitava a restare immobile guardando verso il cielo. Si appressava, infatti, il tempo di tutti i beni e benedizioni. Dopo che il Dio bambino uscì fuori dal ventre della vergine madre, subito, lei che lo aveva generato, fu la prima ad adorarlo premurosa. E' un bambino che tutt'intorno rifulge abbondantemente come il sole. Il suo aspetto è purissimo e giocondissimo al di sopra di tutti i bambini. Perciò con lui è giunta la vera pace per tutto il mondo. Nel momento in cui uscì da sua madre fu udita la voce di una moltitudine che dall'alto del cielo diceva chiaramente: Amen, amen, amen! Alleluia a Dio! E la stessa luce che ormai era nata, con il fulgore della sua luce, offuscava la luce del sole. Anche questa grotta si è riempita di una splendida luce e di ogni odore soavissimo. Questa luce è nata così come nasce la rugiada che discende dal cielo in terra. Anche il suo profumo è olezzante più di ogni profumo di aromi.
Vedendo tutte queste cose, rimasi molto stupita e grandemente meravigliata. Fui presa, infatti, da un grande timore dopo aver guardato nel mirabile splendore della luce che era nata. La luce poco alla volta si concentrò e si fece simile a un bambino e, nell'improvviso splendore, nacque un bambino come sogliono nascere gli altri uomini. Allora, fattami ardita, mi chinai sul bambino e, dopo averlo adorato, ho osato toccarlo. Lo presi dunque nelle mie mani piena di timore e insieme di grande gioia perché mentre lo portavo sentii che non aveva proprio alcun peso. L'ho osservato: in lui non c'era alcuna macchia, bensì era pieno di ogni grazia e tutto come in una rugiada del Dio altissimo, dal corpo nitido: leggero a portare, splendido a vedere. Nel momento in cui presi il bambino nelle mie mani, guardai e vidi che aveva un corpo mondissimo e non era sporco da alcuna parte, mentre gli altri bambini sogliono nascere con impurità. Molto stupita, ammiravo ciò, quando avvertii che non piangeva come sogliono piangere gli uomini appena nati. Inoltre, tenendolo sopra le mie ginocchia, mentre ammiravo il viso dolcissimo, egli mi sorrise con un riso giocondissimo fissandomi molto acutamente, e subito dai suoi occhi scaturì una grande luce come un lampo.
In cuor mio pensai se per caso nella matrice della fanciulla non fossero rimasti altri feti, come a volte capita alle partorienti, e con questa preoccupazione temevo che corresse pericoli e venisse meno. Mi accostai a lei e, palpandola dappertutto con le mie mani, la trovai assolutamente esente non solo dal sangue, ma anche purissima da ogni contaminazione del corpo o da macchia di qualsiasi genere. Come riferirò queste cose? Che dirò? Non mi ritengo degna di potere raccontare grandezze così strepitose di Dio, grandezze che ho visto in questo parto divino. Ma tu, Signore Dio grande e misericordioso, sei testimone che io l'ho toccata con le mani e ho riscontrato che questa fanciulla che ha generato questo bambino è vergine non solo prima del parto, ma anche dopo che da lei è nato un maschio. Dopo che avevo visto tutte queste cose, esclamai dunque a gran voce benedicendo e magnificando il Signore Dio di Israele".
Udite da lei queste cose, Simeone restò ammirato e cominciò a dire: "Te beata, o donna, che sei stata ritenuta degna di vedere e annunciare questa nuova manifestazione! Anch'io mi reputo felice di udire tali cose e, sebbene non le abbia viste, mi sento di crederle". Subito l'ostetrica diede il bambino in mano a Giuseppe. Giuseppe lo avvolse nelle fasce e lo depose nella mangiatoia.
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Vecchio 09-11-2009, 19.51.39   #10
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La Grotta
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Vecchio 09-11-2009, 20.36.45   #11
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La Stella di Natale
La famosa "Stella di Natale" che da secoli si lega agli allestimenti tipici del Natale, sarebbe nata dal regalo ad un bimbo. Narra la leggenda, che il 25 dicembre di un anno dimenticato dalla storia, un bimbo povero entrò in una chiesa per offrire un dono a Gesù nel giorno della sua nascita. Triste e vergognoso per il suo poco degno mazzo di frasche, il bambino perse una lacrima fra quei ramoscelli che un miracolo trasformarono nel fiore più rosso e bello che i suoi occhi avessero mai visto.
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Vecchio 10-11-2009, 00.45.36   #12
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Predefinito La Storia di Santa Lucia

Forse non tutti sanno che in alcune città italiane, è Santa Lucia che porta i doni ai bimbi e si festeggia il 13 dicembre, (giorno in cui tradizionalmente per chi festeggia con lei, si trovano i doni sotto l'albero di Natale).

La leggenda racconta che Lucia, fosse una bella fanciulla siciliana, figlia di un nobile siracusano e che fosse conosciuta da tutti come una fanciulla dolce ed amorevole.
A quel tempo, in Sicilia imperversava il paganesimo, mentre Lucia, dopo aver letto i Vangeli, decise che voleva convertirsi al Cristianesimo. Nel frattempo i suoi genitori avevano deciso che Lucia avrebbe dovuto prendere marito, ma lei non volle per due motivi: il primo era che il futuro sposo non era cristiano, ed il secondo che lei aveva deciso che avrebbe dedicato tutta la sua vita al Signore. La sua famiglia pero' non era d'accordo ed insistettero moltissimo per farle cambiare idea, fino ad arrivare a perseguitarla. Quando fu certo che Lucia non avrebbe mai sposato l'uomo che era stato scelto per lei, le furono prima strappati gli occhi e poi fu uccisa. Era un lontano 13 dicembre. Da allora Lucia è considerata la protettrice della vista e si dice che se si presta attenzione la si possa vedere in groppa al suo asinello, mentre porta i doni ai bimbi che sono stati buoni durante l'anno...
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Vecchio 10-11-2009, 11.01.33   #13
griselda
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C'è una storia molto carina sull'albero di Natale e la sua "creazione". Cerco di riportarla un po' a memoria.

Era la vigilia di Natale, un taglialegna tornava a casa stanco dopo una lunga giornata di lavoro, quando alla sua vista si presentò un'immagine che a lui parve quasi magica: quella notte faceva molto freddo, l'aria era tersa e nel cielo blu scuro spiccavano le stelle che brillavano come non le aveva mai viste, gli alberi coperti di neve parevano d'argento e le ragnatele sui rami parevano catenelle d'argento. Guardando verso casa, per vedere quanta strada ancora mancava, tra il cielo e la sua casa si frammise un abete. Per il taglialegna fu quasi una folgorazione rimase talmente impressionato da quell'immagine che appena arrivò a casa raccontò tutto alla moglie che incredula continuava a domandare, domandare e domandare. Allora il taglialegna uscì di casa tagliò un piccolo abete e portatolo in casa cercò di replicare quello che aveva visto, quell'immagine meravigliosa: prese dei nastri argentati e li mise intorno all'abete, poi prese del cotone e lo sparse sui rami e poi corse a prendere una scatola e ne trasse delle piccole candeline, le mise ad una ad una sui rami e le accese.
L'effetto fu talmente entusiasmante da indurli a rifarlo ogni anno per Natale.

Ecco nell'entusiasmo del racconto mi sono scordata di dire che a me è capitato un'episodio analogo l'anno scorso. Però l'albero non era ne un pino ne un abete era un liquidambar. Conoscete questa bellissima pianta? Ecco era notte e c'era la luna piena, aveva nevicato tanto nei tre giorni precedenti, al punto che il freddo della notte aveva ghiacciato la neve sui rami e le palline spinose che possiede naturalmente questo albero erano diventate d'argento. Le piccole ragnatele che pendono spesso dai rami degli alberi erano come cordicelle anch'esse d'argento sotto i raggi lunari. L'immagine che vidi mi tolse il fiato non avevo mai visto tanta bellezza, eh lo so raccontarlo non rende, mi spiace, ma vi auguro di vedere un'immagine tanto bella.
Il mattino ho anche cercato di fare una foto ma non essendoci più il ghiaccio della notte il risultato non era neppure minimamente paragonabile.
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Vecchio 10-11-2009, 12.04.23   #14
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Leggende di Natale in GERMANIA

In Germania i festeggiamenti di Natale iniziano presto, ovvero l'11 novembre, giorno di San Martino. E' tradizione costruire per quel giorno delle lanterne, che i bambini porteranno in processione, oppure verranno messe nei cimiteri, e che servono ad illuminare la strada al santo.
Durante il periodo dell'Avvento i bambini hanno nelle loro camerette dei calendari con 24 finestrelle. Ogni giorno aprono una finestrella e promettono di compiere una buona azione nella giornata.
Il 6 dicembre poi arriva San Nicola a portare dolci, cioccolato e dolci speziati come i Lebkuchen o i Christollen.
La notte del 24 infine arriva Gesù Bambino (o Babbo Natale) a portare i tanto attesi doni. Le case sono addobbate a festa con ghirlande e candele, è usanza fare pasti ricchi e bere vino speziato.


Leggende di Natale in POLONIA

In Polonia, la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella, e la tradizione vuole che, sino a quando non compare in cielo la prima stella, non si debba iniziare la cena. Le famiglie polacche celebrano il Natale con un pasto di 12 portate.
Si lascia sempre un po' di spazio in tavola, in caso arrivi un ospite inatteso. In molte case ancora oggi si mettono dei covoni di grano nei quattro angoli di una stanza, in memoria della stalla dove nacque Gesù Bambino.
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Vecchio 11-11-2009, 11.57.23   #15
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PROFEZIE SULLA NASCITA DI GESU'

Isaia 7,14

Perciò il Signore stesso vi darà un segno:
Ecco, la vergine concepirà, partorirà un figlio,
e lo chiamerà Emmanuele

Isaia 11,1-9

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.
La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento;
con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.
Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia,
cintura dei suoi fianchi la fedeltà.
Il lupo dimorerà insieme con l'agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
La vacca e l'orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la saggezza del Signore riempirà il paese
come le acque ricoprono il mare.

Ultima modifica di stella : 11-11-2009 alle ore 12.15.01.
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Vecchio 11-11-2009, 12.08.01   #16
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La leggenda di San Martino

Un giorno d'autunno, mentre usciva da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, Martino vide un povero vecchio, mezzo nudo e tremante per il freddo.
Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo, si chiama l'estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite.
Si dice che Martino parlasse con gli animali.
Anche gli alberi gli volevano bene. Una volta, volle che fosse abbattuto un albero che i pagani avevano trasformato in un idolo. "Mettiti sotto l'albero mentre cade", lo sfidò uno di coloro che non volevano che fosse abbattuto, "e vedremo se il 'tuo' Dio ti salverà". Martino rimase in piedi sotto l'albero mentre le scuri dei boscaioli incidevano il tronco, proprio nella direzione in cui sarebbe dovuto cadere; al momento dello schianto, l'albero si drizzò su se stesso e cadde dalla parte opposta

Ultima modifica di stella : 11-11-2009 alle ore 12.17.19.
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Vecchio 11-11-2009, 23.47.48   #17
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Presepe Vivente nel borgo antico, ogni anno le vie del Castello si animano di figuranti, di scene pastorali, di antichi mestieri,
si allestisce una grotta dove un bue e un tenerissimo asinello, morbido come velluto, dai grandi occhi neri e umidi, osservano il piccolo bimbo che dorme sereno in una culla di legno, accanto lo guardano con amore una mamma ed un papà di altri tempi, ma con lo stesso orgoglio e stupore di tutti i tempi del mondo.
In questa magia, sotto le apparenti immagini di serenità, qualcuno commette degli errori, offende e schiaccia e danneggia l'organizzazione...il presepe non si farà più, domani si smonta tutto, l'organizzatore, preso dall'ira si mette a disfare tutta l'illuminazione delle varie scene.
E' notte fonda quando entra nella grotta, la culla è vuota, la stanza è illuminata solo dalle torce ed è calda, la presenza degli animali è riposante, tranquillizzante, lo prende uno strano sentimento, sente che l'ira è come svanita, sente un nodo alla gola al pensiero dei tanti bambini che domani resteranno delusi però, seppure a malincuore, è deciso a finire il lavoro, gli è rimasto solo di togliere il filo della corrente che passa dietro la mangiatoia, è un solo filo ma quando lo va a tirare non ci riesce, prova, agitato, più volte, sembra che ci sia qualcosa che gli impedisca di venire via, guarda meglio ma non riesce a vedere bene, la luce è tremolante e lui è stanco, lascia cadere il filo, domani finirà il lavoro.

La notte la passa insonne, è scontento, il Natale è un momento di pace, di riflessione, di amore e per uno stupido orgoglio il lavoro e l'entusiasmo di tante persone sarà buttato al vento, l'uomo ci ripensa, ragiona e decide di rappresentare ancora il Presepe, si addormenta tranquillo.
L'indomani per prima cosa si reca alla grotta per capire come mai il filo elettrico si possa essere inceppato ma non appena lo tira gli viene via facilmente, non c'era niente che lo impedisse, tutto era libero, tutto andava bene, lacrime silenziose gli solcano il viso, forse Dio esiste veramente.
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