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Vecchio 30-11-2011, 20.53.54   #1
Sole
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Predefinito Gli otto arti o passi dello Yoga

Come tutti sappiamo lo Yoga è una Scienza che non ha tempo. Alcuni testi raccontano che lo stesso Krishna in una delle sue incarnazioni lo tramandò millenni fà.
Ma un uomo vissuto tra il 700/800 a.c. e il 200 d.c. (la data non è certa e alcuni ritengono che abbia vissuto tutto quell'arco di tempo) che si chiamava Patanjali (si dovrebbe pronunciare Patangiali) prese tutte le tecniche conosciute dello Yoga e ne fece un sistema coerente che racchiuse in 185 aforismi facendone un testo che prende il nome di "Yoga Sutra"
Se si parla di Raja Yoga (lo yoga reale ovvero ciò che conduce l'anima al contatto con il Divino) inevitabilmente lo si associa a Patanjali anche se lui non ne parlò mai in questi termini ma chiamò il suo sistema con l'appellativo di Asthanga.

Ecco le braccia, ve li elenco con una brevissima sintesi del sutra stesso che ne parla:

Yama (ciò che si deve evitare)
Niyama (ciò che si deve fare)
Asana (posture del corpo senza sforzo)
Pranayama (controllo del prana)
Pratyahara (il ritiro dei sensi dall'esterno all'interno)
Dharana (concetrazione)
Dhyana (meditazione)

Samadhi (quando non ci sono più confini tra chi e cosa)


Continuo.. ma se intanto volete correggere o intervenire è tutto bene.


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Vecchio 30-11-2011, 21.05.53   #2
Astral
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Apparte il fatto che siano 8, mi sembra che ci sia una forte associazione coi chakra, ma anche coi comandamenti.
Non credo che qui qualcuno ti corregga, visto la nostra ignoranza (almeno teorica).

Partirei dallo yama, io ricordo che c'era la verità, la non violenza e la non sensualità, ma forse ricordo male...
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Vecchio 30-11-2011, 22.06.26   #3
Sole
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Non ricordi male Astral e non sono neppure sbagliate le osservazioni sui comandamenti e vedremo se si può fare una associazione con i chakra considerando che l'ottavo esiste e potrebbe essere il do della scala successiva o la somma dei primi sette, ma siamo a livelli che non saprei analizzare, meglio infatti iniziare con calma.
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Vecchio 30-11-2011, 23.04.38   #4
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Da poco ho approcciato con l'Asthanga, appena tre sedute giusto per capire di cosa si tratta e se posso praticare queste sequenze che sembrano pesanti.
Devo dire che mi piace molto, mi mette energia e calore anche se pratico con cautela in alcune asana per il mal di schiena, anche se ci sono i 5 respiri tra una posizione e l'altra.
Non conosco ancora, le varianti del saluto al sole, non sono ancora autonoma da praticare sola, dipendo dall'insegnante che è bravo, indica tutte le sequenze con pazienza.
Domani chiedo maggiori informazioni sulle otto braccia, qualcosa ha detto la volta scorsa ma non ricordo adesso.
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Vecchio 30-11-2011, 23.14.06   #5
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Direi che lo Yama è la base, troppo spesso trascurato nello Yoga, perchè si fanno esercizi di concentrazione, esercizi per dimagrire, ma quelli per la lingua (ovvero parlare male e dire menzogne) non si fanno mai abbastanza.

Essendo la base lo paragonerei al do e al 1 chakra, perchè è il fondamento per fare lo Yoga, altrimenti diventa soltanto una ginnastica.
Sicuramente è ricollegabile a gran parte dei comandamenti che hanno come obbiettivo il prossimo. Diciamo dal 5 al 10.

Te li lascio però citare a te visto che li conosci meglio e che a me invece servirebbe di fare una piccola ricerchina.
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Vecchio 01-12-2011, 16.13.11   #6
Sole
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Te li lascio però citare a te visto che li conosci meglio e che a me invece servirebbe di fare una piccola ricerchina.
No Astral, ne so quanto voi e sono qui per approfondire.

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Da poco ho approcciato con l'Asthanga, appena tre sedute giusto per capire di cosa si tratta e se posso praticare queste sequenze che sembrano pesanti.
Astha-anga vuol dire letteralmente dal sanscrito otto membra e quel che intendeva Patanjali era proprio l'intero sistema e non solo Asana.
Quello che citi tu invece è "Asthanga Vinyasa Yoga" che oggi va moltissimo ed è stato divulgato da Sri K. Pattabhi Jois ed è prettamente fisico. Anche se io penso che quel tipo di dinamica richieda una grandissima preparazione mentale proprio per il rischio di compiere automatismi. Il saluto al sole è una delle sequenze classiche dello yoga, solo che in quello viene fatto in maniera "acrobatica". Comunque è divertente, io ogni tanto provo qualche passaggio ma oltre che inciamparmi tra le mani i piedi non vado
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Ultima modifica di Sole : 01-12-2011 alle ore 16.26.50. Motivo: correzioni
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Vecchio 01-12-2011, 17.53.33   #7
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Prima di accedere alla pratica delle asana è necessario secondo questo sistema far propri Yama e Niyama. Senza questi due passi sarebbe quasi inutile praticare le asana secondo gli scopi prefissati da Patanjali. Questo perchè le prime due pratiche portano ad avere una mente tranquilla, controllata e sotto la volontà. Portano ad avere un corpo sano pulito. In sostanza una volta affrontati i primi due passi, le asana daranno il 100% del loro potenziale non dovendo passare prima per la depurazione del corpo e della mente attaverso di esse.
Noi di questa epoca e di questo occidente, che apprendiamo lo Yoga dall'hata yoga non ci poniamo mai questo problema... impariamo a fare le pratiche respirando diversamente dal solito, educando la mente al silenzio (magari) direttamento nell'asana solo che poi, come ha potuto notare la nostra Tea che ci raccontava altrove, il corpo non regge la pulizia interiore e ogni tanto trema, piange, ride, ha nausea ecc ecc... poi passa. Ma in fondo l'importante è il risultato sempre però rispettando se stessi e il corpo.. e quando è il caso fermarsi.

Inizio a descrivere un pò e mi faccio aiutare dai sutra stessi.
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Sadhana Pada
(pratica quotidiana)

versetto 1
Lo yoga dell'azione è costituito dall'autodisciplina, dalla ricerca di se stessi e dall'abbandono al Divino

versetto 28

Per effetto della pratica diligente dei vari aspetti dello yoga, le impurità vengono dissolte e i lumi della conoscenza risplendono in gloria.

versetto 30
I cinque pilastri relativi a ciò che si deve evitare (Yama) sono: la non violenza, la sincerità, l'onestà, la continenza e l'assenza del desiderio di possesso al di là dei propri bisogni.
_____


La prima cosa che mi salta all'occhio è che gli antichi allievi dello yoga lavoravano sulle stesse cose su cui lavoriamo noi oggi.
Quando P(atanjali). parla di non-violenza non intende affatto un atteggiamento passivo atto a restare inermi davanti agli eventi. Intende qualcosa di molto attivo, una consapevolezza interiore di se stessi molto ampia. Imparare a non essere violenti vuol dire indagare a fondo e continuamente le cause della nostra aggressività riuscendo poi a controllarla se non dissolverla o trasformarla. Infatti per non-violenza non si intende solo una questione fisica, ma anche nel parlare, nel sentire, nei pensieri. Un continuo controllo di ciò che muove dentro. Per fare questo non basta solo mentalizzare la cosa occorre vivere non commettendo violenza verso nessun essere vivente compresi noi stessi. Occorre curare il corpo depurandolo da cibi o sostanze che possano irritare il corpo e creare stati emozionali non desiderabili.

Se volete aggiungere qualcosa...
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Vecchio 01-12-2011, 18.04.41   #8
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un'altra versione del versetto 30 forse più chiara e bella.

I cinque pilastri relativi a ciò che si deve evitare (Yama) sono: non violenza (Ahimsa), verità (Satya), non rubare (Asteya), continenza (Brahamacharya), non brama (Aparigraha).
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Vecchio 01-12-2011, 23.52.00   #9
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Dunque ho trovato che Asteya è anche detta l'onesta, quindi un concetto più ampio del non rubare, e che l'aparigaha è il non possesso simile al distacco.
Poi ho trovato le prescrizioni del Niyama che invece ti dice quello che devi fare.
  1. Śauca: la purezza interna ed esterna;
  2. Samtosha: l’appagamento o contentezza;
  3. Tapas: l’ascesi;
  4. Svadhyāya: lo studio di sé;
  5. Īśvara-pranhidhana: l’abbandono al Divino.
Queste "prescrizioni" mi sembrano molto vicine ai percorsi spirituali. La prima si parla di purezza interiore ed esteriore,e la possiamo collegare anche ai digiuni, fioretti natalizi o ai topic di depurazione che sono in benessere fisico, ma anche al chiaro pensiero degli esercizi di steiner.

La seconda è fraintendibile, ma credo che l'appagamento sia correlabile all'atteggiamento di ringraziamento e gratitudine a Dio e alla vita.

Il terzo aiutatemi voi

Il quarto è praticamente ciò che si fa in psicologia ed in esoterismo

Il quinto mi interessa tantissimo, perchè mi sembra che lega quell'aspetto devozionale e "caldo" della spirituali, che in altri percorsi manca.

Sto facendo ricerche su internet, ma apparte i nomi, non ho trovato nulla che parla più approfonditamente dei niyama.
Forse magari possiamo approfondire gli Yama.

Cavolo però l'argomento è vastissimo, se non viene diviso in sezioni, verrà un topic di 20 pagine

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Vecchio 05-12-2011, 15.15.39   #10
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Si Astral, lo so che ne vien fuori tanta roba ma in realtà Ermopoli ha parlato di circa tutti i punti della preparazione, volendo ci sono centinaia di discussioni o post qua e là. Ermopoli è piena di discussioni su come realizzre Yama e Niyama. La ricerca del rispetto, del controllo delle parti di noi che sfuggono, la ricerca della verità in noi stessi. L'onestà nell'agire prima di tutto verso noi stessi. Il trattenere ciò ceh sfugge al nostro controllo, il distacco da ciò che ci rende schiavi.
Così per niyama: la depurazione del corpo e della mente, la non aspettativa nell'azione, la preghiera, l'osservazione e la creazione di un Testimone, andare verso la Volontà di Dio.
Si è parlato tantissimo anche di Pratyahara... e vorrei anche arrivarci in fretta perchè mi interessa capire una differenza.

Tutto mi riporta al discorso di Uno che facciamo di là sull'integrazione.
Discorso che mi pare collegato.
I vari precetti esposti non dicono di puntare l'attenzione solo verso determinate caratteristiche, ma dicono anche di ricercare la conoscenza di se stessi. Questo impone piano, piano la costituzione di un osservatore e poi di un Testimone attento che sorveglia e vigila affinchè l'attrazione verso certe cose non ci vinca.
Quindi osserva cosa ti porta verso "giù" e sforzati di andare "su".

Piano piano andiamo avanti ma ci vorrebbe un maggiore ordine mi sa.
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